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"Inail: contaminazione microbiologica e impianti di trattamento aria"
fonte www.puntosicuro.it / Salute
03/06/2013 - Si possono definire
indoor – secondo quanto indicato dalle
Linee Guida per la Tutela e la Promozione della Salute in Ambienti Confinati elaborate dalla Commissione Indoor del Ministero della Salute - tutti gli
ambienti confinati di vita e di lavoro non industriali.
Ricadono in questa definizione non solo gli ambienti di dimora e di
svago (cinema, ristoranti, negozi, strutture sportive, ...), ma anche
molti ambienti di lavoro (uffici pubblici e privati), strutture
comunitarie (ospedali, scuole, uffici, caserme, alberghi, ...) e di
trasporto (treno, aereo, ...). Ed è ormai accertato che, se non
correttamente sottoposti a manutenzione, gli
impianti di trattamento aria in questi ambienti possono diventare un rischio per la salute degli occupanti.
PuntoSicuro torna ad affrontare il tema della qualità dell’aria nei
luoghi di lavoro chiusi con riferimento ai possibili pericoli per il
benessere e la salute dei lavoratori e lo fa attraverso la presentazione
di uno specifico
factsheet - documento di facile
consultazione per sensibilizzare su specifiche tematiche - elaborato dal
Dipartimento Igiene del Lavoro dell’Inail.
Nel factsheet “
La contaminazione microbiologica negli impianti di trattamento aria”
si ricorda che, riguardo alla qualità dell’aria di un locale, la salute
dei suoi occupanti può essere messa a rischio da inquinanti di varia
natura (fisica, chimica, biologica).
Il documento si sofferma sugli
inquinanti biologici e indica che “nonostante
la maggior parte dei microrganismi riscontrabili negli ambienti indoor non
rappresenti un rischio per la salute pubblica tuttavia, in alcuni casi, è
possibile rilevare la presenza di agenti biologici responsabili di patologie di
tipo infettivo, allergico o tossico che possono costituire un pericolo per la
salute degli occupanti”.
Ad esempio patologie associate
alla permanenza negli edifici (note con il termine
Building Related Illness),
come “la legionellosi, aspergillosi, asma bronchiale, alveolite allergica tutte
caratterizzate da un quadro clinico ben definito e per le quali può essere
individuato uno specifico agente causale”. E le sorgenti interne di rilascio di
microrganismi “sono rappresentate, oltre che dagli stessi occupanti
(trasmissione di agenti infettivi per via aerea o per contatto), anche
dall’acqua (
Legionella spp, P.aeruginosa),
dalla polvere (spore, acari, componenti microbici), dai materiali utilizzati
per strutture ed arredi (legno, tappezzerie, piante) e dagli impianti di
trattamento dell’aria”.
Diversi studi hanno inoltre evidenziato
come la possibile
contaminazione
microbiologica negli ambienti indoor “sia spesso imputabile alle scarse
condizioni igieniche, al sovraffollamento dei locali, ad errori di
progettazione degli impianti di
climatizzazione o alla scarsa manutenzione degli stessi. Questi ultimi ed
in particolare alcuni loro componenti quali torri evaporative, unità di
trattamento aria, vasca raccolta acqua condensa delle batterie presentano una
concomitanza di fattori (acqua, temperatura, umidità ottimali) correlati al
loro funzionamento capaci di promuovere lo sviluppo dei microrganismi. Anche la
presenza di batteri e muffe nelle
Unità
Trattamento dell’Aria (UTA) è un fenomeno diffuso per gli occupanti degli
edifici con sistemi di condizionamento centralizzato, all’interno dei quali
elevate concentrazioni microbiche possono essere riscontrate sui filtri, su
materiale isolante, sulle batterie di raffreddamento”.
È stata poi associata la
prevalenza di sintomi, ascrivibili alla
Sick Building Syndrome, ad alcune
caratteristiche degli impianti di climatizzazione dell’aria e numerosi studi
hanno “dimostrato una chiara associazione tra la presenza di determinate specie
fungine e patologie respiratorie di natura infettiva o allergica (riniti
allergiche, asma, polmoniti da ipersensibilità)”.
Se
gli impianti di trattamento aria non correttamente sottoposti a
manutenzione possono costituire un rischio per la salute degli occupanti, è
evidente che diverse situazioni di rischio per i lavoratori, riconducibili alla
presenza di inquinanti aerodiffusibili di varia natura, possono essere
controllate proprio attraverso la corretta gestione degli impianti aeraulici.
Insomma una regolare manutenzione e pulizia degli impianti
di trattamento aria garantisce la buona qualità dell’aria immessa e aiuta a
mantenere salubre l’ambiente di lavoro.
Seguendo quanto richiesto dal Decreto
legislativo 81/2008 l’eventuale “riscontro di agenti patogeni nel contesto di
monitoraggi microbiologici ambientali comporta necessariamente la messa in atto
di interventi di bonifica finalizzati al ripristino di condizioni igienico
ambientali a tutela della salute degli occupanti”.
È lo stesso Allegato IV al
decreto che relativamente agli aspetti microclimatici fornisce
indicazioni in merito alla pulizia e manutenzione degli impianti: “
gli stessi impianti devono essere
periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione
per la tutela della salute dei lavoratori.
Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare un pericolo
immediato per la salute dei lavoratori dovuto all’inquinamento dell’aria
respirata deve essere eliminato rapidamente”.
Informazioni su questo tema sono
state poi fornite da un’apposita commissione interministeriale che nel 2006 ha
elaborato i contenuti delle “
Linee guida
per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli
impianti di climatizzazione”. Un documento che “definisce le operazioni di
manutenzione predittiva sugli impianti e le ispezioni da attuare ai fini del
miglioramento della qualità dell’aria indoor, sottolineando la necessità di
effettuare regolari controlli igienici da parte di personale specializzato
all’uopo incaricato. Vengono indicate anche il tipo di analisi microbiologiche
da eseguire sull’acqua nelle sezioni di umidificazione, mentre le procedure per
la ricerca di batteri appartenenti al
genere Legionella spp.
sono demandate alla normativa specifica” (“Linee guida per la prevenzione e il
controllo della Legionellosi”, “Linee guida recanti indicazioni sulla
legionellosi per i gestori di strutture turistico-recettive e termali”).
Altri aspetti e
riferimenti normativi:
- a livello europeo la
norma tecnica UNI ENV 12097 “evidenzia
che la vigilanza sul rispetto dei requisiti igienici dei sistemi impiantistici
deve essere effettuata attraverso periodici controlli”;
- in ambito internazionale “il
NADCA fornisce indicazioni in merito al limite per la contaminazione
ammissibile (1g/m2) nelle condotte aerauliche, rimarcando che in presenza di
valori superiori è necessario effettuare sempre un intervento di pulizia,
indipendentemente dai livelli di contaminazione microbica”;
- CTI - 0500073 - Revisione UNI
10339 (bozza settembre 2008) - Impianti aeraulici a fini di benessere -
Generalità, classificazione e requisiti - Regole per la richiesta d’offerta,
ordine e fornitura;
-
Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti
confinati - G.U. n. 276 del 27/11/2001;
- Accordo Stato Regioni del 5
ottobre 2006 “ Linee
guida per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli
impianti di climatizzazione”.
Ricordiamo infine il recente documento
della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro,
approvato il 28 novembre 2012 e sancito in data 7 febbraio 2013 dalla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano con l’accordo, recante “ Procedura
operativa per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli
impianti di trattamento aria”.
Dipartimento Igiene del Lavoro dell’INAIL,
“ La contaminazione microbiologica negli impianti di trattamento
aria”, factsheet, edizione 2012 (formato PDF, 1.21 MB).
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