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"La valutazione del rischio stress nel settore bancario"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
04/05/2015 - L’Unione Europea ha più volte segnalato come i
lavoratori europei delle banche, dei trasporti e dei servizi siano tra i più esposti al
rischio stress lavoro correlato.
E molti enti e aziende sanitarie hanno promosso in questi anni
ricerche, elaborazione di linee guida, monitoraggi sul territorio e
specifici piani di prevenzione dedicati ai lavoratori degli
istituti bancari, con particolare attenzione al tema del rischio rapina.
È il caso del Servizio PSAL dell’ Azienda Sanitaria Locale di Milano che al tema dello
stress lavoro correlato nelle aziende e nelle banche dedica un’apposita pagina del proprio sito,
riportando documenti, schede, questionari di valutazione, linee di
indirizzo e i risultati di un’indagine svolta dall’ASL, correlata ad un
piano di prevenzione, sullo specifico dello stress lavoro correlato
(SLC) nelle banche.
Ci soffermiamo proprio su questa
indagine, presentata ad un workshop del 12 novembre 2014 a Milano con un
intervento dal titolo “
Risultati
dell’indagine sullo stress lavoro correlato nelle banche” a cura del Dott.
Elio Gullone (Referente gruppo Stress lavoro correlato di ASL Milano).
Il Dott. Gullone ricorda
innanzitutto lo
step dell’intervento
dell’ASL Milano:
- “viene inviata una lettera di
richiesta documentazione con la compilazione di un questionario; - viene fatto
un audit presso gli uffici ASL con tutte le figure della sicurezza aziendale, a
cui possono partecipare anche i consulenti aziendali;
- viene inviata una lettera di
riscontro o un verbale di prescrizione”.
Segnaliamo che tra i documenti
presenti sul sito dell’Asl, correlati al piano di prevenzione, ci sono anche
precise linee
di indirizzo per i lavoratori bancari e schede di metanalisi dello stress
lavoro correlato.
Ricordando che sono stati 18 gli
istituti di credito analizzati, il relatore ha sottolineato che dalla
“valutazione attenta del materiale, dalla meta analisi compiuta, sono emerse le
criticità e le
potenzialità di ogni banca”. Durante l’audit sono stati poi
approfonditi gli aspetti negativi del processo di valutazione e sono stati
analizzati e valorizzati quelli positivi.
Vediamo ad esempio cosa è stato
riscontrato nelle
6 aziende considerate
“insufficienti”:
- “nessuna informazione iniziale
a tutti i dipendenti sull’intenzione dell’azienda di interessarsi dello SLC;
- gli RLS e/o il MC sono stati
esclusi sin dal primo momento dalla partecipazione attiva nel gruppo di lavoro;
- il percorso di valutazione non
ha tenuto conto dell’Accordo Europeo in merito al fatto che il percorso di valutazione
del rischio debba essere orientato alle soluzioni;
- mancano le azioni migliorative
e il programma di intervento per bonificare quelle situazioni rivelate a
rischio;
- dalle linee guida si sono prese
solo le schede della check list, ma niente di quanto in esse veniva scritto
come riferimento teorico da cui traevano le loro applicazioni;
- nelle check list ad alcune
variabili sono stati dati dei valori intermedi rispetto al valore biunivoco di
presenza/assenza. Il valore intermedio non ha ragione di esistere;
- non sono state sviluppate le
analisi secondo il genere, l’età, la provenienza da altri Paesi, la tipologia
contrattuale di lavoro; secondo i dettami dell’art. 28 c 1 del Dlgs. 81/2008;
- affidare a consulenti esterni
il processo di valutazione può voler dire che non vi sia stata l’intenzione di
gestire questo rischio con le figure interne della sicurezza aziendale”.
L’intervento continua poi
indicando alcuni dei riscontri delle
12
aziende “sufficienti” o “buone”:
- “l’attiva partecipazione dei
rappresentanti dei lavoratori;
- formazione variegata con
progetti dedicati, con e-learning,
con programmi Web-tv, con materiali didattici in rete locale, alcuni dei quali
hanno vinto dei premi di eccellenza;
- informazione precisa e attenta
con intranet, con news letter, con pubblicazioni aziendali;
- considerate le differenze di
genere, di età, di provenienza da altri paesi, di tipologia contrattuale
stipulata;
- focus group con gli rls,
approfondimento con analisi soggettiva”;
- “fanno riferimento al DLgs
231/2011, che disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti
amministrativi dipendenti da reato, trattano del Modello di Organizzazione e di
Gestione (MOG) art 30 DLgs 81/2008;
- trattano di affaticamento
mentale, di monotonia e di ripetitività (UNI EN ISO 10075-1 e la 10075-3
Principi ergonomici relativi al carico di lavoro mentale);
- ricordano la quinta indagine
europea (EWCS 2012) e di come il settore dei servizi finanziari sia più esposto
al cambiamento organizzativo; di quella (EWCS 2005) che correla il
deterioramento della salute fisica e mentale del lavoratore alla sua
performance lavorativa; di come sia corretto valutare la variabile di
‘presentismo’ piuttosto dell’ ‘assenteismo’; e ancora del documento europeo EWCS
2007 (EU27) dove viene riportata la media annuale di giorni di assenza per
malattia del lavoratore”;
- “si manifesta un interesse
primario dei vertici aziendali e delle figure dirigenziali in merito ai temi
dello stress, della salute e della sicurezza dei lavoratori;
- si interessano e fanno indagini
sul clima organizzativo;
- svolgono attive politiche sul
welfare e sulla salute;
- fronteggiano questo momento di
crisi, cercando di promuovere una riduzione volontaria del tempo di lavoro per
tutti i dipendenti che possono usufruire di permessi di assenza”.
Spesso in queste aziende
sufficienti o buone si ha “attenzione alla Persona con progetti dedicati, es.
People Plan e People Review, l’Assessment e il Development Center, aiuti per la
conciliazione casa - lavoro, istituzione Commissione Pari Opportunità,
agevolare il part time e concedere l’orario elastico, un servizio di ascolto
interno rivolto ai dipendenti, un progetto per il disagio lavorativo”.
E il lavoro svolto dal medico
competente (MC) e le relazioni sanitarie annuali “appaiono lodevoli e
interessanti se il gruppo di lavoro aziendale le ha sapute integrare alle
indagini soggettive o a quelle di clima organizzativo”.
L’intervento si conclude
segnalando le “
cose che fanno riflettere”,
con riferimento ad alcuni dati che vengono riportati e che vi invitiamo a
visionare nelle slide dell’intervento.
I dati mostrano, ad esempio, che
la presenza delle donne si riduce quando ricoprono cariche di alta dirigenza a
prescindere dalla grandezza dell’azienda (rapporto 1 donna a 9 uomini).
Aumentano tuttavia tra i dirigenti quadri (rapporto 1 donna a 3 uomini). C’è
dunque il problema di “garantire alle donne un accesso alle cariche
dirigenziali, magari intervenendo con un impegno più positivo sulle variabili
che conciliano la relazione casa-lavoro, l’accudire i figli ma anche le persone
anziane. In pratica le lavoratrici devono essere messe nelle condizioni di
poter ricoprire quei ruoli”.
Inoltre gli RLS degli istituti
indicano “quanto sta diventando importante l’aumento delle pressioni
commerciali che le banche esigono dai dipendenti per poter affrontare questo
momento di crisi. Questo affannarsi per raggiungere gli obiettivi commerciali
può portare tensioni che potrebbero incrementare lo stress”.
E infine si segnala che
“nell’enorme quantità di formazione destinata ai lavoratori quella dedicata
alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro rischia di diluirsi: pertanto
questa potrebbe non incidere abbastanza nei loro comportamenti e nei loro
atteggiamenti per la salute e la sicurezza”.
I
documenti pubblicati sul sito dell’ ASL Milano:
- LETTERA PER LE AZIENDE E PER LE BANCHE (formato PDF, 55
kB);
- QUESTIONARIO DI AUTOVALUTAZIONE PER BANCHE (formato PDF, 79
kB);
- QUESTIONARIO DI AUTOVALUTAZIONE PER AZIENDE (formato PDF,
65 kB);
- SCHEDE METANALISI SLC (formato PDF, 81 kB);
- LINEE DI INDIRIZZO PER LAVORATORI BANCARI (RISCHIO RAPINE) (formato PDF, 34 kB);
- RISULTATI DELL'INDAGINE SULLO STRESS LAVORO CORRELATO NELLE
BANCHE, a cura del Dott. Elio Gullone (formato PDF, 9.21 MB).
Tiziano Menduto
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