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"I rischi del fumo nei luoghi di lavoro: normativa e proposte"
fonte www.puntosicuro.it / Salute
13/05/2015 - Se in Italia la
prevalenza dei fumatori è da anni in lento e costante declino, preoccupano
tuttavia alcuni comportamenti in controtendenza specialmente tra due
sottogruppi della popolazione: donne e giovani.
E in ogni caso, riguardo agli
effetti sulla salute, è ormai riconosciuto che
il fumo è un rischio diretto per fumatori attivi e passivi. Infatti
anche il fumo passivo causa tumori polmonari (classificato dalla IARC come
cancerogeno del gruppo I ovvero cancerogeno per l’uomo, come il fumo attivo). E
non bisogna dimenticare che nei luoghi di lavoro il fumo può potenziare anche altri
fattori di rischio.
A fornire questi dati è un
intervento al seminario di aggiornamento del 20 novembre 2014, dal titolo "
Abitudine al fumo e luoghi di lavoro",
rivolto a RSPP e RLS della scuola e organizzato dalla Rete di Scuole e
Agenzie per la Sicurezza della Provincia di Firenze.
Nell’intervento “
Abitudine al fumo e luoghi di lavoro”,
a cura di Maria Rosaria De Monte (Medico del Lavoro - U.F.C. PISLL -
Dipartimento di Prevenzione Firenze), si ricorda che il fumo è “composto da
oltre quattromila diverse sostanze chimiche che sono rilasciate nell'aria sotto
forma di particelle e gas. Tra queste sostanze chimiche, finora è stato
dimostrato che oltre sessanta sono presumibilmente o sicuramente cancerogene”.
E dopo aver fornito dati sulla composizione
chimica del fumo, la relatrice sottolinea che nei
luoghi di lavoro:
- “è un fattore di distrazione;
- aumenta il rischio infortunistico
e il rischio incendio;
- aumenta la conflittualità
interna tra soggetti non fumatori e fumatori”.
E non bisogna dimenticare che la scuola
è un luogo di lavoro.
A proposito della scuola viene
ricordato il
Decreto Legge 12 settembre
2013 n.104 “Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca”
in cui nell’art.4, c.1, si dice che l’art 51 della legge Sirchia è esteso ‘
anche alle aree all’aperto di pertinenza
delle istituzioni scolastiche statali e paritarie’.
Si ricorda inoltre che con la Legge
16 gennaio 2003, n. 3:
- “(art.51/1) è vietato fumare
nei locali chiusi, ad eccezione di quelli privati non aperti al pubblico e di
quelli riservati ai fumatori e così contrassegnati;
- (art .51/ 1-bis) il divieto di
cui al comma 1, è esteso anche alle aree all’aperto di pertinenza delle
istituzioni”.
Inoltre “gli esercizi ed i luoghi
di lavoro, nei locali
riservati ai fumatori devono essere dotati di impianti di ventilazione e
ricambio funzionanti, con specifici requisiti (indicati nell’accordo 24/07/03
della Conferenza Stato Regioni e nel DPCM
23/12/2003)”.
Dopo aver fatto riferimento alle
leggi regionali e alle parti del D.Lgs. 81/2008 rilevanti per la prevenzione
dei rischi del fumo,
l’intervento si sofferma sulla scuola, sugli obblighi del dirigente scolastico
in materia di sicurezza e sulla conseguenza dell’articolo 4, relativo alla
tutela della salute nelle scuole, del Decreto Legge 12 settembre 2013, n. 104,
coordinato con la legge di conversione 8 novembre 2013, n. 128.
L’intervento segnala poi alcune
campagne di comunicazione. Ad esempio
con riferimento alla eliminazione della pubblicità e della sponsorizzazione dei
prodotti del tabacco o all’aumento della tassazione su questi prodotti.
Con riferimento a queste campagne,
la strategia di contrasto al tabagismo può essere sviluppata con approccio
integrato in varie direzioni:
- “proteggere la salute dei non fumatori
(monitoraggio legge);
- ridurre la prevalenza dei nuovi
fumatori (programmi scolastici, campagne, etichettature);
- promuovere e sostenere la
cessazione (formazione degli operatori sanitari e non, programmi di comunità,
aziende libere da fumo, centri antifumo)”.
Senza dimenticare la “tassazione
dei prodotti del tabacco come strategia per contrastare il fumo”.
Dopo essersi soffermato sulle
risorse utili per combattere il fumo e sul progetto del Ministero della Salute
per monitorare la pratica del fumo di tabacco nella scuola affidato al Centro
Nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cneps)
dell’Istituto superiore di sanità (ISS), l’intervento si conclude con alcune
considerazioni e proposte:
- “difficoltà di coordinamento
fra tutte le politiche smoke-free promosse in vari ambiti a livello regionale e
nazionale;
- debolezza in alcune regioni
italiane di una struttura organizzativa di riferimento per l’organizzazione,
coordinamento e conduzione di iniziative di prevenzione nel territorio;
- necessità di dare continuità
agli investimenti in atto per l’implementazione dei programmi di controllo
del tabacco;
- necessità di creare una rete
intersettoriale e interdisciplinare per la prevenzione primaria del tabagismo”.
Inoltre, con riferimento ad
alcune esperienze di monitoraggio descritte nell’intervento, sono riportate
altre
indicazioni:
- “il monitoraggio ha
evidenziato, da cartellonistica e interviste, una buona applicazione della
normativa con possibilità di ridurre ancora l’ esposizione a fumo passivo sia
negli enti pubblici che nelle aziende private;
- interviste: tutti gli
intervistati hanno partecipato con interesse e in forma attiva;
- politica aziendale:
prevalentemente le grandi aziende manifatturiere hanno inserito il rischio fumo su DVR o nel
regolamento aziendale;
- spazi: le aziende non hanno
destinato spazi per fumatori secondo DPCM 23.12.03 nel (95%) circa dei casi;
- i Servizi di PISLL hanno
informato i medici competenti delle criticità riscontrate in alcune aziende ed
in collaborazione con RLS ed RSPP sono state individuate delle soluzioni;
- addetto interno alla vigilanza
sul divieto di fumo: importante valorizzare il ruolo di questa figura;
- identificare azioni di
miglioramento per alcuni settori (enti pubblici, grandi distribuzioni, piccole
imprese, scuole), e per alcune aree critiche (servizi igienici, spogliatoi,
alcuni uffici);
- in generale, ben accolta la
presenza di operatori del Dipartimento sia nel ruolo di addetti alla vigilanza,
che di promotori della salute;
- implementare la copertura
territoriale, sensibilizzare e informare attraverso una rete che coinvolga
Servizi di Prevenzione, scuole, centri antifumo, medici competenti, lavoratori
e referenti aziendali;
- approfondire con indicatori di
valutazione, l’efficacia di questi interventi per implementare azioni di
cambiamento e di miglioramento per la salute globale del cittadino;
- applicare il modello Ccm per il
monitoraggio nelle scuole al fine di individuare le criticità e predisporre
interventi socio-educativi”.
L’intervento si conclude sottolineando
che “
le leggi da sole non bastano” e
che, con particolare riferimento alla scuola:
- “deve cambiare la cultura della
salute;
- devono essere individuati
percorsi di
peer education nella
scuola” (percorsi di educazione “tra pari", spesso utilizzati nell’ambito
della promozione della salute e nella prevenzione dei comportamenti a rischio.
Una strategia educativa volta ad attivare un processo di passaggio di
conoscenze, emozioni ed esperienze da parte di alcuni membri di un gruppo ad
altri membri di pari livello);
- “la scuola è il luogo ideale
per promuovere una cultura del benessere”.
“ Abitudine
al fumo e luoghi di lavoro”, a cura di Maria Rosaria De Monte (Medico del
Lavoro - U.F.C. PISLL - Dipartimento di Prevenzione Firenze), intervento al
seminario “Abitudine al fumo e luoghi di lavoro” (formato PDF, 1.55 MB).
Gli atti del seminario “Abitudine al fumo e luoghi di lavoro”,
pubblicati dall’ Azienda
Sanitaria di Firenze (formato ZIP, 101 MB).
RTM
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