News
"Agenzia unica per le ispezioni del lavoro: si può fare, si deve fare"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza
15/05/2015 -
La Giornata mondiale per la salute sul lavoro, dello scorso 28
aprile dovrebbe darci l'occasione per fare qualche riflessione fuori dal
nostro piccolo condominio. Quest'anno il tema è stato la “
Salute e sicurezza nell’utilizzo di prodotti chimici sul lavoro”.
Quelli su cui il nostro Paese e il Servizio sanitario nazionale
globalmente, in particolare i Servizi per la prevenzione e sicurezza
negli ambienti di lavoro (gli SPSAL), sono alquanto inadempienti in
relazione all'organizzazione dei controlli necessari per verificare
l'attuazione delle normative europee REACH (Registration,
Evalutation, Authorisation and Restriction of Chemicals) e CLP/GHS
(Classification, labeling and packaging of substances and
mixtures/Globally Harmonised System of classification and labelling of
chemicals).
Il prossimo 14 giugno scade la delega che il Parlamento ha concesso
al Governo per emanare i decreti legislativi previsti nella legge 10
dicembre 2014, n. 183. In particolare, mi riferisco all'istituzione
della “ Agenzia unica per le ispezioni del lavoro”, come la definisce il provvedimento legislativo.
In una precedente occasione, mi sono occupato della necessaria modifica costituzionale dell'articolo 117 e
dei riflessi che questa dovrebbe avere sul sistema di controllo per la
salute e la sicurezza dei lavoratori, terminando con la “peculiarità che
ci contraddistingue rispetto al resto del mondo”.
Questa volta cercherò di spiegare perché
ritengo
necessario che il nostro sistema
si evolva, magari ispirandosi ai modelli esistenti in altri Paesi. A mio
avviso questo è il modo in cui si deve razionalizzare tutto il complesso in
discussione, mediante il quale si otterrebbe anche la sua semplificazione,
almeno organizzativa e strutturale. Quella legislativa, sarebbe una conseguenza
inevitabile.
Senza andare molto lontano, negli USA o in
Australia, ad esempio, vorrei fare qualche confronto con gli altri Paesi
dell'Unione Europea. Come ho già avuto modo di argomentare in altre
circostanze, le informazioni che cito sono tratte dall'ILO, dall'EU-OSHA, da
EUROSTAT, dall'INAIL e dai rapporti annuali della Conferenza delle Regioni e
delle Province autonome sull'Attività delle regioni e delle province autonome
per la prevenzione nei luoghi di lavoro.
Ma prima, qualche numero. Con tutta la
prudenza necessaria nel trattare questi dati, l'ILO ci dice che il 9.8% degli
infortuni che accadono nel mondo
avvengono in Italia (esclusi quelli in itinere) e di questi il 2.7% sono
mortali, avendo l'1.2% dei lavoratori del resto del mondo.
Con altrettanta prudenza, bisogna sapere
quali sono i tassi standardizzati europei dei casi mortali italiani (incidenza
infortunistica per 100 000 occupati): 1,3 nel 2012 contro lo 0,1 della
Finlandia, lo 0,6 del Regno Unito e dei Paesi Bassi, lo 0,8 della Svezia, lo
0,9 della Germania.
Purtroppo, per le
malattie professionali, reperire i dati da confrontare è
estremamente difficoltoso per molte ragioni. L'ILO ci indica il numero
complessivo di quelli mortali per ogni anno: 2 020 000 su un totale di 160 000
000. Nonostante l'UE abbia emanato il regolamento 1338/2008 che stabilisce
l'obbligo di comunicazione di questi dati, è ancora molto difficile averne di
perfettamente confrontabili a causa delle differenze esistenti nella varie
legislazioni.
Passando ad un sommario esame di come sia
articolata la vigilanza
nei luoghi di lavoro per verificare la rispondenza alla legislazione che
tutela la salute e la sicurezza dei lavoratori, si nota come
in quasi tutti i 38 Paesi su cui ho fatto
qualche approfondimento, ci siano degli unici organismi pubblici di controllo
(in genere Agenzie) supervisionati dai Ministeri del lavoro o ministeri
multifunzionali ad esso assimilabili. In nessun caso questi compiti sono svolti
esclusivamente dai servizi sanitari pubblici, come in Italia. Neppure nel Regno
Unito, dove hanno inventato il national health service, il servizio sanitario
nazionale.
In quasi tutti i 38 Paesi il sistema è
unico con quello che garantisce il rispetto delle norme contrattuali e
assicurative, ma sempre con ispettori che si occupano solo di una funzione:
salute e sicurezza o aspetti contrattualistici, contributivi, assicurativi.
L'unica eccezione (ma non nelle funzioni
ispettive descritte) esiste in Irlanda, in cui ci sono due agenzie nazionali
separate. Nel Regno Unito, è stato molto indicativo e interessante constatare
che nelle pagine di presentazione di questi compiti, vi è sempre riportata la
possibilità per le aziende ispezionate, di segnalare alla medesima autorità
locale le eventuali difformità di applicazione della normativa da parte degli
ispettori, rispetto agli standard fissati dall'HSE. In Italia ci sarebbero un
fiume di segnalazioni.
Ai patiti del federalismo non dovrebbe
sfuggire il sistema tedesco, formato da 16 agenzie federali (una per ogni Land)
coordinate da quella nazionale, che a sua volta dipende dal solito ministero
del lavoro e degli affari sociali (Bundesministerium für Arbeit und Soziales).
Altro che 250 SPSAL/SIA dipendenti da altrettante amministrazioni diverse
esistenti in Italia.
Ma, in parte, queste non sono informazioni
nuove. Le avevano già date alcune delle sei commissioni d'inchiesta
parlamentari sul fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali che si
sono succedute negli anni.
Un'agenzia che mi è sempre piaciuta, fin
dalla sua istituzione, è quella portoghese: l'ACT, l'Autoridade para as
Condições do Trabalho, l'Autorità per le condizioni del lavoro, nata dalla
fusione in un solo organo dei vari ispettorati locali.
Nel nostro Paese i controlli sulla salute e
la sicurezza dei lavoratori civili nei settori marittimo, aereo, ferroviario e
minerario, sono demandati ad
organismi
diversi:
- al Servizio sanitario nazionale (SSN),
quelli del personale che lavora nei porti in collaborazione/coordinamento con
le Autorità portuali;
- alle Capitanerie di Porto (cioè alla
Marina Militare, Ministero della difesa), quelli del personale che lavora a
bordo della imbarcazioni italiane e a questo, sarebbe stata intenzione
dell'ex ministro Lupi, aggiungere anche quello straniero per effetto della
Convenzione internazionale sul lavoro marittimo del'ILO, MLC 2006. Una scelta
tutta italiana non ancora del tutto superata;
- agli uffici periferici del Ministero dei
trasporti, quelli del personale degli aeroporti;
- congiuntamente a Trenitalia/RFI e
Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quelli di tutto il personale di
queste aziende pubbliche, ma solo per gli aspetti di sicurezza, con il grosso
limite che solo una piccolissima parte della legislazione in vigore è
applicabile e sanzionabile. Mentre, i rischi per la salute sono appannaggio del
SSN. A tutto ciò, si aggiunge la particolarità che queste divisioni di
competenze non valgono per i gestori privati di concessioni ferroviarie, poiché
la vecchia legislazione non contemplava l'esistenza di concessioni a privati. Il
trattamento legislativo a loro riservato è del tutto simile a quello di una
officina meccanica privata. Si deve necessariamente aggiungere un altra
singolarità: spesso le indagini per gli infortuni accaduti nel settore
ferroviario sono svolte dalla Polizia Ferroviaria, invece che dagli
ispettori tecnici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
- alle Regioni, direttamente e non tramite
il SSN, quelli del personale che lavora nella miniere, nelle cave, nelle
torbiere e nell'estrazione delle acque minerali.
A tutto ciò, si aggiungono le competenze
del Ministero dello sviluppo economico (MISE) e quello della salute. Al primo
giungono tutte le segnalazioni di non conformità alle direttive di prodotto (in
genere dal SSN) che riguardano la sicurezza delle attrezzature e delle
macchine, che le “istruisce” e demanda all'INAIL (oggi, prima era l'ISPESL) la
verifica dell'attendibilità di quanto segnalato e al Ministero del lavoro e
delle politiche sociali il controllo delle modifiche richieste dal MISE.
Il Ministero della salute, tramite la sua
Direzione generale della prevenzione sanitaria, ha tra le sue funzioni anche
quella della “prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, ivi
incluse le altre competenze sanitarie in materia di sicurezza nei luoghi di
lavoro previste dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81“.
Che dire,
solo in qualche altro Paese esistono divisioni per grandi settori
produttivi, ad esempio in Finlandia: petrolifero, porti, aeroporti. Ma
sempre e comunque,
gli organi sono unici,
la legislazione non contempla “zone franche” e l'autorità di supervisione
statale è sempre una sola. Da questa dipendono i singoli organi. Solo in Italia
esiste una confusione così estesa ed una arretratezza/scoordinamento
legislativo in alcuni settori, sconvolgente: marittimo/portuale e ferroviario.
Forse non è un caso che se si cerca l'organizzazione ispettiva esistente in
Italia nel sito dell'ILO, si troveranno delle scarse informazioni.
Qualche annotazione sulla parte principale
della nostra pubblica amministrazione che si occupa di salute e sicurezza negli
ambienti di lavoro: i Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di
lavoro (SPSAL) delle ASL (cioè del SSN). Qualcuno dovrebbe spiegare il perché
di questi dati, calcolati dalla fonte ufficiale, relativi agli SPSAL di tutto
il Paese:
|
2012 |
2011 |
2010 |
2009 |
2008 |
Indagini di polizia
giudiziaria per infortuni concluse con contravvenzioni |
28,2% |
36,0% |
32,1% |
29,2% |
30,4% |
Indagini di polizia
giudiziaria per malattie professionali concluse con contravvenzioni |
8,5% |
9,1% |
12,1% |
19,1% |
10,6% |
Aziende ispezionate in
cui sono state rilevate irregolarità sanzionate |
31,8% |
36,1% |
33,2% |
34,0% |
49,8% |
Totale medio delle
violazioni riscontrate da ogni ufficiale di polizia giudiziaria |
€ 14 913.87 |
€ 17 628,27 |
€ 19 489,33 |
€ 21 057,45 |
€ 16 062,06 |
Secondo me, sono dati lontani dalla
normalità. Lo dico con cognizione di causa.
Sempre dai rapporti annuali della
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, rilevo che non vengono mai
quantificate le “disposizioni” (istituto previsto dall'articolo 10 del DPR 19
marzo 1955, n. 520) e mi torna in mente una affermazione fatta dal dr.
Beniamino Deidda e contenuta negli atti “Organizzazione dell'attività
inquirente e strumenti per garantire una cultura specialistica negli uffici
giudicanti”, Incontro di studio sul tema tutela della sicurezza del lavoro –
Roma 24 maggio 2007, Consiglio Superiore della Magistratura, in cui diceva:
“Penso all’uso illegittimo della disposizione cui si è già fatto cenno. Ci sono
regioni in cui quest’uso è assai diffuso e sembra non avere rilievo la
circostanza, che in verità appare decisiva, che l’art. 25 d. lgs. 758/94 faccia
divieto di utilizzare gli istituti della diffida e della disposizione nelle
contravvenzioni. Ma i servizi di certe regioni italiane ritengono che la
prescrizione sia misura troppo dura nei confronti del contravventore e allora
adottano la più dolce misura della disposizione, una sorta di avvertimento che
entro un certo termine il contravventore deve mettersi a posto”. Questa
“prassi”, che dura da tantissimi anni, mi pare che sia materia per la Corte dei
Conti.
Intanto, i morti in mare e nelle ferrovie
continuano ad esserci. La legislazione di settore è inadeguata, scoordinata
rispetto al decreto legislativo 81/2008 e i sindacati di categoria fanno
appelli, petizioni e protestano da anni. Le malattie professionali in
agricoltura sono cresciute del 141.7% (avete letto bene, 141.7%!) confrontando
il 2013 con il 2009. Gli esposti a polveri di legno sono 120 000. Il 62% delle
cassiere hanno patologie diagnosticate alle spalle e alle mani. Esiste il
fenomeno diffusissimo e perdurante della “sottonotifica” anche perché c'è una
“evasione degli obblighi di denuncia da parte dei medici” e “difficoltà
diagnostiche nei casi più complessi, pressioni dirette o indirette da parte dei
datori di lavoro sui lavoratori e sugli stessi medici competenti, soprattutto
nelle piccole imprese, per timori di aumento dei premi assicurativi e azione
penale”. Diverse Regioni sono ancora inadempienti all'obbligo di censire
l'amianto, che risale al 1992 ed ogni anno ci sono 1500 morti, ma solo 700
vengono indennizzati.
Di fronte a questi problemi, anche frutto
della
frammentarietà e disomogeneità dei
controlli (se ci sono), quando leggo sui rapporti annuali regionali,
prefazioni rassicuranti e auspicanti, da parte di qualche medico, mi chiedo
(veramente, penso di saperlo) perché non è ancora stato realizzato il SINP, il Sistema
informativo nazionale per la prevenzione? Non è certo la panacea di tutti i
mali, ma sarebbe indispensabile nel sistema frammentato attuale. Invece,
diventerebbe inutile se esistesse una sola agenzia per il controllo delle
condizioni del lavoro, perché questa dovrebbe necessariamente avere tutti i
dati utili a gestire le attività prevenzionistiche e ispettive per conoscere i
problemi della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Dunque, se vogliamo superare queste
“inefficienze”, sarebbe il caso di iniziare ad unificare le competenze che ha
lo Stato e, non appena definita la riforma costituzionale, aggiungere
eventualmente anche quelle delle Regioni, cioè del SSN. Esiste già il “germe”
aggregatore (in senso chimico): si chiama INAIL e tale unificazione
rappresenterebbe il naturale completamento di questo ente, come è avvenuto con
l'ISPESL e l'IPSEMA. Insomma, iniziare con una Agenzia “leggera” che diventi
completa non appena possibile.
Si può
fare da subito e la delega in scadenza ne è l'occasione. A tale scopo, da
oltre un anno esiste un apposito progetto di legge.
Ovviamente, per farlo sono necessarie delle
risorse umane ed economiche. Quelle umane possono essere reperite con la
mobilità intercompartimentale, ad esempio accettando le richieste dei tecnici
della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, oppure di ingegneri,
tutti da assegnare al profilo professionale di ispettori tecnici. Per quelle
economiche, premesso che l'Agenzia dovrebbe essere costituita secondo quanto
previsto dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, le risorse posso
essere reperite anche dalla modifica dell'articolo 13, comma 6 del decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81, oltre quanto già previsto dal decreto
legislativo 300/1999.
Con questi fatti potremo dare una
rispettosa, concreta e piccola risposta, ad esempio, ai familiari di Giuseppe
Toneatti, morto lo scorso 30 marzo nell'esplosione di una cisterna
dell'inceneritore di rifiuti speciali di Spilimbergo (PN), su cui Stefano
Pedica della direzione PD ha dichiarato: «Sulla sicurezza non si deve mai
abbassare la guardia e, anche in tempi di
spending
review, bisogna aumentare i fondi per gli ispettorati del lavoro. La morte
di un operaio sul lavoro è un fatto gravissimo che deve impegnare il governo a
investire di più sulla sicurezza, incrementando l'attività ispettiva. È
doveroso aumentare i controlli, in quanto sono ancora tanti i posti di lavoro
dove si rischia la vita perché non vengono rispettate le norme. Questo non deve
più avvenire e lo ribadiamo nel giorno in cui, purtroppo, piangiamo l'ennesima
morte bianca».
Massimo
Peca
Ispettore
tecnico
Ministero
del lavoro e delle politiche sociali
NB: Le considerazioni contenute nel presente scritto sono frutto
esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno in alcun modo carattere
impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza
Segnala questa news ad un amico
Questa news è stata letta 1114 volte.
Pubblicità