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"Inail: i rischi di esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni"
fonte www.puntosicuro.it / Rischio Chimico
29/05/2015 - Gli
agenti potenzialmente cancerogeni per l’uomo, identificati dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ( IARC), sono più di 400 e nei paesi industrializzati all’incirca il 4% dei
decessi per tumore è riconducibile ad un’esposizione professionale.
In particolare in Italia “circa 6.400 decessi/anno per patologia
tumorale sono attribuibili all’esposizione a cancerogeni presenti
nell’attività lavorativa; tale percentuale è variabile a seconda del
settore economico e della sede anatomica della neoplasia”.
A riportare questi dati e molte altre
informazioni sulle caratteristiche e la possibile prevenzione dell’esposizione ad
agenti cancerogeni e mutageni, è il documento realizzato dalla Consulenza
Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione (CONTARP) dell’ Inail
dal titolo “
Agenti cancerogeni e
mutageni. Lavorare sicuri”.
La recente pubblicazione - curata
da Maria Ilaria Barra, Francesca Romana Mignacca, Paola Ricciardi - è un utile strumento
per la gestione degli agenti
cancerogeni e mutageni nei luoghi di lavoro. Uno strumento pratico che riporta
anche alcune schede dedicate a specifiche sostanze chimiche ed è rivolto a
datori di lavoro, lavoratori e a tutte le figure professionali che si occupano
a diverso titolo di salute e sicurezza sul lavoro. Benché esistano agenti
cancerogeni/mutageni fisici, biologici e chimici, segnaliamo che il documento è
“dedicato in maniera specifica agli agenti chimici, ad esclusione del radon e
dell’amianto, i quali meritano una trattazione separata sia dal punto di vista
normativo che pratico”.
A proposito di agenti chimici ricordiamo
che dal 1°
giugno 2015 entra in vigore il Regolamento
CLP (regolamento CE n. 1272/2008), relativo a classificazione,
etichettatura ed imballaggio di sostanze e miscele, e la direttiva
2012/18/UE del 4 luglio 2012 (cosiddetta direttiva Seveso III) sostituirà
l’attuale direttiva Seveso II
proprio
in riferimento all’allineamento con le modifiche alla classificazione stabilite
dal regolamento CLP.
In quali ambienti di lavoro si può venire in contatto con agenti
cancerogeni e mutageni?
Per rispondere a questa domanda
il documento sottolinea che gli ambiti lavorativi per i quali il rischio di
contrarre patologie neoplastiche è più elevato “sono quelli in cui si
utilizzano polveri di legno
o cuoio. Studi epidemiologici hanno, infatti, rilevato per falegnami, mobilieri
e carpentieri, un aumentato rischio per tumori delle cavità nasali e dei seni
paranasali”.
Inoltre l’esposizione a benzene
nell’industria petrolchimica “ha invece evidenziato una maggiore incidenza di
varie patologie di tipo leucemico negli addetti ai processi di produzione,
trasporto e utilizzazione della sostanza, soprattutto in caso di versamenti o
perdite accidentali di vapori o interventi di manutenzione degli impianti”.
Sono riportate informazioni anche
su due altre
esposizioni a rischio:
- l’esposizione ai composti del
cromo esavalente “è stata associata ad un aumento della insorgenza di neoplasie
polmonari sia nelle attività di produzione di composti cromati che nei processi
di saldatura, placcatura e verniciatura dei materiali metallici (trattamento e
rivestimento dei metalli);
- l’esposizione a Idrocarburi
Policiclici Aromatici (IPA) ha evidenziato un aumento di rischio per cancro ai
polmoni e della pelle. Gli IPA sono spesso utilizzati sotto forma di miscele
complesse, e derivano principalmente da combustioni incomplete; possono quindi
essere presenti in tutte le attività dove avvengono combustioni (fonderie,
raffinerie, produzione di coke, di asfalto, industria della gomma, della carta,
produzione di energia, ecc.)”.
Per rispondere in modo più
esaustivo alla domanda sugli ambienti di lavoro a rischio, il documento riporta
una
tabella con una panoramica degli agenti (o gruppo di agenti) cancerogeni
più conosciuti che comprende la classificazione di cancerogenicità attribuita
dall’UE e/o dalla IARC e le principali lavorazioni in cui è possibile
l’esposizione agli agenti presi in esame. Da tale analisi sono esclusi “i
chemioterapici antiblastici, i principi attivi di antiparassitari e le sostanze
elencate nell’Allegato XL del D.Lgs. 81/2008”.
Il documento si sofferma poi sul
controllo del rischio di esposizione da
parte dei lavoratori con riferimento alle
misure
di prevenzione in grado di evitare o ridurre la probabilità che si
verifichi un evento che possa causare danni al lavoratore.
Il documento sottolinea che, nel caso
degli agenti
cancerogeni e/o mutageni, “la più importante misura di prevenzione
dell’esposizione sarebbe la
sostituzione
di tali agenti (sostanze o preparati) con altri non pericolosi per la salute o
meno pericolosi nelle condizioni di utilizzo. Con la sostituzione si
eliminerebbe il rischio direttamente alla fonte”.
Questi sono alcuni
esempi di prodotti sostitutivi:
- “glutaraldeide o acido peracetico
per sterilizzare i presidi medico-chirurgici, al posto dell’ossido di etilene;
- vernice a base di pigmenti
azoici invece di una contenente Cromati (di piombo o di zinco)”.
E oltre agli agenti chimici, “si
potrebbero anche sostituire i procedimenti lavorativi, ad esempio quelli
elencati nell’Allegato XLII del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i”.
In ogni caso se la sostituzione
non è possibile, il datore di lavoro deve applicare misure tecniche,
organizzative o procedurali volte a ridurre al minimo il numero di lavoratori
esposti e a ridurre a valori più bassi possibile la durata e l’intensità
dell’esposizione di tali lavoratori.
Il documento riporta alcuni
esempi di misure tecniche, organizzative o
procedurali:
- “adozione di sistemi di
lavorazione ‘a ciclo chiuso’, caratterizzati da: assenza di scambio di
materiale con l’ambiente circostante, controllo a distanza da parte degli
addetti e reintroduzione diretta degli scarti nel ciclo lavorativo;
- impiego di quantitativi di
agenti cancerogeni e/o mutageni non superiori alle necessità produttive,
evitandone l’accumulo sul luogo di lavoro;
- isolamento delle lavorazioni a
rischio entro aree appositamente segnalate”, “accessibili esclusivamente agli
addetti. in dette aree deve essere vietato fumare, mangiare, bere, usare
pipette a bocca e applicare cosmetici;
- regolare e sistematica pulitura
di locali, attrezzature e impianti;
- conservazione, manipolazione,
trasporto e smaltimento dei prodotti cancerogeni e/o mutageni in condizioni di
massima sicurezza, in base a quanto prescritto dalle schede di sicurezza di
detti prodotti, che devono essere obbligatoriamente acquisite dai fornitori;
- disposizione, su conforme
parere del Medico Competente, dell’allontanamento dall’esposizione di categorie
di lavoratori particolarmente sensibili, quali: lavoratrici gestanti o in
allattamento, minori, soggetti ipersuscettibili (es. fumatori, immunodepressi)”.
E chiaramente sono molto importanti
anche un’adeguata
informazione e
formazione dei lavoratori esposti o potenzialmente esposti. Infatti il
datore di lavoro, sulla base delle conoscenze disponibili, deve assicurare che
i lavoratori “siano adeguatamente informati e formati in merito a:
- tipologia di agenti cancerogeni
e/o mutageni presenti nei cicli lavorativi, loro dislocazione, rischi per
la salute connessi al loro impiego, compresi i rischi aggiuntivi dovuti al
fumare;
- precauzioni da osservare per
evitare o diminuire l’esposizione;
- modalità per prevenire il
verificarsi di incidenti e misure da adottare per limitarne le conseguenze”.
Senza dimenticare che l’informazione
e la formazione “vanno effettuate prima di adibire i lavoratori alle attività a
rischio di esposizione ad agenti cancerogeni e/o mutageni” e che queste
attività “devono essere ripetute almeno ogni 5 anni e comunque ogniqualvolta si
verifichino nelle lavorazioni cambiamenti che influiscono sulla natura dei
rischi. Gli impianti, i contenitori e gli imballaggi contenenti agenti
cancerogeni e/o mutageni devono essere etichettati in maniera leggibile e
comprensibile”.
Concludiamo con un breve cenno
anche alle
misure di protezione che diminuiscono
l’entità dei danni conseguenti all’esposizione a un pericolo e che possono
essere:
-
collettive: “proteggono contemporaneamente tutti i lavoratori
presenti in un medesimo ambiente, indipendentemente dal loro comportamento;
-
individuali: proteggono ogni singolo lavoratore e tipicamente
consistono in Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)”.
In particolare le principali
misure di protezione collettive contro l’esposizione ad agenti chimici
comprendono:
-
ventilazione generale: “la ventilazione generale (naturale e/o
forzata) consente il ricambio dell’aria in tutto l’ambiente di lavoro. Un
sistema di ventilazione forzata prevede l’immissione di aria pulita e
l’espulsione di aria inquinata. Tuttavia, la ventilazione generale non
diminuisce la quantità totale di inquinanti aerodispersi, bensì la loro
concentrazione per effetto della diluizione”;
-
aspirazione localizzata: “l’aspirazione localizzata cattura gli
inquinanti (particelle, gas o vapori) presso il punto di emissione, prima che
raggiungano la zona di respirazione dei lavoratori. Una volta captati, gli
inquinanti vengono estratti dall’ambiente, previa eventuale filtrazione; nel
frattempo, viene immessa aria pulita dall’esterno. Intervenendo alla fonte,
l’aspirazione localizzata garantisce generalmente una protezione migliore
rispetto alla ventilazione generale”.
Segnaliamo, infine, che la
ventilazione generale e l’aspirazione localizzata sono complementari l’una
all’altra e che il datore di lavoro è “tenuto a verificare periodicamente il
corretto funzionamento dei sistemi di protezione collettiva e a garantirne la
manutenzione”.
L’
indice del documento:
Introduzione
1. I tumori professionali
2. Identificazione degli agenti cancerogeni e mutageni
2.1 Definizioni
2.1 Classificazione ed etichettatura
2.3 Altri sistemi di classificazione
2.4 Correlazione tra cancerogenicità e mutagenicità
3. Controllo del rischio di esposizione da parte dei
lavoratori
3.1 Misure di prevenzione
3.2 Misure di protezione
3.2.1 Misure di protezione collettive
3.2.2 DPI
3.3 Gestione delle emergenze
4. Cancerogeni e mutageni in ambito lavorativo - schede
Scheda 1 - Composti inorganici dell’arsenico
Scheda 2 - Composti del cromo esavalente
Scheda 3 - Composti del nickel
Scheda 4 - Composti del berillio
Scheda 5 - Composti del cadmio
Scheda 6 - Benzene
Scheda 7 - Idrocarburi policiclici aromatici (IPA)
Scheda 8 - Formaldeide
Scheda 9 - Cloruro di vinile
Scheda 10 - Butadiene
Scheda 11 - Clorometileteri
Scheda 12 - Ossido di etilene
Scheda 13 - Ammine aromatiche
Scheda 14 - Chemioterapici antiblastici (CA)
5. Lavorare sicuri: le procedure corrette
5.1 Procedure di carattere generale
5.2 Procedure per la manipolazione di CA in campo sanitario
6. Il riconoscimento delle malattie professionali
Bibliografia
Appendice 1 – D.Lgs. 81/2008
Appendice 2 - Criteri di classificazione di cancerogenicità
degli Enti non-UE
INAIL - Consulenza Tecnica
Accertamento Rischi e Prevenzione, “ Agenti cancerogeni e mutageni. Lavorare sicuri”, a cura di Maria
Ilaria Barra, Francesca Romana Mignacca, Paola Ricciardi (formato PDF, 9.83 MB).
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dedicata a “ Agenti cancerogeni e mutageni”.
Tiziano Menduto
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