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"La progettazione antincendio con la Fire Safety Engineering"
fonte www.puntosicuro.it / Rischio incendio
05/06/2015 - In attesa del testo
definitivo e dei dettagli
sulle nuove regole
tecniche relative alla
sicurezza antincendio, torniamo a parlare dei
principi generali del futuro Testo
Unico Prevenzione Incendi che, come ha confermato ai nostri microfoni il Comandante dei
Vigili del Fuoco di Milano, sono rimasti pressoché inalterati rispetto alla bozza ufficiale del Testo Unico presentata poco più di un
anno fa.
Ed uno degli aspetti rilevanti del futuro testo è l’attenzione
sempre maggiore all’
approccio
ingegneristico (
Fire Safety
Engineering, FSE), di
tipo prestazionale, una metodologia che si differenzia notevolmente dall’approccio
ordinario, di tipo prescrittivo.
Come funziona
l’approccio ingegneristico alla prevenzione incendi?
Per rispondere torniamo a sfogliare un documento
Inail dal titolo “ SICUREZZA
ANTINCENDIO. Valutazione del rischio incendio” che ricorda come la
Fire Safety Engineering sia una
strategia di prevenzione incendi “che si basa sulla previsione della dinamica
di un incendio mediante l'applicazione di appositi modelli di calcolo, basati
sulle leggi della fisica e della chimica, che regolano il fenomeno in esame”. E
obiettivo della FSE è dunque quello di “fornire precise valutazioni
quantitative che permettano di valutare l'efficacia delle misure antincendio
adottate e della gestione programmata dell'emergenza”.
Nell’attenzione al nuovo
approccio ingegneristico confluiscono diverse esigenze: “da un lato, quella del
Legislatore, di perseverare la sicurezza e l'incolumità di persone e cose e
dall'altro, l'esigenza del progettista di maggiore flessibilità, in determinate
situazioni per le quali, si pensi ad esempio al problema rappresentato da
edifici sottoposti a tutela architettonica, le norme tecniche che disciplinano
la prevenzione incendi risultano di fatto inapplicabili, a causa dei vincoli
imposti”.
Un aspetto importante dell'approccio
ingegneristico consiste proprio “nella scelta e nell'impiego del
modello di calcolo più opportuno con
cui prevedere la sequenza temporale delle varie fasi in cui si evolverà
l'incendio ipotizzato, considerate le diverse contromisure, di tipo attivo e
passivo, previste”.
Ad esempio attraverso specifici software
si possono analizzare e si possono verificare:
- “i tempi di esodo e
l'adeguatezza dei piani di evacuazione mediante la determinazione della
concentrazione di gas tossici prodotti dalla combustione e dell'altezza dei
fumi;
- le resistenze
al fuoco degli elementi portanti e/o separanti eseguita mediante analisi
strutturale agli elementi finiti secondo curve nominali e/o naturali;
- l'efficacia delle misure di
protezione attiva (impianti spegnimento ad acqua, EFC - evacuatori di fumo e
calore), impianti di rilevazione fumo e/o calore, impianti di aspirazione,
ecc.) e/o passiva (barriere a soffitto, ecc.) mediante il calcolo della
quantità di calore sviluppata dall'incendio nell'unità di tempo (curva HRR:
Heat Release Rate) e la determinazione della curva naturale d'incendio
specifica (tipologia d'incendio, analisi della temperatura nel tempo)”.
Il documento, che si sofferma
anche sulla progettazione di tipo
prescrittivo e opera un confronto con il metodo prestazionale,
sottolinea che adottando la strategia della FSE si possono “individuare
soluzioni alternative ai vincoli dei disposti normativi ed anche economicamente
vantaggiose. Applicando questa metodologia si vanno, infatti, ad identificare i
rischi ed a progettare delle possibili difese che aiutino nel prevenire,
controllare e mitigare gli effetti del fuoco e del fumo”. E il vantaggio più
evidente del metodo in questione “risiede nel fatto che, a differenza
dell'approccio ordinario, è possibile dimostrare che il mancato rispetto del
vincolo normativo non comporta un reale aggravio del rischio ovvero, che una
misura compensativa proposta risulti sufficiente a garantire la sicurezza degli
occupanti della struttura, ovvero dei soccorritori”.
L'approccio ingegneristico risulta
“particolarmente efficace per affrontare problematiche di edifici, esistenti o
nuovi, che presentino percorsi di esodo molto lunghi o che abbiano resistenza al
fuoco delle strutture molto bassa, consentendone l'utilizzo senza la necessità,
o con una significativa riduzione, di trattamenti intumescenti e
l'installazione di impianti di protezione attiva quali sprinkler o evacuatori
di fumo e calore”. E non bisogna dimenticare che di ogni misura alternativa “è
possibile quantificarne l'effetto, mentre, fino ad oggi, si accettavano misure
secondo un criterio qualitativo, senza nessuna possibilità di misurare
l'impatto effettivo dei singoli strumenti sull'evoluzione dell'incendio”.
Se con l'approccio ordinario si
potrebbe finire “con l'accettare indifferentemente un gruppo di misure di
sicurezza piuttosto che un altro (ad esempio, rivelatori d'incendio più
estrattori di fumo, invece che aperture di ventilazione più materiali
incombustibili), con le valutazioni ingegneristiche tale indifferenza svanisce,
in quanto diviene misurabile l'effetto sulla sicurezza complessiva dei singoli
miglioramenti accettati”. Per tali motivazioni – continua il documento – “non è
azzardato ritenere, dunque, che
questo
metodo progettuale rappresenti il futuro della prevenzione incendi anche in
Italia e che sia destinato a divenire quella realtà consolidata, ed
economicamente vantaggiosa, che è già da anni a livello internazionale”.
Come si sviluppa la progettazione antincendio?
Il documento Inail ricorda che il
processo di valutazione e progettazione nell'ambito dell'approccio FSE alla
sicurezza antincendio si articola secondo le previsioni dell'allegato tecnico
del DM
del 9 maggio 2007.
In particolare l'approccio
ingegneristico alla sicurezza antincendio è
caratterizzato da:
- una “
prima fase (da concordare con l'organismo di controllo) in cui sono
formalizzati i passaggi che conducono ad individuare le condizioni più
rappresentative del rischio al quale l'attività è esposta e quali sono i
livelli di prestazione cui riferirsi in relazione agli obiettivi di sicurezza
da perseguire. Al termine della prima fase deve essere redatto un sommario
tecnico, firmato congiuntamente dal progettista e dal titolare dell'attività,
ove è sintetizzato il processo seguito per individuare gli scenari d'incendio
di progetto ed i livelli di prestazione”;
- una
seconda fase dell'iter progettuale in cui “si passa al calcolo, e
cioè all'analisi quantitativa degli effetti dell'incendio in relazione agli
obiettivi assunti, confrontando i risultati ottenuti con i livelli di
prestazione già individuati e definendo il progetto da sottoporre a definitiva
approvazione”.
Il documento ricorda inoltre che
il
sistema di gestione della sicurezza
(SGSA) rappresenta “uno degli adempimenti che fa parte del complesso di
attività in materia di sicurezza ai quali sono soggetti gli stabilimenti a
rischio d'incidente rilevante. Si tratta di elaborare un documento contenente
il programma per l'attuazione del sistema di gestione della sicurezza
antincendio, tenuto conto che le scelte e le ipotesi poste a base del progetto
costituiscono vincoli e limitazioni imprescindibili per l'esercizio
dell'attività”.
Gli autori del documento, che si sofferma
anche sull’attuazione del SGSA, sulla documentazione da produrre, sulla
classificazione dei livelli di prestazione e sugli scenari d’incendio, indicano
infine che in estrema sintesi, “nella
progettazione
antincendio basata sull'approccio ingegneristico, è necessario:
- fissare gli obiettivi da
raggiungere in termini di: sicurezza per le persone presenti nell'attività,
prestazione dell'opera,
preservazione dei beni, sicurezza per le squadre d'emergenza ecc.;
- associare agli obiettivi i
livelli di prestazione, come ad esempio tempi massimi per lo sfollamento, resistenza
delle strutture portanti in minuti, livelli di temperatura massimi,
concentrazioni di sostanze tossiche, visibilità minima ecc.;
- definire degli scenari
d'incendio, che rappresentino le condizioni accidentali più significative (vedi
ad esempio la norma NFPA101);
- condividere quanto descritto in
precedenza con le autorità competenti e con la committenza;
- elaborare delle soluzioni
progettuali che consentano il raggiungimento dei livelli di prestazione prefissati;
- verificare l'efficienza delle
soluzioni sviluppate con l'ausilio di prove sperimentali e/o modelli matematici,
che consentano di valutare, in funzione dello scenario d'incendio, i livelli di
prestazione;
- raffrontare i risultati
ottenuti con i livelli di prestazione preimpostati e, qualora non si sia
raggiunto un livello di prestazione sufficiente, intervenire sul progetto con
una procedura iterativa fino al raggiungimento degli obiettivi prefissati”.
Concludiamo questa breve
presentazione ricordando che ad oggi in Italia il ricorso alla Fire Safety
Engineering è “circoscritto alle applicazioni per le quali non esiste una
specifica norma prescrittiva, su tutte la valutazione del rischio in attività a
rischio d'incidente rilevante e la
Fire
Investigation” (analisi utilizzata a livello forense). E la FSE è
utilizzata anche “nell'ambito del procedimento di deroga, per l'individuazione
di misure di sicurezza alternative a quelle tradizionali”.
INAIL, Settore Ricerca
Dipartimento Tecnologie di Sicurezza “ SICUREZZA ANTINCENDIO. Valutazione del rischio incendio”, a
cura di Raffaele Sabatino INAIL, Dipartimento Tecnologie di Sicurezza con la
collaborazione di Andrea Cordisco (INAIL, Dipartimento Installazioni di
Produzione e Insediamenti Antropici) e Massimo Giuffrida INAIL, Dipartimento
Tecnologie di Sicurezza), edizione 2014 (formato PDF, 7.98 MB).
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antincendio e valutazione dei rischi”.
Tiziano Menduto
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