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"Sicurezza delle macchine: i dispositivi di comando"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza Macchine ed Attrezzature
11/03/2016 - Perché le macchine siano sicure per gli operatori è importante,
oltre all’eventuale presenza di ripari, di dispositivi di sicurezza e al
rispetto di idonee distanze, che i vari
sistemi di comando permettano di evitare l’eventuale insorgere di situazioni pericolose.
Dopo aver affrontato in precedenti articoli di PuntoSicuro il tema dei dispositivi di sicurezza, ci soffermiamo oggi sui
dispositivi di comando con riferimento specifico alle macchine utilizzate nel comparto metalmeccanico e al documento “ ImpresaSicura_Metalmeccanica” correlato a Impresa Sicura, un progetto multimediale - elaborato da EBER, EBAM,
Regione Marche, Regione Emilia-Romagna e Inail - che è stato validato
dalla Commissione Consultiva Permanente per la salute e la sicurezza
come buona prassi nella seduta del 27 novembre 2013.
Nel documento si ricorda che i
dispositivi di comando costituiscono “l’elemento
attraverso il quale l’operatore attiva o disattiva le funzioni della macchina”.
E questi dispositivi sono
normalmente “costituiti da un organo meccanico che a volte interviene
direttamente su organi di trasmissione del moto della macchina (es. leva di
innesto rotazione mandrino del tornio) ed a volte agisce invece sulla
circuitazione elettrica/elettronica, pneumatica o idraulica (comando a due mani
di pressa idraulica)”.
Il documento riporta le
caratteristiche generali dei dispositivi di
comando che devono essere:
- “chiaramente visibili e con la
chiara indicazione (es. tramite marcatura, descrizione completa, pittogramma)
del tipo di azione che si va a comandare;
- situati fuori dalle zone
pericolose;
- protetti contro il rischio di
azionamento accidentale se ciò comporta un rischio (es. pulsante con guardia,
pedale con protezione superiore e/o azionamento complesso, leva con movimento
articolato);
-
disposti in modo tale che l’operatore addetto al comando sia in grado di
verificare l’assenza di persone dalle zone di rischio”.
Sono riportate poi altre
caratteristiche dei dispositivi di comando:
- “disposti in modo da garantire
una manovra sicura, univoca e rapida;
- installati in modo tale che il
movimento del dispositivo di comando sia coerente con l’azione del comando;
- posizionati in modo che la loro
manovra non causi rischi supplementari;
- dotati di grado di protezione
IP, contro la penetrazione di polvere o acqua, idoneo e compatibile con le
condizioni ambientali;
- sufficientemente robusti;
particolare attenzione deve essere dedicata ai dispositivi di arresto di
emergenza che possono essere soggetti a grossi sforzi”.
Il documento, con riferimento
alla norma CEI EN 60204, si sofferma su vari aspetti e comandi.
Riguardo all’
avviamento, ossia all’inizio di un ciclo o di una funzione di
lavoro, si indica che “deve essere possibile soltanto se tutte le funzioni di
sicurezza e le misure di protezione sono presenti e funzionanti. Per avviamento
si intende anche la rimessa in marcia dopo un qualunque arresto. L’avviamento
di una macchina deve essere possibile soltanto agendo volontariamente su un
dispositivo di comando appositamente predisposto”.
E gli
organi di comando (pulsanti, pedali, leve, ecc.) dei
dispositivi di avviamento “devono
essere protetti contro il rischio di azionamento accidentale o involontario
(es. pulsante con guardia, pedale con protezione superiore e/o azionamento complesso,
leva con movimento articolato). Tale requisito non è necessario quando
l’avviamento non presenta alcun rischio per le persone. Se la presenza di più dispositivi di comando
dell’avviamento può comportare un rischio reciproco per gli operatori addetti,
si deve garantire che uno solo di questi sia attivato mediante ad esempio
dispositivi di convalida, selettori, ecc. Gli organi di comando dei dispositivi
di avviamento devono essere individuabili anche attraverso apposita colorazione
(codifica cromatica)”.
Sempre riguardo all’avviamento e
con particolare riferimento all’avviamento di macchine complesse, si segnala
che dal posto di comando “l’operatore deve essere in grado di accertare
l’assenza di persone dalle zone di rischio. Se ciò non fosse possibile ogni
messa in marcia deve essere preceduta da un segnale di avvertimento sonoro e/o
visivo e le persone esposte devono avere il tempo di sottrarsi al pericolo o
avere a portata di mano i mezzi, come un arresto di emergenza, per impedire
rapidamente l’avviamento della macchina”.
Il documento si sofferma anche
sull’
azione mantenuta.
Infatti i
dispositivi di comando ad azione mantenuta “avviano e mantengono un
determinata funzione della macchina solo se azionati continuativamente
dall’operatore. Al loro rilascio la funzione comandata si arresta
automaticamente”. In particolare “per le macchine (per es. macchine mobili o
portatili) sulle quali non è possibile ottenere una completa protezione delle
parti pericolose, il comando manuale di azionamento deve avvenire mediante
dispositivi ad azione mantenuta. I dispositivi di comando ad azione mantenuta
trovano applicazione anche sulle macchine ove per operazioni di messa a punto,
manutenzione, cambio lavorazione, ecc, è necessario rimuovere o disabilitare un
riparo o un dispositivo di sicurezza. In tal caso la sicurezza
dell’operatore deve essere ottenuta adottando oltre al comando ad azione
mantenuta, altre misure di sicurezza”.
Nel documento di ImpresaSicura
sono riportate anche le indicazioni su cosa sia necessario garantire quando il
comando ad azione mantenuta “è attivato in seguito alla rimozione o
disattivazione di funzioni di sicurezza o misure di protezione”.
Veniamo al
comando di arresto, il comando attraverso il quale si ottiene “il
fermo di una macchina o di una parte di essa”.
La pubblicazione segnala che “ogni
macchina deve essere munita di almeno un dispositivo di comando che consenta l’
arresto generale in condizioni di
sicurezza”. E in presenza di più postazioni di lavoro “ognuna di queste deve
essere munita di un dispositivo di comando che, in relazione ai rischi presenti
sulla macchina, consenta di arrestare l’intera macchina o una parte di essa,
mantenendo le condizioni di sicurezza”. Inoltre “i dispositivi di arresto
devono essere collocati accanto ad ogni dispositivo di avviamento. L’ordine di
arresto della macchina deve essere prioritario rispetto agli ordini di
avviamento”.
Dopo aver elencato tre categorie per
le funzioni di arresto e l’arresto per le postazioni di comando mobili senza
fili, il documento si sofferma sull’
arresto
di emergenza.
L’
arresto di emergenza è “un dispositivo di sicurezza che assicura,
una volta azionato, il fermo nel minor tempo possibile degli elementi
pericolosi di una macchina. La funzione di arresto d’emergenza è destinata ad
evitare o ridurre, al loro sorgere, i pericoli per le persone (normale
funzionamento, disfunzioni, guasti, errori umani, ecc.), i danni alle macchine
o alle lavorazioni in corso”.
Ogni macchina “deve essere munita
di uno o più dispositivi di arresto di emergenza”. E ogni dispositivo “deve
essere attivabile mediante una singola azione umana e deve avere le seguenti
caratteristiche:
- il dispositivo di arresto
d’emergenza deve essere chiaramente individuabile, ben visibile e rapidamente
accessibile;
- una volta azionato, l’arresto
di emergenza deve restare inserito;
- deve essere possibile
disinserirlo solo mediante una manovra adeguata (riarmo);
- il riarmo dell’arresto di
emergenza non deve avviare nuovamente la macchina, ma solo consentirne il
riavvio mediante l’apposito comando;
- l’azionamento del comando
provoca l’arresto del processo
pericoloso nel tempo più breve possibile, senza creare rischi ulteriori”.
Riguardo al suo utilizzo si
sottolinea poi che il
dispositivo di
arresto d’emergenza “non può essere utilizzato in alternativa ad una
protezione (riparo o dispositivo di sicurezza) ma può essere utilizzato solo
come misura supplementare. Quando un dispositivo di comando d’arresto
d’emergenza può essere facilmente disconnesso (es. pulsantiera portatile
collegata mediante presa a spina) o quando una parte di macchina può essere
isolata dalle restanti, occorre prendere provvedimenti per evitare la
possibilità di confondere i dispositivi di comando d’arresto d’emergenza attivi
da quelli inattivi”.
E si ricorda che il comando di
arresto d’emergenza “deve essere mantenuto efficiente e perfettamente
funzionante tramite apposita e programmata manutenzione”. E la verifica del
corretto funzionamento “deve essere effettuata all’inizio di ogni turno di
lavoro e sempre dopo interventi di manutenzione, regolazione, pulizia, ecc.,
che coinvolgono la macchina, prima di riprendere il normale ciclo di produzione”.
Riguardo alla funzione di arresto
d’emergenza riprendiamo brevemente le
caratteristiche generali del dispositivo:
- “il dispositivo di arresto
d’emergenza deve essere in grado di sopportare forti sollecitazioni causate dal
suo azionamento in caso di emergenza;
-
deve essere disponibile e operante in qualsiasi momento
indipendentemente dal modo operativo (ciclo manuale, ciclo automatico, comando
diretto, ecc);
- deve avere la priorità sugli
altri comandi;
- non deve generare pericoli
aggiuntivi;
- può eventualmente avviare, o
permettere di avviare, alcuni movimenti di salvaguardia;
- l’inversione o la limitazione
del moto, la deviazione, la schermatura, la frenatura, il sezionamento,
ecc. possono far parte della funzione di
arresto d’emergenza (movimenti di salvaguardia);
- non deve compromettere
l’efficacia dei dispositivi
di sicurezza o di dispositivi con funzioni condizionanti la sicurezza
(dispositivi di frenatura, dispositivi magnetici di trattenuta, ecc.);
- il dispositivo di comando ed il
relativo attuatore devono operare secondo il principio dell’azione meccanica
positiva;
- dopo il suo azionamento, il
dispositivo di arresto d’emergenza deve operare in modo tale che il pericolo
sia evitato o ridotto all’origine automaticamente nel miglior modo possibile
(scelta del grado di decelerazione, scelta della categoria di arresto ecc.);
- l’azione sull’attuatore che
provoca l’intervento del comando di arresto d’emergenza deve determinare anche
il bloccaggio dell’attuatore stesso in modo che, quando termina l’azione
sull’attuatore, il comando di arresto d’emergenza rimanga trattenuto finché non
sia intenzionalmente ripristinato (sbloccaggio dell’attuatore);
- non deve essere possibile
avviare il moto pericoloso fino a che tutti gli attuatori di comando azionati
non sono stati ripristinati manualmente, singolarmente ed intenzionalmente”.
Ricordando che il documento si
sofferma anche sul posizionamento, forma e colore degli attuatori (pulsanti,
pedali, barre, funi, ...) e sulle caratteristiche di funzionamento dei dispositivi
di arresto d’emergenza, concludiamo questa presentazione dei dispositivi di
comando soffermandoci sul
selettore
modale di funzionamento.
Infatti ogni macchina “può avere
uno o più modi di funzionamento (manuale, automatico, azionamento con pedale,
azionamento con comando a due mani, ecc.) determinati dalle caratteristiche
della macchina stessa o semplicemente dalle sue applicazioni. Quando la selezione del modo di funzionamento
modifica le condizioni di sicurezza della macchina, tale selezione deve
avvenire mediante un selettore modale”.
In particolare il
selettore modale “può essere azionato
mediante una chiave oppure tramite un codice d’accesso”. Tuttavia si ricorda
che la chiave o il codice di accesso per l’attivazione del selettore modale “devono
essere disponibili solo per il personale addestrato ed autorizzato a modificare
i modi di funzionamento della macchina”.
E durante il normale uso produttivo “le chiavi non devono restare
inserite nel selettore, bensì conservate dai preposti individuati”.
Il sito “ Impresa Sicura”: l’accesso
via internet è gratuito e avviene tramite una registrazione al sito.
RTM
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