News
"La valutazione dei rischi e le malattie professionali"
fonte puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
22/07/2011 - Con l’obiettivo di favorire il miglioramento qualitativo delle
valutazioni dei rischi, PuntoSicuro continua la presentazione degli interventi
che si sono tenuti al convegno « La centralità della
Valutazione dei rischi nella prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle
malattie professionali»; un convegno organizzato dalla ASL TO 3 che si è
svolto il 28 aprile 2011 ad Avigliana, in provincia di Torino.
Un
intervento - dal titolo “
L’importanza della valutazione dei rischi: un caso di
malattia professionale” e a cura del Dott. Giorgio Serafini (SPreSAL A.S.L. TO3 - Sede di Rivoli) - sottolinea come una buona valutazione dei
rischi
non serva solo a prevenire incidenti di lavoro, ma anche a evitare malattie professionali.
Le
malattie professionali o malattie da lavoro o tecnopatie, sono
“quei processi morbosi che derivano da una esposizione prolungata agli effetti
nocivi del lavoro, da qualsiasi causa determinati (ambiente, strumenti e mezzi,
modalità, posture, sostanze …)”.
In
particolare la legge “non definisce la Malattia
Professionale
in sé, ma ne fissa le condizioni valevoli per l’assicurazione obbligatoria”
(Art. 3 del DPR 1124/65:
l'assicurazione
è altresì obbligatoria per le malattie professionali indicate nella tabella
allegato n.
4, le quali siano
contratte nell'esercizio e a causa delle lavorazioni specificate nella tabella
stessa, ed in quanto tali lavorazioni rientrino fra quelle previste nell'art.1).
Si
ricorda in particolare che per le malattie cosiddette non tabellate alcune
sentenze indicano che l’onere della prova è a carico del lavoratore.
Dopo
aver ricordato il meccanismo di arrivo della notizia di Malattia
Professionale
al Servizio S.Pre.S.A.L. (Denuncia - segnalazione ex art. 139 del DPR 1124/65
ed ex art. 10 del D.Lgs. 38/00;
Referto ex art. 365 CP - art. 334 CPP), viene riportato un
caso clinico relativo ad un referto e
denuncia - segnalazione pervenuti da medico INAIL: un donna di 44 anni, infermiera professionale
dipendente con
diagnosi di ernia discale.
L’intervento
affronta le diverse
procedure di
inchiesta a seguito di segnalazione di malattia professionale.
Questi
gli
obiettivi dell’inchiesta per Malattia
Professionale:
-
“evidenziare l’esistenza di un nesso di causa tra malattia e attività
lavorativa (accertamento della professionalità);
-
vigilare sulla corretta applicazione delle norme di prevenzione nei luoghi di
lavoro;
-
evitare l’aggravamento delle patologie professionali dei lavoratori (verifica
del rispetto delle norme, attuazione delle indicazioni del medico competente);
-
individuare eventuali responsabilità del datore di lavoro nella comparsa della
patologia per inosservanza delle norme in materia di igiene e sicurezza del
lavoro;
-
individuare gruppi di lavoratori a rischio per determinate patologie
professionali a fini di prevenzione”.
La
procedura presuppone l’acquisizione di varia
documentazione di tipo medico (dal medico la cartella
sanitaria e di rischio, dall’Inail il Diario clinico, …)
o di tipo tecnico (dal datore di lavoro il DVR specifico per
mansione e da CON.T.A.R.P. Inail l’accertamento tecnico).
Vi
rimandiamo alla lettura diretta del documento agli atti per conoscere alcune
parti significative della documentazione raccolta in relazione al caso della
dell’infermiera professionale.
Ad
esempio si ricorda il giudizio di idoneità (
idonea
alla mansione di infermiera in reparti “leggeri” e non a rischio di
MMC
), rilasciato
precedentemente dal medico, e si riportano alcuni stralci del D.V.R. “
rischio da movimentazione manuale dei
pazienti con INDICE MAPO”.
Si
ricorda che i valori dell’
INDICE MAPO:
-
“superiori a 5 indicano una esposizione tanto più significativa quanto più il
valore dell’indice aumenta: è necessario attivare programmi di formazione e
sorveglianza sanitaria specifica, nonché predisporre ed attuare un piano per la
rimozione dei fattori di rischio a breve termine;
- compresi fra 1,5 e 5 rappresentano una
esposizione che può comportare un aumento dell’incidenza di patologie a carico
del rachide
lombosacrale,
e perciò va attivata la formazione, la sorveglianza sanitaria e la
programmazione di interventi di bonifica a medio - lungo termine;
-
inferiori ad 1,5 indicano un rischio di lesioni a carico del rachide
praticamente trascurabile”.
Nel
D.V.R. il rischio figurava come
inferiore a 1,5.
L’intervento
racconta poi la
convocazione del
soggetto tecnopatico con riferimento a S.I.T. (Sommarie Informazioni
Testimoniali).
Viene
ad esempio fatta una
anamnesi lavorativa
(aziende presso cui ha lavorato, periodo di permanenza, mansione svolta, …),
vengono raccolte informazioni sulla formazione svolta, sulla sorveglianza
sanitaria
e si cerca di capire:
-
“quando ha iniziato ad avvertire i primi sintomi? I sintomi si sono aggravati
negli ultimi cinque anni?
-
ha mai sofferto di patologie extralavorative a carico dell’apparato
osteoarticolare”?
Si
fa poi una “ricerca delle concause: sedentarietà; attività sportive con
microtraumi da contraccolpo o con sovraccarico del rachide / AS (body
building/aerobica); attività ricreative, in particolare se effettuate in
flessione ( giardinaggio); traumatismi
stradali”.
Si
fa, inoltre, un’
anamnesi fisiologica,
un’
anamnesi patologica, un
esame obiettivo e si raccoglie
documentazione clinica dell’infermiera.
Inoltre
si fa un
sopralluogo negli ambienti di
lavoro:
-
si valutano gli stessi fattori del calcolo dell’ INDICE MAPO con riferimento a
carico assistenziale, ambiente di lavoro e misure preventive;
- “si effettuano, se del caso, le opportune
rilevazioni foto / video, finalizzate all’elaborazione di valutazione del
rischio da confrontare con quella dell’azienda;
-
si raccolgono, se necessario, sommarie informazioni testimoniali o spontanee
dichiarazioni da parte di colleghi di lavoro;
-
si ricercano eventuali altri casi di malattia nel ‘gruppo
omogeneo’”.
Questi
alcuni
commenti dei colleghi
raccolti nel sopralluogo:
-
“mi trovo spesso a sostituire colleghi in malattia … c’è scarsa
collaborazione tra di noi”;
- “le nuove leve devono essere costantemente
seguite ... sono stanca e non mi mandano in pensione”.
L’intervento
riporta la
conclusione delle indagini.
Nella
relazione sono evidenziati:
-
“esiti degli accertamenti sanitari (diagnosi certa, con evidenziazione
temporale di eventuali aggravamenti);
-
attività lavorativa svolta dal soggetto tecnopatico, con ricostruzione
dell’esposizione al rischio (professionalità certa);
-
individuazione di eventuali violazioni al D.Lgs. 81/08;
-
presenza di eventuali responsabilità nel determinismo della malattia
professionale
(quando la violazione è causa del danno)”.
E
la
relazione di Malattia Professionale
relativa all’infermiera di cui sopra, riporta:
-
“nesso causale positivo tra ernia al disco ed esposizioni
lavorative
(la malattia è stata riconosciuta come professionale
dall’Inail);
-
riscontro di violazioni delle norme prevenzionistiche a carico dell’attuale DDL e MC;
-
impossibilità all’accertamento di omissioni - violazioni a carico di precedenti
DDL”.
Segnala questa news ad un amico
Questa news è stata letta 1895 volte.
Pubblicità