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"Imparare dagli errori: prevenire le esplosioni da polveri metalliche"
fonte puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
15/11/2011 - Per evitare la sottovalutazione del
rischio di esplosioni di polveri nelle lavorazioni comportanti
aerodispersione di polveri metalliche, continuiamo la presentazione
degli incidenti e degli interventi di prevenzione contenuti nel documento “ Esplosioni
da polveri nei processi di finitura di manufatti in alluminio e leghe nella
realtà produttiva ASL 14 VCO: analisi del rischio e misure di prevenzione”
- prodotto dall’ ASL 14 VCO della
Regione Piemonte in collaborazione con il Politecnico di Torino.
I casi
Il
primo caso è relativo ad un incidente
avvenuto in un capannone di media dimensione in cui si eseguono la
smerigliatura e altre operazioni di
finitura superficiale, sia della parte
superiore (raccoglitore) sia inferiore (caldaia) di caffettiere di alluminio.
In
particolare “l’ esplosione
ha interessato l’intero sistema di abbattimento delle polveri e pare essersi
generata al suo interno”.
In
questo caso l’
evento esplosivo è
“riconducibile ad un rapido aumento di pressione all’interno del sistema di
abbattimento delle polveri generate dal processo produttivo. Presumibilmente la
rottura o lo sganciamento del nastro abrasivo all’interno del carter di una
smerigliatrice ha prodotto il rimescolamento della polvere d’ alluminio
accumulata e la produzione di scintille che hanno innescato la reazione. Sulla
macchina si è così potuta generare la
prima
piccola esplosione, che ha favorito la produzione di scintille e di
frammenti incandescenti della tela smeriglio che sono stati aspirati
dall’impianto di abbattimento ed hanno causato l’accensione della polvere di
alluminio nella parte inferiore del ciclone”. Difatti – continua il documento –
“in base ai valori di portata di aria
aspirata, risulta mediamente insufficiente la quantità di polvere in grado
di sostenere una combustione sia all’interno dei raccordi delle macchine con le
tubazioni che portano al ciclone, sia all’interno di queste. Ossia vi è quasi
sempre soddisfatta la condizione di concentrazione molto al disotto del limite
inferiore di esplodibilità”.
Nell’incidente
il
fronte di fiamma “si è incanalato
da un lato sul condotto di scarico del ciclone, verso il filtro a maniche,
dall’altro nei due collettori di aspirazione, provocando la combustione delle polveri
presenti nei cassoni delle smerigliatrici più vicine. Invece, il fronte di
fiamma che si è incanalato verso il filtro, favorito anche dall’aspirazione in
atto, ha provocato l’innesco multiplo delle polveri
finissime presenti nei numerosi spazi e interstizi esistenti tra le maniche.
Questa è la
seconda deflagrazione,
molto più violenta di quella avvenuta nel ciclone. È questa seconda esplosione
che, oltre a distruggere completamente il filtro a maniche proiettandone i
frammenti anche molto lontano (più di 50 m)”, ha provocato vistosi danni
strutturali (elencati nel documento).
Il
secondo caso è relativo all’
esplosione di polvere di alluminio e zolfo a
Gullaug (Norvegia, 1973), avvenuta in uno stabilimento per la produzione di
miscela esplosiva, nella sezione di premiscelazione.
L’evento
è occorso di giorno, “mentre dieci lavoratori si trovavano nel reparto” e di
essi “cinque sono deceduti, due sono rimasti seriamente infortunati, due hanno
subito danni minori e solo uno è rimasto illeso”.
L’operazione
consisteva nel “caricare 200 kg di polvere di alluminio, e altri componenti tra
cui zolfo, in un
miscelatore conico”,
dotato di “coclea rivestita in gomma contenuta in un condotto cilindrico
anch’esso rivestito in gomma” (nel documento, che vi invitiamo a consultare,
sono presenti anche delle foto). L’intero apparecchio era flussato (diluito,
reso più fluido, ndr) con azoto. Un “analizzatore di ossigeno provvedeva a
fornire la misura della concentrazione del gas nel recipiente. Secondo le
testimonianze, al momento dell’ esplosione
essa era entro i limiti” e il miscelatore “era interamente costruito con
materiali antiscintilla”.
Lo
stato delle deformazioni subite dalla coclea “permise di affermare che l’ esplosione
ebbe origine a metà della stessa, e si propagò nel condotto cilindrico e poi
all’intero miscelatore. Le indagini
evidenziarono che:
-
l’immissione dell’inerte e la sonda ossimetrica erano collocate nella parte
superiore del miscelatore, la concentrazione di ossigeno nella parte inferiore
era probabilmente molto maggiore;
-
l’innesco fu con ogni probabilità di
origine
elettrostatica”.
All’ esplosione
seguì un violento incendio.
La prevenzione
Ricordiamo
ancora una volta che in queste attività la probabilità di un’ esplosione
dipende dalla presenza contemporanea di queste
tre condizioni:
-
“presenza di polvere
combustibile aerodispersa nell’ambiente;
-
concentrazione della sospensione di polvere compresa entro l’intervallo di esplodibilità;
-
sorgente di innesco con energia sufficiente per attivare la reazione”.
Se
le attività lavorative in gioco non permettono di operare in atmosfere inerti,
partendo dalla presenza di polvere combustibile aerodispersa riprendiamo dal
documento dell’ASL 14 VCO alcune
misure
di prevenzione per ridurre al minimo la possibilità che si presentino le
due condizioni rimanenti:
-
“ pulizia
radicale dei luoghi di lavoro, condotta con attrezzature antiscintilla e nel
rispetto di procedure” (in conformità con gli adempimenti normativi);
-
“evitare la pulizia con aria compressa (nel caso questa sia assolutamente
necessaria, occorre comunque dimostrare che ciò comporta un’effettiva riduzione
dei rischi e mantenere le macchine spente);
-
dotare tutte le macchine di almeno un dispositivo di cattura della polvere
per ogni lavorazione;
-
adottare impianti di aspirazione progettati e gestiti in modo da avere
un’adeguata velocità di aspirazione e cattura, per consentire la cattura di
tutta la polvere
prodotta;
-
nella scelta della dislocazione delle macchine rispettare il principio della
riduzione al minimo dello sviluppo e delle variazioni in direzione e sezione
delle tubazioni dell’impianto di aspirazione;
-
le pareti interne dei condotti di aspirazione devono essere lisce e a giunti
sovrapposti montati controvento per evitare accumuli;
-
evitare la presenza di condotti ciechi e di tratti di condotto anche
temporaneamente inutilizzati;
-
pulizia dei condotti di aspirazione e nell’impianto in generale;
-
le giunzioni dei condotti di aspirazione devono essere orientate in modo tale
che, in caso di apertura violenta, i tratti di condotto siano proiettati lontano
dal personale;
-
pulizia del camino di scarico dell’aria depurata;
-
evitare la compresenza di più tipi di polvere;
-
miscelazione delle polveri di alluminio
con polveri inerti perché la loro concentrazione sia mantenuta al di sotto del
Li” (limite inferiore di esplodibilità);
-
“garantire l’assenza di accumulo di polvere in altre parti del separatore oltre
che negli appositi contenitori di raccolta;
-
divieto di introdurre il materiale raccolto nelle fasi di pulizia all’interno
dei collettori d’aspirazione”;
-
“evitare che corpi estranei (metallici o di altro materiale potenzialmente
scintillante) entrino nelle bocchette di aspirazione;
-
evitare che corpi estranei entrino in contatto con i nastri abrasivi in
movimento;
-
adottare impianti e apparecchiature a norma specifica per ambienti a rischio
di esplosione;
-
impianti elettrici a norma (es. tutte le parti delle apparecchiature devono
essere collegate e messe a terra per prevenire l'accumulo dell'elettricità
statica);
-
prevedere procedure di blocco e segnalazione per la disalimentazione delle macchine;
-
tutte le sorgenti di accensione nelle zone di possibile esistenza di
un’atmosfera esplosiva devono essere eliminate, come pure tutte le sorgenti di
calore. Per esempio, eventuali lavori di saldatura
e montaggio che richiedono l’uso di impianti di saldatura ed attrezzi a fiamma
o incandescenti vanno svolti in posti appositamente attrezzati;
-
i condotti di aspirazione devono essere realizzati in materiale conduttivo;
-
nel caso di separatori a secco, i teli filtranti del separatore devono essere
in materiale conduttivo;
-
realizzare il separatore in materiale antistatico;
-
i contenitori di raccolta della polvere devono essere antistatici e definiti
nel modello e nelle caratteristiche in modo univoco nel documento aziendale.
L’obbligo di uso esclusivo di tali materiali fa parte della informazione ai
lavoratori”.
SPreSAL
dell’ASL 14 VCO, Politecnico di Torino, “ Esplosioni
da polveri nei processi di finitura di manufatti in alluminio e leghe nella
realtà produttiva ASL 14 VCO: analisi del rischio e misure di prevenzione”
(formato PDF, 2.85 MB).
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