"Strage all'Umbria Olii Sette anni e mezzo per l'imprenditore"
fonte L'Unità / Sicurezza sul lavoro
Non Maurizio Manili e i suoi operai Tullio Mottini, Giuseppe Coletti e Vladimir
Todhe che quel 25 novembre del 2006 rimasero uccisi nel rogo che avvolse lo
stabilimento di Campello sul Clitunno mentre stavano montando una passerella di
camminamento in cima ad un silos.
Non Klaudio Demiri, unico superstite della
strage, sulle cui spalle qualche perizia di dubbia scientificità ha cercato di
scaricare la colpa della scintilla che ha fatto esplodere l'esano sprigionato
nei silos dai solventi usati per l'olio di sansa grezzo.
La colpa, tutta la
colpa, è di Giorgio Del Papa, ai tempi proprietario e amministratore delegato
della Umbria Olii. Fu lui a non avvertire i lavoratori della ditta appaltatrice
del rischio che correvano usando una saldatrice per il fissaggio della
passerella.
Lui a non far nulla per evitare che l'esano saturasse i grandi
contenitori trasformandoli in una bomba pronta ad esplodere. È quanto ha
stabilito ieri il tribunale di Spoleto giudicando Del Papa colpevole di omicidio
colposo plurimo, omissione dolosa dei mezzi di prevenzione e violazione delle
norme in materia di sicurezza sul lavoro: che tradotto significa una condanna a
sette anni e sei mesi di reclusione più l'interdizione dai pubblici uffici.
Qualcosa in meno dei dodici anni chiesti dal procuratore capo di Spoleto Gianfranco Riggio il 18 ottobre scorso al termine della requisitoria del pm Federica Albano. «Sono felice - singhiozzava dopo la lettura della sentenza Lorena Coletti, sorella di Giuseppe - In quest'aula mio fratello è stato ucciso molte volte. Finalmente è stata detta una parola di verità, ma è stata una guerra arrivarci».
Una guerra durata cinque anni e vissuta sulle iniziative legali della difesa
di Giorgio Del Papa che ha tentato in tutti i modi di impedire lo svolgimento
del processo. Perché, aveva detto nelle prime battute dell'inchiesta, «vogliono
fare di me il capro espiatorio del problema della sicurezza sui luoghi di
lavoro».
Una strategia difensiva caratterizzata dai continui tentativi di
rimessione e ricusazione e dagli esposti querela presentati nei confronti di
quasi tutti coloro si sono avvicinati al'inchiesta: dai periti della procura al
comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Perugia, dal comandante dei
carabinieri di Campello sul Clitunno all'allora presidente della Regione Umbria
Maria Rita Lorenzetti. Nulla in confronto all'assurdità della richiesta di
risarcimento danni da 35 milioni di euro avanzata nei confronti dei parenti
delle vittime e dell'unico sopravvissuto. «Inammissibile anche sotto il profilo
umano - aveva commentato il procuratore Riggio - sarebbe come se un
automobilista, dopo aver investito e ucciso un passante, chiedesse subito alla
famiglia delle vittima i danni per riparare l'auto».
Anche per questo, spiegava ieri in tribunale Mario Bravi, segretario umbro della Cgil, «avevamo chiesto alla Confindustria di espellere Del Papa. Purtroppo la richiesta è rimasta inascoltata».
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