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"Edilizia: i requisiti dei sistemi di ancoraggio su coperture"
fonte puntosicuro.it / Edilizia
25/01/2012 - Con l’obiettivo di migliorare
la prevenzione degli incidenti che avvengono nelle attività svolte su
coperture
nel comparto edile, concludiamo con questo articolo la presentazione
dei
temi emersi nel convegno “ I
lavori su coperture”,
un convegno che è stato organizzato dall’Inail ( Dipartimento Tecnologie di Sicurezza - ex Ispesl) e che
si è tenuto l’8 ottobre 2011 a Bologna.
Dopo
aver parlato di classificazione
delle coperture,
di valutazione dei rischi, di ispezione e mantenimento in efficienza dei
sistemi di ancoraggio, oggi presentiamo l’intervento dal titolo “
Requisiti dei sistemi di ancoraggio su
coperture”, a cura di Tommaso Rosai.
Il
relatore ricorda che l’
approccio ad un
lavoro in copertura “richiede la preventiva verifica dei requisiti del sistema di
ancoraggio
presente e disponibile e la valutazione delle sue prestazioni”. Prevede anche
un’attenta valutazione dei DPI da utilizzarsi a
seconda dell'intervento.
In
particolare i
requisiti da verificare
sono:
-
requisiti tecnico-formali;
-
requisiti geometrici;
-
requisiti prestazionali.
Riguardo
ai
requisiti tecnico-formali, si
ricorda che un sistema di ancoraggio deve essere “corredato da una serie di
documenti predisposti per offrire all’utilizzatore tutte le informazioni
necessarie al corretto utilizzo, ad una corretta valutazione dei rischi, e per
verificare l’esistenza e la bontà della filiera (progettista del sistema,
produttore dei componenti, installatore dei componenti)”. I documenti necessari
e sufficienti “sono raccolti in un fascicolo denominato (almeno in Toscana
secondo Decreto del Presidente della Giunta Regionale 23 novembre 2005, 62/R)
Elaborato Tecnico di Copertura (ETC).
Questi
i “
documenti necessari ad oggi:
-
dichiarazione di conformità di tutti i componenti installati fornita dal
produttore;
-
dichiarazione di conformità della installazione di detti componenti fornita e
firmata dall’installatore;
-
manuale d’uso e manutenzione dei componenti completo di registro delle visite
di controllo fornito dal produttore e firmato dall’installatore;
-
relazione di calcolo, redatta da un professionista abilitato, contenente la
verifica della resistenza degli elementi strutturali della copertura alle
azioni trasmesse dagli ancoraggi e il progetto del relativo sistema di
fissaggio;
-
progetto redatto da professionista che ha configurato il sistema presente nella
copertura oggetto di intervento comprendente: a) elaborati grafici in scala
adeguata in cui sono indicate le caratteristiche e l’ubicazione dei percorsi,
degli accessi, degli elementi protettivi per il transito e l’esecuzione dei
lavori di copertura; b) relazione tecnica illustrativa delle soluzioni
progettuali, nella quale sia evidenziato in modo puntuale il rispetto delle
misure preventive e protettive; c) planimetria in scala adeguata della
copertura, evidenziando il punto di accesso e la presenza di eventuali
dispositivi di ancoraggio, linee di ancoraggio o ganci di sicurezza da tetto,
specificando per ciascuno di essi la classe di appartenenza, il modello, la
casa produttrice ed il numero massimo di utilizzatori contemporanei”.
L’ETC
in particolare “entra nel merito del caso specifico e contiene, oltre a quanto
sopra esposto tutte le indicazioni, prescrizioni ed avvertenze peculiari del
caso specifico necessarie alla comprensione del contesto operativo”.
E
verificare i requisiti tecnico-formali di un sistema di ancoraggio “prima di
affrontare un lavoro in copertura significa:
-
verificare la conformità dei prodotti e della loro installazione;
-
verificare il registro delle visite di controllo presente nel manuale del
produttore ed accertarsi che il sistema sia ‘in esercizio’;
-
verificare l’esistenza della relazione di calcolo relativa a strutture e
fissaggi;
-
verificare la corrispondenza dei propri DPI a quelli prescritti”.
E
significa inoltre “comprendere la
logica
del sistema, comprendere tutti gli ulteriori rischi segnalati dal
progettista (ad esempio: zone soggette ad effetto pendolo, zone non pedonabili,
zone con poco tirante d’aria) con particolare attenzione alla zona oggetto
d’intervento ed al percorso per raggiungerla”.
Riguardo
ai
requisiti geometrici, un sistema
di ancoraggio deve “soddisfare la necessità di operare con opportune
triangolazioni nelle eventuali zone esposte ad effetto pendolo”. Un sistema di
ancoraggio deve “soddisfare la necessità di operare in trattenuta nelle
eventuali zone soggette a scarso tirante d'aria (spazio libero di caduta in
sicurezza, necessario a consentire una caduta senza che l’operatore urti contro
il suolo o altri ostacoli analoghi).
Riguardo
infine ai
requisiti prestazionali,
si sottolinea che lo scopo di un sistema di ancoraggio “non è quello di rendere
impossibile la caduta”, questo compito è svolto dai “
sistemi di protezione
collettiva”.
Lo
scopo di un sistema di ancoraggio è
quello di:
-
“trattenere in caso di caduta il ‘sistema di arresto caduta’ ad esso collegato
nel più breve spazio possibile;
-
offrire la possibilità di operare in sicurezza anche dove l'operatore si trova
esposto all'effetto pendolo o scarso tirante d’aria;
-
offrire all’utilizzatore la possibilità di operare in sicurezza su tutta la
copertura”.
Tale
scopo può essere raggiunto in modo “più o meno prestante ed efficace” e le
prestazioni di un sistema di ancoraggio si valutano secondo i seguenti
parametri di merito:
-
completezza del sistema: “un sistema di
ancoraggio
che lascia esposte a rischio una o più zone della copertura è da considerarsi
geometricamente incompleto quindi poco performante. Se l'intervento è da
eseguirsi in tali zone il sistema è da considerarsi poco performante e poco
sicuro”;
-
ergonomia: “il sistema deve tener
conto delle condizioni reali di utilizzo e creare il minor numero di manovre
attive e impedimenti possibile all’utilizzatore che inevitabilmente sarà
impegnato con attrezzi e/o materiale e non esporlo per quanto possibile a
manovre a rischio indotto (caduta di attrezzi e/o materiale, allungamento dei
tempi quindi dell’esposizione al rischio ecc), quindi, ad esempio, ridurre al
minimo possibile i percorsi tra punti di ancoraggio e prediligere percorsi su
linea. Un sistema di ancoraggio geometricamente corretto ma di difficile
gestione è poco performante sotto il profilo ergonomico”;
-
valori di freccia (deflessione del
cavo dei dispositivi UNI EN 795 C): “minore è la freccia maggiore è la
sicurezza”. In particolare “si deve considerare l’aspetto dinamico di una
caduta e valutare i seguenti fattori di rischio: maggiore è la freccia maggiore
è il tirante d’aria necessario, maggiore è la freccia maggiore è l’area della
copertura interessata dalla deflessione del cavo. Va considerato che il colpo
di frusta generato da un arresto caduta è potenzialmente in grado, per le elevate
tensioni e velocità in gioco, di recare gravi danni alla persona che si
trovasse in tale area o promuovere rotolamento di oggetti. E’ possibile
modulare la freccia modulando la lunghezza della campata: minore è la campata
minore è la freccia. Un sistema di ancoraggio geometricamente corretto ma
comprendente un dispositivo su linea flessibile che produce elevati valori di
freccia è in generale un sistema poco performante”;
-
esposizione residua all’effetto pendolo:
in generale il termine “effetto pendolo” si riferisce “alla caduta di un grave
vincolato ad un ancoraggio fisso disassato (non perfettamente allineato, ndr)
rispetto alla propria verticale o retta normale al bordo di caduta. Maggiore è
il disassamento maggiore è l’angolo di oscillazione. Maggiore è la lunghezza
del vincolo maggiore è l’ampiezza (ed il dislivello in quota)
dell’oscillazione. Nel caso di una linea di ancoraggio flessibile il termine si
riferisce alla caduta di un grave vincolato ad un ancoraggio mobile soggetto a
scostamento laterale verso il centro della campata e conseguente disassamento
rispetto alla propria verticale. Maggiore è la distanza DPI/centro campata
maggiore è l’ampiezza dell'oscillazione. Maggiore è la freccia maggiore è
l’ampiezza (e il dislivello in quota) dell’oscillazione. Un sistema di
ancoraggio geometricamente corretto che mette a disposizione del fruitore
elevati valori di freccia e lunghezza campata è poco performante sotto il
profilo dell'effetto pendolo”.
Insomma
valutare le prestazioni di un sistema di
ancoraggio “aiuta a valutare i rischi dell'intervento in questione e la
tipologia dei dispositivi di arresto caduta,trattenuta, posizionamento da
impiegare assemblati e/o combinati in sistemi di protezione contro le cadute”.
Il
documento agli atti relativo all’intervento comprende inoltre un
indice delle principali linee guida e norme
tecniche di riferimento per l'approccio consapevole ad un lavoro in
copertura e una
valutazione del sistema
di arresto caduta da abbinare al sistema di ancoraggio.
Riguardo
a quest’ultima valutazione, e rimandando i nostri lettori ad una lettura
completa del documento agli atti, concludiamo con alcuni aspetti sottolineati
dal relatore:
-
“dopo aver preso visione dell'ETC ed aver compreso le peculiarità della
copertura oggetto d'intervento l'operatore ha tutti gli strumenti per valutare
la combinazione di DPI necessaria per formare il sistema di arresto caduta più
adeguato. Dal punto di vista formale un DPI (qualunque esso sia) si può
utilizzare solo secondo le prescrizioni del fabbricante”;
-
“è bene precisare che qualsiasi sistema di arresto caduta si ottiene
assemblando e/o combinando singoli DPI conformemente alla norma UNI EN 363” (si
riporta in particolare il punto 6 della norma);
-
“nulla vieta l’utilizzo, se non espressamente vietato dal costruttore, dei
dispositivi guidati conformi alla UNI EN 353-2 su piani inclinati mentre è
obbligatorio che i dispositivi
retrattili conformi alla UNI EN 360 siano certificati per i diversi tipi di
utilizzo. E’ bene precisare che non tutti i dispositivi retrattili in commercio
sono certificati per condizioni di utilizzo orizzontale e/o inclinato. È quindi
compito del responsabile della sicurezza o preposto valutare i DPI e scegliere
il più adatto alle proprie esigenze e contesto operativo”.
“ Requisiti dei
sistemi di ancoraggio su coperture” di Tommaso Rosai - Esperto settore,
intervento al convegno “I Lavori su coperture” (formato PDF, 173 kB).
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