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"Artigiani e valutazione dello stress lavoro-correlato"
fonte puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
06/03/2012 - Mentre molti si affannano ad interpretare le virgole normative, a
dettare linee-guida, a discutere su “chi” e “come” debba effettuare le
valutazioni, c'è chi si mette al fianco delle imprese. Lo si fa con il
semplice - ma fondamentale - obiettivo di metterle non solo “a norma” ma
di fornire un valore aggiunto in termini di salute e sicurezza sul
lavoro, ed offrendo loro un’occasione per “ripensare” l’azienda. Detto
così sembra ovvio e scontato, ma non lo è.
Negli ultimi anni abbiamo raccolto molte esperienze concrete di
valutazione
del rischio da stress
lavoro correlato. Un settore particolarmente discusso è
quello delle piccole aziende, tipicamente descritto dal concetto di
“artigiani”. La nostra opinione professionale è che, diversamente da
quanto indicato da molti, la
valutazione
soggettiva
sia estremamente utile anche nell'azienda piccola e con pochi
dipendenti. Merita attenzione
anche la scelta degli strumenti da adottare per il processo di
valutazione. Gli strumenti standard, utilizzati in aziende di medie o
grandi dimensioni, sono stati creati secondo un approccio classicamente
generalista e “neopositivista” dominante in letteratura.
Pertanto l'approccio scientifico e statistico alle problematiche umane
in
azienda ha ricondotto i
temi e i problemi della vita organizzativa a meccanismi di tipo
generale. La
conseguente
tendenza a marginalizzare o ignorare i problemi
“
specifici
”
diventa un limite per la particolarità che assume il lavoro in piccolo
gruppo della micro o piccola dell’impresa. Realtà organizzative
dimensionate fino a
dieci dipendenti si connotano inevitabilmente per caratteristiche del
tutto proprie, che sono destinate a restare in una pericolosa zona
d’ombra, a causa di una diagnosi dei rischi psicosociali effettuata con
strumenti valutativi
semplicemente
inidonei (Nardella et al, 2011) [1].
Con l’obiettivo di rendere più pertinente e concreta l’esperienza
della valutazione del rischio da stress lavoro-correlato nelle PMI [2]
artigiane, abbiamo raccolto alcune opinioni emerse durante la
formazione effettuata a monte e/o a valle del processo valutativo. Ne
esce uno spaccato estremamente interessante sull'utilità di un percorso
svolto sia per l'obbligo derivante
dall'art. 28 del D.Lgs.
81/08, sia per trasmettere una cultura del benessere organizzativo.
Partiamo
dalle principali
aspettative degli imprenditori artigiani quando coinvolti nel tema dello stress aziendale. Faremo ampio uso del
virgolettato,
per riferire parole testuali che abbiamo raccolto da parte delle
persone coinvolte. Le considerazioni sono volutamente riferite in
sequenza quasi-casuale, per dare al lettore uno spaccato - il più
possibile - realistico.
C'è voglia di conoscere i disposti normativi rispetto ai rischi,
per il semplice
motivo di “capirci di più”, insomma per avere informazioni. La sete di
conoscenza è superiore a quel che sembra. Alcuni vogliono andare oltre
l'obbligo di legge e “fare le cose per bene”; la formazione è
l'occasione in cui parliamo di relazioni e persone, perché sono loro che
“fanno la differenza”. L'artigiano lamenta spesso uno stress
relazionale da
passaggio
generazionale, da rapporti tra fratelli o cugini, e vuole delle
dritte sulla gestione del personale.
Le realtà piccole spesso
sono frutto di iniziative individuali, quindi è difficile spersonalizzare i rapporti
o delegarli ad altri. “Faccio l'imprenditore o il capo operaio?” è la domanda retorica
che qualcuno fa. Qualcun altro vuole capire come portare il tema dentro l'azienda,
cioè come comportarsi. La sana abitudine alla concretezza chiede “come trasformare
in operatività” questa occasione. Taluni lamentano questa semplice domanda: “chi
tiene sotto controllo il mio stress ?”.
Non posso dimenticare
la riflessione di chi dice: “devo essere al pari di un'azienda di 100 persone, quindi
voglio arricchire la mia cultura”. Bellissimo, con buona pace di chi pensa che i
piccoli imprenditori non abbiano a cuore la propria formazione! Qualcuno “confessa”
di essere mosso dalla semplice curiosità, qualcun altro vorrebbe “chiarire un po'
di cose sul fatidico stress”.
Indimenticabile colui
che rivela: “mi hanno obbligato a venire, poi spero di imparare qualcosa ma glielo
dirò a fine serata”. Viva la sincerità e la franchezza, anche perché a fine intervento
ci ha ringraziato. Molto pratico un termoidraulico che dichiara: “vorrei imparare
a non essere stressato io per non creare stress ai miei dipendenti”. Non manca colui
che denuncia come la legge sia pensata per aziende grandi, e che si parli sempre
della tutela dell'operaio e non dell'imprenditore.
Taluni identificano
nella burocrazia la principale fonte di stress. Altri segnalano quanto sia difficile
far capire ai dipendenti quello che devono fare. Mi piace ricordare un imprenditore - con dipendenti tutte donne - che
suggerisce il “buon esempio” come modello di rapporti positivi tra le persone, ed
asserisce che “molti artigiani considerano il dipendente come un servo”. Forse un
po' eccessivo, ma prendiamone nota. Attribuisco ad un carrozziere una delle riflessioni
più semplici ed efficaci: “sono qui per ascoltare e sentire le realtà altrui”.
Non manca chi associa
lo stress al “lavoro schizofrenico in termini di carico di lavoro”, a causa dei
“committenti, che pretendono l'impossibile”. Altri si chiedono se c'è differenza
tra pubblici e privati. Dichiara un partecipante: “Vediamo cosa succede, è la prima
volta che incontriamo due psicologi, speriamo di aprirci la mente...”.
Qualche
riflessione.
Il lettore può benissimo farsi una propria opinione
sull'atteggiamento prevalente che emerge; il punto di vista di noi
professionisti e formatori è che non abbiamo mai avuto la sensazione di
svolgere un intervento fuori luogo, e che le persone - seppur scettiche
talvolta - hanno voluto interpretare quest'obbligo in senso costruttivo.
Siamo certi che molti si dimostrino
contrari per definizione, e
sono coloro che esprimono una posizione per partito-preso. Una seria ed
attenta riflessione sui temi della qualità del vissuto in azienda
“si-può-fare”. Va detto che l'obiettivo è perseguibile solo a patto di
riuscire a
coinvolgere gli imprenditori. È solo
a
valle di un buon lavoro che la persona sensata comprende la qualità di quanto hai svolto. E' invece -
ahimè - difficile avere a che fare con le chiusure a-priori, insomma col pregiudizio.
Vediamo adesso quali sono le principali
percezioni degli imprenditori artigiani quando viene chiesto loro di descrivere cosa provoca stress
lavoro-correlato. Non è un vero e proprio inventario, quindi non ha
pretese di completezza, ma trova la sua legittimazione nella raccolta
dei contenuti dalle reali parole dette dai corsisti.
Le scadenze, le tempistiche, una vita troppo di corsa, il traffico,
il clima (meteo),
la gestione del cliente, le aspettative del futuro (per i giovani), il
menefreghismo dei dipendenti, la gestione della burocrazia, il telefono,
le normative, la fatica, i soldi e la quadratura dei conti.
Lo scontro generazionale, le troppe responsabilità, le banche e le
finanziarie, gli insoluti, la mancanza di lavoro alternata al troppo
lavoro, il reperimento di personale adeguato, i controlli, la
formazione, le tasse, l'organizzazione dell'azienda. Il sentirsi
inadeguato in una situazione, l'incapacità per mancanza di mezzi, la
mancanza di voglia di far qualsiasi cosa, il sovraccarico,
l'irritabilità, lo stato d'animo, la tensione, il poco senso di
responsabilità, la stupidità, il clima
organizzativo.
I cambiamenti, il rapporto con le persone, i figli (e parenti
vari),
i fornitori, l'ambiente esterno. Le “rotture di balle”, la mente
occupata, l'ansia, la stanchezza, la depressione, i diversi lavori da
portare avanti contemporaneamente.
Qualche
notazione a margine.
Si configurano alcune aree di stress che spiccano:
Ø
Il TEMPO e la sua gestione;
Ø
I
SOLDI ed il loro reperimento;
Ø
Le PERSONE, con le differenze di età, di competenze, di motivazione, di formazione;
Ø
Lo STATO D'ANIMO e l'approccio psicologico ai problemi.
Tutto questo, visto nella sua interezza, esprime una
complessità di tutto riguardo, e getta a nostro avviso un'ombra
sconfortante sulle letture approssimative e semplificative che spesso
vengono date della valutazione
del rischio da stress
lavoro-correlato. Parlando con gli imprenditori la sensazione è che
la gestione del fenomeno stress sia, mai come in questo momento di crisi
economica e motivazionale, un elemento fondante non solo del vissuto
individuale, bensì una componente critica nell'approccio alla soluzione
del problemi. Emerge infatti un quadro multidimensionale del fenomeno
stress, in cui molti fattori e circostanze aziendali
-a volte
note
e a volte
no- concorrono ad attivare il processo che conduce al
malessere.
Non si può infatti parlare di un corretto processo valutativo se
non si tiene conto del “contesto specifico” aziendale e persino di
quello “nazionale” in cui si opera. È per questo motivo che le azioni da
intraprendere, al fine di compensare l'azione
dei famigerati
stressori, comprendono interventi di varia natura: dal
coaching individuale alla
formazione fino alla revisione dell'organizzazione aziendale.
Anche
nella PMI!
Tralasciamo il lavoro da noi condotto per transitare i partecipanti
dalle loro aspettative e percezioni alla ridefinizione tecnica e
sensoriale del concetto di stress.
Concludiamo invece con alcune delle
deduzioni
finali dei nostri artigiani, al termine di un percorso nel quale la
valutazione del rischio è stato il corollario tecnico - ed il
sano
pretesto -
per offrire loro un'occasione per pensarsi e confrontarsi, per fare
informazione e formazione ai sensi degli artt. 36 e 37 del D.Lgs. 81/08
ma soprattutto
ai
sensi
del
buon
senso!
“Ho capito l'opportunità che mi offre la normativa sullo stress”; “ho le idee più chiare sul significato delle parole”; “è una
fregatura, perché adesso ho capito che mi devo occupare anche di questo”; “l'esperienza degli altri fa sentire meno
soli”; “sto riflettendo sull'idea di
tempo”; “ora ho maggiori conoscenze e consapevolezze”; “adesso devo riportare nella realtà”; “essere
obbligati
al confronto ti consente di relazionarti”; “bisogna che tutti
condividano gli stessi obiettivi da raggiungere”; “riunirsi ogni tanto
serve, anche la riunione periodica può essere un'occasione...”; “...
coinvolgimento...”; “
cafferino e aperitivo, fetta di salame e
ne parliamo”; “servono momenti di socializzazione, dialogo e svago”; “è
utile dare gratificazioni, economiche e fiduciarie”; “pensavo di
rompermi
le
scatole
invece il tempo è volato... interessante!”; “nella ditta piccola penso
di mettere già in pratica, comunque quello che avete detto è vero”; “il
chiarimento della parola
stress
ha cambiato l'idea di
quello che potevo pensare, forse è un input a tutti per migliorarsi”;
“l'artigiano italiano è individualista, cerchiamo di far rete...”.
Speriamo, con questo articolo, di aver dato al lettore un
contributo diverso da quelli che solitamente si leggono su questo tema.
Ci auguriamo che sia uno spunto affinché l'approccio possa finalmente
essere orientato alla sana concretezza di cui c'è un gran bisogno.
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