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"Imparare dagli errori: gli incidenti in assenza di punti di ancoraggio"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
11/04/2013 - Per il numero di infortuni raccolti nelle schede di INFOR.MO., strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio, la rubrica “
Imparare dagli errori” potrebbe affrontare in modo permanente la problematica della caduta dall’alto.
Tuttavia i rischi da conoscere nel mondo del lavoro e gli errori da
evitare sono molti di più di quelli che si riscontrano nei lavori in quota e dunque concludiamo il nostro viaggio attorno alle carenze o assenze di imbracature, cinture di sicurezza, linee vita. E lo facciamo affrontando un tema ricorrente nella prevenzione delle cadute dall’alto: la presenza o meno di idonei
punti di ancoraggio.
I casi
Un
primo caso è relativo ad attività di
montaggio di pannelli in cemento armato prefabbricato di un solaio intermedio.
Un lavoratore cerca di spostare un pannello già posato per
avvicinarlo ad una trave, con l'ausilio di un palanchino manuale. Si
trova con i piedi su un altro pannello, già posato ma ancora agganciato
mediante funi ad una gru, e col palanchino fa leva per spostare l'altro
pannello.
Durante questa operazione provoca, invece che lo spostamento del
pannello che voleva avvicinare alla trave di sostegno, un movimento
all'indietro del pannello su cui è posizionato fino a farlo fuoriuscire
dall'appoggio. Il pannello è di forma trapezoidale e su un lato presenta
una punta molto accentuata: proprio questa punta esce dall'appoggio e
scivola verso il basso, impatta contro una trave metallica e si rompe.
Il pannello rotto precipita al suolo insieme al lavoratore stesso che
muore per le lesioni riportate.
Il lavoratore indossava l' imbracatura di sicurezza ma
non era agganciato a nessuna parte stabile in quanto non erano stati
individuati punti di ancoraggio. Il pannello pesava circa 60 quintali.
Dunque sono diverse le
cause dell’infortunio mortale:
- la mancata individuazione dei punti di ancoraggio;
- le cinture non agganciate per mancanza di ancoraggi;
- l’errore procedurale che porta al movimento all'indietro del pannello e la conseguente rottura e caduta.
Il
secondo
caso riguarda invece l’abbattimento di alcune piante in cima ad una
parete di 25-30 metri (ripida con tratti verticali) nell’ambito dei
lavori di disgaggio per la messa in
sicurezza di una strada sottostante.
Improvvisamente
un lavoratore precipita sulla strada, subito dopo l’albero tagliato, assieme ad
arbusti e terriccio, morendo all’istante. “Al momento della caduta indossava
un’imbracatura di sicurezza che però non era assicurata ad alcun punto fisso”
(probabilmente “per la difficoltà di trovare un ancoraggio solido nelle
immediate vicinanze”).
In
questo casi le cause dell’infortunio sono da imputare probabilmente al
cedimento del terreno friabile su cui stava l'infortunato e il mancato
ancoraggio dell’attrezzatura anticaduta.
Anche
il
terzo caso fa riferimento
alla
mancanza di idonei punti di ancoraggio.
Un
operaio è addetto a lavori di completamento del tetto (posa di materiali
isolanti e tegole) di un capannone.
Cade
dal tetto (lungo i lati del quale non erano installate opere provvisionali) da
un'altezza di circa 5 metri riportando lesioni alla colonna vertebrale lombare.
Sul
tetto erano presenti cinture di sicurezza ma non erano stati predisposti idonei
sistemi di ancoraggio.
La prevenzione
Per
favorire l’installazione di punti di ancoraggio possiamo riprendere quanto
contenuto nella “ Guida
tecnica per la scelta, l’uso e la manutenzione degli ancoraggi”, una
pubblicazione - realizzata da INAIL (Dipartimento Tecnologie di Sicurezza - ex
ISPESL) - che affronta in maniera chiara e completa il tema degli
ancoraggi nel settore delle
costruzioni.
Nel
documento si ricorda che la
scelta
dell’ancorante da adottare in una specifica realizzazione
dipende dai rischi da eliminare e/o ridurre e deve essere effettuata dopo
un’idonea valutazione (il documento fornisce uno schema metodologico generale
per la valutazione di un rischio specifico). Riguardo agli
ancoranti con riferimento a ETAG 001
(Linea guida per il rilascio del benestare tecnico europeo di ancoranti
metallici da utilizzare nel calcestruzzo) e
TR 029 (Linea guida per il rilascio del benestare
tecnico europeo di ancoranti chimici da utilizzare nel calcestruzzo), la scelta
è legata “alle condizioni ambientali, alla entità e al tipo di carico e alla
geometria del materiale base”.
In
particolare la scelta in base alle condizioni ambientali va fatta tenendo conto
delle caratteristiche di resistenza che deve possedere l’ancoraggio in
riferimento alla corrosione e all’incendio. “L’ancoraggio deve essere valutato
in base al
livello di aggressività
dell’ambiente in cui, l’ancorante può subire un ridotto o forte
attacco dalla corrosione. Esso dipende:
dalla presenza di umidità; dalla presenza di condensa; dalla presenza di
cloruri; dal livello di corrosione”.
Riguardo
ai
dispositivi di ancoraggio con
riferimento alla norma UNI EN 795, la scelta del dispositivo
dipende da molti fattori “ed, in particolare, dai materiali costituenti la
struttura di ancoraggio, dalla sua geometria e dal tipo di attività che si
andrà ad eseguire”.
Altri
aspetti da considerare:
-
“il dispositivo di
ancoraggio
deve essere in grado di sopportare le sollecitazioni derivanti dal DPI contro
le cadute dall’alto ad esso collegato;
-
i dispositivi di
ancoraggio
di classe A, C ed D vanno scelti in base alla forza massima ammissibile che la
struttura è in grado di sopportare ed alle dimensioni dell’area di lavoro;
-
i dispositivi di ancoraggio di classe B ed E devono tener conto dello stato
delle superfici come ad esempio la presenza di ghiaccio e/o la contaminazione
causata da olii o grassi”.
Riguardo
ai
punti di ancoraggio con
riferimento ad UNI EN 516/UNI EN 517:
- “la
scelta della installazioni di classe 2 UNI EN 516 che possono essere usate come
punti di ancoraggio ai quali possono essere agganciati DPI contro le cadute
dall’alto o di trattenuta dipende dai materiali costituenti la struttura di
ancoraggio, dalla sua geometria e dal tipo di attività;
- la
scelta dei ganci di sicurezza da tetto UNI EN 517 dipende dai materiali
costituenti la struttura di ancoraggio, dalla sua geometria e dal tipo di
attività che si andrà ad effettuare. Essa può avvenire lungo la direzione del
pendio del tetto, per cui andrà utilizzato il tipo A o lungo le due direzioni,
parallela ed ortogonale al pendio; in questo caso dovrà essere installato il
tipo B”.
Infine
in “ Io non ci casco -
Manuale operativo per chi lavora in altezza”, documento elaborato dall’ Azienda U.L.S.S. 15
“Alta Padovana” per
la prevenzione delle cadute dall’alto nel comparto edile, sono presentate le
tipologie di
collegamento tra punto o linea di ancoraggio e
imbracatura di sicurezza:
-
collegamento con fune di trattenuta a lunghezza registrabile senza assorbitore
di energia;
-
collegamento con fune di trattenuta e assorbitore di energia;
-
collegamento con sistema a fune retrattile;
-
collegamento con fune fissa, dispositivo scorrevole e assorbitore di energia.
Inoltre
sono riportate diverse informazioni per la
scelta del dispositivo di presa del corpo.
Infatti
le norme prevedono
tre
tipologie di dispositivi di presa del corpo da utilizzare in
funzione delle specifiche esigenze lavorative (in commercio esistono anche
dispositivi che le combinano assieme):
-
cinture di posizionamento
(UNI EN 358): “per le attività svolte in posizione fissa possono essere usate cinture di
posizionamento.
Sono utilizzabili solo se si ha la possibilità di collegarsi alla struttura
tramite cordino fatto passare intorno alla struttura stessa e collegato ad
entrambi gli anelli laterali. Il cordino deve essere di lunghezza regolabile
(normalmente 1 ÷ 2 m) in modo da contenere l’eventuale caduta a non più di 0,5
metri senza l’uso di dissipatori di energia. Le cinture di posizionamento
permettono all’operatore di lavorare con entrambe le mani libere”;
-
cinture con cosciali per
posizionamento e sospensione in quota (UNI EN 813): “le
imbracature di sicurezza (UNI EN 361) non sono idonee come dispositivo di
sospensione in quota del lavoratore. Nei lavori con sospensione in quota
dell’addetto sono necessari dispositivi di posizionamento conformi alla norma
UNI EN 813”;
-
imbracature anticaduta
(UNI EN 361): “per tutte le attività in cui sono possibili cadute superiori a
0,5 m, devono essere utilizzate imbracature composte da bretelle e cosciali.
Alcuni tipi di imbracature sono integrate con la cintura di posizionamento in
vita (imbracature combinate). Devono essere collegate a solidi ancoraggi posti
se possibile più in alto dell’operatore. Possono essere dotate di attacco
posteriore (dorsale) o frontale (sternale)”.
In
particolare l’attacco posteriore può essere utilizzato: con fune provvista di
assorbitore di energia quando la caduta libera può comportare forze di arresto
superiori a 6 kN (circa 600 Kg); con dispositivi a fune retrattile”. L’attacco
anteriore può essere utilizzato come l’attacco dorsale e con fune e dispositivo
scorrevole manuale o automatico”.
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