News
"Appello Eternit, Schmidheiny condannato a 18 anni per disastro doloso"
fonte www.puntosicuro.it / Responsabilità sociale
05/06/2013 - La Corte d’appello di Torino ha condannato a 18 anni di reclusione
per disastro doloso Stephan Schmidheiny, imputato nel processo per le
morti negli stabilimenti italiani della Eternit.
La pena inflitta al manager svizzero, per il quale l’accusa aveva
chiesto una condanna a 20 anni, aggiunge due anni ai 16 che gli erano
stati comminati dalla sentenza di primo grado. I giudici d’appello,
infatti, hanno ritenuto Schmidheiny responsabile non solo per le morti e
le malattie legate alle fabbriche della multinazionale dell’amianto di
Cavagnolo (Torino) e Casale Monferrato (Alessandria), ma anche per i
casi avvenuti negli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio
Emilia), che il primo giudizio aveva invece considerato prescritti.
Gestì l’azienda dal 1976 al 1985. Il collegio
giudicante, presieduto da Alberto Oggè, ha stabilito in particolare che
il periodo in cui Schmidheiny gestì la Eternit inizia dal giugno del
1976, per gli stabilimenti di Casale, Cavagnolo e Bagnoli, e dal 1980
per quello di Rubiera, e arriva fino al giugno del 1986 per Casale e
Cavagnolo, fino al 1985 per Bagnoli e al 1984 per Rubiera. L’imputato è
stato invece assolto per non aver commesso il fatto per il periodo
compreso tra il giugno del 1966 e il 1976.
Non luogo a procedere per de Cartier. Il miliardario elvetico era
rimasto l’unico imputato nel processo di appello dopo la morte, lo scorso 20
maggio, del barone belga Louis de Cartier, che in primo grado era stato
condannato come Schmidheiny a 16 anni di reclusione. Per lui i giudici si sono
pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati,
mentre per gli altri hanno dichiarato il non luogo a procedere in seguito al
suo decesso.
Guariniello: “Siamo andati al di là di ogni aspettativa”. “Questa
sentenza è un sogno che si avvera, ci dice che non è mai azzardato sognare”, ha
commentato a caldo Raffaele Guariniello, che ritiene la decisione della Corte
d’appello di Torino “un punto di riferimento per tutte le cause di disastro
ambientale”. Per il pm che ha coordinato il pool dell’accusa, “siamo andati
al di là di ogni aspettativa” ed è stato importante “che sia stato accolto il
nostro appello sul fatto che il disastro sia avvenuto anche a Napoli e
Rubiera”.
La difesa: “Non ci meravigliamo più di nulla”. Di segno opposto il
primo commento di Astolfo Di Amato, difensore di Schmidheiny, che si è detto
“indignato” dalla sentenza. “Adesso quale imprenditore straniero investirà in
Italia? Il mio assistito investì molto sulla sicurezza, spese 75 miliardi
dell’epoca e non ne ebbe profitto. Ora è stato condannato 18 anni. È un
incentivo?”, ha chiesto polemicamente l’avvocato. E ai giornalisti che gli
facevano presente che nel procedimento Eternit bis la procura sta meditando di
contestare il reato di omicidio volontario, ha replicato: “Non ci meravigliamo
più di nulla”.
Segnala questa news ad un amico
Questa news è stata letta 1055 volte.
Pubblicità