News
"La Commissione consultiva per una strategia nazionale di prevenzione"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
18/06/2013 - Non c’è dubbio che per affrontare efficacemente il tema della
prevenzione di infortuni e malattie professionali sia necessario, a livello
nazionale ancor prima che a livello regionale, adottare una
strategia globale.
È
quello che cerca di proporre la
Commissione
consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro che il 29 maggio
2013 ha approvato in via definitiva e a seguito di ampia discussione il
documento “
Proposte della Commissione
consultiva permanente per una strategia nazionale di prevenzione degli
infortuni sul lavoro e delle malattie professionali”. Documento che è primo
passo di carattere propositivo nella identificazione di una vera e propria
strategia nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro.
I
cardini su cui si fondano le proposte sono diversi, dalla diffusione della
cultura della salute e sicurezza nel
lavoro alla promozione e diffusione dei comportamenti sicuri, dal miglioramento
della vigilanza al sostegno alla efficacia delle attività di prevenzione e al
miglioramento della tutela degli esposti ed ex
esposti all’amianto.
Innanzitutto
il documento riporta brevemente il
quadro
normativo e il suo
stato di
attuazione e rimanda a diversi allegati, con riferimento ad esempio
all’andamento degli infortuni e delle malattie professionali, alle attività
della Commissione Consultiva, delle Regioni e delle Province autonome e all’elenco
dei provvedimenti di attuazione del d.lgs. n. 81/2008.
Vengono
poi riportate le azioni di prevenzione in corso, anche con riferimento ai nove
gruppi “tecnici” di lavoro della Commissione Consultiva, nei quali è garantita
la “presenza paritetica di rappresentanti delle Amministrazioni Pubbliche
(comprese le Regioni) e delle parti sociali”.
Riguardo
alle
azioni di prevenzione in corso
si segnala che occorre comunque potenziarle favorendo “forme di integrazione
tra le iniziative nazionali e quelle regionali e coinvolgendo, altresì, in modo
efficace le parti sociali sulla progettazione e diffusione delle iniziative,
anche tramite gli organismi
paritetici costituiti dalle medesime parti a livello nazionale più
rappresentative in ambito sindacale in attuazione di specifici accordi
interconfederali. È importante poi che tale potenziamento riguardi i
comitati regionali di coordinamento,
chiamati, a livello territoriale, a perseguire la massima coerenza nei singoli
territori tra le attività pianificate a livello nazionale e quelle attive o da
attivare a livello territoriale, anche attraverso il fattivo coinvolgimento di
rappresentanti delle Consigliere di parità relativamente alle politiche locali
sulle questioni di genere”.
Inoltre
va garantita “l’implementazione dei lavori in corso nell’ambito della
Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro, anche per mezzo
del possibile coinvolgimento di rappresentanti delle Consigliere di parità nei
comitati della Commissione consultiva, relative alla elaborazione e diffusione
di strumenti di ausilio alle imprese in relazione alla corretta attuazione
della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, quali buone
prassi”, linee guida e codici etici. È necessario poi procedere a un
“monitoraggio della efficacia delle indicazioni metodologiche in materia di
stress lavoro correlato, elaborate
dalla Commissione consultiva in data 17 novembre 2010, e al
completamento delle indicazioni di Stato e
Regioni in materia di formazione, con riferimento alla formazione del
Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e degli Addetti al
medesimo servizio, al momento regolata da accordi in Conferenza Stato-Regioni
che vanno aggiornati e rivisitati, anche in ottica di genere e per ragioni di
coerenza con gli ultimi accordi relativi alla formazione di datore di lavoro
che svolga i compiti del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione,
dirigenti, preposti e lavoratori (accordi del 21 dicembre 2011 e del 25 luglio
2012) e con il decreto interministeriale del 6 marzo 2013 identificativo dei criteri di
qualificazione del formatore in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.
La
Commissione segnala poi che il d.lgs. 81/2008 individua quali elementi
fondamentali per realizzare efficaci attività di prevenzione,
l’informazione, la formazione, l’assistenza
e consulenza e la promozione della cultura della prevenzione nei luoghi di
lavoro.
Vengono
presentate a questo proposito alcune
azioni
di riferimento, come la “predisposizione e divulgazione di strumenti di
supporto alle imprese”, con particolare riguardo alle piccole,
medie e micro-imprese. O la “progettazione ed erogazione di percorsi
formativi e di aggiornamento professionale per le figure previste dal d.lgs. n.
81/2008 e per la professionalizzazione di figure (quali, ad esempio,
progettisti e auditor dei sistemi di gestione) a sostegno del miglioramento
della gestione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro”. O ancora la
“realizzazione sistematica di Campagne di sostegno informativo, sia di
carattere generale che per target e per settori che presentino criticità
specifiche”.
Senza
dimenticare l’importanza dell’
attivazione
di sistemi informativi che, attraverso la “condivisione di informazioni,
elaborate per la realizzazione di mappe di rischio, permettano di indirizzare
iniziative ed interventi, sia di prevenzione che di vigilanza, e di monitorarne
l’efficacia (ad esempio il SINP).
Inoltre
area specifica di intervento privilegiato in ambito di promozione della cultura
della prevenzione è quella in favore del sistema scolastico.
L’esistenza
in concreto di una efficace strategia di contrasto al fenomeno infortunistico
“non passa solo attraverso il perfezionamento del quadro giuridico di
riferimento e le attività di Stato, Regioni e parti sociali quanto anche
attraverso la
realizzazione di una serie
di azioni promozionali dirette a
migliorare la prevenzione e i livelli di tutela in tutti gli ambienti di
lavoro”.
Il
documento segnala la necessità di “
completare
l’utilizzo delle somme già impegnate a livello nazionale in attuazione
delle attività promozionali di cui all’articolo 11 del “testo unico” di salute
e sicurezza sul lavoro, anche avendo riguardo allo svolgimento di attività di
formazione – realizzate con la partecipazione delle parti sociali – su base
nazionale. Va, in particolare, pianificata una attività di monitoraggio delle
risorse già impegnate, sia a livello nazionale che territoriale, al fine di
valutare l’efficacia delle azioni con esse finanziate, anche in relazione
all’utilizzo delle somme del Fondo Sociale Europeo eventualmente impegnate in
materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Ancora, sempre in relazione al citato articolo 11 del d.lgs. n. 81/2008,
si ritiene che sia una
conclamata
criticità la progressiva limitazione (infine giunta all’azzeramento)
delle risorse disponibili, da superare
attraverso un nuovo stanziamento di risorse. Infine, si reputa essenziale
segnalare l’opportunità di rinvenire risorse pubbliche da destinare al sostegno
di attività aziendali, specie nelle piccole e medie imprese, dirette a
migliorare le condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, specie in
relazione alla adozione di misure di tipo organizzativo idonee a eliminare o
ridurre al minimo i rischi negli ambienti di lavoro”.
Altro
aspetto delicato affrontato dalla Commissione riguarda il
miglioramento della vigilanza.
Se
il “testo unico”definisce le modalità attraverso cui i soggetti istituzionali
devono concorrere a raggiungere obiettivi di una vigilanza efficace, in questi
ultimi anni si è “già fortemente ridotto, per quanto non possa dirsi del tutto
eliminato, il rischio di sovrapposizioni e duplicazioni tra i soggetti istituzionalmente
a ciò deputati. Si ha, peraltro, motivo di ritenere che tale positivo trend
verrà ulteriormente rafforzato dalla citata attivazione del SINP, i cui dati
saranno essenziali per “ottimizzare” accessi e target individuati dagli organi
di vigilanza in base ad una maggiormente approfondita conoscenza della realtà
dei singoli territori e comparti”.
È
inoltre necessario “favorire la conoscenza da parte delle imprese e dei
lavoratori dei
comportamenti sicuri
– anche avuto riguardo alle differenze di genere – che, tenuti ogni giorno,
impediscono che vengano contratte malattie a causa di lavoro agendo sulla leva
della prevenzione”.
La
promozione e diffusione di comportamenti
“virtuosi” va “perseguita attraverso il potenziamento della divulgazione di
strumenti quali le già citate linee guida e buone prassi ma anche per mezzo di
procedure operative – come detto già largamente valorizzate nell’ambito delle
politiche nazionali e delle attività già in corso a livello centrale e
territoriale – e per mezzo della promozione di comportamenti ispirati alla
Responsabilità sociale delle imprese. In tale contesto, particolare attenzione
va riservata a strumenti, tra quelli appena individuati, che permettano di
tener conto – come imposto dal ‘testo unico’ di salute e sicurezza sul lavoro –
delle differenze
di genere nella applicazione delle norme di salute e sicurezza sul lavoro”.
Andrà
poi effettuata “una attenta valutazione – con conseguente monitoraggio – della
applicazione delle ‘
procedure
standardizzate di valutazione del rischio’, di cui all’articolo 29, comma
5, del ‘testo unico’, sia per valutarne l’efficacia sia per procedere alla loro
implementazione”. Si dovrà, quindi, procedere alla approvazione e divulgazione
di procedure semplificate (previste, del resto, all’articolo 30 del d.lgs. n.
81/2008) per la predisposizione e attuazione di modelli di gestione in materia
di salute e sicurezza sul lavoro, al fine di favorire la diffusione di tali
strumenti anche presso le aziende di limitate dimensioni, quali le medie,
piccole e micro-imprese (largamente diffuse in Italia)”.
Il
documento si sofferma anche sul miglioramento della
tutela degli esposti ed ex esposti all’amianto.
È
infatti precisa volontà del Governo italiano quella di procedere alla
discussione, progettazione ed applicazione di un vero e proprio “
Piano nazionale amianto”, per
affrontare il tema della “esposizione a tale sostanza da ogni possibile
visuale, quindi avendo a riferimento le attività di ricerca a favore della
prevenzione, quelle che riguardano la sanità pubblica, quelle relative al
sostegno dei lavoratori che abbiano contratto una malattia legata all’ uso
di amianto e, infine, quelle legate alle bonifiche delle strutture
contenenti amianto o allo smaltimento dei relativi rifiuti”. Delle misure del piano nazionale occorrerà,
dunque, “tener necessariamente conto nella realizzazione delle attività di
prevenzione”.
Infine
la Commissione propone che - per “indirizzare in una cornice unitaria e
ampiamente condivisa le attività che si svolgono e, soprattutto, che si
svolgeranno in Italia in materia di prevenzione degli infortuni e delle
malattie professionali” - sia il
comitato per l’indirizzo e la valutazione
delle politiche attive in materia di salute e sicurezza e per la vigilanza
di cui all’articolo 5 del “testo unico” a elaborare “la prima stesura delle
proposte per la
strategia nazionale
in materia, individuata in relazione a un arco temporale che permetta una
corretta pianificazione e realizzazione delle attività identificate come strategiche
e il loro monitoraggio in termini di efficacia e che si ritiene potersi
identificare nel triennio”.
Il
comitato dovrebbe, quindi, sottoporle alla Commissione consultiva permanente
per la salute e sicurezza sul lavoro al fine di consentire a tale organismo di
operare le necessarie valutazione e avanzare le proposte di modifica o
integrazione. E infine il comitato di cui all’articolo 5 del “testo unico”
potrebbe “approvare il testo della strategia, da proporre al Governo e al
Parlamento perché venga condivisa in sede politica e, quindi, venga adottata
come
strategia nazionale per la salute e
sicurezza per il triennio di riferimento, mediante intesa in Conferenza
Stato-Regioni”.
I
documenti elaborati dalla Commissione Consultiva Permanente per la salute e
sicurezza sul lavoro in merito alle “
Proposte
per una strategia nazionale di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle
malattie professionali”:
-
il Documento approvato dalla Commissione consultiva in data 29
maggio 2013 (formato PDF, 383 kB);
- Scheda
sintetica dell’andamento degli infortuni e delle malattie professionali (formato
PDF, 222 kB);
- Intesa, ai sensi dell’art.8, comma 6, della L.131/2003, sul documento “Indirizzi per la realizzazione
degli interventi in materia di prevenzione a tutela della salute e sicurezza
nei luoghi di lavoro per l’anno 2012” (formato PDF, 814 kB);
- Indicazioni ai Comitati regionali di Coordinamento per la
definizione della programmazione per l’anno 2013 delle attività di vigilanza ai
fini del loro coordinamento (formato PDF, 581 kB);
- Attività della Commissione ex articolo 6, d.lgs. n. 81/2008
(formato PDF, 132 kB);
- Attività delle Regioni e delle Province autonome per la
prevenzione nei luoghi di lavoro (formato PDF, 7.93 MB);
- Elenco non esaustivo dei provvedimenti di attuazione del d.lgs.
81/2008 (formato PDF, 192 Kb).
Segnala questa news ad un amico
Questa news è stata letta 1029 volte.
Pubblicità