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"Inail: conoscere e prevenire il rischio dell’esposizione a legionella"
fonte www.puntosicuro.it / Salute
18/07/2013 - La
malattia dei legionari – una forma di polmonite causata dal batterio
Legionella pneumophila e
altri batteri ad esso correlati – non è certo considerabile come una
patologia del passato o come “archeologia” della medicina del lavoro. È
una patologia scoperta qualche decina di anni fa, ancora molto diffusa,
spesso sottostimata, che solo nel 2010 in Italia riguardava ben 1234
casi.
E a livello di Unione Europea sono stati registrati tra il 1996 e il 2002 continui incrementi della sua diffusione.
Per parlare di legionella, con riferimento specifico ai rischi dei lavoratori, presentiamo un
factsheet elaborato dal Dipartimento Igiene del Lavoro dell’Inail dal titolo “
Il rischio di esposizione a Legionella spp. in ambienti di vita e di lavoro”.
Non è la prima volta che l’Inail si occupa di contaminazione microbiologica, tuttavia con questo documento si ferma l’attenzione sui problemi correlati alla legionellosi.
Non è la prima volta che l’Inail si occupa di contaminazione microbiologica, tuttavia con questo documento si ferma l’attenzione sui problemi correlati alla legionellosi.
Con
questo termine - coniato nel 1976 in occasione di un’epidemia di polmonite che
si verificò a Philadelphia tra partecipanti ad un Convegno dell’Associazione di
ex combattenti dell’American Legion - si definiscono “tutte le forme morbose
causate da batteri Gram-negativi aerobi appartenenti al genere Legionella. Al microrganismo
responsabile dei decessi venne dato il nome di
Legionella pneumophila.
La
legionellosi, come accennato a inizio articolo, “costituisce un
problema emergente in Sanità Pubblica,
essendo sottoposta a sorveglianza speciale da parte dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS), della Comunità Europea (European Legionnaires’
Disease Surveillance Network - ELDSNet) e dell’Istituto Superiore di Sanità
(ISS) presso il quale è istituito un registro in cui sono annotati i singoli casi”.
Nonostante
ci sia un
obbligo di notifica, in
Italia il numero dei casi/anno è ancora largamente sottostimato e, per la
maggior parte di questi, “non e possibile risalire alle circostanze in cui si è
verificata l’esposizione all’agente eziologico”.
Dopo
aver ricordato che la famiglia delle Legionellaceae comprende un solo genere
con più di 50 specie, alcune delle quali con diversi sierogruppi L.
pneumophila, il documento sottolinea che “
tutti
i batteri appartenenti al genere Legionella sono classificati nel 2°
gruppo di rischio” degli agenti biologici indicati nell’Allegato
XLVI del D.Lgs
81/2008.
Riguardo
alle
conseguenze della patologia
“vengono distinte due manifestazioni cliniche: la ‘
Febbre di Pontiac’ e la ‘
Malattia
dei Legionari’. Quest’ultima è la forma più severa dell’infezione con una
letalità totale del 5-15% che, nei casi nosocomiali, può arrivare al 30-50% o
fino al 70-80% nei pazienti immunocompromessi”.
Mentre
la “
Febbre di Pontiac” è una “forma
simil-influenzale di lieve entità, senza interessamento polmonare”.
In
aggiunta a questi quadri clinici è stata dimostrata “anche una forma subclinica
ed asintomatica della malattia, evidenziabile con il riscontro di anticorpi
anti-Legionella spp”.
La
malattia è acquisita per via respiratoria “mediante
inalazione di aerosol (goccioline di acqua aerodisperse) contenente
legionelle o di particelle di polvere da esso derivate per essiccamento o, più
raramente, in seguito ad aspirazione di acqua contaminata”. Più piccole sono le
dimensioni delle goccioline inalate e “più facilmente queste raggiungono le
basse vie respiratorie (alveoli
polmonari)”. E i principali sistemi “in grado di generare aerosol sono i
rubinetti e i diffusori delle docce dell’impianto idrico, le torri di
raffreddamento, i condensatori evaporativi e gli umidificatori degli impianti di
condizionamento,
le vasche idromassaggio, le fontane decorative, le piscine, etc”.
Veniamo
ai
fattori di rischio per l’acquisizione
della malattia.
Le
legionelle sono “batteri ubiquitari, ampiamente diffusi negli ambienti naturali
come laghi, stagni, acque termali, da cui possono facilmente raggiungere quelli
artificiali (condotte d’acqua cittadina, impianti idrici, torri evaporative,
etc.) dove possono proliferare se ci sono fattori ambientali che ne favoriscono
la crescita”.
Il
rischio di acquisire un’infezione da Legionella spp. è correlato alla presenza
di:
-
fattori ambientali: il più
importante fattore è rappresentato “dalla temperatura dell’acqua che, quando è
compresa tra i 25°ed i 42°C (optimum a 36°C), permette al
batterio di raggiungere elevate concentrazioni. Gli altri fattori di rischio legati
alle condizioni ambientali sono la presenza di amebe all’interno delle quali
il microrganismo può crescere, di
sostanze biodegradabili che favoriscono la formazione di biofilm, di elementi
in traccia (ferro, rame, zinco, ecc.), di incrostazioni e depositi calcarei”,
...;
-
fattori
del microrganismo: sono correlati alla virulenza del ceppo batterico
(capacità di moltiplicazione all’interno dei macrofagi, resistenza agli
antibiotici, etc).
-
fattori legati all’ospite: sono
relativi alla “maggiore suscettibilità di alcuni individui nei confronti
dell’infezione; tra questi, i soggetti di sesso maschile o di età avanzata, i
fumatori, le persone affette da patologie croniche (broncopneumopatie
ostruttive, malattie cardiovascolari, diabete, ecc.) o con immunodeficienza
acquisita in seguito ad interventi terapeutici (trapianti d’organo, terapia con
steroidi e antitumorali)”.
Quali sono le
attività lavorative più a rischio?
Malgrado
la carenza di dati specifici e il fatto che il rischio di acquisire un’infezione
sia riscontrabile in tutti gli ambienti di vita e di lavoro con esposizione ad
aerosol infettanti, sono tuttavia noti “numerosi casi di legionellosi tra
lavoratori addetti alla pulizia e
manutenzione degli impianti di condizionamento e delle torri evaporative,
addetti alla vendita di vasche per idromassaggio, minatori, dentisti,
giardinieri, etc”.
Inoltre
alcuni dati ottenuti da monitoraggi microbiologici svolti nei luoghi di lavoro
dimostrano la presenza del batterio “nell’acqua degli impianti per il lavaggio
di parti meccaniche nelle industrie automobilistiche, nelle vasche di
raffreddamento e lavaggio di prodotti vegetali, nelle vasche di aereazione per
il trattamento di acque reflue, nel materiale organico per la produzione di
terreni per il giardinaggio, etc”.
Per
prevenire la legionellosi l’Istituto
Superiore di Sanità ha predisposto delle Linee guida (“Linee Guida per la
prevenzione e il controllo della legionellosi”) che indicano misure di
prevenzione e controllo “da attuare negli ospedali e nelle strutture
comunitarie (uffici, alberghi, campeggi, ecc.)”; nelle “ Linee guida recanti
indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico-recettive e
termali”
viene inoltre ribadita l’importanza della
valutazione
del rischio quale misura fondamentale di prevenzione della legionellosi.
Entrambe le linee guida nazionali fanno riferimento alla concentrazione di
legionelle rilevate nell’impianto idrico e/o nelle torri evaporative per
decidere se attuare o no interventi di bonifica ambientale; tra questi lo shock
termico e l’iperclorazione shock sono i più efficaci”.
Inoltre
ai fini della prevenzione e controllo della legionellosi è fondamentale attuare
altre “
misure a breve
(decalcificazione dei rompigetto dei rubinetti e dei diffusori delle docce,
sostituzioni di tubi, etc)
e a lungo
termine (svuotamento, pulizia e disinfezione dei serbatoi di accumulo
acqua, torri evaporative, etc.)”.
Il
factsheet, che vi invitiamo a visionare e che riporta i principali riferimenti
normativi, conclude sottolineando,
ancora una volta, che “la legionellosi resta ancora una patologia poco
conosciuta, soprattutto in ambito occupazionale”. E questo sia perché spesso il rischio di natura biologica “non è debitamente
valutato all’interno di ambienti lavorativi non prettamente ‘sanitari o
d’assistenza’”, sia per la limitata conoscenza sulle potenziali fonti di
diffusione ambientale del batterio.
È
dunque indispensabile “porre maggiore attenzione nei confronti di questo
potenziale rischio, predisponendo adeguate misure di prevenzione e controllo
della contaminazione microbiologica ambientale”.
Dipartimento
Igiene del Lavoro dell’INAIL, “ Il
rischio di esposizione a Legionella spp. in ambienti di vita e di lavoro”, factsheet,
edizione 2012 (formato PDF, 749 kB).
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rischio di esposizione a Legionella spp.”.
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