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"Macchine: usi scorretti e manipolazione dei sistemi di sicurezza"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza Macchine ed Attrezzature
18/02/2014 - In relazione all’interazione uomo-macchina nel mondo del lavoro e al problema della
manomissione dei sistemi di sicurezza, è importante dare risposta ad alcuni quesiti:
- è possibile tracciare un limite tra la manipolazione e l'uso scorretto ragionevolmente prevedibile?
- perché l'operatore ha la sensazione che i dispositivi di protezione siano solo di impaccio alla lavorazione?
- basta una adeguata formazione informazione e addestramento del personale per eliminare questo rischio?
- le norme armonizzate per la progettazione delle attrezzature di lavoro tengono conto di questo rischio?
Di questi quesiti si sta occupando un lavoro condiviso tra INAIL e
vari enti internazionali facenti parte dell'ISSA (International Social
Security Association). In particolare è stato realizzato un sito sulla problematica del
defeating (manomissione) ed è stato organizzato - dall’INAIL in collaborazione con Assolombarda e Federmacchine - il seminario “
La manipolazione dei dispositivi di sicurezza... Un rischio da non correre” che si è tenuto a Milano il 3 e 4 dicembre 2013.
Presentiamo oggi un intervento a
cura del Dott. Nicola Delussu (Servizio PSAL, Asl Milano)
dal titolo “
Manipolazione dei sistemi di
sicurezza e uso scorretto ragionevolmente prevedibile. L’esperienza degli
organi di vigilanza”.
Innanzitutto vengono presentati
alcuni
elementi normativi, ad
esempio con riferimento all’articolo 70 e 71 del D.lgs. 81/2008 o all’Allegato
I, relativo ai requisiti
essenziali di sicurezza (RES) e di tutela della salute nella progettazione
e costruzione delle macchine, del D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 17 “Attuazione
della direttiva 2006/42/CE, relativa alle macchine e che modifica la direttiva
95/16/CE relativa agli ascensori”.
Si ricorda a questo proposito che
ogni macchina deve essere accompagnata da
istruzioni per l’uso nella o nelle lingue comunitarie ufficiali dello Stato membro
in cui la macchina è immessa sul mercato e/o messa in servizio e inoltre il
contenuto delle istruzioni
non deve
riguardare soltanto l’uso previsto della macchina, ma
deve tener conto anche dell’uso scorretto ragionevolmente prevedibile.
Questo significa che in fase di
redazione delle istruzioni “il
fabbricante dovrà tener conto di quanto è noto in merito ai possibili usi
scorretti della macchina. Più il fabbricante fornisce informazioni sull’uso
scorretto prevedibile all’utilizzatore, più quest’ultimo sarà responsabile
delle scelte che effettuerà nella sua valutazione del rischio per prevenire i
rischi associati”.
Il documento si sofferma poi
sulla
Norma EN ISO 12100-1
(Sicurezza del macchinario - Concetti fondamentali, principi generali di
progettazione) che fornisce i “seguenti
esempi
dei tipi di uso scorretto o di comportamento umano facilmente prevedibile
da prendere eventualmente in considerazione:
- perdita di controllo della
macchina da parte dell’operatore;
- reazione istintiva di una
persona in caso di malfunzionamento, incidente o guasto durante l’uso della
macchina;
- comportamento derivante da
mancanza di concentrazione o noncuranza;
- scelta comportamento derivante
dall’adozione della ‘linea di minor resistenza’ nell’esecuzione di un compito;
- comportamento risultante da
pressioni per tenere la macchina in esercizio in tutte le circostanze”;
- “comportamento di alcune
persone (bambini, persone disabili)”.
Dunque tali comportamenti possono
avere come risultato “una serie di
situazioni
in cui si verifica un uso scorretto della macchina come, ad esempio:
- l’ utilizzo di una
gru o di una piattaforma di lavoro mobile elevabile senza impiegare gli
stabilizzatori;
- lasciare aperta la portiera di
un mezzo
di movimentazione terra, neutralizzando gli effetti prodotti dai
dispositivi per il filtraggio dell’aria e l’insonorizzazione della cabina;
- due operatori al lavoro con una
pressa progettata per essere utilizzata da una sola persona.
Un’attenzione particolare andrà
prestata a fattori che possono portare alla rimozione, smantellamento o
neutralizzazione di ripari e dispositivi di protezione”.
L’intervento fa poi riferimento
alla
Norma UNI EN 1050 “Principi per
la valutazione del rischio” ricordando che nella
fase di stima del rischio, “si dovrà tenere conto dei seguenti
aspetti: persone esposte; tipo, frequenza e durata dell’esposizione; rapporto
tra l’esposizione e gli effetti; fattori umani;
affidabilità delle funzioni di sicurezza;
possibilità
di neutralizzare o eludere le misure di sicurezza”. Concetto che “si
ritrova anche nella Direttiva Macchine” quando si descrivono i RES che devono
avere le protezioni ed i dispositivi di sicurezza ‘
… non devono essere facilmente elusi o resi inefficaci’.
E in relazione alla possibilità
di neutralizzare o eludere le misure di sicurezza “la
figura dell’utilizzatore della macchina è necessaria per stabilire:
a) se la misura di sicurezza
rallenta la produzione, o interferisce con qualsiasi altra attività o
preferenza dell’operatore;
b) se la misura di sicurezza è
difficile da utilizzare;
c) se la misura di sicurezza non
è riconosciuta dall’operatore o non risulta accettata come adeguata per la sua
funzione”.
E la
Norma UNI EN 1088 “Sicurezza del Macchinario - Dispositivi di
interblocco associati ai ripari - Principi di progettazione e di scelta) specifica
“i principi di progettazione e di scelta dei dispositivi di sicurezza
indipendentemente dalla natura della sorgente di energia, dei dispositivi di
interblocco associati ai ripari e fornisce i requisiti specificatamente
destinati ai dispositivi di interblocco elettrico. Nella variante del 2007 tra
i modi ragionevolmente prevedibili di neutralizzare i dispositivi di
interblocco è stato incluso l’uso di un utensile (ad es. cacciavite, chiavi,
pinze, ecc.)”.
Si sottolinea che la
Norma ISO 14119: 2013 sostituirà la UNI
EN 1088.
Il relatore indica che per
elusione di un dispositivo di protezione
si intende la “disabilitazione volontaria che viene operata sul dispositivo
stesso per renderlo inefficace. Ciò in genere accade quando lo stesso viene
vissuto come un intralcio in quanto: allunga i tempi di lavorazione; aumenta i
disagi della lavorazione (ad es. perché non ergonomico); compromette la qualità
della lavorazione (danneggia il materiale); si guasta facilmente o crea
disservizi (difetti tecnologici); impedisce alcune lavorazioni non previste dal
fabbricante; assenza di disattivazioni parziali”. E possono esistere “
diversi gradi di elusione: da quella
più semplice operata con oggetti facilmente reperibili (cacciaviti, nastro
adesivo, fascette) a quella più complessa, ovvero pianificata, che evidenzia la
volontà di modificare il sistema di sicurezza della macchina stabilito
dal costruttore (interventi sui circuiti di comando)”.
Il
fabbricante ha infine l’obbligo di:.
- “impedire preventivamente
l’elusione realizzando dispositivi di sicurezza tecnologicamente ben
congegnati, che non ostacolino i processi lavorativi;
- rendere difficile la
manipolazione dei dispositivi con soluzioni costruttive adeguate:
inaccessibilità, attrezzi speciali, chiavi elettroniche, ecc.;
- scoprire ed eliminare i difetti
dei propri prodotti immessi sul mercato in collaborazione con gli
utilizzatori”.
Concludiamo questa presentazione
invitando i lettori a visionare integralmente l’intervento, con particolare
riferimento ai vari
esempi di
manipolazione di dispositivi di protezione, riportati nelle slide con ricco
corredo fotografico esplicativo.
“ Manipolazione dei sistemi di sicurezza e uso scorretto
ragionevolmente prevedibile. L’esperienza degli organi di vigilanza”,
intervento a cura del Dott. Nicola Delussu (Servizio PSAL, Asl Milano),
seminario “La manipolazione dei dispositivi di sicurezza... Un rischio da non
correre” (formato PDF, 9.37 MB).
Tiziano Menduto
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