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"Storie di infortunio: senza via di scampo"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
01/04/2014 -
Il Centro regionale di Documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte ( Dors) raccoglie storie d'infortunio rielaborate
dagli operatori dei Servizi PreSAL delle ASL piemontesi a partire dalle
inchieste di infortunio, con la convinzione che conoscere come e perché
è accaduto sia una condizione indispensabile per proporre soluzioni
efficaci per la prevenzione. In questa storia, dal titolo “
Senza via di scampo”
(a cura di Angelo Vella, Monica Caramello, Servizio Pre.S.A.L. della
Asl TO1), due operai sono rimasti seppelliti dal cedimento delle pareti
di uno scavo.
Che cosa è successo
Durante l’esecuzione di lavori di
escavazione per l’allacciamento dei condotti di scarico di un edificio alla rete
fognaria comunale, bianca e nera, due operai sono rimasti seppelliti dal
cedimento delle pareti di uno scavo di circa 4 metri di profondità presso un
cantiere edile stradale. Un lavoratore è deceduto e un altro si è infortunato
in modo lieve, con una decina di giorni di prognosi.
Chi
Michele, il lavoratore deceduto,
aveva 53 anni ed era italiano. Ha lavorato nel settore edile, come operaio, per
4 anni dal 2003 al 2007 e, come carpentiere, per sei mesi tra il 2007 e il
2008. Dall’inizio del 2009 fino al giorno dell’infortunio ha lavorato in nero,
senza regolare contratto di lavoro, per conto della ditta affidataria dei
lavori in cantiere, nella quale era stato dipendente nel periodo 2007-2008.
Dimitri, l’altro lavoratore
infortunato, di 28 anni e di nazionalità rumena, era dipendente, come operaio,
della ditta subappaltatrice dei lavori di scavo.
Dove e quando
L’infortunio si è verificato
nella primavera del 2009, presso un cantiere edile stradale di Torino, durante
l’esecuzione di lavori
di scavo per l’allacciamento delle condutture di scarico di un edificio
alle reti fognarie comunali. I lavori nel cantiere erano iniziati sette giorni
prima dell’incidente, con l’esecuzione di un primo scavo per l’allacciamento
alla rete fognaria bianca ed erano stati eseguiti da Dimitri insieme a due
dipendenti della ditta subappaltatrice.
Il cantiere si trovava al centro
strada, con un’estensione a destra verso il marciapiede e a sinistra verso uno
stabile tramite un’area di transito stradale segnalata con cartelli di “divieto
di sosta”. Per la realizzazione degli scavi era stato utilizzato un escavatore.
Come
Michele e Dimitri si trovavano
sopra un trabattello situato all’interno della fossa, intenti a eseguire la
rimozione dell’ultimo tratto di scavo, per consentire la posa e l’allacciamento
della nuova tubazione di scarico delle acque nere al collettore della rete
fognaria comunale. Durante le operazioni di scavo, la parete destra della
fossa è crollata addosso ai due lavoratori, seppellendo parzialmente Dimitri
che grazie all’intervento tempestivo dei colleghi, è riuscito a liberarsi.
Michele, invece, è rimasto incastrato dalla terra sino alla cinta non riuscendo
più a liberarsi. Dopo circa cinque minuti la parete sinistra della fossa è
crollata, seppellendo totalmente Michele e provocandone la morte.
Perché
L’area di cantiere, di 16 metri
di lunghezza e circa 7 metri di larghezza, era provvista di recinzione con grigliato
metallico sulla quale erano affissi segnalatori luminosi notturni d’ingombro e
cartelli di deviazione stradale e di sicurezza sul lavoro. All’interno
dell’area di cantiere vi era uno scavo di 10 metri di lunghezza e 1,6 metri di
larghezza, con un dislivello progressivo dal piano strada, lato edificio, fino
a una profondità massima di 4 metri nella fossa situata al centro strada che
misurava 6 metri di lunghezza e 1,6 metri di larghezza. Le pareti dello scavo
avevano una pendenza di circa 85° ed erano prive di armature di sostegno. In
prossimità del ciglio dello scavo erano depositati, su entrambi i lati, quattro
cumuli di terra e pietre estratti durante le operazioni di scavo, che sarebbero
serviti per il successivo rinterro.
La mancata adozione di un sistema
di armatura e di puntellamento delle pareti verticali dello scavo e il peso di
cumuli di terra sul ciglio dello scavo hanno contribuito al franamento delle
pareti.
Cosa si è appreso dall’inchiesta
Nel cantiere durante l’esecuzione
di scavo in trincea sono emerse alcune criticità quali:
- la mancata adozione da parte
dei soggetti responsabili delle imprese affidatarie e subappaltatrici delle
misure di prevenzione e di protezione contro il rischio
di seppellimento e di caduta di materiali/persone dall’alto;
- l’omessa verifica e controllo
da parte del coordinatore per la progettazione e l’esecuzione dei lavori,
responsabilità anche a carico del committente.
In particolare:
Imprese affidataria e subappaltatrice:
- non hanno adottato alcun
sistema di armatura e di puntellamento delle pareti verticali dello scavo
profondo 4 metri circa, in relazione alla loro pendenza e alla natura geologica
e geotecnica del terreno, con elementi di sostegno realizzati in legno o in
acciaio, al fine di evitare lo smottamento del terreno;
- hanno consentito il deposito di
quattro cumuli di materiale di riporto (terra e pietre) lungo i bordi dello
scavo che possono aver contribuito con il loro peso a gravare sulle pareti
dello scavo favorendone così il franamento;
- non hanno tenuto conto delle
misure di prevenzione e di protezione per la messa in sicurezza
dello scavo per evitare franamenti indicate nei rispettivi piani operativi
di sicurezza: “armature lignee” e “armatura realizzata con pannelli metallici o
legno puntellata”;
- non hanno predisposto robusti
parapetti con tavola fermapiede lungo i lati dello scavo esponendo così i
lavoratori a pericoli di caduta da un’altezza di 4 metri e di caduta di
materiale dall’alto durante le operazioni di scavo in fossa;
- sono state inoltre omesse
dall’impresa affidataria dei lavori: la verifica delle condizioni di sicurezza
dei lavori affidati, l’applicazione delle disposizioni e prescrizioni del piano
di sicurezza e coordinamento e la trasmissione del piano di sicurezza
dell’impresa subappaltatrice;
- è stata utilizzata in cantiere
mano d’opera in nero; il lavoratore deceduto è risultato privo di regolare
contratto di lavoro nonostante eseguisse lavori per conto dell’impresa
affidataria dal 2009.
Pertanto sul lavoratore:
- non è stata effettuata la
sorveglianza sanitaria attraverso visita medica preventiva, al fine di
constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro assegnato al lavoratore di
idoneità psico-fisica alla mansione, e visita medica periodica per il controllo
della salute e l’idoneità alla mansione del lavoratore;
- non è stata fornita adeguata
informazione e formazione, in relazione alle operazioni previste;
- non è stato fornito
l’addestramento qualificato e ripetuto sulle tecniche operative, sulle manovre
di salvataggio e sulle procedure di emergenza.
Coordinatore per la progettazione e l’esecuzione dei lavori:
- non ha verificato, con
opportuna azione di coordinamento e controllo, l’applicazione da parte delle
imprese esecutrici delle loro disposizioni contenute nel piano di sicurezza e
coordinamento e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro. Nel
piano è, infatti, prevista:
- “la realizzazione dello scavo
in “trincea” a mano di larghezza pari a 0,60 m e profondità variabile da 0,50 m
a 1 m per la realizzazione del letto di posa della tubazione fognaria ed
inserimento di pozzetti”, mentre nel cantiere lo scavo aveva dimensioni di 10 m
di lunghezza, 1,6 m di larghezza, 4 m di profondità la cui esecuzione era stata
realizzata con l’impiego di un escavatore;
- “la presenza di un autocarro
atto al trasporto della terra di scavo nell’area vicina al cantiere in quantità
necessaria al rinterro, mentre la quantità in eccesso doveva essere rimossa
fuori dal cantiere”, mentre al momento dell’infortunio la terra di risulta era
stata posizionata lungo i lati dello scavo;
- “la predisposizione di idonee
armature metalliche o in legno delle pareti dello scavo”, mentre non era stata
allestita alcuna armatura delle pareti dello scavo.
- non ha adeguato il piano di
sicurezza e coordinamento in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle
eventuali modifiche intervenute in relazione alle dimensioni e profondità dello
scavo presente in cantiere rispetto a quelle previste nel piano.
Committente:
- non ha verificato l’idoneità
tecnico-professionale dell’impresa affidataria in relazione ai lavori da
affidare;
- anche se ha designato il coordinatore
per la progettazione e l’esecuzione dei lavori, il committente non è esonerato
dalle responsabilità connesse alla verifica dell’adempimento degli obblighi
sopracitati in capo al coordinatore per la progettazione e l’esecuzione dei
lavori.
Indicazioni per la prevenzione
Per evitare un infortunio di
questo genere si possono indicare una serie di misure preventive:
- la predisposizione di adeguate
armature di sostegno sulle pareti verticali dello scavo, individuate dopo una
valutazione della natura geologica e geotecnica del terreno, avrebbe impedito
il cedimento delle stesse;
- la verifica in cantiere,
esercitata dal coordinatore
per l’esecuzione dei lavori, con opportune azioni di coordinamento e
controllo, avrebbe messo in luce la mancata adozione delle armature di sostegno
alle pareti dello scavo e il deposito di cumuli di terra sul ciglio e avrebbe
consentito al coordinatore di prendere i provvedimenti necessari ricorrendo
alla sospensione dei lavori fino alla messa in sicurezza dell’area;
- la verifica in cantiere,
esercitata anche dall’impresa affidataria dei lavori, delle condizioni di
sicurezza dei lavori e l’applicazione del piano di sicurezza e coordinamento
avrebbero consentito di rilevare le carenze nella sicurezza emerse nello scavo;
- l’adeguamento del piano di
sicurezza e coordinamento riguardo all’evoluzione dei lavori e alle modifiche
intervenute, in particolare relativamente alla profondità dello scavo
riscontrata in cantiere (circa 4 metri) rispetto a quelle esigue previste nel
piano (da 0,50 a 1 m), avrebbe comportato l’obbligo di predisporre idonee
armature di sostegno;
- un’adeguata informazione e
formazione ai lavoratori, riguardo i rischi specifici a cui sono esposti e un
addestramento qualificato e ripetuto sulle tecniche operative, sulle manovre di
salvataggio e sulle procedure di emergenza.
Angelo Vella, Monica Caramello
Servizio Pre.S.A.L. della Asl TO1
Fonte: Dors
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