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"I DPI devono essere utilizzati e non solo tenuti a disposizione"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza
22/10/2014 - L’ Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro in
relazione alla campagna di prevenzione 2012-2013 “Ambienti di lavoro
sani e sicuri” ha sottolineato che nell’Unione Europea ogni tre minuti e
mezzo “muore una persona a seguito di un infortunio sul lavoro o di una
malattia professionale”. Altri dati indicano che in Europa ogni anno si
perdono “almeno 450 milioni di giorni lavorativi. Le stime variano, ma
questi infortuni e problemi di salute costano all’economia dell’UE
almeno 490 miliardi di euro l’anno”.
A fornire questi dati e a parlare
di
prevenzione dei rischi e del
ruolo, nella prevenzione, dei
dispositivi
di protezione individuale (DPI) è la
relazione
di Alberto Spasciani (Presidente Spasciani Spa) all’incontro pubblico “ Sicurezza sul
lavoro, ripartiamo da qui” organizzato a Roma il 14 gennaio 2013 da Assosistema,
un’associazione che rappresenta 135 imprese in vari settori, compreso quello
legato alla produzione di dispositivi
di protezione individuale e antinfortunistici.
La relazione ricorda che le varie
ricerche europee rivelano che “nella grande maggioranza dei casi gli infortuni
e i problemi di salute collegati al lavoro possono essere evitati”. E infatti
in questi ultimi decenni si sono registrati rapidi progressi: ad esempio tra il
1999 e il 2007 l’Unione Europea ha “drasticamente migliorato la sicurezza sul
lavoro: gli infortuni mortali, infatti, sono scesi da 5.275 a 3.782
nell’UE-15”.
La relazione, a questo proposito,
si sofferma sui principi fondamentali della prevenzione, che sono delineati più
dettagliatamente nella direttiva
89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, la cosiddetta “Direttiva
Quadro”. E che sono, tra l’altro, alla base dei nostri più recenti decreti in
materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
L’articolo 6 della direttiva
stabilisce che “spetta al datore di lavoro prendere misure per la protezione
della sicurezza e della salute in linea con questi principi generali di
prevenzione. La Direttiva sottolinea altresì l’importanza della partecipazione
dei lavoratori nell’adozione di tali misure”.
E se la prevenzione è la base
dell’approccio europeo alla gestione dei rischi, è prevista “l’analisi dei
processi di lavoro al fine di individuare i rischi a breve e lungo termine
intervenendo successivamente per eliminarli o attenuarli”.
Questi i
principi di base della prevenzione dei rischi:
- “evitare i rischi,
- valutare i rischi che non
possono essere evitati,
- combatterli alla fonte,
- adeguare il lavoro all’uomo, in
particolare per quanto concerne la concezione dei posti di lavoro e la scelta
delle attrezzature e dei metodi di produzione (nonché ridurre, per quanto
possibile, il lavoro monotono),
- tener conto del grado di
evoluzione della tecnica,
- sostituire ciò che è pericoloso
con ciò che non è pericoloso o che è meno pericoloso,
- programmare la prevenzione,
mirando ad un sistema che integri la tecnica, l’organizzazione del lavoro, le
condizioni di lavoro, le relazioni sociali e l’influenza dei fattori
dell’ambiente di lavoro,
- dare la priorità alle misure di
protezione collettiva rispetto alle misure di
protezione individuale,
- impartire adeguate istruzioni
ai lavoratori”.
Fatta questa lunga premessa il
relatore si sofferma su quella che considera una carenza che è alla base di un
buon numero di incidenti:
il DPI “non è
mai presentato come un dispositivo importante ed essenziale nella catena della
sicurezza”. Il mostrarlo come ultimo rimedio e “il non sottolinearne
l’importanza fa sì che gli operatori non considerino con sufficiente attenzione
il ruolo essenziale di questa ultima difesa”.
Se la classica sequenza logica
(la priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di
protezione individuale) è corretta,
bisogna
tuttavia che “il DPI sia veramente utilizzato non solo posseduto o a
disposizione”. Ad esempio in auto la cintura di sicurezza deve essere
allacciata pena una ammenda” e non solo “se la strada è scivolosa o quando già
una sbandata è in atto”.
Secondo il relatore non è ammissibile
“il ragionamento che alcune volte si sente:
devo
portare il DPI? Allora sono in pericolo e non si è fatto tutto il necessario
per evitarlo”.
Se si fa poi riferimento ai luoghi
confinati, il DPR
177 del 14 settembre 2011 all’art. 2, lettera e) prescrive il
possesso di dispositivi di protezione
individuale, strumentazione e attrezzature di lavoro idonei alla prevenzione
dei rischi propri delle attività lavorative in ambienti sospetti di
inquinamento o confinati e avvenuta effettuazione di attività di addestramento
all'uso corretto di tali dispositivi, strumentazione e attrezzature,
coerentemente con le previsioni di cui agli articoli 66 e 121 e all'allegato
IV, punto 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Perché i DPI, in certi casi, ad
esempio nei luoghi
confinati, “non si indossano obbligatoriamente ed a prescindere”?
La relazione si sofferma anche
sulla
Direttiva europea 89/686/CE
sui dispositivi di protezione individuale e in particolare sulla fase di
revisione della direttiva.
Probabilmente “verrà introdotta
una revisione quinquennale di tutte le certificazioni CE anche per i DPI di
terza Categoria”, ma in realtà sarebbe necessario un controllo orientato
“veramente ai contenuti e non solo ai formalismi. Il controllo della presenza
del marchio o della sua esattezza formale, pur importante, non garantisce da
certificazioni false. Il vero punto è la qualità del prodotto e la protezione
che questo può offrire”.
L’intervento si conclude
ricordando che i dispositivi di emergenza “devono trovarsi anche nelle comunità
come Alberghi, Pensionati, Caserme, Ospedali dovunque una improvvisa situazione
di pericolo come in caso di incendi, terremoti, inondazioni, fughe di gas …
possa comportare una evacuazione immediata di una gran quantità di persone”.
E non sono importanti solo i DPI,
che servono a garantire un ambiente sicuro, ma “anche i suoi ‘corollari’: la
segnaletica, le docce di emergenza, le cassette di medicazione (aggiornate ai
tempi moderni), e perché no, i defibrillatori”.
Senza dimenticare che la
“promozione della sicurezza e della salute non solo migliora la protezione dei
lavoratori, ma contribuisce anche all’efficienza aziendale e della società
civile con, tra l’altro, un notevole risparmio di denaro per la collettività”.
“ Relazione di Alberto Spasciani”, Presidente Spasciani Spa,
intervento all’incontro pubblico “Sicurezza sul lavoro, ripartiamo da qui” (formato
PDF, 620 kB).
Tiziano Menduto
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