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"Competitività e SSL: integrare la sicurezza nei processi produttivi"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza
20/01/2015 -
Spesso sul nostro giornale cerchiamo di sottolineare i
vantaggi per le aziende di
un oculata e corretta gestione della salute e sicurezza, ma è
innegabile che ad oggi un pensiero diffuso nelle aziende sia che questi
vantaggi siano solo residuali e che in fase di crisi economica sia
naturale ridurre anche i fondi destinati alla prevenzione.
Per cercare di presentare esempi, metodologie e sistemi che rendano più concreti questi vantaggi, riceviamo e pubblichiamo un contributo di Giuseppe Spada, coordinatore del gruppo di lavoro della Commissione Sicurezza dell’UNI che ha redatto il TR 11542 sul tema della World Class Manufacturing e dell'integrazione della sicurezza nei processi produttivi.
Per cercare di presentare esempi, metodologie e sistemi che rendano più concreti questi vantaggi, riceviamo e pubblichiamo un contributo di Giuseppe Spada, coordinatore del gruppo di lavoro della Commissione Sicurezza dell’UNI che ha redatto il TR 11542 sul tema della World Class Manufacturing e dell'integrazione della sicurezza nei processi produttivi.
In questo
periodo di crisi
economica persistente si parla molto spesso della necessità di trovare
vantaggi concreti per l’impresa, anche
derivanti dagli oneri per la prevenzione contro gli infortuni sul lavoro. Molti
si sono cimentati in questa impresa ma troppo spesso i vantaggi trovati ed
evidenziati sono stati più teorici, etici o d’immagine che di sostanza
economica. Ciò ha comportato nella mente di molti un certo grado di scetticismo
che ha spinto molti a continuare a pensare che quei costi siano necessari
soltanto perché imposti dalla legislazione, ma privi di valore aggiunto per
l’azienda e cioè non produttivi.
È un
atteggiamento questo che chiude le porte allo sviluppo della cultura della
sicurezza con conseguente limitata attenzione alle problematiche di SSL, tale
da trascurare e sottovalutare le esigenze di tutela dell’integrità dell’essere
umano e della sua dignità di prestatore d’opera, fino al punto in cui, in caso
di crisi
economica dell’azienda,
il budget che
spesso viene tagliato per primo è proprio quello assegnato alla prevenzione
dagli infortuni sul lavoro. I rischi sono sottovalutati se non addirittura
non percepiti perché l’impegno prioritario è quello rivolto alla produttività
ed al successo nei mercati, elementi questi essenziali alla sopravvivenza e
alla crescita dell’azienda.
In questa ottica
la gestione delle problematiche di SSL, rispetto alle altre gestioni aziendali,
è emarginata. Le relative attività sono spesso delegate in toto ad altri, riducendo
al minimo indispensabile, di fatto, le risorse umane, strumentali ed economiche
assegnate a tale scopo. Inoltre, a causa della selva di leggi e leggine e
relative integrazioni e modificazioni, di regolamenti regionali,
d’interpretazioni giurisprudenziali, l’impresa finisce per assumere un approccio
alla SSL più formale che sostanziale, volto più a tutelarsi da eventuali
sanzioni e penalizzazioni che a ridurre concretamente i rischi cui sono esposti
i lavoratori. Tutto ciò si trasforma in un aumento del fenomeno infortunistico.
L’adozione del
metodo di gestione aziendale
World
Classa Manufacturing (conosciuto più spesso con il suo acronimo WCM),
assunta al fine di acquisire vantaggi competitivi e, quindi, una stabile
crescita in termini di ampliamento delle quote di mercato, determina una netta
riduzione delle criticità sopra menzionate.
Il WCM è un
sistema per la gestione integrata di tutti gli aspetti produttivi di
un’organizzazione aziendale basato sul miglioramento dell’efficienza. La scelta
effettuata da importanti aziende nel mondo di adottare tale sistema nasce dal
bisogno di essere al passo con un contesto economico sempre più concorrenziale
e dinamico. A tal fine è necessario perseguire vantaggi competitivi che non
sono facilmente ottenibili attraverso la semplice riduzione dei costi di
produzione in aree geografiche dove sono presenti sistemi sociali e legislativi
avanzati, fiscalità considerevoli, con il relativo costo del lavoro elevato, e
dove i costi delle materie prime e dell’energia sono difficilmente
comprimibili. È più percorribile per un’impresa la strada
dell’efficienza, della produttività, della flessibilità, dell’innovazione
tecnologica e dell’aderenza dei prodotti alle attese dei clienti. L’adozione di
questo sistema mira all’eliminazione degli sprechi, delle inefficienze
dell’organizzazione e all’ottimizzazione delle risorse interne da cui deriverà
una competitività che permetterà di consolidare ed espandere le proprie quote
di mercato.
Esso si basa su
un’applicazione equilibrata e coerente dei principi di
moderne tecniche di gestione quali il Total Quality Control (TQC),
il Total Productive Maintenance (TPM), il Total Industrial Engineering (TIE),
il Lean Manufacturing (LM) e il Just In Time (JIT), tutti strumenti che hanno
un denominatore comune costituito dal fatto che nessuna di queste tecniche può
essere attuata senza l’ impegno
attivo, la partecipazione e la convinzione agli obiettivi strategici
dell’azienda di tutte le donne e gli uomini dell’organizzazione al punto che la
spinta alla crescita di tutto il personale costituisce la leva vincente e
quindi essenziale per l’acquisizione di quei vantaggi competitivi che sono alla
base del successo dell’azienda. È per questo motivo che il WCM pone al centro
della politica aziendale l’essere umano quale elemento decisivo per il
raggiungimento degli obiettivi economico-strategici. È questa una necessità
inderogabile tesa a valorizzare il futuro dell’azienda. In altri paesi, a
cominciare dal Giappone dove il WCM è nato e negli USA dove si è sviluppato, i
fatti hanno dimostrato che senza quest’attenzione nei confronti del personale
l’adozione del WCM è fallita insieme ai suoi obiettivi di competitività.
Una politica di
attenzione nei confronti del personale, al fine del suo coinvolgimento e partecipazione
attiva, responsabile e costruttiva, non può prescindere dalla cura della
sua salute e sicurezza, concreta ed efficace, nei luoghi di lavoro. Solo in
questo modo si può far sentire al personale che esso è parte integrante ed
importante dell’organizzazione.
In estrema
sintesi si ritiene possa dirsi che viene stipulato un
tacito patto strategico tra imprenditore e lavoratore: l’uno
fornisce emolumenti, crescita culturale, attraverso un’intensa attività
addestrativa e formativa, tutela della salute e sicurezza sul lavoro, sicurezza
del posto di lavoro (insita nella crescita dell’azienda) e l’altro ricambia con
un accorto impegno nelle attività lavorative, con una partecipazione attiva
agli obiettivi dell’azienda, con un contributo innovativo di proposte ed
attenzioni tese a migliorare le performance dell’azienda, nella convinzione che
la crescita dell’azienda è un vantaggio anche per tutti i lavoratori
dell’azienda stessa. Questo modo di approcciarsi al lavoro determina vantaggi
competitivi per l’azienda che sfociano in utili.
Il bilancio è
dunque positivo per ambo le parti che, in una certa misura, convergono verso lo
stesso comune interesse.
È per questo
motivo che la gestione aziendale della salute e sicurezza sul lavoro (SSL) nel
metodo WCM costituisce il
primo pilastro
della gestione globale dell’azienda, senza per questo trascurare gli altri
pilastri che s’integrano totalmente tra loro. La deprecata situazione di
emarginazione delle attività di prevenzione, più sopra citata, è qui capovolta.
La
gestione del Safety in azienda trova la
sua forza e la sua ragion d’essere su un altro pilastro gestionale molto
importante costituito dal “People Developement” che è preposto
all’addestramento ed alla formazione, nella consapevolezza che solo un personale
professionalmente preparato può dare un contributo intelligente alla crescita
dell’azienda, e quindi costruttivo.
E i risultati si
vedono:
dove il WCM è stato
correttamente adottato, si è ottenuta una vistosa
riduzione del numero degli infortuni e delle malattie professionali.
Alcuni ritengono
che il WCM possa adottarsi solo nelle grandi aziende. Non è vero. Miglioramento
della qualità e performance dei prodotti, ascolto delle aspettative dei
clienti, flessibilità ai cambiamenti richiesti dal mercato, affinamento dei
processi e miglioramento delle procedure, rapidità ed affidabilità di consegna,
assistenza attenta post vendita, eliminazione degli sprechi ed inefficienze,
aumento delle prestazioni e della produttività, innovazione tecnologica,
riduzione delle scorte, riduzione degli scarti, dei difetti e delle
rilavorazioni, riduzioni dei tempi di fermo macchina, eliminazione delle
attività prive di valore aggiunto, tutti questi obiettivi del WCM non sono
forse obiettivi di una qualsiasi impresa, piccola o grande che sia,
indipendentemente dal settore produttivo in cui opera?
Certo in una piccola
o media impresa certi aspetti del WCM sono di difficile applicabilità, ma i
principi che ispirano l’azione di qualsiasi imprenditore sono certamente comuni
e condivisi. Ad esempio, in aziende di queste dimensioni creare una struttura
interna all’organizzazione in grado di addestrare e formare il personale non è
economico né di facile realizzazione. Sarà quindi inevitabile rivolgersi
all’esterno dell’azienda, ricercando quelle peculiarità che sono in linea con
le esigenze specifiche. Ciò non modifica il percorso da seguire per
l’implementazione verso il WCM.
Nel settembre
del 2014 l’Ente Nazionale di Unificazione ha pubblicato un corposo e piuttosto
originale, almeno per l’Italia, rapporto tecnico l’UNI/TR 11542: “
Sicurezza - World Class Manufacturing e
l'integrazione della sicurezza nei processi produttivi - Indirizzi applicativi”. Si tratta del primo documento tecnico
elaborato da UNI che abbia per oggetto il WCM, con particolare riferimento a
quell'aspetto della gestione aziendale costituito dalle attività tese alla
tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
L’importanza di
questo documento sta nel fatto che l’ adozione
del WCM, se correttamente attuata, risolve le più importanti criticità che
stanno alla base del notevole numero d’infortuni e di malattie professionali
che accadono in Italia e, soprattutto, evidenzia la connessione tra
competitività e SSL e la convergenza d’interessi tra imprenditore e lavoratore.
Il TR dell’UNI
si articola fondamentalmente in
3 parti:
una parte generale, dove sono espresse le premesse, la filosofia del metodo, i
principi, le motivazioni, gli elementi di base della strategia industriale, gli
obiettivi del WCM e dove sono sinteticamente illustrate le competenze assegnate
ad ognuno dei 10 Pillar; una seconda parte, dove è descritto il percorso
d’implementazione del Pillar Safety, proiettato verso il top del modello World
Class, partendo da una situazione iniziale teorica molto bassa; una terza
parte, dove sono indicati ben 26 tool gestionali che possono utilizzarsi nella
gestione della SSL.
Il WCM si
articola in 10 aree gestionali (
Pillar),
il primo dei quali è appunto il Pillar Safety. Essi poggiano la loro forza su
dieci prerequisiti, il più importante dei quali è certamente la leadership ed
il commitment del vertice aziendale, senza i quali l’implementazione del WCM e
la stessa attività di gestione dell’area Safety non può avere successo o, per
lo meno, trova nel suo cammino grosse e spesso insormontabili difficoltà.
Il miglioramento
che ne deriva si traduce, non solo nel rispetto dei requisiti cogenti di SSL,
ma anche nell’introduzione di elementi
organizzativi ed innovativi atti a travalicare i livelli minimi di
sicurezza dei lavoratori, imposti dalla legislazione.
Questa
integrazione consente, peraltro, di ridurre concretamente e contestualmente
l’incidenza economica d’inefficienze sia nel campo della SSL sia negli altri
campi di attività dell’organizzazione.
Al fine di
evitare fraintendimenti sembra opportuno chiarire da subito che
il WCM non è un superamento del sistema di
gestione della SSL (SGSL) né tanto meno è in contrasto con questo.
Tutt’altro. Ambedue si richiamano al ciclo di Deming, ambedue auspicano (per il
WCM è una necessità) l’integrazione della gestione della SSL con le altre
gestioni aziendali, ambedue ritengono opportuna la responsabilizzazione di ogni
elemento dell’organizzazione in tema di SSL; ambedue prevedono azioni di
sensibilizzazione rivolte a tutte le donne ed uomini dell’organizzazione in
tema di SSL. Il WCM ed il SGSL
condividono i principi di fondo ma il WCM indica la strada da percorrere per
ottenere i migliori livelli di sicurezza e fornisce anche gli strumenti per
facilitare e tenere sotto controllo la gestione della SSL. Il modello WCM
indica, infatti, i metodi, le priorità e gli strumenti per condurre l’azienda
in una situazione di stabile gestione della SSL, atta a recepire al meglio un
SGSL, in un contesto dove il coinvolgimento diretto del personale nella
gestione della SSL si sposa con i vantaggi economici per l’azienda. In altre
parole il WCM indica la strada verso il miglioramento attraverso gli obiettivi
di percorso e quelli strategici in un contesto di collaborazione tra le varie
funzioni aziendali, compresa quella riguardante la SSL, mentre il SGSL,
rivolgendo l’attenzione solo alla SSL, pianifica e programma la gestione ed in
questo senso i due metodi si compendiano e si integrano. Non c’è attività
prevista dal WCM che non si debba fare in modo razionalizzato attraverso la
pianificazione, programmazione, azione, controllo e revisione (PDCA).
Noi siamo
convinti che l’adozione del metodo WCM sia feconda di risultati positivi in
termini di riduzione del fenomeno infortunistico che affligge il mondo
produttivo del nostro Paese, aumentando contestualmente i vantaggi competitivi
delle nostre aziende.
A conclusione di
questo breve scritto preme sottolineare che non è difficile, anche per una
media azienda, applicare il metodo WCM, seppure con i dovuti aggiustamenti per
tener conto della specifica realtà aziendale.
Quello che è
difficile è cambiare il modo di pensare delle persone: primariamente da parte
del vertice aziendale che deve assumere con decisione una convinta e ferma
volontà di cambiare il proprio modo di pensare l’organizzazione aziendale, nel
rispetto dei diritti e doveri di tutti, e conseguentemente farlo cambiare
all’intera organizzazione, e successivamente da parte del personale di pensare
l’azienda non come un’entità estranea e ostile, ma fonte di crescita culturale
ed economica, lasciandosi così coinvolgere, partecipando e prendendo parte
attiva con convinzione ad un cambiamento che persegue vantaggi per di tutti.
Giuseppe Spada
Coordinatore del GdL
della Commissione Sicurezza dell’UNI che ha redatto il TR 11542; ex Coordinatore
Generale della CONTARP INAIL
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