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"Agenti cancerogeni e mutageni: i dispositivi di protezione individuale"
fonte www.puntosicuro.it / D.P.I.
01/10/2015 - In un precedente articolo PuntoSicuro si è soffermato sulle misure organizzative o procedurali e sulle misure di protezione utilizzabili nell’
esposizione lavorativa ad agenti cancerogeni e mutageni.
Ne abbiamo parlato con particolare riferimento alle misure di
protezione collettive (ad esempio ventilazione generale e aspirazione
localizzata) che, sottolinea il D.Lgs. 81/2008, hanno la priorità su
quelle individuali.
Ci soffermiamo oggi invece sulle
misure di protezione individuali, sui
Dispositivi
di Protezione Individuale (DPI) attraverso il contenuto del documento - realizzato
dalla Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione (CONTARP) dell’ Inail
- dal titolo “ Agenti
cancerogeni e mutageni. Lavorare sicuri”.
Nel documento si ricorda che
laddove, malgrado la presenza di misure di prevenzione e/o di protezione
collettive, permanga un rischio residuo di esposizione:
- il datore di lavoro deve
fornire ai lavoratori esposti o potenzialmente esposti idonei DPI;
- i lavoratori sono obbligati a
indossare i DPI ricevuti e ad averne cura.
Dopo aver riportato alcune
indicazioni sulle caratteristiche generali dei DPI, vengono presentati i
principali DPI utilizzati per la protezione da agenti chimici, con alcune
indicazioni particolari per gli agenti cancerogeni/mutageni e con riferimento a vie
respiratorie, arti superiori, arti inferiori, occhi e viso, corpo.
Ci soffermiamo sui
DPI per le vie respiratorie:
-
respiratori a filtro antipolvere:
“proteggono da particelle (polveri, fibre, fumi, nebbie). L’aria
inspirata viene filtrata mediante azione meccanica ed elettrostatica”. I due
principali tipi di dispositivi sono:
facciale
filtrante (“è costituito da un unico elemento di materiale filtrante,
indicato dalla sigla FFP. Può essere munito di valvola di espirazione; va
sostituito alla fine di ciascun turno lavorativo”) e
maschera (semimaschera o pieno facciale: “la semimaschera copre
solo naso e bocca e vi si montano in
modo intercambiabile i filtri, di colore bianco e indicati dalla sigla P. Il
pieno facciale copre invece tutto il viso. I filtri possono essere 1 o 2”.
Oltre a facciali filtranti e maschere, esistono caschi e cappucci con filtri
(ad i caschi ventilati per saldatura). Il documento si sofferma ulteriormente
sulle classi di efficienza e sulla tipologia di facciali filtranti e filtri;
-
respiratori a filtro antigas: “proteggono da gas e vapori,
trattenuti da filtri a carbone attivo per assorbimento chimico o fisico. I
filtri sono distinti in Tipi, in base alla sostanza o classi di sostanze che assorbono
(Norma EN 14387:2008) e anche i respiratori antigas comprendono facciali
filtranti, maschere, caschi o cappucci.
Anche in questo caso nel documento si riportano le varie tipologie, colori e
protezione dei filtri;
-
respiratori a filtro combinati: “proteggono contemporaneamente da
particelle e gas/vapori. Sono muniti di
un filtro antipolvere (P o FFP) e uno o più filtri antigas, da selezionare
separatamente”. È riportata nel documento una tabella con i tipi di filtri
combinati previsti dalla norma EN 14387;
-
respiratori isolanti: “a differenza dei respiratori a filtro,
quelli isolanti sono indipendenti dall’atmosfera ambiente. L’aria fresca,
fornita all’utilizzatore da sorgenti alternative (es. bombole di aria
compressa), viene convogliata nel facciale (o casco/cappuccio) attraverso un
raccordo”. Questi respiratori sono necessari se: “l’atmosfera è carente di
ossigeno (concentrazione < 17%); i contaminanti sono presenti in
concentrazioni superiori ai limiti di utilizzo dei respiratori a filtro; i
contaminanti gassosi hanno soglia olfattiva maggiore del TLV-TWA; la natura e/o
la concentrazione dei contaminanti non sono note; si lavora in ambienti
confinati”.
Veniamo alle
indicazioni particolari per agenti cancerogeni
e/o mutageni.
Si “raccomandano:
- dispositivi filtranti FFP3 o P3
(eventualmente S o SL) in presenza di particelle;
- dispositivi filtranti con
filtri antigas specifici in presenza di gas/vapori;
- dispositivi filtranti FFP3/P3 +
filtri antigas specifici in presenza di una combinazione di particelle e
gas/vapori”.
Inoltre in circostanze
particolari – ad esempio incidenti o altri eventi non prevedibili; operazioni
lavorative che possono comportare un’esposizione rilevante (es. manutenzione) -
sono indicati respiratori isolanti.
Veniamo brevemente ai
DPI per gli arti superiori.
I guanti “costituiscono una
barriera tra la cute e gli agenti chimici; la protezione si basa sulla
resistenza alla penetrazione (passaggio di una sostanza attraverso le porosità
del manufatto), ma soprattutto alla permeazione (attraversamento, a livello
molecolare, del materiale costituente)”. Possono essere monouso, usa-e-getta o
riutilizzabili.
Queste le
indicazioni particolari per agenti cancerogeni/mutageni:
- “i guanti devono essere
sufficientemente lunghi, tali da coprire almeno l’avambraccio, meglio se
monouso o usa-e-getta;
- per un’ottimale protezione, si
raccomanda un doppio paio di guanti”.
Il documento si sofferma anche
sui
DPI per gli arti inferiori
(calzature di sicurezza, copriscarpe) e sui
DPI per gli occhi e il viso (con riferimento a occhiali
di protezione, visiera e schermo), ricordando che – per quanto riguarda
occhi e viso e la protezione dagli agenti
cancerogeni e mutageni – “si raccomandano occhiali a mascherina o visiera
per la manipolazione di prodotti nocivi a contatto con gli occhi in generale”.
E per la saldatura “è indicato uno schermo filtrante, oppure un casco ventilato”.
Rimandando alla lettura integrale
del documento Inail, concludiamo questo breve percorso informativo con qualche
indicazione sui
DPI per il corpo.
Questi DPI “comprendono indumenti
per la protezione completa (tute) o parziale (es. camici, grembiuli) del corpo.
Anche gli indumenti devono essere resistenti alla penetrazione e alla
permeazione. Sono generalmente costituiti da Tessuto-Non-Tessuto (TNT) in
materiali polimerici (es. ®Tyvek) e possono essere riutilizzabili, monouso o
usa-e-getta”.
E le norme EN individuano sei
tipologie di indumenti, marcati con specifici simboli.
In particolare i simboli fanno
riferimento a:
- indumenti a tenuta stagna ai
gas;
- indumenti a tenuta stagna, ma
non ai gas;
- indumenti a tenuta a getti di
liquidi;
- indumenti a tenuta a spruzzi di
liquidi;
- indumenti a tenuta alle
polveri;
- indumenti a tenuta “limitata” a
schizzi di liquidi.
Riportiamo, infine, le
indicazioni particolari per agenti
cancerogeni/mutageni.
Innanzitutto “si raccomandano
indumenti monouso o usa-e-getta, a protezione completa o parziale”.
E in circostanze particolari,
vale a dire:
- incidenti o altri eventi non
prevedibili;
- operazioni lavorative che
possono comportare un’esposizione rilevante (es.
manutenzione),
sono indicati indumenti di Tipo
1A/1B o 1C”, cioè indumenti a tenuta stagna ai gas che siano impermeabili
all’aria e ai gas con autorespiratore all’esterno per squadre di emergenza (A)
o impermeabili all’aria e ai gas con autorespiratore all’interno per squadre di
emergenza (B) o impermeabili all’aria e ai gas con autorespiratore all’esterno
per lavoro (C).
INAIL - Consulenza Tecnica
Accertamento Rischi e Prevenzione, “ Agenti cancerogeni e mutageni. Lavorare sicuri”, a cura di Maria
Ilaria Barra, Francesca Romana Mignacca, Paola Ricciardi (formato PDF, 9.83 MB).
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RTM
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