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"Insegnanti: l’attività lavorativa e le patologie della voce"
fonte www.puntosicuro.it / Salute
28/04/2014 - Tra gli insegnanti è in aumento la richiesta di riconoscimento delle
disfonie e di altre patologie della voce come malattie professionali.
E gruppi specifici quali gli insegnanti ed i cantanti sono stati oggetto in passato di studi che hanno rilevato una alta frequenza di disturbi della voce, frequenza decisamente maggiore di quella della popolazione generale. Per avere informazioni su questo tema riproponiamo ampi stralci dell’articolo “ Le patologie della voce e l’attività lavorativa come insegnante” pubblicato sulla “Newsletter medico-legale” a cura di Marco Bottazzi della Consulenza legale Inca-Cgil .
E gruppi specifici quali gli insegnanti ed i cantanti sono stati oggetto in passato di studi che hanno rilevato una alta frequenza di disturbi della voce, frequenza decisamente maggiore di quella della popolazione generale. Per avere informazioni su questo tema riproponiamo ampi stralci dell’articolo “ Le patologie della voce e l’attività lavorativa come insegnante” pubblicato sulla “Newsletter medico-legale” a cura di Marco Bottazzi della Consulenza legale Inca-Cgil .
Le patologie della voce e l’attività lavorativa come insegnante
Con il venir meno della tutela
derivante dalla Causa di Servizio registriamo un aumento di richieste di
riconoscimento delle disfonie e di altre patologie della voce come malattie
professionali all’INAIL.
A fronte di tali richieste
abbiamo potuto rilevare comportamenti molto difformi da parte delle diverse
sedi dell’Istituto, anche all’interno delle singole regioni.
Per tale motivo abbiamo ritenuto
opportuno dedicare una newsletter all’approfondimento di questa tematica. (...)
Le disfonie
Le disfonie, alterazioni
qualitative e quantitative della voce, cioè una modificazione della frequenza,
dell’intensità e del timbro vocale, sono classificate in due grandi categorie non
esclusive: le disfonie funzionali in cui la laringe è anatomicamente integra e
le disfonie organiche caratterizzate da lesioni congenite o acquisite. Esistono
naturalmente forme miste associate in vario grado.
Occorre comprendere che alcune
lesioni possono apparire in conseguenza di alcune disfonie funzionali
persistenti o insorgere sulla base di una lesione congenita anche dopo anni..
Le disfonie funzionali
: modificazioni della voce dovute a
turbe della fina attività vibratoria delle corde vocali, si dividono anche in:
1) disfonie da difettosa
impostazione vocale o fonoponosi;
2) turbe vocali conseguenti ad
uno stato nevrotico e quindi meglio definite come fononevrosi. (...)
Le disfonie organiche
Le disfonie organiche sono dovute
ad una alterazione flogistica, malformativa, traumatica,
paretica, tumorale che interessa
le corde vocali impedendone la corretta vibrazione. (...)
L’Agenzia EU-OSHA ha affermato
che l’insegnante può trovarsi in circostanze sfavorevoli che concorrono a
creare condizioni di sofferenza
lavorativa e che possono causare un danno vocale, come il rumore di fondo
(anche esterno) che obbliga l’insegnante a parlare con voce eccessivamente
alta, oppure per il cattivo uso della voce, la qualità dell’aria, alle posture
di lavoro non ergonomiche.
In Europa e negli Stati Uniti i
disturbi della voce non sono riconosciute come patologie professionali,
nonostante il 12% dei soggetti con patologie vocali negli Stati Uniti sia rappresentato
dagli insegnanti. (...)
Fattori di aggravamento
1)inquinamento sonoro
Dall’esame dei dati sulla
rumorosità si evince che è nell’industria che i lavoratori sono più
frequentemente costretti a forzare la voce (35,2% contro l’ 11,9% del
terziario). Esiste una tipologia di interazioni fra il disagio espresso e le
differenti situazioni di lavoro (industriale/terziario), le esigenze cognitive
(apprendimento legato all’informatizzazione), le categorie socioprofessionali
(funzioni tecniche o relazionali degli individui, spesso legate all’età ed
all’anzianità di servizio). Quanti denuncino, nelle diverse inchieste, di
subire il rumore riportano di essere, del pari, costrette ad alzare la voce per
farsi sentire.
Paradossalmente, questo fastidio
è più spesso percepito nelle attività del terziario che non in certi ambienti
industriali giudicati rumorosi. Nelle attività lavorative che necessitano di
ragionamenti astratti (realizzazione di programmi informatici ad esempio) o che
implicano relazioni con il pubblico il livello
sonoro è raramente giudicato elevato (nell’8-12% dei casi) mentre il
fastidio anche in situazioni di rumore moderato è espresso con una notevole
frequenza (dal 27 al 37% dei casi). I compiti che comportano la memorizzazione
di informazioni sono quelle in cui lo scarto fra valutazione del livello sonoro
e disagio che esso comporta è più elevato. Il recupero dell’informazione dalla
memoria permanente dipende fortemente dal contesto e si comprende come il
rumore abbia un effetto perturbatore nel momento in cui il lavoratore debba
recuperare informazioni memorizzate.
Ma soprattutto quando manca il
controllo uditivo della fonazione vi è uno sforzo maggiore a carico
dell’apparato respiratorio, vibratorio e quindi dei muscoli delle cavità di
risonanza e tale mancato controllo lo si ritrova fra i soggetti che lavorano in
un ambiente
rumoroso e che per comunicare fra di loro devono elevare l’intensità di
emissione vocale.
Alcuni studi sull’esposizione al
rumore degli insegnanti sono stati condotti negli anni (vedi sito INCA
Osservatorio Medico-Legale) fra questi si segnalano Sapienza che nel 1999
misura in 33 dB il livello sonoro presente in una classe in cui non sono
presenti allievi, mentre Rodriguez misura in 75 dB il livello sonoro nelle
medesime condizioni ma con le finestre aperte.
2) igrometria, polveri ed inquinanti aerodisperse:
un aria secca ed un’atmosfera
carica di polveri sono considerati come fattori di rischio per la disfonia (in
questo ambito un ruolo importante di confondimento è giocato dalla patologia
asmatica).
3) organizzazione del lavoro
le ore di insegnamento sia
nell’arco della settimana che nell’arco della singola giornata costituiscono un
fattore che correla direttamente con il rischio per patologie vocali.
4) luogo di lavoro
i diversi studi permettono di
concludere che gli insegnanti della scuola materna ed elementare sono
maggiormente a rischio per le disfonie. I fattori maggiormente chiamati in
causa sono quelli legati alla tecnica vocale che porta la frequenza
fondamentale vicina a quella dei bambini ma anche alla necessità di catturare
l’attenzione degli allievi senza far ricorso a supporti scritti.
Del pari è chiamato in causa
l’inquinamento acustico determinato dalle grida e dal pianto dei bambini.
Per gli insegnanti di educazione
fisica, a fronte di una associazione statisticamente significativa, viene
chiamato in causa un tipo di fonazione a glottide chiusa, con aumento della
pressione intra-laringea (formazione di polipi vocali) ma anche le cattive
condizioni acustiche (di palestre, piscine etc).
Altra categoria a rischio viene
considerata, nei diversi studi, quella degli insegnanti di lingua straniera in
quanto il tipo di didattica comporta un ‘espressione fondamentalmente orale.
Per le categorie che rientrano
nell’ambito della tutela INAIL ricordiamo che le
tabelle per la valutazione del danno biologico di cui al DM del
luglio 2000 prevedono:
325. Esiti di lesioni traumatiche o malattia cronica del laringe che
incidono apprezzabilmente sulla funzione fonatoria Fino a 8
326. Esiti di lesioni traumatiche o malattia cronica del laringe che
determinano una disfonia molto grave ovvero subtotale Fino a 30
Nel manuale applicativo di dette
tabelle Cimaglia e Rossi riportano: “disfonia leggera: voce parlata di
intensità subnormale, fatica vocale alla fine della giornata, proiezione vocale
possibile ma poco efficace, voce cantata difficile – fino al 5%; disfonia
moderata: voce parlata di intensità diminuita (da 40 a 50 dB), fatica vocale
assai rapida (telefono), voce nel chiamare difficile e forzata, grido senza
portata efficace, nessuna possibilità di voce cantata – dal 5 al 10%”.
“ Newsletter medico-legale n, 12/2014” a cura di Marco Bottazzi
della Consulenza legale Inca-Cgil (formato PDF, 192 kB).
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