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"Rischio di atmosfere esplosive: la tecnica dell’inertizzazione"
fonte www.puntosicuro.it / Rischio Esplosione - Atmosfere Esplosive
23/03/2015 - Il Titolo XI (Protezione da atmosfere esplosive) del D.Lgs.
81/2008 riporta i vari provvedimenti che le aziende devono prendere per
valutare e prevenire i rischi da atmosfere esplosive. Dove con “ atmosfere esplosive” si intendono miscele con l’aria,
a
condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas,
vapori, nebbie o polveri in cui, dopo accensione, la combustione si
propaga nell’insieme della miscela incombusta.
Una delle misure di prevenzione dell’esplosione che un datore di lavoro può adottare è l’
inertizzazione,
una misura che “consiste nella sostituzione parziale o totale
dell’ossigeno (comburente) contenuto nell’aria presente nel sistema che
deve essere protetto dall’esplosione con un gas inerte, fino a ridurne
il contenuto al disotto di una data concentrazione alla quale
l’esplosione non si può verificare”.
A parlare di prevenzione di
atmosfere esplosive con particolare riferimento all’inertizzazione è un
Quaderno Tecnico, prodotto dall’ Azienda
Sanitaria Locale di Milano. I Quaderni Tecnici dell’ASL Milano sono
documenti predisposti sulla base delle esperienza maturate dai tecnici nel corso
delle attività istituzionali, arricchita dal confronto con altri qualificati
operatori del settore e con la letteratura tecnica. Queste pubblicazioni vogliono
suggerire contributi alla risoluzione di problemi tramite la condivisione delle
conoscenze.
In particolare il Quaderno
Tecnico “
Misure per prevenire la formazione
di atmosfere esplosive. Inertizzazione. Affidabilità del sistema di
monitoraggio e controllo. Esempio”, a cura del Tecnico della Prevenzione Dott.
Mauro Baldissin, ricorda che la
tecnica
dell’inertizzazione è una “valida misura di prevenzione della formazione di atmosfere esplosive
ma richiede un’attenta realizzazione delle misure di monitoraggio e controllo
per garantirne efficacia e affidabilità”.
In questo senso il quaderno
tecnico evidenzia l’importanza, in termini di sicurezza, di tali
misure di monitoraggio e controllo,
“attraverso un esempio di analisi e valutazione dei rischi proposto ai datori
di lavoro di piccole e medie imprese che utilizzano o intendono utilizzare la
tecnica dell’inertizzazione. Sono inoltre fornite alcune informazioni in merito
ai pericoli intrinseci all’utilizzo dell’azoto”.
Quanto sviluppato nel quaderno
riveste carattere generale e le indicazioni fornite costituiscono “una
possibile interpretazione delle norme tecniche e prassi applicabili, alle quali
occorre comunque riferirsi”. E il datore di lavoro - principale destinatario
degli obblighi di legge in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro –
“deve valutare l’idoneità alla propria specifica attività lavorativa
dell’esempio proposto che è didattico e indicativo delle sole situazioni
considerate o di situazioni assimilabili”.
Affinché un gas o un vapore
infiammabile o una polvere
combustibile miscelati in aria diano luogo ad un’esplosione, “occorre che
si verifichino contemporaneamente le seguenti condizioni:
- la sostanza infiammabile si
trovi con l’aria nel campo di esplodibilità (infiammabilità);
- sia presente una qualunque
sorgente di accensione efficace (es. di origine meccanica, elettrica,
elettrostatica)”.
Partendo da questo assunto il
documento spiega nel dettaglio in cosa consista l’inertizzazione e riporta i
principali
metodi di inertizzazione:
-
inertizzazione in pressione (
pressure
swing inerting): “il sistema chiuso deve essere in grado di resistere a
sovrapressioni. Il metodo consiste in una serie di cicli di pressurizzazione
con gas inerte e sfiato atmosferico, fino a raggiungere il valore di
concentrazione di ossigeno previsto. Dischi di rottura o valvole di sicurezza
devono essere compatibili con la pressione da creare;
-
inertizzazione sottovuoto (
vacuum
swing inerting): il sistema chiuso deve essere in grado di resistere a
variazioni di pressioni negative rispetto alla pressione atmosferica. Il metodo
consiste in una serie di cicli di vuoto e nel successivo ripristino della
pressione atmosferica con gas inerte, fino a raggiungere il valore di
concentrazione di ossigeno previsto. Dischi di rottura o valvole di sicurezza
devono essere compatibili con la pressione negativa da creare”;
-
inertizzazione con flussaggio (
flow
through inerting): è adatto a sistemi chiusi che non sono in grado di
resistere a sovrapressione o al vuoto oppure per tubazioni e contenitori con
forma allungata. Il metodo consiste nel flussaggio continuo con gas inerte
all’interno del sistema da inertizzare con scarico in atmosfera ed è valido
nell’ipotesi di una perfetta miscelazione del gas inerte con l’aria”.
Nell’inertizzazione un
sistema di monitoraggio e controllo è
“indispensabile per stabilire e mantenere le condizioni di sicurezza conseguibili
con l’inertizzazione. L’affidabilità di tale sistema è quindi elemento
essenziale nella prevenzione del rischio da
atmosfere esplosive”.
Il Quaderno segnala che
l’affidabilità del sistema di monitoraggio e controllo “deve essere assicurata
con l’applicazione delle norme tecniche della serie CEI EN 61508 e CEI EN 61511
[CEN/TR 15281, art. 8]” e ricorda che il monitoraggio può avvenire mediante:
a) la misurazione continua della
concentrazione di ossigeno mediante sensori;
b) metodi indiretti.
Dopo aver descritto i vantaggi e
svantaggi di ogni tipologia di monitoraggio e i margini di sicurezza, il
quaderno parla dei sistemi di sicurezza per la protezione di impianti o
processi industriali e della
valutazione
del rischio di esplosione.
In particolare il
criterio di valutazione del rischio
presentato costituisce una “valutazione del rischio di esplosione di tipo
semplificato [F. Di Tosto, 2008]”. E trae spunto dal Rapporto EU SAFEC
“conseguente al progetto di ricerca europeo Contract SMT4-CT98-2255
Determination of Safety Categories of Electrical Devices used in Potentially
Explosive Atmospheres”.
In particolare tale Rapporto
SAFEC è “alla base della norma CEI EN 50495 Dispositivi di sicurezza richiesti
per il funzionamento sicuro degli apparecchi in relazione al rischio di
esplosione, armonizzata con la direttiva 94/9/CE (direttiva ATEX di prodotto)
e, anche se privo di valenza normativa e predisposto per altri scopi, contiene
una serie di informazioni e considerazioni di interesse che sono state
utilizzate per stabilire il criterio di valutazione del livello di rischio di
‘impianto’ (Titolo XI, D.Lgs. 81/2008)”.
Inoltre il criterio rientra nella
metodologia LOPA (Layers of Protection Analisys): “una o più cause iniziatrici
possono condurre alla conseguenza C; ciascuna coppia causaconseguenza, viene
chiamata ‘scenario’. Inizialmente viene stimata la frequenza dell’evento
iniziatore, quindi ciascun mezzo di protezione (IPL – Indipendent Protection
Level) viene identificato e valutato in relazione alle proprie caratteristiche
di mitigazione. Questa metodologia, che può essere considerata di tipo
semi-quantitativo, tiene conto di alcuni fattori tipici dell’esplosione, quali
ad esempio: la probabilità che l’ atmosfera
esplosiva si verifichi, la probabilità che le sorgenti di accensione siano
presenti e che diventino efficaci, la probabilità di guasto (PFD - Probability
of Failure on Demand) di eventuali mezzi di prevenzione e di protezione dagli
effetti dell’esplosione adottati”.
Invitando ad una lettura
integrale del Quaderno Tecnico dell’Asl Milano, ricordiamo che il documento si
conclude con un
esempio che
comprende una specifica analisi dei rischi di esplosione per individuare le
misure tecniche ed organizzative più idonee a garantire la sicurezza del
personale. Analisi svolta in seguito alla valutazione dei rischi svolta da un
datore di lavoro - ai sensi del D.Lgs. 81/2008 – “relativa ad una macchina che
lavora liquidi infiammabili e polveri combustibili a pressione atmosferica”.
L’
indice del Quaderno Tecnico:
1. PREMESSA
2. INERTIZZAZIONE
2.1 METODI DI INERTIZZAZIONE
2.1.1 INERTIZZAZIONE IN PRESSIONE
(PRESSURE SWING INERTING)
2.1.2 INERTIZZAZIONE SOTTOVUOTO
(VACUUM SWING INERTING)
2.1.3 INERTIZZAZIONE CON
FLUSSAGGIO (FLOW THROUGH INERTING)
2.2 SISTEMA DI MONITORAGGIO E
CONTROLLO
2.2.1 MARGINI DI SICUREZZA
3. VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI
ESPLOSIONE
3.1 GENERALITÀ SUI DISPOSITIVI DI
SICUREZZA UTILIZZATI PER LA PROTEZIONE DI IMPIANTI O PROCESSI INDUSTRIALI
3.2 CRITERIO DI VALUTAZIONE DEL
RISCHIO
4. ESEMPIO
4.1 DATI DI INGRESSO
4.2 PRIME CONSIDERAZIONI
4.3 VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI
ESPLOSIONE ALLO STATO DI FATTO
4.4 INERTIZZAZIONE DELLA MACCHINA
4.4.1 CICLI DI INERTIZZAZIONE
4.4.2 AGGIUNTA DELLE POLVERI
4.5 REALIZZAZIONE DEL SISTEMA DI
MONITORAGGIO E CONTROLLO
4.5.1 ELIMINAZIONE DELLE SCARICHE
ELETTROSTATICHE INTRINSECHE AL NORMALE ESERCIZIO
4.5.2 VALUTAZIONE DEL LIVELLO DI
INTEGRITÀ DELLA SICUREZZA
4.5.2.1 LAVAGGIO INIZIALE -
IPOTESI 1
4.5.2.2 LAVAGGIO INIZIALE -
IPOTESI 2
4.5.2.3 ESERCIZIO - IPOTESI 1
4.5.2.4 ESERCIZIO - IPOTESI 2
4.5.2.5 ESERCIZIO - IPOTESI 3
4.5.2.6 ESERCIZIO - IPOTESI 4
4.6 ANALISI E VALUTAZIONE DELLE
SORGENTI DI ACCENSIONE
4.6.1 ANALISI DEI REQUISITI
ESSENZIALI DI SICUREZZA GENERALI
4.6.2 ANALISI DELLE SORGENTI DI
ACCENSIONE INTERNE (I) ED ESTERNE (E) DELLA MACCHINA
4.6.3 VALUTAZIONE DELLE SORGENTI
DI ACCENSIONE
4.7 VALUTAZIONE FINALE DEL
RISCHIO DI ESPLOSIONE
5. RISCHI CONNESSI ALL’UTILIZZO
DELL’AZOTO - CENNI
5.1 ESEMPIO DI CALCOLO
ALLEGATO A PIANIFICAZIONE DELLE
MISURE TECNICHE ED ORGANIZZATIVE
ALLEGATO B ESEMPIO DI PERMESSO DI
LAVORO PER LAVORI A CALDO
ALLEGATO C BIBLIOGRAFIA
Azienda Sanitaria Locale di
Milano, “ Misure per prevenire la formazione di atmosfere esplosive.
Inertizzazione. Affidabilità del sistema di monitoraggio e controllo. Esempio”,
Quaderno Tecnico a cura del Tecnico della Prevenzione Dott. Mauro Baldissin -
Responsabile scientifico: Dott. Ing. Massimo Rho – Rev. gennaio 2015 (formato
PDF, 1.82 MB).
Tiziano Menduto
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