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"La relazione fra sicurezza sul lavoro e gestione delle risorse umane"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza
26/03/2015 - Certamente il modo
migliore di affrontare la
gestione della
sicurezza in ogni azienda, di tutelare la salute e sicurezza dei
lavoratori, di prevenire incidenti e malattie professionali è quello di
costruire condizioni organizzative e gestionali adatte. Ed è necessario affrontare
questi problemi in modo integrato favorendo la necessaria collaborazione tra
tutte le funzioni aziendali.
Per rispondere a queste domande, diamo la possibilità ai nostri lettori di visualizzare integralmente l’intervista - realizzata il 19 marzo 2015 nella sede del convegno – o di leggerne una parziale trascrizione.
https://www.youtube.com/watch?v=XjoY9Y-0c8o
Intervista e articolo a cura di Tiziano Menduto
Purtroppo questo spesso nelle
aziende non accade e per questo motivo si è tenuto a Milano il 19 marzo un
convegno, organizzato da AiFOS
(Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro) in
collaborazione con il gruppo
professionale ISMO, dal titolo “ HR & Safety at
work. Un legame che crea cultura”.
Il convegno partiva proprio dalla
constatazione che in molte medie e grandi realtà aziendali la tutela della
salute e sicurezza dei lavoratori è considerata slegata dalla
gestione delle risorse umane (Human
Resource Management) e che fosse necessario cercare soluzioni e strategie in
grado di connettere questa essenziale funzione aziendale con i temi della
sicurezza e, in particolare, con le attività del Servizio di
Prevenzione e Protezione.
Nel convegno il tema è stato
presentato da alcuni relatori e diverse aziende presenti sul territorio
italiano hanno portato esempi di criticità o di collaborazioni dei due mondi:
la Human Resource (HR) e la Safety ( RSPP
e HSE, Health Safety Environment).
Proprio per conoscere meglio
queste problematiche organizzative, per poter approfondire come stimolare le
collaborazioni e capire come sia possibile
permeare le aziende della “ cultura della
sicurezza”, abbiamo intervistato uno dei relatori, che ha presentato e
concluso il convegno: il Prof.
Carlo
Galimberti , docente dell' Università
Cattolica di Milano e direttore del Centro Studi e ricerche di Psicologia
della comunicazione (CSRPC).
Le prime domande che gli abbiamo
posto riguardano proprio il convegno:
perché
è importante che nelle aziende ci sia una connessione tra Risorse Umane e
Sicurezza? In che modo questo tema riguarda le competenze in materia di psicologia
sociale della comunicazione?
Durante l’incontro il Prof.
Galimberti ha presentato alcune definizioni e concetti molto interessanti in
materia di sicurezza.
Ad esempio della
cultura della sicurezza d’impresa, cioè
di “
come le varie funzioni, i vari ruoli,
le operazioni, gli adempimenti, i processi formativi” si potrebbero
armonizzare
“dando vita ad una vera e
propria prospettiva di quella particolare azienda, di quel gruppo organizzativo
e di lavoro, ...”. Galimberti ha sottolineato come sia importante arrivare
“
ad un
vero e proprio patrimonio di tipo culturale, che non vuol dire solo
norme, vincoli e indicazioni. Ma vuol dire soprattutto regole di comportamento,
valori, orientamenti, comportamenti spiccioli, interpretazioni, ...”.
Inoltre ha ricordato come in
un’azienda “
l’organizzazione della sicurezza coincide nelle aziende con
l’organizzazione della produzione” e come la cultura sia costruzione di
“senso”, ma anche costruzione di “legami”. Ad esempio tra Safety e HR
all’interno dell’ organizzazione
lavorativa.
Cosa si è detto nel convegno? Come è possibile portare nelle aziende il
legame tra produzione e sicurezza? Quali sono gli esempi positivi e le
criticità della collaborazione tra Safety e HR? Quanto è importante la
costruzione di senso nelle realtà lavorative?
Per rispondere a queste domande, diamo la possibilità ai nostri lettori di visualizzare integralmente l’intervista - realizzata il 19 marzo 2015 nella sede del convegno – o di leggerne una parziale trascrizione.
https://www.youtube.com/watch?v=XjoY9Y-0c8o
Intervista e articolo a cura di Tiziano Menduto
Il concetto da lei espresso di cultura della sicurezza d’impresa porta
con sé una visione sistemica, di integrazione delle funzioni, che è un po’ il
tema del convegno. Integrazione che si collega ad una frase, che lei ha citato,
e che indica che “l’organizzazione della sicurezza coincide nelle aziende con
l’organizzazione della produzione”...
Carlo Galimberti: Questa è
una frase che prendo a prestito da un collega e un amico, Francesco Bacchini,
che occupandosi di normativa e di organizzazione sulla base della normativa
sulla sicurezza, ha più volte detto e scritto che per lui
organizzare la produzione e organizzare la produzione in sicurezza non
sono due operazioni diverse che si aggiungono una all’altra, ma sono la
stessa cosa.
Quindi in questo senso parlare di
organizzazione del processo produttivo in sicurezza diventa un modo per parlare
della organizzazione della produzione tout court. E la cultura centra con il
convegno di oggi perché la cultura è ricerca del senso, costruzione del senso,
ma anche costruzione dei legami. In questo caso il legame tra due funzioni
molto importanti. Quelle del mondo Safety e del mondo HR, all’interno
dell’organizzazione.
E riguardo all’esito del pomeriggio
mi sembra che negli interventi fatti il suffisso “co-“ - collaborazione,
condivisione, ma anche competizione dove la competizione era intesa come un
valore - ricorresse molto spesso. Nel
senso che se oggi sappiamo benissimo che nulla si può fare nella aziende,
soprattutto nelle aziende medio-grandi, da soli, cioè senza collaborare con
interlocutori, diventa ancora più importante per le tematiche che hanno a che
fare con la sicurezza – se ci muoviamo in quella prospettiva della costruzione
della cultura della sicurezza d’impresa – riconoscere almeno la necessità
dell’interfaccia con chi si occupa di relazioni nella gestione delle risorse
umane.
Mi pare che nel convegno siano stati portati esempi positivi di questa
collaborazione tra Safety e HR. Hanno portato anche qualche esempio di
criticità...
CG: Direi che abbiamo avuto esempi di
diverse modalità di rapporto.
Esempi di
coppie assolutamente sintoniche, di chi lavora [insieme] dalla fase
della percezione del bisogno alla fase della progettazione dell’intervento,
della gestione e della valutazione dell’intervento. Addirittura con degli
scambi virtuosi di risorse da uno all’altro. Uno dei casi visti riguardava il
prestito di risorse dalla Safety, in termini di formatori, all’HR, per parlare
di questioni che riguardavano la sicurezza fuori dal contesto della sicurezza.
Abbiamo avuto esempi di
coppie collaboranti ma distinte. Coppie
che lavorano insieme e che sanno che l’uno è fattore critico per l’altro. Ma
che a volte o vivono dei conflitti di competenza (...) oppure lavorano insieme
ma mantengono distinti i momenti della verifica o momenti di gestione.
Terza modalità in cui si
vorrebbe andare verso la collaborazione, ma non si riesce
ancora a farlo. Oppure lo si fa sulla base delle spinte dall’esterno. Ad
esempio una nuova normativa, una esigenza particolare.
E’ ovvio che non tutte le realtà
organizzative possono essere allineate al massimo dei risultati possibili. La
fenomenologia è varia. Detto questo, è bene che ci si ponga il problema. (...)
Nel convegno qualcuno ha detto che questa collaborazione può anche
costruire “senso”...
CG: Ci sono
ricercatori
che si occupano di studi organizzativi che pongono il senso al centro di tutta
la struttura organizzativa, forse esagerano un po’ (...) ma comunque questo rimane
assolutamente importante. Parlare di
senso
nelle azioni organizzative significa aprire una dimensione altra rispetto a
quello del livello di lettura puramente materiale. Le persone vanno a lavorare
certo per sbarcare il lunario, per portare a casa ciò che a loro serve per
poter vivere e in alcuni casi purtroppo sopravvivere, però sappiamo benissimo
che per raggiungere le performance organizzative non basta questo. Ci vuole
altro. C’è gente che si riduce a “vado, faccio quello che c’è il mansionario,
mi faccio accreditare lo stipendio” e finisce lì. Non è così. Non capiremmo
perché ci sono persone che si sentono mobbizzate, perché ci sono persone che
vivono ai margini della realtà organizzativa pur avendo potenzialità molto
elevate. Non capiremmo nemmeno perché ci sono persone che invece vivono la loro
esperienza lavorativa fino a sacrificare la vita fuori.
Sono dinamiche psicologiche che,
più che la sicurezza, l’HR deve tenere in considerazione e deve saper gestire.
Mi trovo d’accordo con chi ha detto che la dimensione del senso e soprattutto
della costruzione del senso è fondamentale nel funzionamento organizzativo:
senza una costruzione congiunta del senso,
non andiamo da nessuna parte. (...)
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