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"ROA: la prevenzione del rischio da esposizione alla radiazione UVC"
fonte www.puntosicuro.it / RISCHIO ROA
08/04/2015 - Il Titolo VIII,
Capo V, del Decreto legislativo 81/2008 è dedicato alla prevenzione dei rischi
che possono derivare dall’ esposizione alle radiazioni
ottiche artificiali o dal loro impiego durante il lavoro,
con particolare riguardo ai rischi dovuti
agli effetti nocivi sugli occhi e sulla cute. E un recente documento,
pubblicato in “ PAF
– Portale Agenti Fisici” - un portale web realizzato nell’ambito del
"Piano Mirato sui rischi derivanti dagli Agenti Fisici" della Regione
Toscana e di uno specifico progetto del Ministero della Salute – presenta una
ricerca inerente il
rischio da
radiazioni ottiche artificiali nell’impiego di
lampade germicida installate in cappe a flusso laminare o per
lampade installate a parete o a soffitto:
attrezzature che trovano largo impiego specialmente in ambito sanitario, di
laboratorio e di ricerca.
In “
Procedure operative per la prevenzione del rischio da esposizione a
Radiazioni Ottiche Artificiali: Cappe sterili e Lampade Germicide”,
documento elaborato dal Laboratorio Agenti Fisici della USL 7 di Siena e a cura
di Iole Pinto, Andrea Bogi e Nicola Stacchini, sono contenuti i principali
risultati inerenti la valutazione
del rischio da radiazioni ottiche artificiali nell’impiego di queste
specifiche attrezzature, anche se “le procedure operative per la prevenzione
del rischio ivi contenute possono essere applicate a qualsiasi apparato che
presenti caratteristiche simili agli apparati oggetto del presente rapporto”.
Ricordiamo che una
lampada germicida “è un tipo
particolare di lampada che produce radiazione ultravioletta con componente
spettrale dominante nella regione UV‐C”: tale radiazione “modifica il DNA o l'RNA dei microorganismi e
quindi impedisce loro di riprodursi o di essere dannosi. Per tale motivo
viene utilizzata in diverse applicazioni, quali la disinfezione di cibo, acqua
e aria”. E tipicamente “le lampade germicida installate in cappe sterili di
laboratorio o installate a parete per sterilizzare ambienti sono costituite da
lampade al mercurio”.
Il rapporto, che vi invitiamo a
leggere integralmente, si sofferma ampiamente sul tema dei
limiti di esposizione definiti dal D.lgvo 81/08 , “al di sotto dei
quali, di solito, non si verificano effetti dannosi di tipo deterministico in
soggetti adulti sani, cioè effetti per i quali è nota la soglia di insorgenza e
la cui gravità è funzione dell’entità dell’esposizione”.
Bisogna tuttavia tener presente “che
i limiti di esposizione sono stati fissati per soggetti adulti sani”. Infatti nei
casi di soggetti “particolarmente sensibili” alla radiazione
ottica, “il rispetto dei limiti di esposizione può non essere sufficiente a
garantire la prevenzione di effetti avversi indesiderati e si rende perciò
necessario, in fase di scelta delle appropriate misure di tutela, approfondire
le valutazioni insieme al medico competente e, nel dubbio, adottare, anche in
via cautelativa, ulteriori precauzioni e misure di protezione. Per tale motivo
nell’ambito della valutazione sono prese in considerazione ai fini della
prevenzione anche quelle situazioni che presentano livelli di esposizione
dell’ordine del 50%-90% del valore limite, che possono essere comunque di
interesse per la tutela di soggetti particolarmente suscettibili al rischio”.
Ad esempio tra i
soggetti particolarmente sensibili alla
radiazione UV e al rischio
ROA possiamo avere:
- donne in gravidanza;
- minorenni;
- albini e individui di fototipo
1;
- i portatori di malattie del
collagene;
- i soggetti in trattamento
cronico o ciclico con farmaci foto sensibilizzanti;
- lavoratori che abbiano lesioni
cutanee maligne o pre-maligne, per esposizioni a radiazioni UV;
- lavoratori affetti da patologie
cutanee fotoindotte o fotoaggravate, per esposizioni a radiazioni UV;
- lavoratori affetti da xeroderma
pigmentosus”.
Dopo aver illustrato le metodiche
di misura, il rapporto riporta alcuni risultati dell’analisi del rischio:
-
cappe sterili da laboratorio: “il rischio di esposizione degli
operatori alle emissioni UV delle cappe germicida, risulta dipendente dalla
tipologia della cappa (presenza o meno dell’interblocco che impedisca
l’accensione della lampada in assenza di schermo di protezione) e dal corretto
utilizzo delle stesse, qualora non sia presente un sistema di interblocco. In
particolare, le misurazioni effettuate all’esterno, con vetro della cappa
completamente chiuso, permettono di verificare l’irrilevanza del rischio per l’operatore”.
Viceversa le misurazioni “eseguite con vetro leggermente aperto, che
rappresenta una condizione operativa non escludibile a priori per sistemi non
muniti di interblocco, hanno mostrato che la riflessione attraverso il piano di
lavoro può provocare, ad un operatore che stazioni nei pressi della cappa,
esposizioni superiori ai valori limite”. Riguardo alle cappe con interblocco si
indica che comunque “i vetri di alcune cappe possono essere socchiusi senza far
scattare l'interblocco”;
-
lampade germicida a parete/soffitto: “le misurazioni effettuate in
condizione di esposizione diretta dell’operatore, (ad altezza operatore), alla
radiazione emessa dalla lampada installata a soffitto a 3 metri dal pavimento,
evidenziano esposizioni particolarmente elevate, che comportano il superamento
dei limiti di legge in pochi secondi di esposizione, per un soggetto non
protetto. Sulla base di tali evidenze appare indispensabile che tutti i
lavoratori che a qualsiasi titolo accedono ai locali ove sono installate tali
lampade siano a conoscenza delle procedure di sicurezza e le rispettino con
consapevolezza. È indispensabile prevenire l’accesso al locale a soggetti non
protetti, nel caso in cui le lampade siano in funzione. Una misura di tutela
particolarmente efficace a tale proposito è quella di predisporre che
l'accensione delle lampade avvenga solo grazie ad appositi interruttori a
chiave, e che queste siano affidate solo a personale adeguatamente formato”.
Il rapporto elenca poi le
principali
misure di tutela da adottare
per le tipologie di apparati oggetto dello studio “al fine di ridurre il
rischio di esposizione per operatori e personale che a qualsiasi titolo si
trovi a transitare nelle vicinanze dei suddetti macchinari”.
Vengono in particolare presentate
diverse procedure:
-
Procedura per Cappe senza interblocco e con chiusura integrale;
-
Procedura per Cappe senza interblocco e con chiusura parziale del vetro;
-
Procedura per Cappe con interblocco;
-
Procedura per ambienti con lampade germicida a parete/soffitto.
Riguardo ad esempio alla
procedura per Cappe senza interblocco e con
chiusura integrale, riportiamo quanto indicato nel rapporto:
- “avvertenze da apporre sui
macchinari: ‘Attenzione’ - Presenza di raggi UV; Esposizione nociva anche per
tempi molto brevi; Prima di aprire la cappa assicurarsi di aver spento gli UV;
Esposizione assente a cappa chiusa; Assicurarsi che il pannello porta lampada a
raggi ultravioletti sia inserito nella cappa prima di accendere gli UV;
- informazione e formazione sui rischi
da esposizione
a raggi ultravioletti degli operatori, e di tutti coloro che a qualsiasi
titolo possono entrare nell’ambiente in cui è istallata la cappa;
- è indispensabile rendere
facilmente identificabile il pulsante di accensione degli UV rispetto agli
altri interruttori presenti sulla cappa”.
Questa invece la
procedura per ambienti con lampade
germicida a parete/soffitto:
- “avvertenze da apporre sulla
porta d’ingresso dell’ambiente interessato: ‘Attenzione’: Presenza di lampade
UV all’interno del locale; Emissioni nocive per persone presenti all’interno
del locale, con lampade UV accese, anche per esposizioni di breve durata; Prima
di aprire la porta assicurarsi di aver spento gli emettitori UV; Esposizione
assente a porta completamente chiusa;
- informazione e formazione sui
rischi da esposizione a raggi ultravioletti e sulle appropriate misure di
tutela da mettere in atto per gli operatori, e per tutti coloro che a qualsiasi
titolo possono entrare nell’ambiente in cui è istallata la cappa;
- segnaletica di rischio UV da
esporre nei pressi dell’interruttore di accensione delle lampade a raggi
ultravioletti;
- si consiglia di munire i locali
di sistemi di segnalazione luminosa che indichino l’accensione delle lampade
UV;
- è raccomandabile che
l’interruttore di accensione degli UV sia munito di comando a chiave e che le
chiavi siano a messe a disposizione solo al personale specificamente formato
sul rischio e sulle appropriate operazioni di accensione e spegnimento degli emettitori
UV”.
E il rapporto si conclude
indicando che, utilizzando appropriate misure di tutela, come quelle riportate
nel documento, il rischio associato all’esposizione a radiazione UV emessa da
lampade germicida, siano esse a parete/soffitto o installate in cappe sterili “può
essere efficacemente controllato ed eliminato alla fonte”.
Laboratorio Agenti Fisici della
USL 7 di Siena, “ Procedure operative per la prevenzione del rischio da
esposizione a Radiazioni Ottiche Artificiali: Cappe sterili e Lampade Germicide”,
Rapporto 1/15 a cura di Iole Pinto, Andrea Bogi e Nicola Stacchini, documento
del 2 aprile 2015 (formato PDF, 3.01 MB)
Il link del Portale
Agenti Fisici (PAF)
Tiziano Menduto
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