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"Rischio chimico: l’esposizione a prodotti fitosanitari"
fonte www.puntosicuro.it / Rischio Chimico
20/04/2015 -
In relazione ai rischi correlati all’esposizione a fitosanitari e
effetti sulla salute, riportiamo l'approfondimento dal titolo “Esposizione a
fitosanitari e effetti sulla salute: le leucemie” pubblicato sulla Newsletter
dell’Inca CGIL - Numero 9/2014.
Esposizione a fitosanitari e effetti sulla salute: le leucemie
Chi lavora in ambito
agricolo, come ricorda la Miligi, può essere esposto ad una serie di agenti
di diversa natura, agenti fisici, chimici e biologici. Tra gli agenti chimici sicuramente
l’esposizione a prodotti fitosanitari riveste un ruolo importante. Con il termine
di prodotti fitosanitari viene compreso un gruppo eterogeneo di sostanze
(principi attivi) che svolgono numerose funzioni (insetticidi/acaricidi, fungicidi
ed erbicidi), l’esposizione ai prodotti fitosanitari è stata associata non solo
ad effetti di tipo acuto, ma anche a quelli di tipo cronico, e in particolari
effetti cancerogeni, riproduttivi ed anche neurologici.
Tale associazione assume un
particolare rilievo dal punto di vista sanitario e sociale, data la grande
diffusione di queste sostanze e il conseguente elevato numero di persone esposte,
primi tra tutti gli addetti alla produzione e formulazione di pesticidi
nell’industria e gli addetti all’agricoltura.
Pure se a dosi più basse rispetto
alle due categorie precedenti, anche la popolazione generale può essere
esposta, o perché vive in aree agricole ove i pesticidi sono usati intensamente,
o per uso domestico, o per il consumo di acqua e alimenti contaminati.
Effetti acuti. Tra gli effetti acuti ricordiamo le intossicazioni.
Come è stato rilevato nell’ambito del Sistema di Sorveglianza sulle
Intossicazioni Acute da Antiparassitari (in riferimento all’Accordo tra
Governo, Regioni e Province autonome stipulato in data 8 maggio 2003 - G.U. n.
121 del 27.5.2003 - per l’adozione dei piani nazionali triennali di sorveglianza
sanitaria ed ambientale su eventuali effetti derivanti dall’utilizzazione dei prodotti
fitosanitari, Art. 17 D.L.vo 194/95) nel 2005 sono state identificate in
Italia 520 casi di intossicazione accidentale da fitosanitari (Settimi et al.
2007). Da tale sistema emerge come in Italia, e soprattutto in alcune zone,
siano ancora presenti intossicazioni acute a dimostrazione di un non corretto
utilizzo di tali sostanze.
Effetti a lungo termine. I prodotti sanitari o meglio i principi
attivi in essi contenuti possono avere proprietà genotossiche, teratogene,
immunotossiche, ormonalmente attive e cancerogene.
Varie organizzazioni, a livello
nazionale ed internazionale, deputate a valutare i rischi per l'uomo, derivanti
dall’esposizione a sostanze chimiche, hanno valutato alcuni principi attivi o
classi chimiche in base alla loro cancerogenicità (IARC 1983, 1986, 1991; EPA, NTP).
Numerosi principi attivi sono stati classificati dalla Agenzia Internazionale
per la Ricerca sul Cancro (IARC) ed altre agenzie nazionali ed internazionali
come certi, probabili o possibili cancerogeni, sulla base soprattutto
dell’evidenza derivante dagli studi sperimentali su animali da laboratorio. A
seguito di queste valutazioni alcune sostanze sono state bandite, o ne è stato
limitato l’ uso, sia in Europa che negli USA.
Oltre agli studi sperimentali su
animale anche le indagini epidemiologiche hanno contribuito, a partire dagli
anni ’80, ad aumentare le conoscenze sulla cancerogenicità di queste sostanze.
Per un corretto inquadramento
della problematica occorre ricordare come gli erbici fenossiacetici siano
talora contaminati dai derivati della diossina; che determina una alterazione
dell’immunità cellulomediata.
Gli studi di coorte sugli
agricoltori, come mostrano due meta-analisi e recenti studi anche Italiani
(Blair 1985, Acquavella 1998, Alavanja et al, 2007, Sperati et al, 1999, Bucchi
et al. 2004, Nanni et al. 2005 ), hanno evidenziato che questi lavoratori
presentano un quadro di mortalità per tutte le cause, per quelle tumorali e per
alcuni specifici tumori (polmone, vescica, fegato, colon, esofago, rene) in
difetto rispetto alla popolazione generale. Accanto a questo quadro favorevole
bisogna segnalare però che altre specifiche cause risultano essere in eccesso;
in particolare la mortalità per infortuni e per quanto riguarda i tumori soprattutto
i tumori del sistema emolinfopoietico (Linfoma non Hodgkin (LNH), leucemie,
Mieloma Multiplo) ma anche il tumore della prostata, della cute, i tumori del tessuto
connettivo, del labbro, del rene, dello stomaco e del cervello. Oltre ai prodotti
fitosanitari, altri fattori di rischio (radiazione solare, virus etc.) sono
stati messi in relazioni con questi incrementi.
È stato comunque soprattutto
attraverso gli studi epidemiologici di tipo caso controllo che sono stati messi
in evidenza incrementi di patologie tumorali in gruppi di lavoratori esposti
professionalmente ad alcune specifiche classi chimiche di pesticidi.
In particolare gli studi
epidemiologici hanno messo in evidenza incrementi di rischio per sarcomi dei
tessuti molli (STM) e per LNH ed esposizione ad erbicidi clorofenossiacetici; l’esposizione
ad insetticidi organo-clorurati è stata associata ad incrementi di rischio per STM,
LNH, leucemie e, anche se l’associazione è meno consistente, con il tumore del polmone
e della mammella; i composti organofosforici sono stati messi in relazione con l’insorgenza
di LNH e leucemie, tra gli erbicidi la classe delle triazine è stata messa in relazione
con il tumore dell’ovaio; aumenti di rischio per il tumore della prostata sono stati
associati all’uso di pesticidi appartenenti alle classi degli organofosfati e organoclorurati
(Dich, 1997; Alavanja et al., 2005; Miligi et al., 2006). Non tutti gli studi però
sono concordi nel dimostrare queste associazioni.
Uno dei punti cruciali degli
studi epidemiologici su tumori e pesticidi rimane la definizione
dell’esposizione, data la difficoltà a studiare situazioni in cui l’esposizione
è molto complessa e conseguentemente a individuare associazioni con specifiche
sostanze. I recenti studi condotti, anche in Italia, sull’argomento hanno
cercato di affrontare con nuovi approcci metodologici tali difficoltà. Tra gli
studi italiani lo "Studio caso-controllo multicentrico sulle neoplasie
maligne del sistema emolinfopoietico (HLMP)" condotto in 11 aree (tra cui
Firenze e Siena per quanto riguarda la Toscana), con l’obiettivo principale di
studiare l’associazione tra HLMP e le esposizioni a pesticidi e solventi, e lo
"Studio multicentrico caso controllo sul rischio cancerogeno associato
all’ esposizione
a pesticidi" condotto in 5 aree italiane tra cui Pistoia e Pescia in
Toscana hanno condiviso la stessa metodologia innovativa nella definizione
dell’esposizione (Miligi et al., 2003, 2006; Settimi et al., 2001, 2003). Lo
studio multicentrico sulle neoplasie maligne del sistema emolinfopoietico ha
messo in evidenza aumenti di rischio di HLPM tra i soggetti esposti a fungicidi
appartenenti alle classi chimiche dei nitroderivati e fenilimmidi; a
insetticidi delle famiglie chimiche degli idrocarburi derivati, fosforoamidi,
oli insetticidi; tra gli erbicidi la categoria che sembrano rappresentare un
rischio per tali patologie sono le amine e triazine (Miligi et al., 2003). Lo
studio ha messo inoltre in evidenza l’importanza dell’uso dei dispositivi di
protezione personale (DPI) dato che aumenti di rischio per NHL sono stati
osservati tra coloro che hanno dichiarato di non aver mai indossato DPI
nell’utilizzare erbicidi
fenossiacetici (Miligi et al., 2006).
Lo studio multicentrico
coordinato dall’ISS ha messo soprattutto in luce aumenti di rischio per tumore
della prostata tra gli agricoltori esposti ad insetticidi ed acaricidi organoclorurati,
e più specificatamente per l’uso contemporaneo di DDT e Dicofol (Settimi et
al., 2003). Il rischio di tumore della prostata in esposti a pesticidi è stato sottolineato
anche da recenti meta-analisi di studi riguardanti questo rischio (Van Maele-Fabry
2004). Un recente studio ha messo in luce quali principi attivi possono essere associati
con questo tumore e come il rischio aumenti in soggetti con familiarità di
tumori in famiglia (Alavanja et al., 2003).
Appare quindi che le esposizioni
a prodotti fitosanitari è associata a diversi tipi di tumori ed in primo luogo
quelli del sistema emolinfipoietico. E’ stato inoltre recentemente suggerito il
possibile ruolo di alcuni pesticidi classificati come xero-ormoni (endocrine disrupting
chemicals) e alcuni tumori ormoni-dipendenti quali il tumore della mammella e il
tumore della prostata.
Crescente preoccupazione suscita
l’associazione tra tumori infantili ed esposizioni a prodotti fitosanitari
derivanti da esposizione residenziale, dall’uso domestico di insetticidi ma
anche, come dimostrato in alcuni studi, da esposizione dei genitori nel periodo
gestionale o del pre-concepimento. Le cause e le modalità dell’esposizione dei
bambini a prodotti fitosanitari infatti possono essere diverse: perché vivono
in fattoria o vicino ad una fattoria, l’esposizione si può verificare durante i
trattamenti, ma anche dopo; può essere provocata in ambiente domestico dagli
stessi parenti attraverso i vestiti e i dispositivi utilizzati in agricoltura.
I bambini possono essere esposti a pesticidi usati in ambiente domestico (uso
di prodotti per piante ornamentali con contaminazione del pavimento, dove,
specie da piccolo, il bambino può soggiornare spesso, o per contaminazione dei
giocattoli), o in orti o giardini; oppure per uso non corretto di presidi medico-chirurgici
(es. prodotti per la pediculosi) ed infine per contaminazione dell’acqua e
degli alimenti. Sono stati osservati aumenti di rischio di tumori infantili (in
particolar modo leucemie, tumori del SNC, ma anche neuroblastoma, LNH e tumore
di Wilms) per uso di pesticidi da parte dei genitori in casa o nel giardino,
occupazione della madre in agricoltura o uso di pesticidi durante la
gravidanza, occupazione del padre, esposizione diretta del bambino. Molti dei
tumori infantili associati a pesticidi, sono proprio quei tipi di tumore che
sono stati ripetutamente associati anche all’adulto. I numerosi studi condotti (per
lo più di tipo caso - controllo) hanno il limite dalla mancanza di informazioni
specifiche sui pesticidi e del basso numero di soggetti esposti e dei problemi
di "recall bias", comunque l’entità dei rischi osservati è maggiore
rispetto all’adulto, facendo presupporre una maggiore suscettibilità (Zahm
& Ward, 1998).
Per quanto riguarda gli effetti
tossico-riproduttivi, è riconosciuto che alcuni pesticidi possono causare
difetti alla nascita in animali di laboratorio, ma l’evidenza sull’uomo non è
ancora stata chiarita anche se l’esposizione a pesticidi della madre, di tipo
ambientale o lavorativo, è stata messa in relazione con la nascita di bambini
con difetti agli arti, o difetti orofaciali. L’occupazione materna a pesticidi
è stata inoltre associata ad un elevato rischio di aborto spontaneo (Nurminen,
1994). Recentemente è stato condotto uno studio tra le lavoratrici in serre,
che ha coinvolto anche la provincia di Pistoia, in cui è stato osservato un
rischio elevato di aborto spontaneo per le attività di rientro in campo entro
le 24 ore e per applicazioni di pesticidi (Settimi et al. 2008).
L’esposizione a pesticidi è stata
altresì associata ad un possibile rischio per la fertilità, soprattutto quella
maschile. Tale osservazione deriva soprattutto da studi condotti su animali
(Traina, 1994).
È stato inoltre osservato:
ritardo al concepimento, menopausa precoce, morte fetale e ritardo nella
crescita intrauterina.
Per quanto riguarda gli effetti
neurologici è conosciuto che alcune classi di pesticidi possono produrre
neuropatie. Inoltre anche se a tutt’oggi non è stata chiarito se esiste una relazione
causale tra esposizione a pesticidi e patologie neurologiche di tipo cronico è stato
comunque suggerito che le esposizioni occupazionali a pesticidi possano
aumentare il rischio di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattia di
Alzheimer e malattia di Parkinson (PD), (MC Guire, 1997).
In una recente review la malattia
di Parkinson ed esposizione a pesticidi, si conclude che al momento il peso
dell’evidenza è sufficiente per concludere che un associazione generica tra uso
di pesticidi e PD esiste, ma è insufficiente a concludere che esista una relazione
causale per singoli principi attivi o per classi di sostanze (Brown TP et al, 2006).
I risultati di uno studio
italiano svolto nel territorio ferrarese mostra che risiedere in comuni rurali
non influenza il rischio di SLA, ma lavorare in attività agricole potrebbe invece
avere influenza e l’esposizione a pesticidi potrebbe rivestire un possibile
ruolo (Govoni et al, 2005 ).
In conclusione gli agricoltori
possono essere esposti a una varietà di agenti che potrebbero avere effetti
negativi sulla loro salute, tra i vari agenti i prodotti fitosanitari rivestono
un ruolo importante oltre a poter rappresentare un’esposizioni anche per al
popolazione generale. I prodotti fitosanitari comprendono numerose famiglie
chimiche con diverse proprietà sia chimiche che tossicologiche, la presenza
inoltre di altre sostanze oltre i principi attivi può rappresentare un
ulteriore complicazione. Alcuni principi attivi sono stati valutati come
cancerogeni e sono stati banditi in Europa e USA. L’evidenza epidemiologica
suggerisce una associazione tra tumori ed esposizioni a prodotti fitosanitari
anche se, data la complessità della materia, tale evidenza non può definirsi conclusiva.
I tumori emolinfopietici sono
quelli che sono stati più frequentemente associati a questa esposizione.
Plychronakis et al in J Occup Med Toxicol del maggio 2013 presentano una revisione
sistematica della letteratura scientifica e riportano che molti lavori
“sembrano dimostrare una potenziale associazione della malattia con alcuni
pesticidi”.
L’approfondimento su “Leucemia e
pesticidi” continua nella
“ Newsletter
medico-legale n, 09/2014 - Esposizione a fitosanitari e effetti sulla salute:
le leucemie” a cura di Marco Bottazzi della Consulenza legale Inca-Cgil
(formato PDF, 174 kB).
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