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"Piani regionali, malattie professionali e tumori di natura occupazionale"
fonte www.puntosicuro.it / Malattia Professionale
07/10/2015 - Negli ambienti di lavoro la possibilità di contrarre
malattie professionali diviene
sempre più un aspetto rilevante nella gestione aziendale della tutela
della salute e sicurezza dei lavoratori. E per le patologie
professionali, a volte sottostimate, spesso in evoluzione e mutamento
con l’emergere di nuovi rischi, è sempre utile avere continui confronti sulle novità e sulle strategie di prevenzione.
Per questo motivo ci soffermiamo
oggi su uno degli incontri che la Società Nazionale degli Operatori della
Prevenzione ( SNOP) ha
organizzato per i medici del lavoro, assistenti sanitari e le altre figure
sanitarie delle ASL per far luce sulla attività delle varie figure
professionali nella ricerca attiva delle patologie professionali e sul
possibile miglioramento degli interventi.
In particolare nel seminario “
Le patologie professionali e miglioramento
delle notizie sullo stato di salute dei lavoratori: l’occasione dei Piani
regionali di prevenzione 2015-2018”, che si è tenuto il 18 settembre 2015 a
Milano, sono stati affrontati vari temi: dai fattori di rischio emergenti
(elevati ritmi di lavoro, precarietà, orari di lavoro, conciliazione casa-lavoro,
etc), ai sistemi informativi per la programmazione delle attività di
prevenzione fino ai Piani regionali e nazionali di prevenzione, con particolare
riferimento anche alle malattie muscolocheletriche e ai tumori
professionali.
E riguardo all’efficacia dei piani
regionali, delle esperienze delle aziende sanitarie, ci soffermiamo oggi
sull’intervento “
Malattie professionali:
indirizzi operativi per l'emersione e la prevenzione. L'esperienza della
Regione Veneto” a cura di Maria Nicoletta Ballarin (Spisal Aulss 12 veneziana).
Riguardo alla ricerca attiva
delle malattie
professionali nel raccontare l’esperienza dello Spisal dell’Aulss 12
veneziana viene riportato innanzitutto il contesto iniziale (con riferimento ai
primi anni novanta):
- “indagini di malattia
professionale prevalentemente su delega/procedibili d’ufficio;
- aumentate segnalazioni a
seguito di attenzione magistratura di alcune patologie (tumore polmonare,
angiosarcoma, tumore epatico e mesotelioma);
- sotto notifica di altre patologie
(osteoarticolari, malattie cutanee, ecc.);
- attivazione della sorveglianza
sanitaria degli ex esposti a cancerogeni;
- attivazione della registrazione
sistematica dei casi di mesotelioma”.
Si è poi arrivati a:
- “Protocollo d’intesa tra SPISAL
Direzione medica, INAIL e Procura nel 2007 a livello di ULSS per la gestione
delle malattie professionali;
- Protocollo d’intesa nel 2010 su
base provinciale esteso anche agli infortuni;
- Progetto regionale 2010-2012
«Miglioramento del sistema di sorveglianza delle malattie professionali e
correlate al lavoro» affidato allo SPISAL”.
In particolare la metodologia del
progetto della Regione Veneto ha previsto:
- “ricerca attiva su patologie di
interesse non segnalate (malattie osteoarticolari, patologie cutanee, neoplasie
laringee e dei seni
nasali e paranasali, della vescica, patologie respiratorie non
neoplastiche);
- sensibilizzazione dei medici
specialisti ospedalieri con il coinvolgimento della Direzione Medica;
- vigilanza in aziende appartenenti
a selezionati comparti”.
Il documento agli atti relativo
all’intervento, che vi invitiamo a visionare integralmente, si sofferma poi
sulle
patologie tumorali.
Si riportano a questo proposito alcuni
risultati dei piani di prevenzione:
- “+ 30% segnalazioni ospedaliere
dal 2010 (patologie non neoplastiche);
- consolidato flusso di
segnalazioni ospedaliere per le patologie neoplastiche
a partire dal 2009;
- esplorazione comparti con
rischio non ancora noto;
- pubblicazione linee operative
(ad esempio con riferimento alla pubblicazione “ Malattie Professionali. Indirizzi operativi per l’emersione e
la prevenzione”.
Inoltre si segnala come “il
programma di sorveglianza sanitaria
dedicato agli ex esposti ad amianto ha permesso di:
- “diagnosticare patologie
professionali ed extraprofessionali misconosciute;
- aumentare la conoscenza sui
rischi lavorativi cui erano esposte persone che svolgevano mansioni in aziende
ormai cessate o dove in passato è stato utilizzato asbesto e la cessazione di
abitudini voluttuarie dannose;
- migliorare la qualità delle
informazioni e della documentazione” (anche con riferimento all’autorità
giudiziaria);
- “incrementare la collaborazione
tra gli operatori sanitari delle diverse strutture ospedaliere;
- avviare le pratiche per
un'eventuale riconoscimento assicurativo;
- assicurare la consegna
dell’esenzione alla partecipazione della spesa sanitaria agli aventi diritto;
- estendere l’ azione
di prevenzione con l’offerta di copertura vaccinale antipneumococcica ed
antinfluenzale ai soggetti a rischio”.
Inoltre si indica che alla Procura
vengono trasmessi i casi per i quali l’indagine effettuata “evidenzia la
contemporanea presenza di
3 criteri,
anche se dubbi:
- dalla malattia è derivata la
morte del lavoratore oppure una lesione personale grave o gravissima;
- per la malattia è ipotizzabile
un nesso di causa con l’esposizione ad un rischio lavorativo (secondo i criteri
medico-legali);
- sussistenza di un’ipotesi di
responsabilità penale a carico del datore di lavoro e/o di soggetti terzi, per
violazione delle norme di igiene e sicurezza del lavoro, collegabili alle cause
della malattia”.
Concludiamo questa breve
presentazione dell’intervento riportando alcune indicazioni relative alla
diagnosi di tumore professionale (con
riferimento a “ Information notices on occupational diseases: a guide to
diagnosis European Communities” - 2009 e “Memorandum from the Occupational
Cancer Working Group” - 2013):
- “non distinguibile dai tumori
non professionali (nessun test specifico è disponibile, in qualche caso sono
disponibili markers di esposizione);
- è basata sul concetto di probabilità;
- il nesso causale tra malattia
ed esposizione deve essere sufficientemente forte da identificare la causa
professionale come la più probabile: le caratteristiche cliniche devono essere compatibili
con gli effetti patologici noti (specificità e plausibilità: cancerogeno umano
certo, sede tumorale compatibile); sufficiente esposizione professionale
(gradiente biologico: relazione dose-risposta, presenza dose-soglia)”;
- sequenza temporale: “'esposizione
deve precedere la comparsa di malattia; il periodo di latenza dall’inizio
dell’esposizione deve essere superiore al periodo minimo di induzione; il
periodo di latenza dalla fine dell’esposizione deve essere inferiore al periodo
di latenza massima”.
“ Malattie professionali:
indirizzi operativi per l'emersione e la prevenzione. L'esperienza della
Regione Veneto” a cura di Maria Nicoletta Ballarin (Spisal Aulss 12 veneziana),
intervento al seminario “Le patologie professionali e miglioramento delle
notizie sullo stato di salute dei lavoratori: l’occasione dei Piani regionali
di prevenzione 2015-2018” (formato PDF, 4.34 MB).
RTM
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