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"Buone prassi per la valutazione dei rischi da campi elettromagnetici"
fonte www.puntosicuro.it / Campi elettromagnetici
08/02/2016 - In quasi tutti i luoghi di lavoro i lavoratori possano essere esposti ai
campi elettromagnetici che
vengono generati ogniqualvolta si utilizza l’elettricità. E nella
maggior parte dei casi l’intensità di campo è a un livello tale da non
poter causare alcun effetto nocivo sulla salute.
Tuttavia vi sono casi in cui l’intensità di campo può presentare un rischio e la Direttiva europea 2013/35/UE,
approvata il 26 giugno 2013, presenta le disposizioni minime di
sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi
derivanti dai campi elettromagnetici (CEM).
Direttiva che ha abrogato la precedente direttiva 2004/40/CE e che
dovrà essere recepita negli ordinamenti nazionali entro il 1° luglio
2016.
Per far conoscere i contenuti della direttiva, la Commissione Europea ha elaborato, alla fine del 2014, una serie di guide non vincolanti per l'implementazione della direttiva 2013/35/UE sui
campi elettromagnetici. Guide che nascono come supporto per la
valutazione dei rischi da campi elettromagnetici nei luoghi di lavoro e
per l'attuazione della direttiva.
E recentemente sono state finalmente pubblicate le
traduzioni in italiano dei documenti europei.
Ci soffermiamo oggi in particolare
sulla guida dedicata alle piccole e medie imprese (PMI).
La “
Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva
2013/35/UE. Campi elettromagnetici. Guida per le PMI” - destinata
principalmente alle piccole e medie imprese (PMI), ma utile anche a lavoratori
e RLS – “non è giuridicamente vincolante e non fornisce un’interpretazione di
specifiche norme giuridiche da rispettare”. E per questo motivo va letta “in
combinazione con la direttiva relativa ai campi elettromagnetici, la direttiva
quadro 89/391/CEE e le leggi nazionali pertinenti”. Infatti la guida “non garantisce
necessariamente la conformità alle normative in materia di protezione contro i
campi magnetici” vigenti nei Stati dell’Unione europea: le normative con cui
gli Stati recepiscono la direttiva 2013/35/UE “possono andare oltre le
prescrizioni minime della direttiva” stessa.
La guida offre comunque un valido
aiuto per effettuare una
valutazione
iniziale dei rischi derivanti dai campi
elettromagnetici sul luogo di lavoro.
Questi alcuni
orientamenti per la valutazione dei rischi
derivanti dai campi elettromagnetici
(contenuti nella Tabella 1.1 della guida):
- “se tutti i rischi dovuti ai
campi elettromagnetici sul luogo di lavoro sono bassi, non saranno necessarie
ulteriori azioni. Si consiglia ai datori di lavoro di registrare di aver
effettuato un esame sul proprio luogo di lavoro e l’esito di tale esame;
- se il rischio derivante dai
campi elettromagnetici non è basso o è sconosciuto, i datori di lavoro dovranno
seguire una procedura per valutare il rischio e adottare le eventuali
precauzioni. È possibile che in base alla conclusione raggiunta non esista
alcun rischio significativo. In tal caso la valutazione va registrata e la
procedura si conclude;
- per facilitare la valutazione
del rischio in generale e in particolare per valutare la conformità ai livelli
di azione (LA) o ai valori limite di esposizione (VLE), i datori di lavoro
possono aver bisogno di informazioni sul livello dei campi
elettromagnetici. Queste possono essere ottenute da banche dati o dai
fabbricanti oppure possono essere necessari calcoli o misurazioni;
- nel caso in cui si renda
necessaria una riduzione del rischio, può essere opportuno adottare misure di
prevenzione e protezione”.
La
direttiva 2013/35/UE sui campi elettromagnetici stabilisce dunque le
disposizioni minime di sicurezza relative all’esposizione dei lavoratori ai
rischi derivanti dai campi elettromagnetici. Tuttavia sono pochi i datori di
lavoro “che dovranno calcolare o misurare i livelli dei campi elettromagnetici
sul proprio luogo di lavoro. Nella maggior parte dei casi il lavoro svolto è di
natura tale che il rischio sarà basso e potrà essere verificato con facilità”.
E la guida è concepita in modo tale da “consentire ai datori di lavoro già
conformi alle norme di effettuare un rapido accertamento”.
La guida contiene infatti un
elenco di attività lavorative, apparecchiature e luoghi di lavoro generici in
cui i campi sono talmente deboli che i datori di lavoro non avranno bisogno di
adottare ulteriori misure. La tabella 3.2, con riferimento ad attività,
apparecchiature e luoghi - indicando dunque
la necessità o meno “di effettuare una valutazione per:
- i lavoratori con dispositivi
impiantati attivi;
- altri lavoratori esposti a
particolari rischi;
- i lavoratori non esposti a
particolari rischi.
Ci soffermiamo sui
lavoratori esposti a particolari rischi.
Infatti alcuni gruppi di
lavoratori sono “considerati particolarmente a rischio per i campi
elettromagnetici” e “non possono essere protetti adeguatamente medianti i
livelli di azione stabiliti nella direttiva relativa ai campi elettromagnetici
e perciò i datori di lavoro devono valutare la loro esposizione separatamente
da quella degli altri lavoratori”.
Ricordando che per verificare se
i lavoratori sono esposti a particolari rischi, i datori di lavoro devono
prendere in considerazione la frequenza, il livello e la durata
dell’esposizione, riportiamo alcune
tipologie
di lavoratori esposti a particolari rischi secondo la direttiva relativa ai
campi elettromagnetici:
-
lavoratori che portano dispositivi medici impiantati attivi (active
implanted medical devices, AIMD): ad esempio “stimolatori cardiaci,
defibrillatori cardiaci, impianti cocleari, impianti al tronco encefalico,
protesi dell’orecchio interno, neurostimulatori, retinal encoder, pompe
impiantate per infusione di farmaci”;
-
lavoratori che portano dispositivi medici impiantati passivi contenenti
metallo: ad esempio “protesi articolari, chiodi, piastre, viti, clip
chirurgiche, clip per aneurisma, stent, protesi valvolari cardiache, anelli per
annuloplastica, impianti contraccettivi metallici e casi di dispositivi medici
impiantati attivi”;
-
lavoratori portatori di dispositivi medici indossati sul corpo: ad
esempio “pompe esterne per infusione di ormoni”;
-
lavoratrici in gravidanza.
Un gruppo di lavoratori particolarmente
a rischio è dunque quello che porta
dispositivi
medici impiantati attivi “dato che i campi elettromagnetici di forte entità
possono interferire con il normale funzionamento dei dispositivi impiantati
attivi”.
Si ricorda che i fabbricanti di
questi dispositivi “sono tenuti per legge a garantire che i loro prodotti
abbiano una ragionevole immunità alle interferenze e a controllarli
periodicamente per verificare l’intensità di campo cui potrebbero essere
esposti negli ambienti pubblici. Di conseguenza un’intensità di campo inferiore
ai livelli di riferimento fissati nella raccomandazione 1999/519/CE del
Consiglio non dovrebbe incidere negativamente sul funzionamento di tali
dispositivi. Un’intensità di campo superiore a tali livelli di riferimento
nella posizione del dispositivo o dei suoi sensori (se presenti) può però
causare un malfunzionamento, che rappresenta un rischio per chi lo indossa”.
Se alcune situazioni di lavoro
possano dar luogo a forti campi elettromagnetici, spesso tali campi sono “molto
circoscritti. Il rischio può quindi essere controllato assicurando che il campo
di forte entità non venga generato nelle immediate vicinanze del dispositivo.
Ad esempio, il campo generato da un
telefono
cellulare potrebbe interferire con un pacemaker se viene tenuto vicino al
dispositivo. Nonostante ciò le persone che portano stimolatori cardiaci possono
far uso di telefoni
cellulari senza incorrere in rischi. Devono semplicemente cercare di
tenere il cellulare lontano dal torace”.
Concludiamo ricordando che la
guida si sofferma anche sugli effetti sulla salute e sicurezza derivanti dai
campi elettromagnetici.
L’
indice della guida:
1. Introduzione e scopo della presente guida
1.1 Utilizzo della guida
1.2 Introduzione alla direttiva relativa ai campi
elettromagnetici
1.3 Campo di applicazione della presente guida
1.4 Regolamentazioni nazionali e fonti di informazioni
supplementari
2. Effetti sulla salute e rischi di sicurezza derivanti dai
campi elettromagnetici
2.1 Effetti diretti
2.2 Effetti a lungo termine
2.3 Effetti indiretti
3. Sorgenti di campi elettromagnetici
3.1 Lavoratori esposti a particolari rischi
3.1.1 Lavoratori portatori di dispositivi medici impiantati
attivi
3.1.2 Altri lavoratori esposti a particolari rischi
3.2 Prescrizioni per la valutazione di attività lavorative,
apparecchiature e luoghi di lavoro comuni
3.2.1 Attività lavorative, apparecchiature e luoghi di
lavoro che potrebbero richiedere
una valutazione specifica
3.3 Attività lavorative, apparecchiature e luoghi di lavoro
non elencati nel presente capitolo
Commissione europea “ Guida non
vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE. Campi
elettromagnetici. Guida per le PMI”, versione in italiano (formato PDF, 447
kB).
Commissione europea “ Non-binding guide to good practice for implementing Directive
2013/35/EU. Electromagnetic Fields. Guide for SMEs”, versione in inglese
(formato PDF, 455 kB).
Tiziano Menduto
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