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"Campi elettromagnetici: l’identificazione dei soggetti a rischio"
fonte www.puntosicuro.it / Campi elettromagnetici
08/03/2016 -
Nei giorni scorsi abbiamo iniziato l’analisi della Direttiva europea 2013/35/UE (direttiva
EMF) che presenta le disposizioni minime di sicurezza e di salute
relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dai campi elettromagnetici (CEM).
Una direttiva che ha abrogato la precedente direttiva 2004/40/CE e che
dovrà essere recepita negli ordinamenti nazionali entro il
1° luglio 2016.
Continuiamo a parlarne con l’aiuto delle guide non vincolanti per l'implementazione della direttiva 2013/35/UE sui
campi elettromagnetici, prodotte dalla Commissione Europea. Ed entriamo
nel merito di un aspetto essenziale per ogni azienda: la
valutazione dei rischi.
Nella “
Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE
relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica” si indica che
è l’articolo 4 della direttiva ad affrontare alcune questioni specifiche da
considerare al momento di valutare i rischi derivanti dai campi
elettromagnetici.
E la guida fornisce precisi orientamenti
sul modo di affrontare la valutazione dei rischi derivanti dai campi
elettromagnetici. Orientamenti che il datore di lavoro può utilizzare e
adattare per integrarli nei propri sistemi di valutazione dei rischi.
A questo proposito la guida
segnala che nell’ambito iniziative di supporto a piccole e microimprese, l’
Agenzia europea per la sicurezza e la
salute sul lavoro ha messo a punto la piattaforma
per la valutazione dei rischi interattiva online (OiRA), un nuovo
strumento di supporto a cui si fa riferimento – dopo il Decreto Legislativo 14
settembre 2015, n. 151 – anche nel D.Lgs. 81/2008.
Questo strumento, ospitato su un
sito dedicato ( www.oiraproject.eu)
ha l’obiettivo di aiutare i datori di lavoro a effettuare un
processo di valutazione dei rischi
articolato in più fasi.
E i processi descritti nella
guida in relazione ai campi elettromagnetici sono coerenti con il processo OiRA
e dovrebbero essere utili a coloro che impiegano gli strumenti OiRA.
Ricordiamo brevemente le
quattro fasi del processo OiRA:
-
Preparazione: offre una panoramica della valutazione che si sta per
avviare, e consente di adattare la valutazione alla natura specifica della
propria attività;
-
Identificazione: OiRA presenta una serie di potenziali problemi o
pericoli per la salute e la sicurezza che potrebbero interessare il luogo di
lavoro. Rispondendo alle affermazioni/domande con sì o no, indicherete
l’eventuale presenza di tali pericoli o problemi. Potrete anche decidere di non
rispondere a una domanda e di rispondere in una fase successiva;
-
Valutazione: qui sarete in grado di determinare il livello di
rischio connesso a ciascuna delle voci individuate come ‘da trattare’ nella
fase di ‘identificazione’;
-
Piano d’azione: nella quarta fase della valutazione potrete
decidere quali misure adottare per far fronte ai rischi precedentemente
identificati e quali risorse potrebbero essere necessarie. Su questa base,
nella fase successiva viene elaborata automaticamente una relazione”.
Ci soffermiamo oggi sulle prime
due fasi.
La
prima fase, di
preparazione,
consiste in una raccolta di informazioni sulle attività lavorative (descrizioni
delle mansioni; le persone che svolgono il lavoro; in che modo viene svolto il
lavoro; quale apparecchiatura viene utilizzata per svolgere le mansioni in
questione). E in questa fase “sono particolarmente importanti la consultazioni
dei lavoratori e l’osservazione delle attività lavorative”. Ed è importante “garantire
che la valutazione riguardi sia le operazioni di routine che quelle
straordinarie o intermittenti” (pulizia; manutenzione; revisione; riparazione; nuovi impianti; messa
in servizio; disattivazione).
La
seconda fase è relativa all’
identificazione
dei pericoli e dei soggetti a rischio:
-
identificazione dei pericoli: bisogna individuare le attività e le
apparecchiature che generano campi
elettromagnetici nel luogo di lavoro. E sarà poi possibile confrontare
l’elenco creato con la tabella 3.2 (Prescrizioni per le valutazioni specifiche
dei campi elettromagnetici relative ad attività lavorative, apparecchiature e
luoghi di lavoro comuni) presente nella guida: “in molti casi infatti la natura
di un’attività o la progettazione dell’apparecchiatura saranno tali da produrre
soltanto campi deboli, che non risulteranno pericolosi, neppure se nelle
immediate vicinanze si svolgono diverse attività o si trovano varie
apparecchiature”. La guida si sofferma poi su vari altri aspetti. Ad esempio segnala
che la direttiva EMF “riconosce che alcuni luoghi di lavoro aperti al pubblico
possono già essere stati valutati in relazione alla raccomandazione 1999/519/CE
del Consiglio relativa alla limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi
elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz”. Si ricorda poi che alcune sorgenti che
generano campi elettromagnetici di forte entità “non sono accessibili, in
condizioni di normale utilizzo, a causa dell’alloggiamento delle
apparecchiature o del riparo delle aree di lavoro. In queste situazioni sarà
importante determinare se i lavoratori possono avere accesso a campi di forte
entità durante la manutenzione, la revisione o la riparazione”;
-
identificazione delle misure di prevenzione e precauzionali esistenti:
“nella maggior parte dei luoghi di lavoro sono già predisposte una serie di
misure di prevenzione e precauzione volte a eliminare o ridurre i rischi sul
luogo di lavoro. Tali misure potrebbero essere state attuate specificamente in
relazione ai campi elettromagnetici. In altri casi potrebbero essere state
adottate in relazione ad altri pericoli, ma contribuiranno anche a limitare
l’accesso ai campi
elettromagnetici. Pertanto è importante identificare le misure di
prevenzione e precauzione esistenti che possono contribuire al processo di
valutazione dei rischi”;
-
identificazione dei soggetti a rischio: “è necessario identificare
i soggetti che potrebbero subire danni a causa dei pericoli in questione. Nel
far questo è importante considerare tutti i lavoratori presenti sul luogo di
lavoro. Dovrebbe essere facile identificare coloro che svolgono attività
lavorative o utilizzano apparecchiature che generano forti campi
elettromagnetici. È importante tuttavia prendere in considerazione anche coloro
che svolgono altre mansioni o lavorano con altre apparecchiature, ma che
potrebbero comunque essere esposti a campi elettromagnetici”. La guida riporta
ulteriori dettagli ad esempio in relazione alla valutazione dei campi generati
dalla postazione della saldatrice”. Per esempio la valutazione dei campi generati
dalla postazione della saldatrice da banco a punti, presente nello studio del
caso dell’officina nel secondo volume della guida, “dimostra che il campo è più
forte nella postazione dell’operatore ma a fianco dell’apparecchiatura. Se la
saldatrice si trova vicino a un passaggio, gli altri lavoratori di passaggio
nell’area potrebbero essere esposti a campi elettromagnetici di entità
superiore a quella dell’operatore”;
-
lavoratori particolarmente a rischio: “è obbligatorio tener conto
dei lavoratori
particolarmente a rischio e la direttiva EMF identifica specificamente
quattro gruppi di lavoratori che rientrano in questa categoria: lavoratori
portatori di dispositivi medici impiantabili attivi; lavoratori portatori di
dispositivi medici impiantabili passivi; lavoratori con dispositivi medici
portati sul corpo; lavoratrici in gravidanza. I lavoratori che rientrano in uno
di questi gruppi potrebbero essere esposti a maggiori rischi derivanti dai
campi elettromagnetici rispetto alla popolazione attiva e dovrebbero essere
oggetto di una specifica valutazione dei rischi che potrebbe indicare che il
rischio rimane tollerabile, ma in altri casi potrebbe essere necessario
adattare le loro condizioni di lavoro per ridurre il rischio”.
Rimandando l’approfondimento
delle successive fasi del processo OIRA ad un prossimo articolo di PuntoSicuro,
concludiamo ricordando che la guida riporta in Appendice (Appendice D) un
approfondimento relativo alla
valutazione
dell’esposizione.
In questa parte viene
fornita ai datori di lavoro una
“panoramica del processo di valutazione dell’esposizione professionale in
relazione alla direttiva relativa ai campi elettromagnetici, con particolare
attenzione per le esposizioni non uniformi e a frequenze diverse”.
Commissione europea “ Guida non
vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa
ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica”, versione in italiano
(formato PDF, 4.90 MB).
Commissione europea “ Non-binding guide to
good practice for implementing Directive 2013/35/EU Electromagnetic Fields. Volume
1: Practical Guide”, versione in inglese (formato PDF, 3.6 MB).
Tiziano Menduto
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