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"Piano di emergenza: le figure dell’esercitazione"
fonte www.puntosicuro.it / Gestione delle Emergenze
16/03/2016 -
Ospitiamo un articolo tratto da
PdE, rivista di
psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente
, che propone un intervento
realizzato da Antonio Zuliani.
Le figure dell’esercitazione
Per organizzare un’esercitazione aziendale efficace occorre il concorso
di alcune figure tra le quali il regista, gli osservatori, i simulatori e i
partecipanti. Solo l’attento coordinamento di queste figure (realizzato dal
regista delle esercitazioni) permetterà di acquisire i dati fondamentali per il
miglioramento del piano di emergenza dell’azienda.
Un piano di emergenza, per essere efficace,
dovrebbe concretizzarsi in uno strumento semplice capace di contenere delle
indicazioni operative, funzionali ad affrontare le situazioni critiche che si
prevede possano interessare l'azienda. Queste indicazioni operative
evidentemente non risolvono il tema dell’emergenza in azienda, per cui il piano
va visto all'interno di un sistema di emergenza che comprende anche il
complesso delle esercitazioni, delle verifiche e
delle analisi che fanno in modo che questo piano possa migliorare
costantemente.
Le esercitazioni possono affrontare, come
sottolinea Pagano, sia le situazioni determinate dai fattori legati al processo
di lavoro che dipendono dalle nostre scelte, sia delle condizioni (ad esempio
il clima) che non possiamo controllare, ma che possiamo prepararci ad
affrontare .
Uno dei punti cruciali di questo sistema
sono le esercitazioni che, per ben funzionare devono avvalersi dell'opera di
alcune figure chiave tra le quali: il regista dell'esercitazione,
l'osservatore, il simulatore e il partecipante, che, in assonanza con il taglio
cinematografico, chiameremo cast. Vediamo le caratteristiche di queste quattro
figure.
Regista
Il regista dell'esercitazione è la persona
che all'interno del sistema aziendale può individuare gli obiettivi delle
esercitazioni, gli indicatori di verifica degli obiettivi e gli strumenti che
servono per raggiungere questi obiettivi, inserendoli all’interno di un
“copione” organico.
Suo compito non è quello di assumere un
ruolo attivo durante l'esercitazione, bensì di governare l’organizzazione
dell’esercitazione, di curare la preparazione di tutti i soggetti che possono
essere necessari per svolgerla e di favorire l’analisi dei risultati emersi.
Analogamente dovrà preventivamente
condividere gli obiettivi dell'esercitazione con la produzione (proprietà e/o
dirigenza) e con coloro che, appartenendo al sistema aziendale, sono
interessati e la cui collaborazione è indispensabile. Per rimanere
nell'analogia cinematografica scelta, un regista non potrebbe girare un buon
film senza la collaborazione di chi si occupa dell'illuminazione della scena o
della registrazione dei suoni.
La vera differenza è che il nostro
regista non ha la possibilità di interrompere la scena se gli attori non
corrispondono alla sue attese: dovrà pazientemente attendere la fine per
rivedere con tutti il "girato", ovvero quello che è realmente
accaduto. Se intervenisse, e come vedremo questo è un aspetto che riguarda
anche gli osservatori, trasformerebbe l'esercitazione in un'unità addestrativa.
Durante un addestramento è giusto correggere gli errori commessi dalle persone
in formazione affinché non apprendano comportamenti scorretti; durante
un'esercitazione l'obiettivo è quello di verificare tutta la complessità delle
azioni e delle scelte che le persone coinvolte riescono a mettere in campo.
Osservatore
L’osservatore è di straordinaria importanza
per ricavare adeguate informazioni sull'andamento di un’esercitazione di emergenza. Affinché possa
svolgere al meglio questa sua funzione occorre mettere in campo alcune
attenzioni specifiche.
L'osservatore deve essere un vero e proprio
"fantasma", nel senso che non deve intervenire nella scena in nessun modo:
né con le parole, né con i gesti (a volte le semplici comunicazioni non verbali
come sguardi, cenni di assenso sanno essere estremamente eloquenti!).
Un’esercitazione, come detto, non è un
momento addestrativo che prevede la correzione di atteggiamenti o di atti
sbagliati, bensì è la verifica che tutta la sequenza di atteggiamenti, atti e
procedure siano svolti in modo sufficientemente corretto. Anche in questo caso
vale quanto detto per il regista: se l'osservatore intervenisse non
permetterebbe quest'analisi.
Inoltre, intervenendo, creerebbe una
dipendenza nei suoi confronti da parte di coloro che si stanno esercitando i
quali sarebbero spinti, non tanto a mettere in atto le proprie capacità e
risorse di fronte agli ostacoli incontrati, quanto a deporre su questo
"osservatore" tutta la responsabilità dell’andamento
dell’esercitazione e delle scelte da compiere.
Non è detto, inoltre, che un gruppo che sta
conducendo un'esercitazione, anche di fronte a un errore, non sia in grado di
autocorreggersi. Se la correzione avviene dall'esterno si toglie ai
partecipanti il fondamentale senso di auto efficacia, cioè la consapevolezza di
riuscire ad affrontare da soli le situazioni.
Per condurre un’osservazione adeguata è
necessario condividere con tutti gli osservatori gli obiettivi
dell'esercitazione, ma anche il significato dei singoli gesti che vanno
osservati. Troppo spesso si dà per scontato che tutti diano lo stesso
significato alle parole, ai gesti o alle performance attese: non è così.
Conoscere le caratteristiche del gruppo da osservare può ridurre gli
impedimenti e le aspettative errate.
In questa direzione predisporre delle
snelle e condivise checklist è una strategie utile: fidare solo sulla memoria
può essere un errore fatale.
Infine il numero degli osservatori va
stabilito sulla base degli eventi da osservare e della dispersione spaziale, ma
anche in relazione alle azioni di controllo da svolgere: a volte avere più
osservazioni su uno stesso evento può essere utile.
Simulatore
In molte circostanze è necessario prevedere
che alcune persone simulino dei comportamenti o degli atteggiamenti atti a
stimolare nuove risposte tra i partecipanti all'esercitazione.
Per questo motivo è necessario che le
simulazioni siano condotte nel modo più rispondente alla realtà possibile, pur
sapendo che non si potrà mai ottenere una perfetta rispondenza, anche solo per
il fatto che il simulatore non potrà mai "simulare" l'autentico
effetto sorpresa che coglie anche la persona più preparata di fronte a un
evento critico..
Il problema cruciale sta, quindi,
nell'individuazione del simulatore. Troppo spesso si pensa basti chiedere a
qualche collega di "simulare", ma l'esperienza insegna che il
risultato più probabile sarà di assistere a una esagerazione di comportamenti e
atteggiamenti; quasi si trattasse di mettere in atto una sfida piuttosto che di
essere di supporto a una modalità formativa.
Ad esempio un buon simulatore non
deve solo saper riprodurre fedelmente un comportamento, ma anche sapere quand'è
il momento di recedere. In altri termini deve sapere quali sono le risposte che
aiuterebbero, nella realtà, le persone a sentire che quanto proposto dal
personale di emergenza è efficace.
Per questi motivi è opportuno rivolgersi a
personale professionalmente formato.
Il
disturbatore
Spesso nelle esercitazioni si introduce
quella particolare figura di simulatore che viene chiamato
"disturbatore". Si tratta di una persona pensata e interpretata con
la logica di ostacolare l'andamento dell'esercitazione o comunque di distrarre
l'attenzione e tenere impegnato il personale chiamato a intervenire. Proprio
per questo motivo si tratta di un ruolo che crea conflitto e disagio nelle
persone impegnate nell'esercitazione. Se ci si limitasse a questo aspetto si
tratterebbe di una figura poco utile.
In realtà la si deve vedere sotto un'altra
ottica che non è quella della volontà esplicita di creare disagio, bensì di
mettere in scena quel "disturbatore naturale" spesso presente nelle
emergenze. Si tratta di persone portatrici di bisogni e di richieste che il
personale coinvolto nelle operazioni di emergenza non è in grado o
non ritiene di dover soddisfare. La memoria di chi si è trovato a vivere
situazioni di emergenza ricorda i curiosi che si fermano a vedere cosa accade,
chi richiede eccessive attenzioni rispetto alle reali condizioni fisiche o di
pericolo, o chi appare smisuratamente preoccupato, e così via.
Nella realtà delle cose non fornire una
risposta a questi disturbatori "naturali" spesso crea situazioni di
incomprensione e di conflitto fino a giungere a situazioni di aggressività.
Illudersi che sia sufficiente l'autorità del soccorritore o che siano altri che
possano occuparsi di queste persone (ad esempio le Forze dell'Ordine) appare
del tutto inutile.
Ecco allora che, all'interno di
un'esercitazione, possono essere inseriti dei "disturbatori
artificiali" che proponendo bisogni e richieste “naturali” permettono al
personale intervenuto di sperimentare le migliori strategie per fornire una
risposta che tranquillizzi queste persone o quanto meno le renda meno invadenti
rispetto allo scenario nel quale si sta operando.
Sotto questo aspetto il ruolo del
disturbatore è molto delicato perché non deve essere interpretato con
l'obiettivo di creare comunque disagio, bensì con quello di spingere gli
addetti al soccorso a ritrovare quei minimi elementi di comprensione delle
richieste e di costruzione di legami che possono arrivare a tranquillizzare la
persona.
Il cast
Un'esercitazione viene programmata perché
ci sono delle persone chiamate a vivere, attraverso una simulazione, una
potenziale situazione di emergenza. Del cast fanno parte il personale
dell'azienda, le squadre di emergenza interne, eventuali
visitatori, le agenzie di soccorso che intervengono o gli Enti coinvolti
nell'evento.
L'essere coinvolti nella simulazione di un
evento critico permette ai partecipanti di:
-mettere in gioco
le proprie capacità e competenze per affrontare una situazione in parte nuova e
sorprendente, aumentando il senso di autoefficacia personale e di gruppo,
-comprendere che
gli errori commessi non sono aspetti da nascondere con "vergogna",
bensì ghiotte occasioni di apprendimento,
-osservare le azioni e le emozioni altrui,
generando, automaticamente, una simulazione "incarnata" che riproduce
in noi o le stesse intenzioni alla base dell’azione o gli stessi stati
viscerali alla base dell’emozione.
Per favorire questi tre
fondamentali apprendimenti è necessario che il regista dell'esercitazione curi
in modo particolare il lavoro di analisi e rielaborazione di quanto è accaduto.
Ciò non può essere limitato alla semplice riconsegna dei risultati emersi, ma
prevedere la partecipazione, commisurato al grado di coinvolgimento, del
personale che ha partecipato all'esercitazione.
Un'analisi che non dovrebbe
limitarsi ai soli aspetti tecnici perché occorre aiutare tutti a maturare la
consapevolezza che le migliori decisioni si prendono con il concorso sia della
capacità cognitive sia delle emozioni vissute. Ad esempio può essere utile
aiutare la squadra di emergenza a comprendere come siano entrati in gioco
questi aspetti nel momento in cui sono stati chiamati all'intervento. Aiutare
il cervello a capire e a padroneggiare questi meccanismi è predittivo di un
miglioramento nelle performance future in emergenza.
Questo tempo di analisi deve
essere parte integrante dell’esercitazione, senza la quale la stessa perderebbe
una delle sue funzioni principali: aiutare il personale dell’azienda a
migliorare le proprie competenze di fronte a un’emergenza, ma, in sostanza, di
fronte a ogni rischio insito nel lavoro.
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