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"Sono più pericolosi i dipendenti infedeli o i dipendenti distratti?"
fonte www.puntosicuro.it / QUESITI
11/04/2016 -
Una recente indagine, condotta
nel Regno Unito, ha messo in evidenza come per molte aziende il rischio
rappresentato dai dipendenti distratti o negligenti è assai più grave, rispetto
ai rischi legati a infedeltà dei dipendenti.
Questo studio ha messo in
evidenza che il 57 percento delle aziende inglesi si aspetta di subire danni, a
causa di negligenza o distrazione ai dipendenti, soprattutto in attività collegate
alla protezione dei dati personali.
Questo aspetto non è stato ancora
correttamente recepito dall’alta direzione aziendale, che spesso investe assai
di più nella sicurezza informatica, piuttosto che nella educazione e
sensibilizzazione dei dipendenti.
Ecco alcuni interessanti
risultati di questo studio.
Oggi tutti si aspettano di poter
accedere ai dati personali, oppure ai dati aziendali, in qualsiasi momento, in
qualsiasi parte del mondo e utilizzando un qualsiasi apparato. Il fatto poi che
molte aziende consentano ai dipendenti di utilizzare il proprio smartphone per
trattare anche dati aziendali, la politica chiamata di oli del bring Your own
device - BYOD, non fa altro che aumentare i pericoli collegati ad una
insufficiente protezione dei dati. Non parliamo poi delle chiavette di memoria
portatili, che non sempre sono obbligatoriamente dotate di protezione
criptografica.
Uno studio recente, sempre
condotto nel Regno Unito, ha confermato che nell’anno trascorso sono ben 22.266
le chiavette USB che sono state dimenticate dentro capi di abbigliamento, che
erano stati consegnati alle lavanderie. Nonostante questo numero veramente
preoccupante, le aziende normalmente consentono ai dipendenti di utilizzare le
chiavette USB, che vengono consegnate ad esempio durante l’attività
promozionali, senza effettuare controlli circa la pulizia di queste chiavette.
Occorre fare anche attenzione a
non cadere nell’eccesso opposto, quando la chiavetta è dotata di una protezione
criptografica talmente fastidiosa da usare, che i dipendenti trovano in qualche
modo la maniera di neutralizzarla.
Inoltre l’utilizzo di questi
applicativi criptografici spesso rallenta la velocità della chiavetta, rendendo
impaziente il dipendente, che cerca appunto di neutralizzare queste difese.
Non parliamo poi delle chiavette
che, per essere utilizzate, hanno bisogno della digitazione di una parola
chiave. I dipendenti utilizzano la stessa parola chiave in numerosi apparati e
spesso le trascrivono in luoghi, facilmente individuabili da chi vorrebbe
accedere ai dati ivi conservati.
È bene ricordare che spesso i
dipendenti cercano di neutralizzare le misure di sicurezza nel tentativo di
essere più rapidi e produttivi e non vi è un intento di deliberata ignoranza
delle prescrizione aziendali.
Ancora una volta, la mancanza di
una adeguata sensibilizzazione dei
dipendenti è spesso alla base di questi comportamenti non appropriati.
Continuando nella analisi delle
conseguenze di una perdita di dati, lo studio sopra menzionato parla di una
perdita, per molte aziende, superiore a 1.000.000 di euro per singola
violazione, con un’annessa perdita del valore delle azioni oppure del giro
d’affari. Ecco la ragione per cui spesso i dipendenti, pur rendendosi conto di
aver causato una violazione o perdita di dati, sono terrorizzati all’idea di
segnalare l’accaduto, creando una situazione in cui un danno, che forse
inizialmente era modesto, assume proporzioni drammatiche.
Ancora una volta, l’addestramento
si rivela come la forma di sicurezza più efficiente, più efficace e con un
impatto duraturo sul comportamento del personale.
Chi scrive da anni insiste sul
fatto che non ha senso introdurre vincolanti, forse troppo, misure di
sicurezza, se non si sensibilizza, al contempo, la massa dei dipendenti circa
il fatto che queste misure vengono adottate per proteggere loro stessi e il
loro posto di lavoro.
Una situazione simile si
manifesta spesso nella gestione delle chiavi.
Un dipendente, che ha smarrito la
chiave d’una serratura, ha timore a riferire l’accaduto e cerca di mascherarlo,
mentre non v’è dubbio che un tempestivo intervento, ad esempio cambiando la
cifratura della serratura o sostituendola, potrebbe mettere sotto controllo
facilmente gli aspetti più preoccupanti di questa perdita, sia essa di origine
accidentale, sia essa dovuta a negligenza di comportamento.
Adalberto Biasiotti
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