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"Le misure organizzative per proteggere dai campi elettromagnetici"
fonte www.puntosicuro.it / Campi elettromagnetici
02/05/2016 -
Il metodo più efficace per la prevenzione dei rischi correlati all’
esposizione ai campi elettromagnetici nei
luoghi di lavoro è quello di eliminare i pericoli, ad esempio
sostituendo processi e apparecchiature e eliminando o riducendo i campi elettromagnetici prodotti.
Se non è tuttavia possibile ridurre i rischi con provvedimenti di
eliminazione o sostituzione, bisognerà adottare misure supplementari,
come le
misure tecniche che offrono una protezione collettiva e combattono i rischi alla fonte (schermature, ripari, interblocchi, ...).
Tuttavia in alcune situazioni potrebbe essere “impossibile ridurre
al minimo i rischi derivanti dai campi elettromagnetici mediante misure
tecniche”. E in questi casi bisogna considerare l’opportunità di
ricorrere invece a
misure organizzative, misure che
“devono comunque prevedere la protezione collettiva, ma poiché
solitamente dipendono dalle azioni delle persone sulla base delle
informazioni disponibili, la loro efficacia sarà proporzionale alle
azioni di tali persone”.

A presentare in questi termini le
misure organizzative per i rischi
correlati all’esposizione ai campi
elettromagnetici (CEM) è la “ Guida
non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE
relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica”, prodotta
dalla Commissione Europea per aiutare i datori di lavoro a ottemperare agli
obblighi previsti della Direttiva
europea 2013/35/UE (direttiva EMF). Ricordiamo ancora una volta che benché
in Italia si sia in attesa del recepimento della Direttiva 2013/35/UE (che
dovrebbe avvenire entro il
1° luglio
2016) e della riformulazione del Titolo VIII, Capo IV del D.Lgs. 81/2008, rimane
valido il principio espresso nell’articolo 28 del Testo Unico: il datore di
lavoro deve valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza
e deve dunque attuare le appropriate
misure di tutela.
Nella guida si indica che per la
prevenzione dei rischi correlati all’esposizione ai campi elettromagnetici le
misure organizzative svolgono “un ruolo importante e possono
costituire la principale misura di controllo in alcune circostanze, per esempio
durante la messa in servizio e la manutenzione”.
E tali misure possono
comprendere, ad esempio:
-
delimitazione di aree e la restrizione dell’accesso;
-
segni, segnali ed etichette;
-
nomina di addetti alla supervisione di aree o attività lavorative;
-
procedure scritte.
Riguardo alla
delimitazione dell’area e restrizione
dell’accesso si indica che “la restrizione dell’accesso ad aree di campi di
forte entità mediante misure tecniche, come i ripari, potrebbe essere di
difficile attuazione”. E dunque in queste situazioni “si potrebbe utilizzare un
ventaglio di misure organizzative
per delimitare le aree in questione e imporre restrizioni all’accesso o alle
attività. In generale si tratta di collocare segnali o avvisi, spesso insieme a
segnaletica al suolo, per avvertire i lavoratori dei rischi e identificare le
aree dei campi di forte entità”.
Una
tabella nella guida riporta precisi esempi di restrizioni di
accesso o di altro tipo che possono essere richieste per aree con forti campi
elettromagnetici.
Si segnala poi che in alcune
situazioni, “laddove la segnaletica al suolo è già presente per avvertire di
altri pericoli o restrizioni, si potrebbero utilizzare mezzi alternativi di
delimitazione, per esempio segnaletica a parete o affissioni di piante
dell’area in cui sono contrassegnate alcune zone. Se i campi elettromagnetici
sono presenti soltanto in alcune fasi del ciclo di lavoro, potrebbe essere
utile indicare quando sono presenti i campi mediante segnali di avvertimento
visivo (un segnale luminoso, per esempio) o acustico (una sirena)”. E se
l’accesso è limitato ad alcuni lavoratori, “sarà necessario un processo di
autorizzazione formale per le persone che hanno il diritto di accedere. In
alcuni casi potrebbe essere necessario stabilire restrizioni temporanee di
accesso”.
Nella guida, che vi invitiamo a
leggere integralmente sono riportati ulteriori dettagli sulle limitazioni
all’accesso e utili immagini esplicative.
La guida si sofferma in
particolare anche sulla
segnaletica
e sugli
avvisi di sicurezza.
Infatti i segnali e gli avvisi
costituiscono un “elemento importante di qualsiasi sistema di misure
organizzative” e l’efficacia della segnaletica e degli avvisi di sicurezza “dipende
dalla loro chiarezza e inequivocabilità. Devono essere collocati all’altezza
degli occhi per ottimizzarne la visibilità. La natura del pericolo dev’essere
indicata chiaramente”. In generale alla segnaletica sarà “opportuno aggiungere
un avviso con un testo supplementare per agevolare la comprensione. Questo
approccio è particolarmente importante per quanto riguarda i segnali di
prescrizione che impongono di indossare calzature o guanti isolanti o
conduttori”.
Il documento riporta esempi di
cartelli di avvertimento standard
affissi in relazione ai campi
elettromagnetici:

Sono poi riportati dei
cartelli di divieto standard:

E sono presenti anche
cartelli di prescrizione standard:

Si ricorda infine che se i campi
elettromagnetici sono presenti soltanto a intermittenza, “i cartelli di
avvertimento devono essere affissi soltanto in presenza del campo, altrimenti
rischiano di essere ignorati. In pratica ciò può avvenire girando il cartello
(su un gancio o su un supporto scanalato) sul retro quando la situazione di
pericolo viene meno”.
Rimandando ad un futuro articolo
un approfondimento relativo alle procedure scritte e buone prassi, ci
soffermiamo ora sulla
supervisione e
sulla
formazione.
La guida indica che la sicurezza
dei campi elettromagnetici “dev’essere gestita tramite la stessa struttura di
gestione della salute e sicurezza di altre attività potenzialmente pericolose”.
E se i campi sono sufficientemente forti da richiedere una gestione specifica, “sarà
di norma opportuno nominare un membro esperto del personale per
supervisionare gli aspetti giornalieri
della sicurezza dei campi
elettromagnetici nel luogo di lavoro”.
Riguardo alla formazione si
indica poi che l’
articolo 6 della
direttiva EMF fa riferimento all’offerta di
informazioni e formazione ai lavoratori che potrebbero essere
esposti a rischi derivanti dai campi elettromagnetici sul luogo di lavoro.
Secondo la direttiva il
contenuto obbligatorio di questa formazione
riguarda: “misure adottate in applicazione della direttiva EMF; entità e
significato dei VLE e dei LA, possibili rischi associati e misure preventive adottate;
eventuali effetti indiretti dell’esposizione; risultati della valutazione,
della misurazione o del calcolo dei livelli di esposizione ai campi
elettromagnetici effettuati a norma dell’articolo 4 della direttiva EMF;
modalità per individuare e segnalare gli effetti negativi dell’esposizione per
la salute; possibilità di sintomi e sensazioni temporanei dovuti a effetti sul
sistema nervoso centrale o periferico; circostanze in cui i lavoratori hanno
diritto a una sorveglianza sanitaria; procedure di lavoro sicure per ridurre al
minimo i rischi derivanti dall’esposizione; lavoratori particolarmente a
rischio”.
In ogni caso il livello di
informazioni o formazione fornito “dev’essere proporzionale ai rischi derivanti
dai campi elettromagnetici nel luogo di lavoro”. E laddove la valutazione
iniziale abbia “dimostrato che i campi accessibili sono così bassi da non
richiedere alcuna azione specifica, dovrebbe essere sufficiente dare garanzie a
riguardo. Tuttavia, anche in questa situazione, sarà importante avvertire i
lavoratori o i loro rappresentanti che alcuni lavoratori potrebbero essere
particolarmente a rischio. Qualsiasi lavoratore che rientri in uno dei gruppi
«a rischio» riconosciuti dovrà essere incoraggiato a informarne i dirigenti”.
Inoltre laddove è stato
necessario attuare misure tecniche od organizzative specifiche in relazione a
campi elettromagnetici, “di norma è opportuno fornire alcuni elementi di
formazione più strutturati. Se i rischi sono stati eliminati o ridotti al
minimo esclusivamente mediante misure tecniche, dovrebbe essere sufficiente
fornire istruzioni di sicurezza o svolgere un’analisi informale dei rischi. In
questo modo si informeranno i lavoratori sui rischi e verranno illustrate le
misure tecniche che sono state messe in atto per la loro protezione”.
Concludiamo l’articolo ricordando
che riguardo alle misure organizzative la guida si sofferma anche sulla progettazione
e assetto dei luoghi e delle postazioni di lavoro, sui programmi di manutenzione preventiva e
sulla necessità di coordinamento e cooperazione tra datori di lavoro operanti
in uno stesso sito.
Commissione europea “ Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva
2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica”,
versione in italiano (formato PDF, 4.90 MB).
Commissione europea “ Non-binding guide to
good practice for implementing Directive 2013/35/EU Electromagnetic Fields. Volume
1: Practical Guide”, versione in inglese (formato PDF, 3.6 MB).
Tiziano Menduto
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