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"Storie di infortunio: sotto lo stesso tetto"
fonte www.puntosicuro.it / INFORTUNI
10/05/2016 -
Il Centro regionale di Documentazione per la Promozione
della Salute della Regione Piemonte ( Dors) raccoglie storie
d'infortunio rielaborate dagli operatori dei Servizi PreSAL delle
ASL piemontesi a partire dalle inchieste di infortunio, con la convinzione che
conoscere come e perché è accaduto sia una condizione indispensabile per
proporre soluzioni efficaci per la prevenzione.
Questa storia, dal titolo “
sotto lo stesso tetto
”
(a cura di Giovanni Muresu, Servizio Pre.S.A.L. della Asl AL), presenta un
infortunio grave accaduto ad alcuni lavoratori che
stavano operando su una piattaforma aerea.
Che cosa
è successo
Durante realizzazione di un impianto di riscaldamento a soffitto da
parte di un’azienda esterna, precipita a terra una piattaforma aerea sulla
quale stanno operando due lavoratori: Alfonso s’infortuna una gamba mentre
Mauro, titolare di una delle due aziende appaltatrici, viene sbalzato fuori e,
sbattendo il capo su un macchinario, perde la vita.
Chi è
stato coinvolto
Mauro di 37 anni e Alfonso di 29 anni, rispettivamente titolare e
dipendente di un’azienda esterna, stavano operando su una piattaforma aerea.
Dario, dipendente di una seconda azienda esterna e prestato all’azienda di
Mauro, era sul tetto per collaborare alla sistemazione dell’evacuatore fumi
dell’impianto termico.
Darim, albanese di 32 anni, lavorava da due anni nell’azienda appaltante
con la mansione di magazziniere.
Dove e
quando
L’infortunio è avvenuto nel mese di dicembre 2006 all’interno di un
capannone di proprietà di un’azienda che costruisce trasformatori elettrici.
Che cosa
si stava facendo
La mattina dell’infortunio, oltre a Darim, stavano operando altri
lavoratori di due aziende esterne.
L’azienda di Mauro doveva installare 13 termo-strisce ad irraggiamento e
due tubazioni di adduzione gas; in particolare, le attività riguardavano:
- il posizionamento delle termo-strisce a soffitto;
- il sollevamento dei corpi scaldanti;
- l’ancoraggio delle stesse a soffitto;
- la realizzazione dei fori per lo scarico dei fumi;
- il montaggio dei camini;
- le aspirazioni interne al capannone;
- la realizzazione dei due montanti delle tubazioni gas in facciata;
- la realizzazione della distribuzione a tetto del gas;
- le prove di tenuta delle tubazioni gas.
Per svolgere queste attività, Mauro e Alfonso utilizzavano una piattaforma
aerea mobile che consentiva il trasporto dei materiali e il montaggio degli
impianti sotto il tetto del capannone, a un’altezza di circa 6 metri.
I lavori erano iniziati nel novembre 2006, circa venti giorni prima
dell’infortunio.
Sul tetto si trovava Dario che avrebbe svolto le attività di sigillatura
del tetto, nella zona di uscita dell’evacuatore fumi installato dall’interno
del capannone.
Ricordo
che avevo trasportato Dario con la piattaforma aerea sul tetto del capannone e avevo
scaricato l’attrezzatura occorrente a Dario.
Nel frattempo Darim doveva caricare tre nuclei di trasformatori ognuno
del peso di 4.200 kg che si trovavano all’interno del capannone nella stessa
area dove stavano lavorando Mauro e Alfonso.
Un autocarro era in attesa di accedere in retromarcia all’interno del
capannone per effettuare il carico che doveva essere consegnato con estrema
sollecitudine. Per permettere l’accesso dell’autocarro all’interno del
capannone era necessario spostare i basamenti con un carroponte.
Sono
dipendente della ditta appaltante con mansione di magazziniere dal marzo 2004…
e da circa due anni utilizzo il carroponte.
A un
certo punto
Quella mattina dopo aver posizionato la piattaforma, Mauro e Alfonso
avevano caricato l’attrezzatura minuta, un tubo in acciaio, il gruppo valvola e
la carotatrice ed erano saliti fino alla zona dove avevano installato la
termo-striscia, a circa 6 metri di altezza.
Successivamente
mi sono recato con la piattaforma nella zona interna del capannone dove dovevamo
installare l’evacuatore dei fumi della linea di riscaldamento e irraggiamento
già in opera. Ricordo che Mauro ed io ci siamo piazzati con la piattaforma in prossimità
della zona dove doveva essere posizionato l’evacuatore e in particolare nella zona
centrale del capannone. Preciso che nella zona di piazzamento della piattaforma
vi erano dei bancali che erano stati rimossi pochi istanti prima con il muletto
da un dipendente dell’azienda.
Verificata l’impossibilità del passaggio del tubo all’interno del foro
precedentemente effettuato, Mauro e Alfonso erano scesi con la piattaforma
a prendere altri attrezzi e risaliti per continuare il lavoro. Mauro aveva
iniziato l’allargamento del foro utilizzando una pinza “a becco” e un
cacciavite.
Con la
piattaforma siamo scesi per recuperare dall’automobile una mazzetta e una
punta.
Non
avendo trovato la mazzetta è stata presa la pinza a becco (pappagallo) e un
cacciavite al fine di utilizzarli per allargare il foro del tetto. Siamo
risaliti con la piattaforma in breve tempo, circa 30 secondi e forse meno.
Nel frattempo, Darim, magazziniere dell’azienda appaltante, stava
manovrando il carroponte per spostare i tre nuclei di trasformatori elettrici
dall’ingresso carrabile del capannone all’area opposta, a ridosso del muro
perimetrale del capannone, per una distanza di circa 40 metri. Il carroponte
era manovrato da Darim tramite una pulsantiera con cavo lungo circa 5 metri.
Mauro e Alfonso, impegnati nel posizionamento dell’evacuatore a ridosso
della capriata, non potevano vedere gli spostamenti del carroponte.
Darim, intento a controllare i movimenti del carico, non ha valutato
l’ingombro del carroponte.
Per
poter spostare il nucleo, tutt’ora imbracato tramite funi d’acciaio, l’avevo
sollevato di circa 70 – 80 cm dal livello del pavimento. Mi trovavo nella zona
retrostante tenendo con la mano destra la pulsantiera del carroponte e
verificavo che il nucleo non urtasse contro il materiale accatastato sul lato
destro del capannone. Improvvisamente il carroponte urtava la piattaforma aerea
e la faceva precipitare a terra.
Dopo una corsa di una decina di metri, il carroponte
ha urtato la piattaforma facendola precipitare a terra. Mauro, sbalzato fuori
della piattaforma, è morto cadendo su una linea di produzione in quel momento
non attiva; Alfonso, rimasto incastrato nel parapetto della piattaforma, ha
riportato delle lesioni con una prognosi di 34 giorni.
Mentre
Mauro iniziava ad allargare il foro con la pinza a becco usata come martello e
il cacciavite usato come scalpello, il carroponte urtava la piattaforma
facendoci precipitare a terra. Ricordo che nella caduta io sono rimasto
incastrato con la gamba sinistra nel parapetto della stessa piattaforma.
Cosa si è
appreso dall’inchiesta
Le lavorazioni simultanee che avvenivano all’interno dell’azienda e cioè
la realizzazione dell’impianto di riscaldamento con la piattaforma aerea da
parte della ditta esterna e lo spostamento di un nucleo di un trasformatore
elettrico da parte della ditta appaltante, non sono stati coordinati al fine di
eliminare il rischio di collisione tra le due attrezzature.
La movimentazione del carroponte è avvenuta ugualmente nonostante la
presenza della ditta appaltatrice nella zona nel giorno dell’infortunio e in
quelli precedenti.
Al di là dell’aspetto formale, è mancata una comunicazione diretta tra
il manovratore dell’azienda appaltante che doveva eseguire lo spostamento dei
nuclei di trasformatori e gli operatori della ditta appaltatrice. In
particolare, bastava un accordo verbale affinché fossero sospese per breve
tempo le operazioni di realizzazione dell’impianto termico e nel momento dello
spostamento del carroponte, la piattaforma fosse abbassata a un livello tale da
permettere l’avanzamento dell’attrezzatura di sollevamento sulle vie di corsa.
Pertanto lo scambio di informazioni previste dall’art. 7 D.Lgs. 626/94
ora Documento unico di valutazione dei rischi interferenti ( Duvri)
e contemplato nel documento stipulato tra azienda appaltante e appaltatrice, è
risultato inefficace.
La piattaforma aerea delle dimensioni di ingombro di 0,81 x 2,42 metri è
stata ritrovata riversa sul fianco. Le ruote posteriori non erano
motodirettrici come quelle anteriori ed erano frenate da due ganasce idrauliche
che ne impedivano lo spostamento. Tuttavia, Mauro e Alfonso non indossavano
all’interno della piattaforma aerea le imbracature
contro la caduta dall’alto.
La formazione eseguita da Darim, attestata formalmente dalla ditta nel
2004, non è servita a evitare l’incidente, confermando che la valutazione
dell’efficacia formativa da parte dell’organo di vigilanza non può ridursi alla
presa visione di una certificazione formale: un pezzo di carta controfirmato
dal lavoratore.



Raccomandazioni
I pericoli dovuti alle interferenze lavorative ipotizzate e previste
nelle informazioni di cui al documento redatto dalla ditta appaltante in
relazione all’art. 7 D.Lgs. 626/1994 ora Duvri art 26 D.Lgs. 81/2008 erano
eliminabili mediante il coordinamento tra le ditte operanti.
In particolare la realizzazione dell’impianto di riscaldamento a
soffitto con la piattaforma aerea da parte della ditta appaltatrice e lo
spostamento di un nucleo di un trasformatore elettrico da parte della ditta
appaltante nella stessa campata del capannone, dovevano essere effettuate
mediante:
-
un differimento temporale delle lavorazioni (quella più auspicabile);
in alternativa
-
una segnalazione a terra da parte di altro lavoratore che indicasse
all’addetto al carroponte il limite massimo di spostamento in modo da eliminare
la collisione con la piattaforma.
Si raccomanda un tassativo rispetto, nella fase operativa della
procedura indicata, del documento
relativo alle interferenze che deve fornire più dettagliatamente le misure
di sicurezza da intraprendere in concomitanza di lavorazioni.
Inoltre l’utilizzo d.p.i. in piattaforma dovrebbe essere sempre
verificato, indicazione di semplice e immediata attuazione anche da parte della
committenza, se adeguatamente istruita e consapevole;
Cruciale è anche la verifica dei requisiti professionali delle
imprese/lavoratori (oggetto dell’attività di coordinamento ex art. 26 del D.Lgs
81/2008, ma spesso condotta solo formalmente) e la verifica della formazione
dei soggetti. I requisiti della formazione all’uso della piattaforma appaiono
la base al di sotto della quale non si dovrebbe mai scendere.
Come è
andata finire
A fronte delle contestazioni effettuate per il reato di cui all’art. 589
del codice penale rispettivamente a carico del datore di lavoro della ditta
appaltante, per il mancato coordinamento degli interventi di protezione e
prevenzione dei rischi relativi all’interferenza delle lavorazioni; del
lavoratore addetto al carroponte, per la manovra errata che ha compromesso la
sicurezza di altri lavoratori; il tribunale si è espresso assolvendo il datore
di lavoro, perché i fatti non sussistono, mentre al lavoratore è stata applicata
la pena di due mesi sostituita dalla multa di 2.280 euro.
Le
raccomandazioni sono state elaborate dalla comunità di pratica sulle storie di
infortunio riunitasi il 9 marzo 2016 a Vercelli e costituita da: Marco Basso,
Andrea Cane, Irene Conti, Giovanni Debernardi, Marcello Libener, Annamaria
Limongi, Michele Montresor, Roberto Nicola, Giovanni Polliotti, Giorgio
Ruffinato; infine sono state riviste dall’autore della storia
Scarica la versione integrale
della storia (Formato pdf, 609 kB)
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