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"Una lista di controllo per prevenire posture di lavoro scorrette"
fonte puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
21/07/2011 - L’analisi dei dati sulle malattie professionali e dei risultati delle
campagne di informazione dell’ Agenzia europea per
la sicurezza e la salute sul lavoro, mostrano come il
rischio disturbi muscoloscheletrici sia sempre più presente in
tutto il mondo del lavoro, non solo nel comparto manifatturiero.
Ricordando
che i disturbi muscoloscheletrici (DMS) possono
colpire muscoli, articolazioni, tendini, legamenti, nervi, oppure il sistema
circolatorio locale, una
postura di
lavoro corretta può essere un requisito sufficiente per prevenirli.
Per
affrontare queste tema e offrire alle aziende strumenti di prevenzione ci
soffermiamo su un documento prodotto qualche anno fa dall’Agenzia europea: “
E-fact 45: Lista
di controllo per prevenire posture di lavoro scorrette”.
Il
documento ricorda nell’introduzione che una
postura corretta è una “postura comoda, che consente il naturale
allineamento delle articolazioni - ossia la posizione neutra del corpo. Se il
corpo opera in posizione neutra diminuiscono le tensioni e le sollecitazioni di
muscoli, tendini e sistema scheletrico, riducendo così il rischio che i
lavoratori sviluppino DMS”.
All’opposto
le
posture scorrette sono invece
quelle in cui diverse parti del corpo non si trovano nella loro posizione
naturale: se un’articolazione si sposta dalla propria posizione naturale, “è
necessario un maggiore sforzo muscolare per ottenere la
stessa forza e si produce quindi fatica muscolare. Inoltre, le posizioni non
neutre possono accrescere le sollecitazioni di tendini,
legamenti e nervi, aumentando il rischio di lesioni; se possibile, vanno quindi
evitate”.
A
questo proposito l’Agenzia europea propone una
lista di controllo con domande sulle posture di schiena, collo,
braccia, mani e gambe durante attività lavorative svolte in posizione
eretta e da seduti. Sono poi forniti esempi delle azioni che si possono
realizzare a livello tecnico, organizzativo e individuale per prevenire o
ridurre i rischi provocati da posture scorrette.
È
evidente che se “alle posture assunte durante il lavoro si associano il
sollevamento manuale di carichi, i movimenti
ripetitivi
o l’utilizzo di veicoli o attrezzi che producono vibrazioni, questa lista di
controllo potrebbe rivelarsi insufficiente”.
Inoltre
la lista di controllo, che può contribuire a individuare i rischi e le
potenziali misure di prevenzione, non intende coprire tutti i rischi di tutti i
posti di lavoro ed è un semplice ausilio metodologico, un primo passo nella
realizzazione di una valutazione dei
rischi.
Per
garantire l’efficienza di una lista di controllo, è “opportuno adattarla al
proprio settore o al proprio luogo di lavoro”.
Raccogliamo,
a titolo esemplificativo, alcune delle domande presenti nella lista in
relazione a queste parti del corpo:
testa,
collo schiena e spalle; un’eventuale risposta negativa alle domande indica
la necessità di apportare miglioramenti sul posto di lavoro:
-
“il collo viene tenuto in posizione verticale e rilassata, e la testa e diritta
(si evita di piegare e/o ruotare il collo)?
-
la schiena rimane diritta? Si evita di piegare il torso in avanti o
lateralmente (senza sostegno)?
-
si evita di lavorare con le mani dietro il corpo?
- si evita di allungarsi eccessivamente?
- i gomiti rimangono al di sotto del livello del
petto?
-
le spalle sono in posizione rilassata e si evita di lavorare con le spalle
sollevate?
-
da seduti, si evita di lavorare a lungo tenendo
curva la parte inferiore della schiena?
- per le mansioni che si devono svolgere da seduti, sono disponibili
sedili? Sedile, schienale e braccioli sono sufficientemente regolabili per
adattarsi alle dimensioni corporee individuali?
-
si evita di lavorare in piedi su superfici
dure, per esempio pavimenti di cemento?”
Veniamo
ad illustrare alcuni
esempi di misure
preventive.
Innanzitutto
questi sono i
criteri generali per
pianificare e organizzare il lavoro per evitare o ridurre al minimo le
posture scorrette:
-
“applicare principi ergonomici nella pianificazione del processo produttivo;
solo raramente, purtroppo, si tiene conto degli effetti che il processo
produttivo esercita sul carico di lavoro fisico sopportato dai lavoratori. È
importante quindi che tra i pianificatori del lavoro figurino alcuni esperti di ergonomia;
-
pianificare il processo di lavoro; per esempio, sostituire all’assemblaggio
seriale dei pezzi di un prodotto l’assemblaggio del prodotto totale da parte di
una sola persona, per rendere più vario il lavoro e variare di conseguenza le
posture assunte durante il lavoro;
-
durante la pianificazione dei processi produttivi e di lavoro, consultare i
lavoratori interessati”.
Per
testa, collo, schiena e spalle è
necessario adattare l’altezza del piano di lavoro al tipo di mansione (ad
esempio per un lavoro di
precisione:
uomini 100– 110 cm; donne 95– 105 cm). È bene ”fornire piani di lavoro di
altezza regolabile per lavoratori di altezza differente, affinché sia possibile
mantenere diritti collo e schiena e per evitare di
sollevare le spalle. Non usare piattaforme: provocano il rischio di inciampare,
sono scomode da pulire e intralciano le operazioni di trasporto lungo i
pavimenti. Richiedono pure uno spazio di lavoro supplementare e il loro
utilizzo diviene poco pratico qualora sia necessario adattarne l’altezza a
diverse persone o ad altezze di lavoro differenti”.
Altre
indicazioni per queste parti del corpo:
-
“installare sistemi automatici per mansioni che richiedono prolungate
permanenze in posizioni sedute o erette e movimenti ripetitivi; per esempio
mansioni di cernita, assemblaggio o imballaggio;
-
fornire condizioni di visibilità adeguata per svolgere la mansione (luce
sufficiente, assenza di riflesso, sufficiente dimensione dei caratteri, ecc.)
affinché il lavoratore non debba curvarsi in avanti;
-
fornire una superficie di lavoro inclinata per ridurre la necessità di piegare
il collo in avanti, nelle mansioni che richiedono grande sforzo visivo oppure
massima coordinazione tra vista e compiti manuali (lettura, disegno, lavori con
strumenti di precisione);
-
collocare i materiali, gli attrezzi e i dispositivi di controllo più
frequentemente utilizzati di fronte al lavoratore, in modo che non sia
necessario curvarsi, girarsi, ruotare la testa o la schiena o sollevare le
braccia;
-
evitare di lavorare tenendo le mani dietro il corpo oppure lateralmente e
distanti dal corpo: è una postura che si assume
spesso quando si fanno scivolare oggetti (come avviene per esempio alla cassa
di un supermercato);
-
quando si svolge una mansione, mani e gomiti devono rimanere ben al di sotto
del livello delle spalle. Se è indispensabile lavorare al di sopra delle
spalle, la durata del lavoro va limitata e occorre effettuare pause frequenti”.
Le
indicazioni per
braccia e mani:
-
“fornire un sostegno per le braccia se si devono
maneggiare oggetti tenendole sollevate. Il sostegno per le braccia riduce il
carico sulle spalle e sulla colonna vertebrale;
-
se si usa un attrezzo a mano, scegliere il
modello più adatto per la mansione e la postura da assumere, in modo che le
articolazioni possano rimanere in posizione neutra (o quasi). Utilizzando
impugnature ergonomiche (corretta collocazione delle impugnature dell’attrezzo)
si può evitare di piegare il polso;
-
la cura nella scelta e nella manutenzione dell’attrezzatura riduce il logorio fisico. L’uso di
coltelli, seghe o altri attrezzi non affilati richiede maggior dispendio di
energia. La cura nella scelta e nella manutenzione degli arnesi a mano
provvisti di motore riduce anch’essa l’usura, il rumore e le vibrazioni;
-
“la forma e la collocazione delle impugnature su carrelli, carichi, macchinari
e attrezzature deve tener conto
della posizione delle mani e delle braccia. L’impugnatura deve essere di forma
più o meno convessa per aumentare la superficie di contatto con la mano. Si
sconsiglia l’uso di impugnature preformate, che lasciano poco spazio alle dita,
non tengono conto delle differenze individuali nella grossezza delle dita e non
sono adatte ad essere usate indossando guanti”.
Infine
alcune indicazioni per
ginocchia e gambe:
“fornire
spazio sufficiente per gambe e piedi, per consentire al lavoratore di collocarsi
vicino all’oggetto di lavoro senza piegarsi;
-
predisporre una sbarra orizzontale alla base di piani o banchi di lavoro come
sostegno per i piedi, accertando però che vi sia spazio sufficiente sia per i
piedi che per le gambe. Posando il piede sulla sbarra, l’inclinazione dell’anca
ridurrà la sollecitazione dei muscoli nella parte inferiore della schiena;
-
se si usa un pedale, quest’ultimo deve essere di grandi dimensioni e
utilizzabile con entrambi i piedi. il pedale va collocato a livello del
pavimento per evitare che gambe e piedi debbano assumere posizioni scomode.
Verificare che il controllo del pedale non richieda uno sforzo eccessivo;
-
mettere a disposizione tappetini antistress che servono a ridurre
l’affaticamento causato da lunghe permanenze in piedi su superfici dure (per
esempio pavimenti di cemento); si possono fabbricare con vari materiali, tra
cui gomma, moquette, vinile e legno;
-
il luogo di lavoro deve offrire la possibilità di svolgere le proprie mansioni
sia in posizione eretta che da seduti, oppure deve
essere provvisto di sgabelli con poggiapiedi. In tal modo l’utente potrà
assumere varie posture, sia in piedi che da seduto, durante lo svolgimento
della mansione”.
Il
documento si conclude con una serie di suggerimenti relativi alla formazione dei
lavoratori
e alle misure organizzative necessarie in un azienda. Ad esempio in relazione
alle pause di lavoro, all’attività fisica da svolgere e alla riorganizzazione
degli incarichi per garantire “l’alternanza tra mansioni che si debbano
svolgere da seduti, in piedi o camminando”.
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