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"Imparare dagli errori: il rischio di esplosione di polveri di alluminio "
fonte PuntoSicuro / Sicurezza sul lavoro
25/10/2011 - Sono molte le attività lavorative che scontano una sottovalutazione di
alcuni rischi, con la conseguenza di una non adeguata prevenzione e di incidenti
gravi.
Ad
esempio si constata la frequente sottovalutazione del
rischio di esplosioni di polveri in una vasta tipologia di attività
industriali ove sono effettuate lavorazioni comportanti aerodispersione di
polveri metalliche.
Nel
documento “ Esplosioni
da polveri nei processi di finitura di manufatti in alluminio e leghe nella
realtà produttiva ASL 14 VCO: analisi del rischio e misure di prevenzione”
- prodotto dall’ ASL 14 VCO della
Regione Piemonte in collaborazione con il Politecnico di Torino e già
presentato dal nostro giornale – si affrontano i rischi derivanti dalla polvere
di alluminio presentando elementi di prevenzione e riportando alcuni chiari
esempi di incidenti recenti e meno recenti.
Vediamone alcuni.
I casi
Il
primo caso è relativo ad un
incidente avvenuto in uno stabilimento di media dimensione dove si effettua esclusivamente la
finitura superficiale di caldaie e
raccoglitori in alluminio.
Lo
stabilimento è “caratterizzato da un elevato grado di automazione, in quanto
dotato di tre giostre a sei teste equipaggiate con caricatori automatici per la
finitura a nastro e/o mola lamellare. Per ogni punto di lavorazione vi sono due
punti di captazione delle polveri
con bocche a becco di flauto, dotate di valvola a farfalla per l’esclusione del
ramo eventualmente inutilizzato. L’ impianto
di captazione convoglia la polvere
dai punti di raccolta a un unico collettore in tubo di acciaio inossidabile a
giunti graffati di grandi dimensioni nel quale confluiscono i rami provenienti
dalle singole macchine. Il collettore conduce la sospensione gas-solido a un
abbattitore ad umido dotato di tubo Venturi, modello rotoclone. Dal rotoclone
l’aria depurata è prelevata per mezzo di un ventilatore centrifugo e inviata in
atmosfera attraverso un camino”.
Veniamo
all’
incidente che avviene un venerdì
pomeriggio: una
violentissima esplosione
si verifica quando alcune delle macchine molatrici non sono più in funzione e
sono in corso le operazioni di pulizia dell’unica giostra racchiusa da una
cabina d’insonorizzazione.
Questi
i
danni e gli
infortuni:
-
“distruzione totale dell’impianto di captazione polveri;
-
disassemblaggio dei giunti graffati del collettore principale;
-
squarcio della camera d’ingresso del lavatore a umido;
-
disassemblaggio del collettore tra lavatore a umido e ventilatore;
-
abbattimento del camino;
-
estesi danni da incendio nel reparto, localizzati in prossimità delle bocche di
captazione a bordo delle macchine operatrici;
-
abbattimento di parte della cabina d’insonorizzazione che circondava la
giostra;
-
abbattimento del capannone nel quale erano situate le macchine smerigliatrici e
i collettori, con caduta delle capriate e, di conseguenza, del tetto, rottura
dei pilastri in calcestruzzo armato a sostegno di una parete, abbattimento di
buona parte delle pareti;
-
nel corso dell’evento, a seguito delle ustioni riportate,
è deceduto l’operatore che effettuava la pulizia della giostra
insonorizzata”.
L’evento
è riconducibile a una “
complessa esplosione
da polvere di alluminio”.
In
particolare “i danni occorsi alle strutture murarie, più importanti di quelli
alla cabina di insonorizzazione e al collettore d’aspirazione, lasciano
intendere il verificarsi di un’ esplosione
primaria nel collettore che, disassemblato, ha permesso la fuoriuscita di
una grande quantità di polvere che ha provocato un’
esplosione secondaria nell’edificio”.
Vediamo
ora altre
descrizioni sommarie di
incidenti relative ad esplosione
di polveri, tratte dalla letteratura che riporta invero un numero molto
alto di esplosioni.
Ad
esempio un
report americano sulle
esplosioni occorse negli Stati Uniti ricorda che:
-
“tra il 1900 e il 1956, 1.120 eventi hanno causato almeno 640 morti e più di
1700 infortuni;
-
tra il 1958 e il 1977, 220 eventi si sono manifestati nelle industrie di grano
causando 48 morti e 500 infortuni”.
Il
secondo caso è relativo all’
esplosione di polvere di alluminio e
idrosolfito di sodio in un impianto chimico (USA, 1995).
“Dell’acqua
di lavaggio, accidentalmente fluita da un condotto ostruito in un reattore
contenente polvere
di alluminio e idrosolfito di sodio”, porta alla formazione di solfuro di
idrogeno. Mentre si tenta di ristabilizzare la situazione, si verifica un’ esplosione
che causa 5 vittime e 9.900 infortunati”.
Il
terzo caso è relativo, invece, a un’
esplosione di polvere di magnesio e di
alluminio (Millendon Australia, 1997).
L’incidente
verifica all’interno di un “laboratorio posto in un grande edificio
residenziale in cui erano immagazzinate complessivamente circa 1,7 tonnellate
di polvere di magnesio e di alluminio stoccate in scatole di cartone”.
L’accensione
della prima scatola è causata dalle “operazioni di saldatura
o di smerigliatura fatte all’interno dello stesso laboratorio”. L’incendio si
propaga poi “a tutte le scatole contenenti polvere, alle bombole di gas, alle
vernici, agli oli generando un’ esplosione”.
“L’edificio e quanto in esso contenuto è andato completamente distrutto”.
La prevenzione
È
necessario ricordare che la polvere di
alluminio,
se il materiale è finemente suddiviso, brucia con facilità.
Infatti
già l’ alluminio
è un metallo particolarmente ossidabile, se poi è suddiviso in piccole
particelle “l’ossidazione superficiale interessa un quantitativo di
materiale molto più elevato”. Inoltre, “essendo la massa delle particelle
piccola, il calore sviluppato dalla reazione non è disperso e la temperatura
delle particelle aumenta notevolmente. Questo provoca anche un incremento della
velocità di reazione che può avere decorso
esplosivo”. Ed è “generalmente riconosciuto che il rischio d’esplosione per
le polveri d’alluminio è estremamente elevato soprattutto se le dimensioni
delle particelle sono molto piccole, perché in questo caso l’energia minima
d’innesco è molto ridotta”.
Rimandando
il discorso della prevenzione ad una prossima puntata dedicata alle esplosioni
da polvere di alluminio, riprendiamo alcuni dei suggerimenti e delle misure di
prevenzione contenute nel documento prodotto dall’ASL 14 VCO (Verbano Cusio
Ossola).
Per
ridurre il rischio di esplosione è
necessario adottare misure di prevenzione e protezione “in modo da prevenire la
formazione di atmosfere esplosive, evitare l’ignizione delle stesse a seguito
di una loro eventuale formazione e, nel caso di fallimento delle precedenti
misure, attenuare i danni dell’ esplosione”.
In
particolare, “dando per scontato che non sia evitabile od ulteriormente
limitabile una data quantità di polvere combustibile ed aerodispersa
nell’ambiente, e che sia presente del comburente” (una sostanza che agisce come
agente ossidante di un combustibile in una reazione di combustione, ndr), si
devono
considerare le seguenti
condizioni:
-
“presenza di polvere
combustibile aerodispersa nell’ambiente;
-
concentrazione della sospensione di polvere compresa entro l’intervallo di
esplodibilità;
-
sorgente di innesco con energia sufficiente per attivare la reazione”.
Infatti
la “probabilità di accadimento dell’ esplosione
è il prodotto delle diverse probabilità per ciascuna di queste condizioni”:
affinché avvenga l’esplosione esse devono verificarsi contemporaneamente.
Al
di là della prevenzione di inneschi, che vedremo prossimamente, il documento
ricorda che nonostante si applichino le misure di prevenzione per ridurre la
probabilità di esplosioni, “è ugualmente necessario applicare le appropriate
misure di protezione, perché in alcune
operazioni è impossibile escludere l'eventualità di un'esplosione”.
I
principali sistemi di protezione sono:
-
“il contenimento dell' esplosione;
-
la separazione degli impianti;
-
la soppressione dell'esplosione;
SPreSAL
dell’ASL 14 VCO, Politecnico di Torino, “ Esplosioni
da polveri nei processi di finitura di manufatti in alluminio e leghe nella
realtà produttiva ASL 14 VCO: analisi del rischio e misure di prevenzione”
(formato PDF, 2.85 MB).
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