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"Imparare dagli errori: gli infortuni nelle strutture ospedaliere"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
03/05/2012 - In una
struttura ospedaliera
è presente una molteplicità di situazioni lavorative che espongono i lavoratori
a numerosi fattori di rischio sia per la salute che per la sicurezza.
La
nostra rubrica oggi si sofferma sulle comunicazioni presentate al 73° Congresso
Nazionale SIMLII
- pubblicate sul secondo supplemento del numero di ottobre/dicembre
2010 del Giornale
Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia – che riportano
un interessante contributo che ci permette di dare uno sguardo sui principali “errori”,
sulle cause più ricorrenti degli infortuni negli ambienti ospedalieri.
Nella
comunicazione - dal titolo “
Incidenza
degli infortuni in ambiente ospedaliero indagine descrittiva del periodo
2005-2009” e a cura di M. Poiani, D. Carbonari, M. Fioretti, R.Curini, L.
Santarelli, M. Baldassari e A. Ulissi – si riporta una ricerca relativa alla
quantificazione e descrizione degli infortuni occorsi all’interno dell’ Azienda
Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona, dal 2005 al 2009, “al
fine di elaborare uno strumento informativo per un’analisi più approfondita
delle condizioni che hanno favorito gli episodi infortunistici”. Un’analisi che
consenta l’individuazione dei “
punti
deboli” della Struttura Organizzativa e “la selezione di idonei interventi
globali finalizzati a garantire il più alto livello di sicurezza possibile per
gli operatori e, di conseguenza, per gli utenti”.
I risultati
Nei
5 anni di osservazione sono stati considerati 1780 casi di infortunio con un
andamento decrescente fino al 2008 e un incremento nel 2009. La maggior
incidenza del fenomeno è stata rilevata per i soggetti di sesso femminile,
appartenenti alla categoria
professionale degli infermieri e per gli operatori dei
reparti di anestesia-rianimazione e
blocco operatorio.
La
categoria meno a rischio è risultata essere quella dei tecnici, “mentre a
maggior rischio è risultata essere quella degli
ausiliari, con un’incidenza media nove volte maggiore di quella del
personale considerato a minor rischio”.
Dall’analisi
delle modalità di infortunio è “emerso che gli infortuni associati al rischio
biologico rappresentano la modalità più frequente (44%) legata all’utilizzo
di ‘strumenti’ intrinsecamente pericolosi, soprattutto aghi e taglienti (66%).
Un dato interessante è, invece, il 17.9% delle lesioni causate da urto o
trauma, la cui causa non è facilmente individuabile”.
I
risultati dello studio dimostrano come il personale ospedaliero, per l’estrema
varietà e complessità dei compiti assegnati, sia dunque “esposto a innumerevoli
rischi tra i quali il principale è senza dubbio quello traumatico a cui spesso
è associato il
rischio di esposizione ad
agenti biologici” (ferita da punta e/o da taglio con esposizione ad agenti
biologici: 44,1%).
In
particolare l’analisi dei dati se da un lato conferma “i dati di incidenza
nazionale forniti dall’INAIL, relativi alla figura degli infermieri”,
dall’altra “evidenzia come la categoria degli ausiliari sia particolarmente
esposta a rischio di infortuni e ciò è probabilmente legato al progressivo
aumento dei carichi di lavoro per tale figura professionale”.
Riguardo
alle
cause di infortunio emerge che “non
è sempre possibile ricondurre l’evento ad una causa specifica, anche se questa
il più delle volte riconosce alla base
comportamenti
imprudenti (reincappucciamento degli aghi, il loro errato smaltimento ecc.)
o la presenza di condizioni di rischio oggettive, note e facilmente
controllabili attraverso una corretta condotta di lavoro ed il rispetto delle
precauzioni universali”.
La prevenzione
Riguardo
al
rischio biologico PuntoSicuro ha
presentato in passato un documento che fornisce informazioni utili per la
conoscenza, la valutazione e la prevenzione di questo rischio negli ambulatori
di cura.
Si
tratta del manuale Inail “ Rischio
biologico negli ambulatori ‘Prime Cure’ Inail - Vademecum per l’infermiere -
Edizione 2010”.
Secondo
questo manuale il rischio biologico “costituisce di per sé un tipo di rischio
intrinseco all’attività sanitaria, al quale l’ operatore
sanitario, sia esso medico, infermiere, o addetto al laboratorio di
analisi, può trovarsi esposto” ed è costituito da “agenti biologici che possono
risultare potenziali portatori delle più varie patologie infettive”.
Infatti
nell’ ambito sanitario l’operatore è costantemente a “contatto diretto con
materiali biologici (ad esempio sangue,
saliva, altri fluidi, aerosol respiratori) nonché da materiali o strumenti che
siano stati contaminati da sangue o da altre sostanze risultanti potenzialmente
infette”.
Riportiamo
alcune
procedure di buona tecnica
nell’attività infermieristica presenti nel manuale.
Ad
esempio in merito all’
esecuzione dei
prelievi si ricorda che “la massima protezione si ottiene attraverso l’uso
di dispositivi che permettono di effettuare tale operazione senza usare la
siringa (prelievi sotto vuoto)” e che devono essere messe in pratica norme di
protezione individuale e di igiene generale.
In
particolare le modalità di prelievo “debbono sottostare ai seguenti
criteri:
-
il prelievo deve essere eseguito da personale preparato e con esperienza;
-
nel corso del prelievo debbono essere usati guanti e camice protettivi;
-
dopo il prelievo, prima di immettere il sangue nella provetta, deve essere
tolto l’ago dalla siringa e riposto nell’idoneo contenitore rigido;
-
deve essere controllato che il contenitore del campione di sangue non sia
contaminato esternamente, in caso positivo è necessaria la disinfezione con
ipoclorito di sodio al 5%;
-
il trasporto in laboratorio deve essere eseguito tramite l’utilizzo di un
appropriato contenitore;
-
il modulo di richiesta di esame dovrebbe essere inviato a parte rispetto al
campione al fine di evitare una possibile contaminazione”.
Vengono
anche riportate alcune precauzioni a seconda degli
strumenti utilizzati per il prelievo. Ad esempio in caso di
prelievo con siringa ed ago, “una volta effettuata l’operazione, l’ago deve
essere rimosso attraverso il dispositivo del contenitore per aghi e taglienti,
poi vanno riempite le provette”.
Nel
caso di
esposizione accidentale
professionale a sangue o altro materiale biologico l’operatore coinvolto
dovrà seguire specifiche procedure e le prime misure
da attuare consistono “nei seguenti atti:
-
far aumentare il sanguinamento se trattasi di ferita, nel caso applicare anche
un laccio emostatico a monte della stessa;
-
eseguire abbondante detersione con acqua e sapone;
-
disinfettare bene la ferita;
-
se vi sia stato contatto con il cavo orale occorre risciacquare con acqua
corrente;
-
se c’è stato contatto con le congiuntive occorre risciacquare con acqua
corrente a lungo (per almeno 10 minuti);
-
l’operatore esposto va inviato al Pronto Soccorso per gli altri interventi del
caso”.
Per
concludere segnaliamo un altro documento pubblicato da PuntoSicuro con
informazioni sulla
prevenzione del
rischio biologico negli ospedali.
Un
documento dal titolo “ Prevenzione
di ferite da punta e da taglio nel settore ospedaliero e sanitario - Guida per
il recepimento dell’accordo quadro europeo, la direttiva del Consiglio e la
legislazione nazionale associata” e relativo alle linee guida per
facilitare il recepimento dell’accordo quadro europeo sulla prevenzione di
ferite da punta e da taglio.
Nel
documento si ricorda che le
procedure
più a rischio includono “la raccolta di sangue, la cannulazione venosa e
l’introduzione percutanea degli aghi di siringhe. Piccole quantità di sangue
possono risultare in infezioni potenzialmente fatali. Gli aghi cavi contengono
una quantità maggiore di sangue e, pertanto, presentano un rischio più elevato
rispetto agli aghi solidi. L’uso di aghi cavi su un paziente, quindi, comporta
un notevole rischio per i lavoratori sanitari. È importante sottolineare che
l’incidenza dei virus
di epatite B (HBV) e C (HCV) e del virus da immunodeficienza (HIV) è
notevolmente più alta nella popolazione ospedaliera piuttosto che in quella
generale”. Inoltre, i pazienti vengono sottoposti a trattamento prima che si
appuri la presenza di una grave infezione trasmissibile per via ematica, quindi
non è possibile segregare in modo affidabile i
pazienti sulla semplice base del rischio, ma “è opportuno adottare
misure di prevenzione universali delle ferite da punta”.
“ Incidenza
degli infortuni in ambiente ospedaliero indagine descrittiva del periodo
2005-2009” a cura di M. Poiani e L. Santarelli (Scuola di Specializzazione
in Medicina del Lavoro, Università Politecnica delle Marche), M. Baldassari e
A. Ulissi (Medico Competente Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti
di Ancona), M. Fioretti e R.Curini (Dipartimento di Igiene del Lavoro, Ispesl)
e D. Carbonari (Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro e Dipartimento di Igiene del Lavoro), comunicazione
al 73° Congresso Nazionale SIMLII “La Medicina del Lavoro quale elemento
migliorativo per la tutela e sicurezza del Lavoratore e delle attività
dell’Impresa”, pubblicata in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed
Ergonomia, Volume XXXII n°4/suppl.2, ottobre/dicembre 2010 (formato PDF, 105 kB).
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