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"Prevenzione e tutela dei disturbi muscoloscheletrici lavorativi"
fonte www.puntosicuro.it / Salute
06/06/2012 - L’ Inail ha recentemente pubblicato un’edizione aggiornata di
un documento che era stato realizzato nell’ambito della Campagna Europea sulle
Patologie muscoloscheletriche 2007, patologie che, raccolte nell’acronimo
DMS (con riferimento ai disturbi
muscoloscheletrici da sovraccarico biomeccanico), sono molto diffuse nel
mondo del lavoro in tutta Europa e costituiscono una delle principali cause di
assenza per malattia.
Alcuni
dati, che risalgono al 2005, indicano infatti che quasi
il 25% dei lavoratori degli Stati dell’Unione Europea soffre di mal di
schiena e il 23% lamenta dolori muscolari. Inoltre il 62% dei lavoratori
svolge operazioni ripetitive con le mani o le braccia per un quarto dell’orario
di lavoro, il 46% lavora in posizioni dolorose o stancanti e il 35% trasporta o
movimenta carichi pesanti.
Questi
dati sono riportati nell’edizione 2012 della pubblicazione Inail “
I disturbi muscoloscheletrici lavorativi. La causa,
l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa”, pubblicazione
realizzata con la collaborazione della Conferenza delle Regioni e delle
Province Autonome, dell’ISFOL, del Ministero del Lavoro, del Ministero della
Salute e delle organizzazioni sindacali e datoriali.
Per
quanto, come nel resto d’Europa, anche in Italia queste patologie siano diventate
le patologie più frequentemente denunciate all’Inail, la pubblicazione
sottolinea che i DMS
“
non sono un rischio inevitabile”.
Infatti
datori di lavoro e lavoratori possono “contribuire a prevenire o comunque a
ridurre in buona parte molti di questi problemi applicando ed osservando le
norme vigenti in materia di salute e sicurezza e seguendo le indicazioni e le
soluzioni disponibili per prassi lavorative corrette che evitino questi
rischi”.
Come
ricordato dal documento, la campagna di prevenzione dell’Agenzia europea per la
sicurezza e la salute sul lavoro del 2007 era imperniata su
tre elementi fondamentali:
-
i datori di lavoro, i lavoratori, le parti sociali e le istituzioni devono
collaborare per risolvere il problema dei DMS;
-
gli interventi programmati devono tenere in considerazione
l’intero carico esercitato sul corpo, “vale a dire tutte le forme
di tensione a cui è sottoposto il corpo, oltre che i carichi
trasportati. Possono contribuire, infatti, all’insorgenza dei DMS anche il
ritmo di lavoro, un ambiente di lavoro freddo, le difficoltà d’interazione con
le macchine o gli strumenti di lavoro, ecc.”;
-
se i processi lavorativi lo consentono, i datori di lavoro devono impegnarsi a
reinserire i lavoratori affetti da queste patologie in mansioni adeguate.
La
pubblicazione Inail richiama dunque l’attenzione sulla responsabilità di
adottare azioni preventive da parte di tutti gli attori della sicurezza e si
rivolge ai lavoratori e ai loro rappresentanti per la sicurezza illustrando “le
misure di prevenzione che devono
essere adottate da coloro che svolgono attività lavorative che comportano
rischi per la colonna vertebrale o per gli arti superiori o inferiori”.
Tra
i temi trattati ci sono la movimentazione
manuale dei carichi, l'adozione di posture incongrue, i movimenti ripetuti,
le operazioni di traino e spinta, l' uso dei
videoterminali.
Oltre
a presentare le misure di prevenzione, il documento si sofferma anche sulle
principali patologie correlate ai DMS e ai principali fattori di rischio.
Ci
soffermiamo oggi in particolare sui
principali
fattori di rischio per gli arti superiori:
-
“prolungata durata del compito lavorativo;
-
frequenza e/o ripetitività delle azioni lavorative;
-
elevata forza impiegata;
-
postura incongrua;
-
tempi di recupero insufficienti;
-
tipo di presa non adeguato”.
Inoltre
i principali
fattori complementari di
rischio per gli arti
superiori sono: “alta precisione; compressioni localizzate delle strutture
anatomiche; uso di dispositivi individuali incongrui (guanti, calzature, ecc.);
uso di attrezzature di lavoro non ergonomiche; esposizione a freddo; azioni che
implicano contraccolpi; uso di strumenti vibranti; dover maneggiare oggetti
scivolosi”.
Per
valutare l’esposizione al rischio è dunque
necessario “individuare ed esaminare ognuno dei singoli fattori di rischio
nonché la loro interazione”.
A
titolo di esempio il documento riporta una serie di
indicatori che individuano situazioni di rischio:
-
“frequenza delle azioni lavorative superiore a 45-50 azioni al minuto;
-
impiego di forza che supera il 50% della massima contrazione volontaria (il 50%
della massima forza sviluppabile da un soggetto);
-
lavoro con le braccia, per tempi prolungati, ad altezza spalle o più in alto;
-
svolgimento di compiti
ripetitivi sovraccaricanti soprattutto se durano tutto il turno e non
vengono effettuate un numero adeguato di interruzioni durante la giornata
lavorativa”.
In
particolare la norma tecnica che indica criteri e metodi per la valutazione dei
fattori di rischio da movimenti ripetuti è la UNI ISO 11228-3.
Se
queste situazioni di rischio sono presenti in diverse lavorazioni, la medicina
del lavoro ha tuttavia suddiviso “in
due
macro aggregazioni le attività a rischio presunto di sovraccarico biomeccanico
degli arti superiori nelle quali l’esposizione a rischio è di almeno 4 ore
complessive nel turno di lavoro”.
Lavorazioni a ritmi
prefissati e/o con obiettivi di produzione:
-
“montaggio, assemblaggio, microassemblaggio su linea;
-
preparazioni manuali, confezionamento, imballaggi, ecc. su linea;
-
levigatura e/o sbavatura e/o rifinitura ecc. manuale e/o con strumenti vibranti
nella lavorazione del legno, plastica, ceramica, ecc.;
-
approvvigionamento e/o scarico su linea o macchina (torni, frese, presse,
macchine da stampa, macchine tessili, filatoi, ecc.) per il trattamento
superficiale di manufatti (in metallo, legno, resine, plastica, stoffa, ecc.);
-
operazioni di cernita, selezione con uso degli arti superiori (ad esempio
nell’industria ceramica, del bottone, alimentare, ecc.);
-
operazioni di taglio manuale o con taglierine elettriche, cucitura manuale o a
macchina, orlatura e altre rifiniture, stiratura a mano o con presse nel settore
abbigliamento, nelle lavanderie, nell’industria calzaturiera e pelletterie,
ecc.;
-
lavorazione delle carni: macellazione, taglio e confezionamento lavorazioni a
ritmi prefissati e/o con obiettivi di produzione”.
Altre lavorazioni a
ritmi non vincolanti ma eseguiti con continuità e/o a ritmi elevati:
-
“operazioni di cassa in supermercato;
-
decorazione, rifinitura su tornio;
-
uso di martello o mazza per almeno 1/3 del turno di lavoro;
-
uso di badile per almeno 1/3 del turno di lavoro;
-
uso di attrezzi manuali che comportano uso di forza (leve, pinze, tenaglie,
taglierine, raschietti, punteruoli, ecc.);
-
scultura, incisione, taglio manuale di marmi, pietre, metalli, legni, ecc.;
-
lavorazioni con operazioni di taglio manuale (coltelli, forbici, ecc.);
-
operazioni di posatura (pavimenti, tegole, ecc.);
-
lavoro al videoterminale (limitatamente ad operazioni di data-entry, cad-cam,
grafica);
- imbiancatura,
verniciatura, stuccatura, raschiatura ecc. nel trattamento di superfici;
-
lavorazioni con uso di strumenti vibranti quali mole, frese, martelli,
scalpelli pneumatici, ecc.;
-
alcune lavorazioni agricole e/o di allevamento bestiame, quali potatura,
raccolta e cernita, tosatura, mungitura, sessatura pollame, ecc”.
Inoltre
meritevoli di attenzione risultano
essere anche altre attività quali: “musicista professionista,
massofisioterapista, parrucchiere, addetti a cucine e ristorazione collettiva,
addetti alle pulizie quando l’attività sia svolta con continuità per buona parte
della giornata lavorativa”.
Concludiamo
ricordando che le
patologie degli arti
inferiori possono invece “essere provocate da lavori prolungati effettuati
in posizione inginocchiata o curva (es. posatori di moquette, parquet e
piastrelle)”.
Tali
patologie sono poi “correlate all’intensità e alla durata delle attività che
prevedono sollecitazioni ripetute e microtraumi a carico del ginocchio e del
piede (salti, salita e discesa di gradoni, ecc.)”.
Si
ricorda che molti lavori nell’industria, “in cui è impegnata soprattutto
manodopera femminile (addetti a catene di montaggio, all’assemblaggio, al confezionamento,
al data entry, cassiere, ecc.) richiedono l’assunzione di una posizione di
lavoro fissa, cioè con poche possibilità di cambiamento e spesso associata a
movimenti ripetuti degli arti superiori e/o inferiori”.
L’
indice generale del documento:
Introduzione
La
legislazione
Le
patologie e i disturbi muscoloscheletrici
-
Il rachide (colonna vertebrale)
-
Gli arti superiori
-
Gli arti inferiori
La
prevenzione
-
Come organizzare adeguatamente il lavoro di movimentazione manuale dei carichi
-
Alcune regole generali per evitare danni
-
Esempi di corrette posture da adottare in alcune attività lavorative
-
Attività lavorative particolari
-
Consigli per la prevenzione dei disturbi alla schiena nella vita
extralavorativa
-
Esercizi consigliati
La
tutela assicurativa INAIL
-
L'infortunio sul lavoro
-
Le malattie professionali
-
Le prestazioni dell'INAIL per infortuni e malattie professionali
-
Per saperne di più tramite Internet
Inail, “ I disturbi muscoloscheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa”, edizione 2012
Inail, “ I disturbi muscoloscheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa”, edizione 2012
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