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"Rischi cancerogeni: esposti, sorveglianza sanitaria e prevenzione"
fonte www.puntosicuro.it / Salute
02/12/2013 - Sul sito della Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione ( SNOP) si ricorda che il nuovo
Piano nazionale di prevenzione sulle malattie professionali,
un piano che si pone l’obiettivo di favorire la conoscenza e competenza
sui fattori di rischio negli ambienti di lavoro e incidere sui
comportamenti quotidiani, è ancora in fase di gestazione. Un piano che
dovrebbe soffermarsi in particolare su due filoni: il rischio muscolo-scheletrico e il
rischio cancerogeno.
Proprio per favorire la consapevolezza dei problemi su questo
secondo rischio, sul sito sono pubblicati diversi significativi
interventi a vari convegni e seminari.
In particolare l’intervento “
Cancerogeni, tumori professionali e
sorveglianza sanitaria” (Osimo, 20 gennaio 2012), a cura di Roberto Calisti
(Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro - ASUR MARCHE –
a.v.t. 3 – sede di Civitanova Marche MC - Coordinamento Tecnico Interregionale
della Prevenzione nei Luoghi di Lavoro) affronta i problemi dei rischi
cancerogeni occupazionali con alcune riflessioni, con riferimento a diversi
documenti e articoli:
- “tra i primi 95 agenti
classificati dalla IARC come ‘cancerogeni certi per l’uomo’, 44 sono agenti
occupazionali;
- è legittimo, etico ed economico
assumere scelte ed azioni di sanità pubblica anche per i cancerogeni
‘probabili’ e ‘possibili’; molti di essi sono agenti occupazionali;
- molti degli agenti di cui ai
due punti suddetti sono tuttora presenti nel tessuto produttivo nazionale,
anche soltanto perché vi vengono a entrare per importazione”.
Riguardo poi agli
esposti a cancerogeni occupazionali oggi in
Italia si ricorda la realizzazione
di un sistema informatizzato di registrazione delle esposizioni professionali
denominato
SIREP (in buona parte
consultabile anche via Internet). Ad esempio al 31 dicembre 2008 risultavano
pervenuti all’Inail/ex Ispesl e analizzati in SIREP registri di esposizione ad
agenti cancerogeni ex art. 243 DLgs 81/08 per circa 6.000 ditte, circa 79.000
lavoratori, circa 164.000 esposizioni e circa 100.000 misurazioni di
esposizione.
Nell’intervento, che vi invitiamo
a visionare integralmente, è indicata la quantità di esposizioni inserite in
SIREP (fabbricazione di prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali,
esposizioni relative all’industria del legno e dei prodotti del legno,
esposizioni relative alla produzione di metallo e fabbricazione di prodotti in
metallo, ... ).
A partire da tali basi di dati “è
necessario compiere passi successivi che ci consentano sia di definire delle
strategie di prevenzione e protezione (vale a dire, di abbattimento delle
esposizioni), sia delle strategie di controllo dei danni alla salute che
comunque si vadano a verificare”.
Con quanti tumori professionali abbiamo a che fare in epoca attuale in
Italia? Quanti ne dovremmo/ potremmo evitare o almeno rendere meno gravosi
e/o letali?
Ogni anno “
si valuta che si verifichino in Italia un po
’ più di 250.000 nuovi casi
di tumori, escludendo le neoplasie della pelle diverse dai melanomi (dati + stime
AIRTUM 2006 per Italia 1998-2002);
comprendendo le neoplasie della pelle diverse dai melanomi, si dovrebbe
giungere a un totale di un po’ meno di 300.000 nuovi casi di tumori all’anno”. E attualmente, “nei
Paesi ‘ad alto reddito’ (come l’Italia), i tumori considerati come un
unico assieme presentano una letalità complessiva attorno al 60% (il che vale a
dire che circa il 60 % dei pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di tumore
muore poi per quella causa)”.
Inoltre si stima che, nel nostro
Paese, “si possano ipotizzare dei carichi di circa 4.000 oppure di circa 8.000
oppure di circa 12.000 oppure di circa 16.000 nuovi casi (‘casi incidenti’) di
tumori professionali all’anno, con un conseguente numero di decessi; la marcata
differenza tra una stima e l’altra dipende principalmente dai criteri adottati
per l’ingresso nella categoria ‘tumori di origine professionale’”.
E qualsiasi
stima del numero degli esposti risente fortemente della definizione
del
concetto di “esposto”, “sotto i
profili sia del grado di probabilità, sia dell’intensità, sia della durata
dell’esposizione che si è deciso di esigere per l’accesso a tale categoria
concettuale”. E qualsiasi stima del numero dei tumori professionali risente
fortemente della definizione del concetto di “tumore legato all’occupazione”.
Va insomma definito un concetto
di “
causa di tumore”, “sia nei
riguardi di singoli eventi sia nei riguardi del profilo di patologia di una
popolazione di esposti, che sia coerente con il concetto di ‘rischio di tumore’
che abbiamo parallelamente assunto, tenuto conto delle esposizioni multiple,
delle sinergie e delle suscettibilità/ ‘fragilità’ individuali congenite e/o
acquisite”. E una volta “che abbiamo deciso cosa intendiamo per ‘causa’ e per
‘rischio di tumore’ dobbiamo decidere, in un’ottica di responsabilità, quante
energie abbiamo complessivamente disponibili per affrontare il problema e
quante ne vogliamo investire su ciascuna delle azioni che possiamo ipotizzare a
tale riguardo”.
Cosa si può fare?
Registrare tutti e mettere tutti
(esposti per qualunque pattern di intensità e durata, potenzialmente esposti,
ex-esposti …) in sorveglianza sanitaria, qualunque essa sia? Fare (anche)
qualcosa di diverso, “ad esempio per evitare o almeno attenuare le esposizioni”?
L’intervento ricorda che “l’attivazione di una
sorveglianza sanitaria sui lavoratori
esposti ed ex-esposti a cancerogeni e
mutageni occupazionali ha senso se fondata su un minimo di evidenza di
efficacia e comunque non sostituisce una qualsiasi azione di prevenzione e
protezione”.
Inoltre:
- “una registrazione degli
esposti e degli ex-esposti che venisse attuata ‘a mero titolo precauzionale’
(per un malinteso scarico di responsabilità delle aziende, non al fine di
indirizzare interventi di prevenzione e di sorveglianza sanitaria) sarebbe
tanto non-legittima quanto non‐etica (nonché non-economica);
- in altri termini, “non sarebbe
normativamente e deontologicamente corretto (oltre che costituire uno spreco di
risorse) andare a un’etichettatura/schedatura tutt’altro che priva di
conseguenze di tutti quei lavoratori per i quali sia semplicemente congetturata
un’esposizione a cancerogeni/mutageni ovvero per i quali detta esposizione
venga poi aprioristicamente dichiarata ‘bassa’/’irrilevante’, in ogni caso
senza che ciò derivi un qualche programma di miglioramento”!
Tra l’altro la registrazione
degli esposti e delle esposizione a “cancerogeni professionali” “costituisce
palesemente un ramo (non necessariamente secondario) del
SINP e non può che entrare a far parte di un processo articolato su
vari livelli (nazionale, di comparto, aziendale ...) per l’identificazione, la
valutazione e la gestione (fissazione di obiettivi, realizzazione di azioni,
monitoraggio di situazioni, verifica di risultati) di rischi specifici”.
L’intervento presenta il caso
dell’
ASA finlandese, un’esperienza
maturata in una realtà molto diversa dalla nostra che può essere presa ad utile
riferimento. Un’esperienza relativa a uno strumento che “ha consentito di
documentare non solo i problemi, ma anche i concreti miglioramenti che via via
sono stati realizzati negli ambienti di lavoro così come nei profili di
patologia”. Si cita poi uno
schema di
processo proposto nel 1983 dal National Research Council statunitense:
identificare gli agenti pericolosi;
definire delle relazioni dose-risposta;
caratterizzare le esposizioni;
stimare i rischi.
Dopo aver affrontato nel
dettaglio queste quattro “fasi”, si parla dei
p
ossibili sviluppi in Italia e si segnala, ad esempio, che la
sorveglianza
epidemiologica di tutti i tumori professionali a livello istituzionale
centrale, “non diversamente da quanto già dovrebbe essere per il ReNaM, potrà
essere un elemento forte di indirizzo e controllo di sistema; il monitoraggio
dell'evoluzione del quadro delle esposizioni (anche come risultato delle azioni
di miglioramento) dovrebbe procedere in parallelo al monitoraggio nel tempo dell’andamento
dei tumori professionali”.
Ci si sofferma anche sul
D. Lgs.
81/2008:
- Art. 236 DLgs 81/08 – il datore di lavoro valuta l’esposizione ad agenti cancerogeni e/o mutageni;
- Art. 242 DLgs 81/08 - se la suddetta valutazione ha evidenziato “un
rischio per la salute” si attiva la sorveglianza sanitaria obbligatoria;
- Art. 243 DLgs 81/08 - se la suddetta valutazione ha evidenziato
"un rischio per la salute" si attiva anche la registrazione degli
esposti e delle esposizioni.
Ma “come deve essere intesa l’espressione “
rischio per la salute” nel caso di un’esposizione a cancerogeni/mutageni
normata da una legge per la protezione di sicurezza e salute dei lavoratori?
Alcune possibili
accezioni:
a) “qualsiasi livello di rischio, compresi quelli dello stesso ordine di
grandezza della popolazione generale non professionalmente esposta a
cancerogeni /mutageni;
b) secondo il principio di specialità, un livello di rischio ‘altro’ da
quello della popolazione generale non professionalmente esposta a cancerogeni
/mutageni, significativamente più alto di questo”.
Secondo “l’accezione a) il passaggio logico dalla valutazione dell’esposizione
a quella del rischio risulta concettualmente pleonastico e di fatto privo di
effetti pratici. Secondo l’accezione b), il passaggio logico dalla valutazione
dell’esposizione a quella del rischio comporta un’operazione di classificazione
e selezione delle diverse situazioni in studio che (in qualsiasi contesto di risorse
limitate e conseguente necessità di definire priorità d’azione) può e deve
avere importanti effetti pratici”.
In ogni caso “qualunque scelta venga fatta tra le due accezioni, è ovviamente
indispensabile distinguere tra coloro che sono esposti a livelli
‘significativi’ rispetto a quelli con livelli di esposizione `molto piccoli’
(anche se non necessariamente
irrilevanti dal punto di vista degli effetti sulla salute)”.
L’intervento prospetta una
soluzione:
“è possibile delineare un sistema che potremmo definire ‘
semaforico’ a tre fasce (verde, gialla, rossa) e due soglie
(‘valore d’azione’ e valore-limite -VLEP - vero e proprio), in piena analogia a
quanto già è stabilito, per gli agenti chimici in generale) dalla norma UNI EN
689/97 (citata all’ALLEGATO XLI quale riferimento normativo tecnico obbligatorio,
da impiegarsi specificamente per gli agenti cancerogeni in applicazione
dell’art. 225 comma secondo del D.Lgs. 81/08)”.
Si sottolinea inoltre che assumendo un “
criterio semaforico” pressoché automaticamente “si fissano anche
degli obiettivi di sanità pubblica” e nulla vieta “che, una volta raggiunti
tali obiettivi o comunque qualora si rendano disponibili risorse aggiuntive, si
possa procedere a una revisione verso il basso del confine che divide la ‘zona
verde’ dalla ‘zona gialla’. Non si dimentichi che tale confine ha sempre natura
convenzionale: alla sua definizione contribuiscono non solo le conoscenze
scientifiche di risk assessment, ma anche delle scelte di risk management”.
L’intervento propone poi
un’integrazione di tutti i VA e i VLEP nell’ambito di un aggiornamento del D.Lgs.
81/08:
- entro l’ALLEGATO XXXVIII - VLEP
- esposizioni respiratorie per
agenti non considerati come cancerogeni e/o mutageni;
- entro l’ALLEGATO XXXIX - valori-limite biologici;
- entro l’ALLEGATO XLIII - valori limite per esposizioni respiratorie
a cancerogeni e/o mutageni.
E indica infine che nell’ alveo
del SINP “potrebbe essere sviluppato, applicando quanto già nelle Linee
Guida a loro tempo emanate dal Coordinamento delle Regioni per l’applicazione
del DLgs 66/00, un sistema informativo di ‘vasi comunicanti’ tra
tre diversi contenitori informativi:
a)
registro dei lavoratori potenzialmente esposti a cancerogeni tra i
quali, per motivi pratici, vanno compresi i lavoratori effettivamente esposti,
ma a livelli inferiori al ‘valore d’azione’ (in quanto si ritiene ragionevole
tener conto della non remota possibilità che questi ultimi, in particolari
condizioni sfavorevoli, subiscano un pur inauspicabile
upgrading dell’esposizione);
b)
registro dei lavoratori effettivamente esposti a cancerogeni a
livelli superiori al “valore d’azione”;
c) soggetti (ancora lavoratori o
non più tali)
ex-esposti a cancerogeni
in ambiente di lavoro”.
“ Cancerogeni, tumori professionali e sorveglianza sanitaria”
intervento (Osimo, 20 gennaio 2012) a cura di Roberto Calisti - Servizio
Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro - ASUR MARCHE – a.v.t. 3 –
sede di Civitanova Marche MC - Coordinamento Tecnico Interregionale della
Prevenzione nei Luoghi di Lavoro (formato PDF, 783 kB).
Tiziano Menduto
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