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"Storie di infortunio: fermi ragazzi… ci penso io"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
03/12/2013 -
Che cosa è successo
Un operaio ha subito lo
schiacciamento del braccio sinistro, rimasto impigliato in un nastro
trasportatore, causando la successiva amputazione quasi completa dell'arto.
Chi è stato coinvolto
Giacomo, operaio specializzato di
41 anni, italiano, assunto a tempo indeterminato nel 1989, da oltre dieci anni
svolgeva funzioni di capo cava e dal 2005 anche di RLS.
Dove e quando
L'infortunio è avvenuto nel 2010,
alle 10 del mattino di un giorno di febbraio, in provincia di Vercelli, presso
una cava con impianto di trasformazione (frantumazione, lavaggio e vagliatura)
e commercializzazione di materiali inerti (pietre e ghiaia).
L'impianto di trasformazione
annesso alla cava è costituito da tramogge, frantoi, mulini e vagli collegati
da nastri trasportatori, con relativi organi di movimento (motori, cinghie e
catene di trasmissione, pulegge, volani, molle di richiamo, ecc.), che portano
i materiali ai diversi punti dell'installazione e, alla fine, consentono di
caricare il materiale trattato sugli automezzi da trasporto.
L'infortunio è avvenuto nel
settore dell’impianto in cui si effettua la fase di frantumazione degli inerti;
dalla tramoggia del ghiaione dove viene raccolto, il materiale finisce per
caduta sul nastro trasportatore che lo porta al mulino di frantumazione.
In questo impianto il nastro
trasportatore si trova ad un'altezza di circa cinque metri dal suolo per
consentire anche il carico
di automezzi con il materiale grezzo.
Come
Il giorno dell'infortunio si è
verificato un malfunzionamento del nastro trasportatore che convoglia i
materiali inerti dalla tramoggia al mulino di frantumazione. Il tappeto del
nastro si è spostato dalla sua sede e il materiale proveniente dalla tramoggia
stava cadendo nella parte inferiore del nastro con la possibilità che venissero
danneggiati gli organi di movimento.
“Della ghiaia che usciva dalla tramoggia era finita nella parte interna
del nastro trasportatore a causa del fatto che il nastro, spostandosi dalla sua
sede, aveva creato un varco tra la bavetta di contenimento e il nastro”.
Nei mesi freddi il tappeto del
nastro trasportatore si gela e al mattino ci sono problemi per farlo partire;
il problema viene risolto usando un bruciatore a gas legato in cima a una
prolunga e non è da escludere la possibilità che troppo calore diretto abbia
provocato un'eccessiva deformazione del tappeto.
Federico e Paolo, colleghi
dell'infortunato, nel tentativo di risolvere il problema, sono saliti su una
piattaforma di cemento a lato dell'impianto e hanno provato a far rientrare il
tappeto nella sua sede utilizzando una sbarra di ferro, senza fermare il nastro
trasportatore.
“Federico e Paolo si trovavano dietro la tramoggia e con un ferro
stavano agendo sul tappeto per cercare di farlo rientrare nella sua sede”.
Notando le difficoltà dei
colleghi, Giacomo, di sua iniziativa, ha prelevato il dumper
di cava parcheggiato nelle vicinanze e lo ha posizionato sotto il tamburo di
rinvio del nastro. Giacomo si è arrampicato sul tetto della cabina del dumper
e, con il nastro sempre in funzione, è intervenuto manualmente sui dispositivi
che regolano la tensione del nastro per poter riposizionare il tappeto nella
sua sede. Quindi ha provato a spostare il nastro spingendo sulla sua parte
inferiore, dalla quale ha cercato anche di rimuovere la ghiaia caduta. Durante
questo tentativo il guanto della mano sinistra è rimasto impigliato nel rullo
di rinvio del nastro che gli ha trascinato il braccio all'interno causandone lo
schiacciamento.
“Ho posizionato il dumper sotto la tramoggia e, in piedi sul tetto
della cabina, ho cercato di ricollocare nella loro sede le bavette e togliere
la ghiaia all'interno del nastro manualmente. Durante questa operazione il
guanto è stato preso dal rullo e mi ha trascinato il braccio schiacciandomelo.
Non ricordo se sono caduto dal dumper o se sono sceso da solo, ricordo solo che
una volta a terra mi sono recato verso gli uffici seguito dai miei colleghi,
che in seguito hanno chiamato i soccorsi”.
Sentendo gridare, Federico è
corso a fermare l'impianto e Paolo è intervenuto manualmente per far avanzare
il tappeto e aiutare Giacomo a liberare il braccio.
“Ho sentito gridare Giacomo e Federico è corso a spegnere l'impianto
mentre il suo braccio era incastrato pressappoco tra il tappeto e il rullo del
nastro. Io sono corso sul fianco del mulino dove scarica il nastro per far
avanzare in manuale il tappeto in modo che Giacomo potesse liberare il
braccio”.
Chiamati i soccorsi, Giacomo
veniva portato in ospedale dove, i medici, vista l'entità del danno, dovevano
procedere con l'amputazione quasi completa del braccio sinistro.
Perché
Giacomo, visti i colleghi in
difficoltà, ha deciso di intervenire personalmente senza fermare l'impianto e,
in mancanza di sistemi di accesso in quota, ha utilizzato in modo improprio il
dumper di cava come piano di appoggio per raggiungere i dispositivi che
regolano la tensione del nastro. Non si è limitato a intervenire sui
dispositivi di regolazione, sul nastro o sulle bavette, ma ha cercato anche di
togliere dalla parte inferiore del nastro la ghiaia che era caduta, infilando
la mano sinistra tra gli organi in movimento.
Cosa si è appreso dall’inchiesta
Dall'esame del libretto di
uso e manutenzione del nastro trasportatore è emerso che la presenza di una
passerella laterale e di una scala di accesso in quota è considerata opzionale
dal costruttore per consentire la modularità d’installazione dell'impianto.
Nonostante la collocazione del nastro a circa cinque metri di altezza, la
passerella laterale e la scala di accesso non erano state montate.
Non erano presenti sistemi di
accesso in quota per intervenire sugli organi di regolazione del rullo di
rilancio del nastro.
Nel libretto di uso e
manutenzione del nastro trasportatore era prevista, come regola generale,
l'indicazione di eseguire le operazioni di registrazione (tensionamento del
tappeto del nastro) a macchina ferma e in assenza di energia elettrica.
L'impianto non disponeva di un
sistema di arresto d'emergenza.
In merito a formazione,
informazione e procedure operative si è constatata la partecipazione dei
lavoratori dell’azienda a corsi di formazione, informazione e aggiornamento
anche specifici per l'attività svolta (corso di aggiornamento su fascicolo
tecnico e produzione in cava, aggiornamento su manuale e manutenzione in cava,
riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi). Ciò nonostante, i
comportamenti dei lavoratori e del preposto/capo cava hanno confermato come la
formazione venga vissuta come un obbligo burocratico e che nella pratica
quotidiana ci si rifà a comportamenti “abitudinari”.
“…abbiamo sempre fatto così”.
“Avremo eseguita questa procedura un paio di volte, sempre con
l'impianto in funzione, altrimenti non sarebbe possibile far tornare il tappeto
nella sua sede dopo averlo ripulito dalla ghiaia. Ho ricevuto istruzioni da
Giacomo che si raccomandava di spegnere l'impianto in tali situazioni”.
“Al nastro presente in quella cava non era mai successo alcun guasto.
In altre cave dove ho lavorato precedentemente, in caso di guasto si
interveniva sulle regolazioni del nastro che si trovavano a terra facilmente
raggiungibili, al fine di far rientrare il tappeto nella sua sede. In questo
caso le regolazioni del nastro non sono accessibili poiché si trovano in
prossimità della bocchetta della tramoggia a circa cinque metri di altezza.
Avrei potuto utilizzare gli elementi del ponteggio che abbiamo in
magazzino, ma non ho fatto il corso da ponteggiatore e non pensavo di poterlo
utilizzare”.
“Se fosse successo ai miei colleghi avrei detto loro di spegnere
l'impianto, io ho pensato di riuscire a risolvere il guasto senza doverlo
spegnere”.
Anche l'atteggiamento del datore
di lavoro in merito al rispetto delle normative sulla sicurezza (adeguamento/aggiornamento
delle attrezzature, sorveglianza, partecipazione, collaborazione per la
valutazione dei rischi), riflette un analogo atteggiamento di base.
“Durante la riunione periodica annuale, in data 21/12/2009, ho proposto
un giro sull'impianto per valutare alcuni aspetti sulla sicurezza”.
Indicazioni per la prevenzione
Per questo tipo di impianto si
richiede un’adeguata schermatura delle parti in movimento (griglie di
protezione).
Quando è prevista l'accessibilità
dei lavoratori, per ogni genere di attività (controlli, ordinaria manutenzione
o interventi straordinari) devono essere predisposti percorsi protetti
(passerelle in quota) e facilmente accessibili (scale).
L'accesso deve avvenire a
impianto fermo (interruttore elettromagnetico che arresta l'impianto nel
momento in cui l'operatore inizia a percorrere la passerella), oppure con la
possibilità di interrompere tempestivamente il funzionamento (fune di arresto
di emergenza), oppure con la predisposizione di protezioni per tutta la
lunghezza del nastro.
Gli interventi sull'impianto
devono essere chiaramente codificati con precise norme di gestione.
Queste procedure devono essere
spiegate chiaramente ai lavoratori e ci si deve accertare che le stesse siano
comprese e utilizzate.
Come è andata a finire
Circa tre mesi dopo l’infortunio,
l'impianto è stato ricontrollato per verificare i provvedimenti realizzati.
Il nastro trasportatore di
alimentazione del mulino era stato messo in sicurezza con i seguenti
interventi:
·
installazione sui tre lati del nastro di
passerelle fisse interamente percorribili protette con parapetto e dotate di
corrimano, correnti e fasce fermapiede;
·
installazione di scala alla marinara con
guardaspalle per accedere alle passerelle;
·
installazione di carter a protezione del tamburo
(copertura totale degli organi in movimento);
·
installazione di interruttore d'arresto di
emergenza a cavo flessibile che si sviluppa lungo tutto il perimetro del
nastro.
Fabio Colombi, Francesco Leone,
Antonino Nebbia
Servizio Pre.S.A.L. della ASL VC
Fonte: Dors.
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