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"Rischio macchina: la progettazione delle funzioni di sicurezza"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza Macchine ed Attrezzature
05/09/2014 - Riguardo
ai pericoli correlati all’
utilizzo delle
macchine è possibile eliminare all’origine il rischio? E i rischi possono
essere comune evitati o ridotti adottando misure
di prevenzione?
Per rispondere a queste domande
torniamo a sfogliare un documento, già presentato da PuntoSicuro, dal titolo “
Guida Applicativa Sicurezza Macchine” e
realizzato dall’azienda Schneider
Electric. Una guida che, senza la pretesa di essere esaustiva sulla
rispondenza e conformità alla normativa vigente, offre tuttavia utili
informazioni con lo scopo di aiutare i costruttori di macchine e gli utenti
finali a garantire la sicurezza dei lavoratori con macchine sicure,
a norma ed efficienti.
Dopo aver affrontato il tema
dell’analisi dei rischi, il documento si sofferma sulla
progettazione delle funzioni di sicurezza e sul concetto di
costruzione sicura, con riferimento
alla norma tecnica
EN/ISO 12100.
Il documento ricorda che alcuni
rischi possono essere evitati adottando semplici misure di prevenzione e
riporta alcuni esempi: “talvolta è possibile eliminare il rischio
automatizzando alcune operazioni quali ad esempio il carico della macchina” e
“l’utilizzo di un solvente non infiammabile per le operazioni di pulizia dei
macchinari può evitare i rischi di incendio causati da sostanze infiammabili”.
Questa fase “viene definita con
il termine di
Costruzione conforme ai
principi di progettazione sicura e rappresenta l’unico modo per azzerare il
rischio”. O almeno di ridurlo.
Altri esempi:
- “togliere la trasmissione dal
rullo terminale di un trasportatore permette di ridurre la possibilità che
qualcuno venga intrappolato;
- sostituire le pulegge a raggi
con dischi lisci consente di ridurre i rischi di taglio;
- eliminare bordi e spigoli
taglienti, angoli o sporgenze consente di evitare tagli ed ecchimosi;
- l’aumento delle distanze minime
dalla macchina può permettere di evitare lo schiacciamento di parti del corpo;
- la limitazione di forze,
velocità e pressioni può ridurre il rischio di lesioni”.
Tuttavia bisogna evitare di
“sostituire un rischio con un altro. Gli utensili alimentati ad aria permettono
ad esempio di evitare i rischi
legati all’elettricità, ma possono implicare altri rischi legati all’uso
dell’aria compressa, quali l’iniezione d’aria e il rumore del compressore”.
E, sempre con riferimento alla
EN/ISO 12100, dove non sia possibile la costruzione conforme a principi di
progettazione sicura “il passo successivo è l’
adozione di misure tecniche di sicurezza” (installazione di ripari
fissi o mobili, rilevatori di presenza per evitare avviamenti inattesi, ecc.).
In particolare le misure tecniche
di sicurezza devono “impedire a chiunque l’accesso o il contatto involontario
con un elemento pericoloso che implica un rischio di lesione personale, oppure
ridurre il rischio portandolo ad uno stato sicuro prima che la persona possa
entrare in contatto con esso”.
La guida sottolinea che i
dispositivi di protezione utilizzati per creare un sistema di sicurezza
comprendono “
dispositivi di interblocco
che rilevano e controllano la posizione dei ripari mobili, utilizzati
generalmente per consentire le operazioni di carico e scarico, pulizia,
impostazione, regolazione, ecc”.
Vengono presentati nel dettaglio
alcuni
dispositivi di protezione:
-
barriere fotoelettriche di sicurezza per il rilevamento degli accessi
alle zone pericolose (rilevamento dita, mani o corpo - capacità di
rilevamento fino a 14mm, fino a 30mm e oltre 30mm): “le barriere fotoelettriche
di sicurezza vengono utilizzate generalmente nelle applicazioni di movimentazione
materiali, confezionamento e imballaggio, nastri trasportatori,
immagazzinaggio ecc. Le barriere sono sensori di presenza fotoelettrici
concepiti specificatamente per proteggere il personale dai movimenti pericolosi
delle macchine. Sono perfette per le applicazioni in cui il personale necessita
di accedere frequentemente a un punto di lavoro pericoloso. L’assenza di porte
o schermi di protezione facilita l’accesso riducendo i tempi necessari alle
operazioni di carico, ispezione o regolazione, pur garantendo un livello di
sicurezza ottimale e un’elevata produttività”;
-
tappeti di sicurezza sensibili alla pressione (rilevamento
avvicinamento o stazionamento nell’area pericolosa): “i tappeti o pedane
sensibili alla pressione sono spesso usati davanti o intorno ad un’area con
macchine o robot potenzialmente pericolosi. Servono a proteggere l’area intorno
alla macchina, impedendo movimenti pericolosi se l’operatore si avvicina dalla
zona pericolosa. Sono concepiti per garantire la sicurezza del personale e
vengono spesso associati alle barriere fotoelettriche per consentire il libero
accesso per operazioni di carico e scarico delle macchine. Non impediscono
l’accesso ma si attivano quando lo rilevano: la pressione esercitata sul
tappeto interrompe il movimento pericoloso”;
-
interruttori di sicurezza con elettroserratura (bobina) per
prevenire l’apertura delle protezioni mobili: “per le fasi pericolose, a
differenza degli interruttori senza blocco, gli interruttori con bobina sono
utilizzati su macchine con inerzia elevata, ad esempio con tempi di arresto
lunghi e sono consigliati per il controllo degli accessi previo arresto del
movimento pericoloso”. La “scelta e l’installazione degli interruttori di
sicurezza deve consentire di ridurre al minimo la possibilità di guasto ed
errore, mentre il dispositivo di protezione non deve impedire le lavorazioni e
la produzione”. Nella guida sono riportate le modalità per raggiungere questi
obiettivi;
-
pulpito di comando a due mani e interruttori a pedale: “evitano
all’operatore l’accesso ad una macchina mentre questa si trova in una
condizione pericolosa (es. comando presse). Il comando a due mani protegge solo
la persona che lo usa. L’operatore protetto deve essere in grado di osservare
tutta l’area di accesso al pericolo. Per la protezione del resto del personale
è necessario prevedere altre misure di sicurezza quali ad esempio
l’installazione di barriere fotoelettriche”;
-
comando ad azione mantenuta per accesso in condizioni specifiche di
rischio ridotto: “permettono all’operatore di accedere ad un’area
pericolosa in caso di operazioni di ricerca guasti, manutenzione, messa in
servizio, ecc. (ad es. manovra ad impulsi). Sono dotati di interruttori a tre posizioni:
attivati in posizione centrale e disattivati nelle altre due posizioni
(rilasciato o completamente premuto)”.
Il documento, che vi invitiamo a
visionare integralmente, riguardo al tema della “progettazione delle funzioni
di sicurezza” si sofferma anche:
- sul monitoraggio dei segnali di
sicurezza -
sistemi di controllo;
- sulle misure di protezione e
dispositivi complementari -
arresti di
emergenza: “malgrado i dispositivi di arresto d’emergenza siano richiesti
per qualsiasi tipo di macchina” (la Direttiva
Macchine 2006/42/CE prevede due eccezioni specifiche) “la norma li
considera ‘apparecchiature di protezione complementari’. Poiché non impediscono
e non rilevano l’accesso a un pericolo, non sono considerati dispositivi di
protezione primari. Sono generalmente usati per proteggere le persone e le
macchine solo in caso di pericoli improvvisi ed emergenze”.
Concludiamo questa breve rassegna
sulla riduzione del rischio macchina soffermandoci sui
rischi residui.
Infatti “dopo aver eliminato o
ridotto i rischi il più possibile attraverso la progettazione e costruzione di
macchine intrinsecamente sicure e con l’installazione dei sistemi e delle
misure di protezione necessari, il processo di valutazione
dei rischi deve essere ripetuto per verificare che non siano stati
introdotti nuovi rischi (ad esempio l’installazione di ripari mobili può
implicare rischi di schiacciamento) e per valutare se ciascun rischio sia stato
ridotto entro limiti tollerabili. Tuttavia pur ripetendo più volte il processo
interattivo di valutazione e riduzione dei rischi può accadere facilmente che
sussistano rischi residui”.
E con l’eccezione delle macchine
costruite in conformità con una norma armonizzata di tipo C, (“automatica
presunzione di conformità con i requisiti essenziali di sicurezza e salute”),
la guida segnala che spetta al progettista “giudicare il livello di
tollerabilità del rischio residuo o le eventuali ulteriori misure da prendere,
fornendo informazioni ed indicazioni specifiche riguardo ai rischi residui
sotto forma di iscrizioni e/o targhe con le istruzioni per l’uso, ecc. Le
istruzioni dovranno altresì specificare le misure da adottare, quali ad esempio
i dispositivi di protezione personale (DPP) o procedure operative particolari,
anche se queste ultime non saranno mai affidabili quanto le misure implementate
direttamente dal progettista della macchina”.
Segnaliamo infine che la guida
riporta un capitolo dedicato alla sicurezza funzionale e riporta utili esempi
pratici di applicazione dei principi e delle norme indicate.
Schneider Electric, “ Guida Applicativa Sicurezza Macchine” (formato PDF, 2.85
MB).
RTM
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