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"La psicologia e la cultura della sicurezza come strumenti di prevenzione"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza
25/11/2014 -
La
Cultura della
sicurezza non può essere considerata un mero elenco di principi astratti,
ma l’insieme dei processi organizzativi e delle pratiche professionali, delle
norme scritte e delle convenzioni informali, dei linguaggi, dei modi di
pensare, di percepire e di rappresentare il rischio in azienda.
La Cultura dovrebbe essere considerata un generatore di
valore per l’impresa. Ma come si costruisce una solida cultura della sicurezza?
Per esempio, attraverso il passaggio dalla “
comunicazione dei contenuti” alla “
condivisione dei comportamenti” in
campo della Sicurezza, anche attraverso:
- l’elaborazione di
strategie di pensiero;
- il controllo dei comportamenti;
- lo sviluppo delle relazioni
interne ed esterne.
Ma come si
diffonde la Cultura della sicurezza?
Innanzitutto quando un’azienda, nei processi di governance
passa dal mero adempimento alle Leggi, ad un approccio più
ampio e condiviso verso il significato comune del lavorare in sicurezza,
tenendo conto della produttività e contemporaneamente del benessere delle
persone.
In primis, una delle credenze da “smontare” è quella
dell’assioma
SICUREZZA = GRANDI
INVESTIMENTI ECONOMICI.
Spesso sono sufficienti importanti
e mirati investimenti:
ad esempio sull’ottimizzazione delle
modalità gestionali, in particolare sui capi, sui coordinatori, sui ruoli di
responsabilità e sulle relazioni
tra i lavoratori.
Come sviluppare
una Cultura della Sicurezza?
Appare quantomeno necessario:
- agire sui comportamenti;
- smontare le cattivi abitudini e favorire le buone prassi;
- stimolare la motivazione alla sicurezza.
Tutto questo anche attraverso:
- la formazione partecipata e periodica a tutti i livelli;
- il buon esempio dal punto di vista comportamentale, a
partire dall’autorevolezza dei responsabili;
- una comunicazione formale ed
informale coerente;
- un sistema efficace di premi e
punizioni.
Ma soprattutto è necessario che
dai livelli gerarchici superiori ci sia un’effettiva sensibilità alla tematica,
un lavoro di prevenzione e di attenzione e la reale volontà di favorire il
benessere dei propri collaboratori. La mancanza di queste premesse genera
incoerenza tra il contenuto dei messaggi espressi nei corsi o dai dettami di
legge ed il comportamento effettivo dei responsabili, incurante delle norme e
dell’importanza della prevenzione.
Ovviamente l’incoerenza diventa la
conferma, per i lavoratori, che l’interesse dell’azienda verso questo tema è basso,
generando l’alibi a non occuparsene e indirizzando il comportamento verso le
soluzioni più comode, non quelle più sicure.
Una ricerca (Cox e Cheyne, 2000),
evidenzia come una
misurazione del clima di Sicurezza possa dipendere
da:
1. L’impegno del management;
2. La priorità che,
nell’organizzazione, viene attribuita alla Sicurezza;
3. La comunicazione;
4. Le regole di Sicurezza;
5. Il supporto e l’incoraggiamento
dell’ambiente sociale ai comportamenti
sicuri;
6. Il coinvolgimento nella
Sicurezza;
7. La priorità personale
attribuita alla Sicurezza;
8. Le credenze e le percezioni
circa il rischio;
9. L’ambiente di lavoro.
E’ ormai documentato che: la mera
informazione non genera cambiamento nelle prospettive personali (così come in
questo caso nella “ cultura
della sicurezza”); l’applicazione di sanzioni disciplinari come
atto legittimo per condannare chi sfugge dalla normativa (in questo caso che
procura incidente) senza un investimento sulla cultura della sicurezza, è
altrettanto non foriera di cambiamento e pertanto risulterà essere inadatta e
non pertinente.
La
percezione della cultura
della sicurezza può essere ottenuta solo quando:
- i lavoratori ritengano la
direzione aziendale credibile;
- le parole della politica di
sicurezza siano vissute nella quotidianità;
- le misure retributive previste
stimolano i
dirigenti e i preposti a livelli soddisfacenti d'impegno;
- i lavoratori hanno un ruolo
nella risoluzione dei problemi e nel prendere decisioni;
- vi è un alto grado di fiducia
reciproca tra dirigenti e lavoratori;
- vi sono comunicazioni efficaci;
- i lavoratori ricevono un
riconoscimento positivo per il loro lavoro.
Per aumentare la quota di
assunzione della propria responsabilità, bisogna che l’organizzazione fornisca
innanzitutto senso e significato all’agire lavorativo e quindi al:
- lavoro;
- alle mansioni;
- agli obiettivi e in generale a
ciò che accade nella vita organizzativa.
L’appropriazione di un corretto
concetto e modo di vivere la sicurezza da parte di tutti i lavoratori
rappresenta l’obiettivo organizzativo a cui tendere.
In tal senso è necessario
contrastare quelle convinzioni
irrazionali che portano le persona ad una percezione
non corretta del rischio, anche attraverso
interventi formativi centrati
sul fattore umano, che favoriscano una presa di coscienza di questi
meccanismi.
Massimo Servadio
Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni
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