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"I rischi e la sicurezza nell’attività di produzione di asfalto"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
30/09/2015 - La produzione di “
asfalto” o “
conglomerato bituminoso”
- una miscela di bitume e di materiale inorganico inerte che viene
utilizzata nell’attività di asfaltatura – è un attività che presenta
diversi rischi per gli operatori del “
comparto asfaltatori”, ad esempio rischi chimici o legati alle attrezzature e all’ambiente di lavoro.
Per soffermarci sui rischi nella produzione di asfalto torniamo a presentare un documento Inail dal titolo “ ASFALTATORI. I profili di rischio nei comparti produttivi dell’artigianato, delle piccole e medie industrie e pubblici esercizi”
e a cura di Diego De Merich e Massimo Olori (INAIL - Dipartimento di
Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro ed Ambientale), insieme a
Piero Emanuele Cirla e Irene Martinotti (Centro Italiano Medicina
Ambiente Lavoro, Gruppo CIMAL).
Riguardo all’
attività di produzione conglomerato bituminoso nel documento
vengono descritte le varie
fasi di
lavoro e le diverse attrezzature utilizzate.
La prima fase di lavorazione è
costituita dall’approvvigionamento e stoccaggio delle materie prime.
Generalmente per il trasporto in azienda degli inerti “vengono adoperati camion
a cassone ribaltabile”, che consentono anche un agevole scarico del materiale
nelle apposite aree di stoccaggio. Il filler (le sostanze aggiunte come riempitivo,
ndr) di nuova produzione “giunge in azienda trasportato all’interno di
autocisterne, dalle quali viene scaricato tramite conduttura e stoccato
all’interno di silos dedicati”. Il bitume è poi acquistato dalle raffinerie che
provvedono anche al trasporto mediante autobotti in azienda”. E un tipico
impianto di produzione di asfalto per
strade “può essere schematizzato nei seguenti componenti: impianto di
predosatura ponderale, impianto di pretrattamento o essiccazione, torre di
muscolazione, silos di stoccaggio del conglomerato”.
Veniamo ai
fattori di rischio.
Innanzitutto c’è un rischio legato
ad
agenti chimici e cancerogeni.
Infatti se “è previsto l’utilizzo
di sostanze o preparati attualmente non classificati come cancerogeni o
pericolosi per l’uomo (bitume, conglomerato
bituminoso), tuttavia i lavoratori possono venire a contatto con sostanze
chimiche che si liberano proprio durante la
lavorazione: gli Idrocarburi Policiclici
Aromatici (IPA), alcuni dei quali sono riconosciuti come cancerogeni o
pericolosi. Attualmente non è tecnicamente possibile la sostituzione di tali
materie prime nel ciclo produttivo con altre meno pericolose e la lavorazione è
a ciclo chiuso (ad eccezione della fase di carico del conglomerato sul camion a
cassone ribaltabile destinato al cantiere di stesa)”. Tuttavia “la metanalisi
dei risultati di monitoraggio ambientale e della letteratura ha evidenziato
livelli di IPA ben al di sotto di vari ordini di grandezza rispetto ai valori
limite professionali e paragonabili a quelli riscontrabili in ambiente urbano”.
Non bisogna dimenticare poi che l’esposizione ad agenti chimici “può avvenire
anche in occasione delle opere di manutenzione di attrezzi e mezzi giornaliera”.
Il rischio correlato ad agenti
chimici può anche portare a
infortuni
(l’asfalto è commercializzato a temperature superiori ai 100°C) e a
rischi di incendio.
In particolare il rischio di
incendio “non coinvolge direttamente il conglomerato bituminoso, che è da
ritenersi fondamentalmente non combustibile, bensì il bitume che comunque è
considerabile un combustibile a basso rischio, privo di reattività pericolosa,
che può formare miscela infiammabile e bruciare con fiamma viva solamente se
riscaldato a temperatura superiore al punto di infiammabilità (maggiore di
200-250°C)”. Nel complesso “il rischio di incendio può essere considerato a
livello basso o medio”.
Veniamo ai
rischi correlati all’utilizzo di macchine, ad esempio:
-
rischio di infortuni: “l’utilizzo di macchine a corpo rotante,
macchine a piani mobili o con nastro
trasportatore è comune; particolare attenzione meritano le operazioni di
manutenzione durante le quali vengono utilizzati una serie di attrezzi, più o
meno semplici, anche con organi in movimento o alimentati elettricamente”;
-
rischio rumore: “il rischio è stato sensibilmente ridotto con
l’introduzione di macchinari di nuova concezione dotati di sistemi
fonoassorbenti. I livelli equivalenti riscontrati nelle postazioni di carico
inerti variano da 84 a 88 dBA e nelle postazioni di controllo produzione tra 77
e 89 dBA”;
-
rischio scuotimenti/vibrazioni: il rischio “si può presentare
generalmente nella conduzione
di pala e camion; tuttavia anche in alcuni impianti ‘compatti’, soprattutto
per la produzione del colato, è possibile una consistente esposizione
dell’operatore”.
Dal documento, che si sofferma
anche su altri rischi (videoterminali, cadute in piano, microclima, radiazione
solare, agenti biologici, movimentazioni carichi, ...), riprendiamo anche
alcune indicazioni sul rischio correlato alla
polverosità nell’aria.
La polverosità “si può presentare
sia durante il carico degli inerti nelle tramogge, sia per dispersioni
accidentali di filler dalle tubazioni di raccordo (soprattutto durante le
operazioni di riempimento dei silos). La metanalisi dei risultati di
monitoraggio ambientale e della letteratura ha evidenziato livelli di polvere
inalabile al di sotto di un ordine di grandezza rispetto ai valori limite
professionali suggeriti da enti internazionali per polveri non altrimenti
classificate”.
Veniamo infine, per concludere,
ad un elenco di
misure di prevenzione
per i lavoratori:
- “prestare cautela in caso di
apertura dei passi d’uomo di serbatoi di bitume o quando si acceda all’interno
degli stessi assicurando un’idonea ventilazione o aspirazione;
-
tenere i fusti di emulsione bituminosa in zone fresche e ventilate,
lontano da sorgenti di calore, fiamme libere ed ogni altra sorgente di
accensione;
- separare i percorsi dei pedoni
dalle piste per i veicoli; se non fosse possibile collocare gli opportuni segnali
di avvertimento e garantire un numero adeguato di attraversamenti pedonali;
- tenere ordinate le aree di
lavoro e di stoccaggio dei materiali;
- realizzare gli impianti
elettrici secondo norma (collegamento a terra, ecc.) e mantenerli in modo da
prevenire contatti accidentali con elementi sotto tensione, incendi o scoppi;
- verificare la presenza di
parapetti di trattenuta applicati a tutti i lati liberi di piattaforme,
passerelle e luoghi di lavoro sopraelevati;
- utilizzare scale a gradini o a
pioli munite di parapetti per l'accesso alle parti sopraelevate dell'impianto
di produzione; dotare le scale verticali di gabbia di protezione ed eventuali
pianerottoli di riposo;
- tenere a disposizione
imbracature di sicurezza per eventuali interventi d'emergenza o soccorso;
- realizzare la cabina di
controllo separata dall’impianto di produzione vero e proprio, progettata
ergonomicamente e dotata di impianto di condizionamento o climatizzazione
inserito nel contesto in maniera corretta;
- procedere ad un’accurata
pianificazione giornaliera e settimanale della attività, che tenga in
considerazione l’impegno fisico richiesto e le cadenze operative vincolanti,
provvedendo ad una adeguata distribuzione dei compiti lavorativi;
- mettere a disposizione dei
lavoratori idonei ambienti di ristoro riparati, freschi o riscaldati, in base
alle diverse situazioni climatiche;
- non mangiare cibi e bevande e
non fumare durante la produzione di conglomerato bituminoso;
- organizzare l’orario di lavoro,
ove possibile, in maniera tale da ridurre l’ esposizione
ai raggi ultravioletti durante le ore della giornata in cui sono più
intensi (12.00 – 14.00);
- assicurare ai lavoratori la
disponibilità di spogliatoi appropriati ed adeguati, nonché di armadietti
individuali a doppio scomparto (separare indumenti privati e di lavoro), programmando
periodica pulizia ed eventuale sostituzione;
- equipaggiare i lavoratori con
idonei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) quali: indumenti protettivi
(tute da lavoro complete, oppure pantaloni lunghi con maglietta o camicia a
maniche lunghe), che devono assicurare una idonea protezione dagli agenti
atmosferici (abbinare un giubbotto); calzature antinfortunistiche con suola
antiscivolo; guanti;
- controllare ed eventualmente
implementare stato di copertura vaccinale antitetanica;
- predisporre postazioni
ergonomiche (videoterminale);
- attuare formazione;
- la sorveglianza sanitaria
eseguita in maniera mirata è un utile ausilio soprattutto per escludere
condizioni di ipersuscettibilità che potrebbero predisporre a danni per la
salute, nonché per monitorare condizioni di rischio con il monitoraggio
biologico”.
Inail - Dipartimento di Medicina,
Epidemiologia, Igiene del Lavoro ed Ambientale, “ ASFALTATORI. I profili di rischio nei comparti produttivi
dell’artigianato, delle piccole e medie industrie e pubblici esercizi”, un
documento a cura di Diego De Merich e Massimo Olori (INAIL - Dipartimento di
Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro ed Ambientale) insieme a Piero
Emanuele Cirla e Irene Martinotti (Centro Italiano Medicina Ambiente Lavoro,
Gruppo CIMAL), con la collaborazione editoriale di Tiziana Belli (INAIL -
Direzione Centrale Prevenzione, Roma), edizione 2014, pubblicato nel mese di
marzo 2015 (formato PDF, 1.81 MB).
Tiziano Menduto
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