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"Il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori nelle attività agricole"
fonte www.puntosicuro.it / Rischio Movimentazione dei Carichi
05/10/2015 - I dati dell’Inail hanno mostrato in questi anni come, anche in
relazione all’entrata in vigore di nuove tabelle delle malattie
professionali, ci sia stato un deciso
aumento delle patologie osteo-articolari e muscolo-tendinee nel comparto agricolo. Dal 2006 al 2010 le denunce di Malattia Professionale nella gestione “Agricoltura” risultano più che quadruplicate ...
Torniamo dunque a parlare del
rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori nel comparto agricolo attraverso il secondo volume Inail della monografia dal titolo “ Schede
di rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori nei
comparti della piccola industria, dell’artigianato e dell’agricoltura”.
Ricordiamo che se le schede del documento Inail rappresentano uno
strumento consultabile ai fini della redazione della valutazione dei
rischi secondo le procedure standardizzate, di cui al Decreto Interministeriale del 30 novembre 2012,
tuttavia i risultati valutativi stimati “sono riferibili alle
specifiche caratteristiche (lay-out, macchinari/attrezzature utilizzate,
organizzazione del lavoro, ciclo di lavoro, ecc.) descritte per ciascun
compito; ne consegue che, per un corretto utilizzo dei dati illustrati
nelle schede, sarà necessario tener conto delle specificità di ogni
singola realtà lavorativa”.
Ci soffermiamo oggi su alcune particolari
attività agricole: raccolta pomodori, raccolta prugne, diradamento pesche e
potatura degli olivi.
Scheda 01 - Coltivazione di ortaggi in foglia, a fusto, a frutto, in
radici, bulbi e tuberi in piena aria - Raccolta pomodori
La scheda ricorda che la raccolta
dei pomodori “viene portata a termine generalmente nel mese di agosto, sfruttando
le giornate meteorologicamente favorevoli, in numero direttamente correlabile
all’estensione del fondo ed anche al numero di operatori disponibili”. E
generalmente, a tale compito, si dedica l’intera giornata lavorativa.
In questo caso il ciclo osservato
riguardava le operazioni di raccolta dei pomodori della varietà San Marzano
effettuate su di un fondo in pianura, organizzato in filari con piante
cresciute direttamente sul terreno e senza fare uso di alcun supporto.
Gli operatori assumono la postura
inginocchiata/accovacciata soprattutto nella fase di raccolta dei pomodori da
terra, alzandosi in piedi per scuotere i rami tagliati, prelevare da questi
ultimi i pomodori e spostarsi lungo il filare. Procedono al taglio dei rami
delle piante, facendo uso di forbici dotate di molla di ritorno. La
movimentazione delle cassette di pomodori viene effettuata da un altro
operatore.
Come frequenza i movimenti
eseguiti con l’arto dx e sx, risultano essere in numero modesto e sia ha solo
un
rischio lieve per entrambi gli
arti da 6h di lavoro in poi.
In ogni caso si indica che “l’utilizzo
di appositi supporti per favorire la crescita in altezza delle singole piante,
potrebbe avere il merito di ridurre l’uso delle forbici, come anche la
necessità per gli operatori, di lavorare assumendo la postura
inginocchiata/accovacciata. Ed è idoneo “l’uso di forbici ergonomiche con molla
di ritorno”. Inoltre con un’adibizione giornaliera inferiore alle 4 ore l’attività
sarebbe caratterizzata da un rischio di entità molto lieve/accettabile.
Scheda 05 - Coltivazione di pomacee e frutta a nocciolo - Raccolta
prugne
Più elevati, come vedremo, sono
invece i rischi nelle attività di raccolta di alcuni frutti.
Anche alla la raccolta delle
prugne, portata a termine generalmente nei mesi di giugno/luglio, generalmente
si dedica l’intera giornata lavorativa. In questo caso le operazioni di
raccolta hanno “coinvolto piante della varietà Shiro goccia d’oro di 8 anni di
età, mantenute a circa 2.5 - 3 m di altezza, disposte in filari e distanziate
le une dalle altre di circa 6 m. Il frutteto era localizzato su di un fondo in
collina, in forte pendenza. La movimentazione delle cassette di prugne viene
effettuata da un altro operatore”.
Nell’attività l’operatore
normalmente procede alla raccolta delle prugne, dopo aver fissato una cesta ad
un ramo dell’albero grazie ad un apposito gancio. Riempita di prugne la cesta,
ne riversa il contenuto in cassette poste sul terreno”.
In relazione alle varie azioni di
entrambi gli arti, all’uso della forza, alle posture si ha un
rischio elevato per entrambi gli arti
da 6h di lavoro (e medio da 4h di lavoro).
Riguardo alla
prevenzione è necessario “attuare interventi sulla
coltura con la limitazione in altezza delle piante, favorendo al contempo
l’allargamento della chioma e disponendo le piante stesse a distanza opportuna
e possibilmente su fondi non in pendenza, così da facilitare l’operatore nella
fase di raccolta”. Inoltre è ipotizzabile “l’uso di mezzi/attrezzature quali
carri raccogli frutta, scale o pedane sollevabili, al fine di ridurre le
tempistiche di mantenimento delle braccia ad altezza spalle o addirittura ad
altezze superiori. Certamente in tal caso è d’obbligo porre molta attenzione
alle modalità d’utilizzo dei citati mezzi/attrezzature”. Infine “con un’adibizione
giornaliera alla suddetta attività inferiore a 4 ore, i rischi a carico di
entrambi gli arti superiori potrebbero essere anche di lieve/molto lieve entità”.
Scheda 06 - Coltivazione di pomacee e frutta a nocciolo - Diradamento
pesche
Ancora più elevati i rischi
nell’attività di diradamento pesche dove l’operatore, “senza fare uso di alcuna
attrezzatura o utensile, procede alla rimozione manuale delle pesche
selezionate presenti sull’albero. Le pesche vengono lasciate cadere liberamente
sul terreno”.
Le operazioni di raccolta “hanno
coinvolto piante della varietà Suncrest di 8 anni di età, mantenute a circa 2.5
– 3 m di altezza, disposte in filari e distanziate le une dalle altre, di circa
6 m. Il frutteto è localizzato su di un fondo in pianura”.
In relazione alle varie azioni di
entrambi gli arti, all’uso della forza, alle posture (“braccio dx mantenuto
senza appoggio quasi ad altezza spalle per oltre 1/3 del tempo di ciclo. Gomito
dx
in postura incongrua per circa
1/3 del ciclo”) si ha non solo un
rischio
elevato per l’arto sin da 6h di lavoro (e medio da 4h di lavoro), ma anche
un
rischio elevato per l’arto dx da
4h di lavoro (e medio da 2h di lavoro!).
Anche in questo caso gli
interventi di prevenzione indicano che è
necessario “attuare interventi sulla
coltura con la limitazione in altezza delle piante, favorendo al contempo
l’allargamento della chioma e disponendo le piante stesse a distanza opportuna
e possibilmente su fondi non in pendenza, così da facilitare l’operatore nella
fase di raccolta”. Inoltre è ipotizzabile “l’uso di attrezzature quali scale o
pedane sollevabili, al fine di ridurre le tempistiche di mantenimento delle
braccia ad altezza spalle o addirittura ad altezze superiori. Certamente in tal
caso è d’obbligo porre molta attenzione alle modalità d’utilizzo delle citate
attrezzature. Con un’adibizione giornaliera alla suddetta attività inferiore a
4 ore, il rischio a carico dell’arto superiore dx potrebbe essere di media
entità, mentre quello a carico dell’arto sx di lieve entità”.
Scheda 07 - Coltivazione di frutti oleosi - Potatura olivo
Un’altra attività spesso a rischio di sovraccarico biomeccanico
è l’ attività
di potatura.
Questo vale anche per la potatura
degli olivi, dove l’operatore, “facendo uso di motosega elettrica, procede alla
potatura dei rami di maggiori dimensioni e di quelli posti nella parte
superiore della chioma dell’albero in lavorazione”. In questo caso è utilizzata
una “motosega corredata di asta telescopica di lunghezza regolata a 2.1 m e
batteria collocata in apposito
zainetto a spalla”.
La potatura è stata “portata a
termine su una pianta di media grandezza, di circa 35 anni di età, della
varietà Frantoio, mantenuta ad un altezza massima di 4 – 5 m, disposta in
filare e distanziata di circa 6 m dalle altre piante. L’oliveto è localizzato
su di un fondo in collina in forte pendenza. Il cantiere di lavoro prevede la
partecipazione di 2 operatori. L’attività del primo analizzata dalla presente
scheda valutativa, consiste nella potatura con uso di motosega
elettrica montata su asta telescopica”. Il secondo operatore, di cui non si
tiene conto nella scheda, “facendo uso di forbice elettrica corredata di
batteria collocata in zainetto a spalla, procede alla potatura di rifinitura,
dei rami di piccole dimensioni, posti nella parte inferiore della chioma
dell’albero”.
Come per la precedente scheda,
anche in questo caso si ha un
rischio elevatoper l’arto dx da 4h di lavoro e un
rischio
elevato per l’arto sin da 6h di lavoro.
In questo caso ai fini
prevenzionali è possibile procedere su due livelli d’azione:
- “il primo consistente nel
miglioramento delle caratteristiche dell’oliveto, il secondo nell’introduzione
di adeguati utensili. È necessario attuare interventi sulla coltura, limitando
l’altezza delle piante, favorendo al contempo l’allargamento della chioma e
disponendo le piante stesse a distanza opportuna su fondi possibilmente non in
pendenza, così da facilitare il lavoro dell’operatore. È idoneo l’uso di
motoseghe di facile e pratico utilizzo, di dimensioni e pesi contenuti, con
presenza di asta telescopica regolabile, oltre che caratterizzati da modesti
valori di vibrazioni
meccaniche indotte al sistema
mano-braccio”.
E, per concludere, la scheda
ricorda che è opportuno in questo caso l’uso di un dispositivo di protezione come i guanti antivibranti.
Contarp Inail, “ Schede di rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti
superiori nei comparti della piccola industria, dell’artigianato e
dell’agricoltura”, volume II, edizione 2014, pubblicazione realizzata da
Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione (Contarp) di Direzione
Regionale Marche, Direzione Regionale Friuli Venezia Giulia, Direzione
Regionale Liguria, Direzione Regionale Toscana, Direzione Regionale Umbria;
Autori: Ugo Caselli, Chiara Breschi, Raffaella Compagnoni, Laura De Filippo,
Maria Angela Gogliettino, Elena Guerrera, Marina Mameli, Eleonora Mastrominico,
Daniela Sarto con la collaborazione di Silvia Mochi (formato PDF, 2.07 MB).
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schede di valutazione del rischio lavorativo”.
RTM
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