News
"Storie di infortunio: farò del mio meglio"
fonte www.puntosicuro.it / INFORTUNI
15/03/2016 -
Il Centro regionale di Documentazione per la Promozione
della Salute della Regione Piemonte (
Dors
) raccoglie
storie d'infortunio
rielaborate dagli
operatori dei Servizi PreSAL delle ASL piemontesi a partire dalle inchieste di
infortunio, con la convinzione che conoscere come e perché è accaduto sia una condizione
indispensabile per proporre soluzioni efficaci per la prevenzione.
Questa storia, dal titolo “Farò del mio meglio
” (a cura di Michele Montresor e
Alberto Tieghi Servizio PSAL della ASL di Mantova), presenta un infortunio
molto grave in una fonderia di alluminio
Che cosa è successo
Un operaio durante la fase di
avvio di una fonderia di alluminio, a seguito della caduta di un pesante telaio
di supporto delle billette di alluminio, ha riportato un trauma da schiacciamento
alla testa che ne ha causato il decesso immediato.
Chi è stato coinvolto
Masil, di 49 anni e origine
albanese, lavorava nell’azienda da quattro anni come operaio a tempo
indeterminato.
Era sufficientemente esperto sul
funzionamento dell’intera linea che, entrata in funzione nel 2003, era
all’epoca dell’evento ancora oggetto di interventi migliorativi.
Masil era sempre disponibile e
cercava di fare del suo meglio per far funzionare l’impianto e ovviare a
eventuali problemi.
Sposato, con due figlie, era in
Italia da dieci anni per ricostruirsi una vita, lasciando le difficoltà e il
paese natale all’età di 39 anni.
Dove e quando
L’infortunio è avvenuto nei primi
giorni del gennaio 2007 nelle prime ore del pomeriggio, all’interno del reparto
fonderia di alluminio di un’azienda della provincia di Mantova.
L’azienda, che conta 200 addetti
tra operai e impiegati, realizza billette di alluminio che sono cilindri di
6.500 millimetri di lunghezza, 178 millimetri di diametro e 440 chilogrammi di
peso, ottenuti fondendo alluminio in parte riciclato e in parte puro.
[…]
Che cosa si stava facendo
L’infortunio è avvenuto nella
fase di avviamento della fonderia
successiva alla fermata invernale che dura solitamente dalle due alle tre
settimane. La fermata serviva all’azienda per eseguire l'inventario
dell'alluminio presente in stabilimento.
Per pesare l'alluminio occorreva
rimuovere dall'impianto tutte le billette in lavorazione. Gli impianti della
fonderia erano appena ripartiti e vi erano alcuni castelli con billette da trattare
termicamente e altri castelli vuoti in attesa di essere caricati.
Inizialmente l’impianto non
prevedeva che i telai del castello fossero vincolati ma con una modifica
eseguita successivamente alla messa in esercizio dell’impianto, erano stati saldati
alcuni distanziali direttamente dal costruttore per aumentare la stabilità (infatti,
il peso delle billette contribuiva mantenere stabile la struttura del castello
ma quando il castello era scarico la struttura poteva rivelarsi instabile).
Tuttavia, esigenze tecnologiche
di funzionamento dell’impianto avevano imposto di vincolare i due telai agli
estremi con distanziali temporanei che potevano permanere unicamente “in
superficie” ma non all’interno della fossa dove veniva costruito il castello.
Prima che ogni castello entrasse
nella fossa era quindi necessario togliere i distanziali mobili; si precisa che
l’operazione di rimozione avveniva mediamente solo due volte all’anno, in
corrispondenza cioè delle fermate straordinarie dell’impianto quando il castello
era vuoto.
Masil era stato incaricato di
finire la carica del turno precedente e disimpilare il castello vuoto per poter
effettuare il taglio delle billette. Egli doveva togliere manualmente i distanziali
che mantenevano i telai delle file esterne solidali al castello in modo da disimpilare
il castello vuoto e inserirlo nella fossa di carico/scarico della piattaforma impilatrice.
A un certo punto
Masil si è recato in prossimità
del “castello 1” vuoto, è salito sulla piattaforma di appoggio del castello e
ha tolto i distanziali mobili.
A causa dell’equilibrio instabile
del telaio, a seguito di una modesta perturbazione probabilmente generata dal
lavoratore, le due traverse più in alto sono crollate ed hanno investito Masil
causandone la morte immediata.
Alcuni lavoratori hanno
testimoniato che questa attività era eseguita in varie parti dell’impianto ma,
con il castello vuoto, doveva essere eseguita nella zona delle cariche.
“… togliamo i distanziali nella zona di carica.”
“… in ogni caso posso dire che deve essere fatta nella zona di carica
poiché se dimenticati le catenarie di trasporto si potrebbero rompere a causa
dell’urto contro i suddetti distanziali e per l’impossibilità di raggiungere
quelli posti sul lato opposto rispetto al corridoio di passaggio.”
“… il distanziale sul lato opposto deve essere messo o nella zona di
carica oppure spinto con un asta di ferro verso il centro sempre nella zona del
sollevatore a forbice. Ciò a discrezione dell’operatore.”
Cosa si è appreso dall’inchiesta
Accesso all’area
L'accesso all’area pericolosa non era delimitato da
nessuna protezione meccanica, né era segnalato da nessuna indicazione.
Macchinari/attrezzature
· Non era possibile rimuovere i distanziali in
condizioni di sicurezza.
· I castelli senza distanziali erano instabili.
· L’instabilità dei castelli era nota in quanto per
motivi produttivi le 6 file di traverse centrali erano state saldate a coppie.
· La macchina non era dotata di libretto di
istruzioni e uso relativo alle operazioni in corso.
· La macchina non era dotata di protezione tale da
impedire l’accesso all’area dell’infortunio oggettivamente pericolosa.
· La macchina non era dotata di idonea segnaletica di
sicurezza.
· Non risulta sia stata predisposta un’adeguata
analisi dei rischi sulla macchina ai sensi della “direttiva macchine” e del D.
Lgs 626/1994.
· L’intero impianto di fonderia era
costituito da un assemblaggio di macchine di costruttori diversi.
· La macchina su cui stava operando Masil non era
dotata del marchio CE come prescritto dal DPR 459/1996.
· La macchina su cui stava operando Masil non
rispondeva ai RES (Requisiti Essenziali di Sicurezza – definiti nell’Allegato
I° della DIRETTIVA 2006/42/CE).
· La macchina su cui stava operando Masil non era
corredata della documentazione minima necessaria.
· Nella progettazione della macchina (sia da parte
della ditta utilizzatrice sia da parte del costruttore) non era prevista una modalità
di stoccaggio delle traverse, né erano previste le modalità di avvio
dell’impianto successivamente alle fermate straordinarie che solitamente si
effettuavano durante il periodo natalizio e le ferie estive.
· Nel manuale d’uso dell’impilatore elaborato dal
costruttore non erano indicate le modalità di avviamento, né le modalità di
inserimento delle traverse nel ciclo di produzione, né le modalità di
stoccaggio dei castelli vuoti.
Mansione
· Le testimonianze hanno dimostrato che gli operatori
non erano a conoscenza di eventuali procedure per l'esecuzione delle operazioni
di posizionamento e rimozione dei distanziali, ma lo svolgimento di tali
operazioni era a discrezione degli operatori.
· Non è presente nessun mansionario in cui sia
descritta l'operazione di posizionamento e rimozione dei distanziali.
· Si può desumere che per la rimozione e il
posizionamento dei distanziali non esistessero né procedure scritte e approvate
e neppure una modalità comune a tutti gli operatori.
· L’operazione in corso rientrava nelle mansioni
dell'operatore.
· Non risulta che l'operatore fosse stato formato
sulla particolare operazione che stava compiendo, né che fosse stato informato
circa i rischi a cui si stava esponendo.
· Non risultano procedure approvate per
l'esecuzione dell'operazione in corso.
In sintesi
· un lavoro semplice e una macchina complessa,
progettata per movimentare delle billette di alluminio di 4 metri di lunghezza,
ma utilizzata per billette di 6 metri;
· la sottovalutazione di alcune caratteristiche
fisiche dei materiali, come la loro diversa dilatazione (alluminio e ferro)
durante il trattamento termico;
· il conseguente “sbilanciamento” dei supporti
metallici posti all’estremità;
· la scelta del capo reparto di “ovviare” a questo
difetto con l’inserimento di alcuni distanziali da rimuovere manualmente, con
il conseguente accesso alla zona pericolosa dell’ignaro lavoratore.
Raccomandazioni
· Il macchinario deve essere progettato e
successivamente costruito secondo criteri di sicurezza, sia dal costruttore
delle singole macchine che dall’utilizzatore che ne ha curato l’assemblaggio
definitivo.
· L’impianto deve essere dotato della prescritta
documentazione relativa alla macchina, al suo utilizzo in tutte le fasi di
lavoro e in particolare delle fasi di fermata e riavvio dell’impianto.
· Il personale deve ricevere una formazione adeguata,
specifica e contestuale al funzionamento dell’impianto in tutte le fasi di
esercizio.
· Data la necessità dei distanziali per garantire la
stabilità del castello (inutili con una diversa realizzazione dell’impianto),
vanno definite procedure condivise per la fase di inserimento ed eliminazione
dei distanziali per assicurarne la gestione in tutta sicurezza.
· In generale, occorre effettuare un’analisi dei
rischi preliminare da parte del costruttore delle macchine e finale durante
l’avviamento dell’impianto da parte dell’utilizzatore.
· Si conferma la necessità di attivare una specifica
procedura di emersione dei near miss
(episodi che, pur non avendo prodotto danni a persone o cose, ne hanno avuto il
potenziale), al fine di segnalare a tutti i lavoratori, nonché a preposti e dirigenti,
quei segnali premonitori di possibili situazioni critiche dalle conseguenze molto
più gravi.
Le
raccomandazioni sono state elaborate dalla comunità di pratica sulle storie di
infortunio riunitasi il 14 ottobre 2015 ad Alessandria e costituita da: Fabio
Aina, Luisa, Barbieri, Davide Bogetti, Angelo Depaoli, Walter Lazzarotto, Carlo
Manzoni, Giovanni Muresu,Michelina Piperno, Laura Rossi, Alessandro Sansonna,
Sergio Schietti; infine sono state riviste dagli autori della storia.
Scarica
la versione integrale della storia (Formato pdf, 738 kB)
Segnala questa news ad un amico
Questa news è stata letta 914 volte.
Pubblicità