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"Imparare dagli errori: incidenti nell’imballaggio e inscatolamento"
fonte www.puntosicuro.it / Sicurezza sul lavoro
31/05/2012 - Riprendiamo il nostro viaggio tra gli infortuni correlati ad un’
attrezzatura di lavoro presente, a
volte con caratteristiche progettuali diverse, in molte realtà produttive: la
pressa.
La
prima puntata ha affrontato il tema degli incidenti nella
lavorazione dei metalli, ma le presse sono presenti ad esempio anche in
attività di lavorazione e trasformazione di carta, legno e plastica.
Ci
soffermiamo oggi proprio sulla lavorazione della carta con riferimento
particolare all’attività di imballaggio, alla pressa reggiatrice, alle presse
usate per la carta e il cartone.
Come
sempre le dinamiche sono tratte dalle schede di INFOR.MO., strumento per
l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di
sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
I casi
Il
primo caso è relativo all’attività
di un addetto all'
impianto di reggiatura
del cartone ondulato.
L'infortunio
avviene mentre l’addetto alla linea di reggiatura automatica dei fogli di
cartone prodotti è intento a compiere un’operazione non ben specificata sulla
linea mentre la stessa è funzionante. Ad un certo punto la
pressa reggiatrice si chiude schiacciando l’operaio.
L’allarme
è dato da un carrellista che lavorava nello stesso turno notturno
dell’infortunato, quando si è recato presso la sua postazione di lavoro ad
aspettare il cambio di turno e lo ha visto schiacciato sotto la pressa.
Nessun
testimone “è riuscito a dire con esattezza perché l’infortunato abbia
attraversato la rulliera e cosa facesse in quel momento sulla zona della pressa
opposta a quella della consolle di comando. Escludendo il fatto che la bobina
della reggia fosse vuota, come verificato direttamente sul posto, rimane il
fatto che potesse essere intento all’asportazione di quadrotti o al
raddrizzamento del cartone posto dagli operatori a guida del quadrotto stesso,
in quanto non sono stati indicati o non si trovano altri validi motivi.
Le
testimonianze degli
operatori della
reggiatrice concordano sul fatto che a volte capitava con frequenza
variabile in relazione all’umidità e alla fattura dei quadrotti di cartone che
questi si ponevano di traverso e non entravano correttamente sotto i pacchi di
cartone per la reggiatura e costringevano l’operatore ad attraversare la
rulliera per liberare il mettifoglio o posizionare o raddrizzare pezzi di
cartone a guida dei quadrotti. L’infortunato può aver attraversato la linea
mentre un pacco di cartoni ha incontrato il fascio della prima fotocellula
della reggiatrice che segnala l’arrivo del pacco da reggiare e predispone la
macchina ad avviare il ciclo automatico di reggiatura. È verosimile che l’operatore
chinatosi sul lato opposto presso la piantana della reggiatrice andava
accidentalmente ad oscurare il fascio della fotocellula presenza pacco
attivando il consenso alla discesa della piattaforma di reggiatura fino a fine
corsa in quanto la fotocellula altezza pacco solidale con la piattaforma non ha
incrociato il corpo dell’infortunato e non ha evidenziato la presenza di alcun
pacco. L’infortunato è stato trovato schiacciato fra il mettifoglio superiore
lato opposto al pulpito di comando, che lo premeva sulla sua schiena e il
grigliato metallico attorno alla macchina.
Non
esistevano né barriere fisiche né barriere immateriali che impedivano
l'attraversamento della rulliera con la reggiatrice in funzione con ciclo
automatico.
Sono
evidenti sia gli errori procedurali (l’attraversamento della rulliera), sia le carenze di
protezioni
dell’impianto.
Il
secondo caso è relativo ad attività
di
confezionamento di prodotti pastari.
Una
lavoratrice sta lavorando da sola alla
linea
di inscatolamento, dove di solito operava con un altro collega (collega che
al momento dell'incidente è in ferie).
Per
cause in via di accertamento, la lavoratrice accede al rullo trasportatore del
reparto confezionamento colli, probabilmente per provvedere al disinceppamento
della linea, rimanendo incastrata con la testa e stritolata dalla pressa
chiudi-scatole.
La
macchina non si è bloccata automaticamente: sono sotto indagine i sistemi
elettronici che disattivano il funzionamento dell'impianto nel caso in cui i
fogli di cartone si inceppino.
Anche
in questo caso siamo di fronte a delle carenze di protezioni delle macchine.
Il
terzo caso è relativo ad
attività di reggiatura automatica di pacchi
di cartoni di varie dimensioni. In questo caso l’operatore deve solo
controllare il corretto funzionamento e rifornire la macchina.
L’operatore,
nel normale controllo di funzionamento della reggiatrice automatica, si accorge
che un cartoncino, che viene inserito dalla macchina sui bordi del pacco di
cartone per non rovinarli durante la reggiatura, si è incastrato.
L’operatore
invece di accedere per il normale cancello interbloccato, entra attraverso lo
spazio presente tra la rulliera in uscita e i cancelli di limitazione della
stessa, quando l’avanzamento di una pila di cartoni più bassa intercetta la
fotocellula facendo scendere il supporto di pressatura provocandogli un forte
schiacciamento alla schiena.
L’infortunato,
preso dal panico per liberarsi da questa presa, s’infortuna alla gamba destra
che era incastrata fra la rulliera e la struttura della macchina.
I
fattori causali dell’incidente sono chiari:
-
il lavoratore entra in zona pericolosa invece di seguire il normale percorso;
-
rimane incastrato e preso dal panico cerca di disincagliare con violenza la
gamba;
-
la reggiatrice è senza interdizione di una zona d’accesso.
La prevenzione
Le
reggiatrici sono macchine molto
utilizzate in fase di imballaggio e la
reggiatura è una forma di chiusura
efficace, che può essere fatta ad esempio con reggia in plastica o in metallo.
Ricordiamo
che una norma, la CEN EN 415-8:2008, dedicata alla sicurezza delle macchine per
imballare, si occupa proprio delle macchine reggiatrici.
Dopo
aver dato qualche indicazione per conoscere più nel dettaglio l’attività di
reggiatura, diamo qualche notizia per la prevenzione degli incidenti
nell’utilizzo delle varie
macchine per
l’imballaggio.
Per
farlo prendiamo alcuni elementi di un intervento al convegno Inail dal titolo “ La sicurezza dei
prodotti: in particolare delle macchine” che si è tenuto a Bologna il 5 maggio
2011.
L’intervento
“ Le macchine per
imballare”,
a cura dell’ing. Paolo Capelli (coordinatore di attività normative presso UNI e
CEN e Consulente UCIMA – Unione costruttori italiani macchine automatiche per
il confezionamento e l’imballaggio) si
sofferma sui capisaldi delle norme sulla
sicurezza
delle macchine per imballare.
Intanto
la sicurezza intrinseca è ottenuta con soluzioni che evitano il pericolo in
origine.
Per
i pericoli non eliminabili “sono previsti i
dispositivi di sicurezza:
-
ripari fissi fissati con viti imperdibili se ne è previsto lo smontaggio
rutinario per manutenzione o pulizia;
-
dimensioni delle aperture e distanze di sicurezza con parziali deroga alla EN
13857 per tenere conto di particolarità delle macchine,per esempio aperture con
convogliatore in linea, o con tunnel angolato;
-
ripari interbloccati la cui apertura comandi l’arresto della macchina. Se il
tempo di arresto supera 1 s occorre il bloccaggio del riparo. Sistema di
interblocco montato in modo da minimizzare il rischio di elusione”;
-
“uso di barriere immateriali e descrizione delle modalità di muting quando un
prodotto passa per l’apertura protetta;
-
“categoria dei sistemi di comando legati alla sicurezza: da determinare con valutazione del
rischio
applicando la EN 14121-1 e la EN 13849”.
Altri
capisaldi delle norme sulla sicurezza delle
macchine per imballare:
-
“
sistemi pneumatici (raramente
oleodinamici) sono da realizzare in conformità alle EN 982 e EN 983;
-
impianto elettrico: da realizzare in
conformità alla EN 60204-1;
-
pericoli termici: si applica la EN
13732. Per parti che restano calde per un certo tempo dopo l’arresto macchina
sono previsti: ripari contro il contatto accidentale; avvertimenti; mezzi di
protezione individuali;
-
rumore: si applica la EN 415-9 che
rimanda alle norme ISO fornendo criteri di selezione;
-funzioni
di controllo: su ogni macchina devono essere presenti comando di arresto
normale e di emergenza; entrambi possono essere in categoria 0 oppure 1
(arresto in fase) secondo EN 60204-1; l’arresto operativo è possibile a
condizione che la condizione di arresto sia monitorata e mantenuta”.
L’intervento si sofferma anche sulle modalità per ottenere tali condizioni;
-
“
funzionamento a ripari aperti
(modalità jog): a velocità ridotta o passo-passo; comando di avviamento ad
azione mantenuta con pulsante, joystick o volantino elettronico. Per il
pulsante viene preferito il tipo a 3 posizioni; operatore in posizione tale da
vedere la zona in movimento senza ripari; arresto rapido dei movimenti
(tipicamente 0,5 s); zona a ripari aperti ridotta al minimo possibile;
-
usi scorretti ragionevolmente prevedibili”.
Questi
alcuni esempi di tali usi scorretti prevedibili:
-
“accessi a zone pericolose attraverso aperture non previste se mancano aperture
idonee e comode;
-
quando non è possibile l’arresto di tutta la macchina ma solo di zone, la
condizione deve essere resa evidente;
- manutenzione e
pulizia
possibile dall’esterno, senza smontare parti;
-
ripari variabili a formato devono essere ben documentati e se possibile
registrabili assieme a parti funzionali”.
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