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"Lavori all’aperto: il rischio di tumori e la necessità di proteggersi"
fonte www.puntosicuro.it / Salute
17/06/2013 - Partiamo da un dato indubitabile, anche se spesso sottovalutato:
la radiazione solare UV è un cancerogeno certo.
E i lavoratori che svolgono la loro attività all’aria aperta ( lavoratori outdoor) sono esposti a questo cancerogeno e rischiano di contrarre
tumori della pelle non melanocitici (NMSC).
Malgrado ciò alcune ricerche mostrano come i lavoratori outdoor
abbiano spesso comportamenti che aumentano il loro rischio e come siano
dunque necessarie precise strategie di prevenzione.
Questi in estrema sintesi alcune delle indicazioni che si possono
trarre da un articolo comparso sul numero di gennaio-febbraio 2013 di “
E&P - Epidemiologia & Prevenzione” – rivista della Associazione italiana di epidemiologia – pubblicato sul portale web “ PAF – Portale Agenti Fisici”, realizzato dal Laboratorio Agenti Fisici del Dipartimento di Prevenzione dell' Azienda Sanitaria USL 7 Siena.
In “
Rischio da radiazione solare ultravioletta nei lavoratori outdoor: piano mirato della Regione Toscana”
– a cura di Lucia Miligi, Alessandra Benvenuti, Patrizia Legittimo,
Anna Maria Badiali, Valentina Cacciarini, Alessandra Chiarugi, Emanuele
Crocetti, Simona Alberghini Maltoni, Iole Pinto, Gaetano Zipoli, Daniele
Grifoni, Francesco Carnevale, Nicola Pimpinelli, Francesca Cherubini Di
Simplicio, Sara Poggiali, Pietro Sartorelli, Riccardo Sirna, Rodolfo
Amati, Letizia Centi, Gianluca Festa, Carla Fiumalbi, Aldo Fedi, Senio
Giglioli, Rossana Mancini, Tina Panzone, Giuseppe Petrioli, Alessandra
Trombetti e Daniela Volpi – si indica che nella Regione Toscana è stato messo in atto un Piano mirato regionale sul rischio da radiazione ultravioletta (UV)
solare nei lavoratori outdoor. Un Piano - su cui PuntoSicuro si era già
soffermato in passato - pensato come una ricerca/intervento e con l’
obiettivo di:
studiare i comportamenti dei lavoratori outdoor rispetto al rischio UV
solare; “misurare l’esposizione nei comparti in studio; descrivere la
frequenza di fotoinvecchiamento precoce, precancerosi, tumori cutanei
nei lavoratori outdoor sottoposti a visita dermatologica; raccogliere i
casi di tumore della pelle non melanocitici (Non-Melanoma Skin Cancer –
NMSC) e ricostruire la loro esposizione a radiazione solare con
particolare riguardo all’attività lavorativa”.
Nell’
introduzione dell’articolo vengono
riportati molti dati interessanti.
Non
solo si ricorda che vari studi “hanno evidenziato che la radiazione solare ultravioletta è causa di danni
alla pelle, danni acuti e cronici reversibili e non reversibili”
(fotoinvecchiamento, comparsa di precancerosi e tumori cutanei, problemi agli
occhi, ...). Ma si sottolinea che la stessa Agenzia internazionale per la
ricerca sul cancro (IARC) ha classificato “la radiazione solare come
cancerogeno certo per l’uomo già nel
1992, in quanto causa di melanoma maligno e di tumori della pelle non
melanocitici”. Valutazione riconfermata nel 2009.
Di
questi tumori si stima che “
ogni anno in
Italia ne vengano diagnosticati circa 32.000 tra gli uomini e 26.000 tra le
donne”. E le forme di gran lunga più frequenti “sono quelle basocellulari
(BCC) che hanno una prognosi molto buona,mentre quelle squamocellulari (SCC),
con maggior aggressività almeno locale, rappresentano circa il 20%. Si tratta
di tumori che compaiono prevalentemente nell’età adulta, in entrambi i sessi,
ma con una maggiore frequenza tra gli uomini. In base a tali stime, 1 uomo ogni
9 e una donna ogni 35 avrà una diagnosi di tumore epiteliale della cute nel
corso della vita (dalla nascita agli 85 anni)”.
E
se il rischio di morire per questi tumori è estremamente basso, “data l’elevata
frequenza di queste lesioni, il loro trattamento, solitamente chirurgico e
locale, rappresenta comunque un carico rilevante per il sistema sanitario”.
Inoltre
se i NMSC sono “i tumori della pelle che sono stati associati al lavoro
all’aperto per esposizione alla radiazione ultravioletta (UV) solare”, in
Italia si stima che
siano almeno circa
700.000 i lavoratori che “possono essere esposti a questo cancerogeno”.
In
relazione al
Piano mirato regionale
“sono state raccolte informazioni sui comportamenti dei lavoratori attraverso
diari giornalieri durante una settimana tipo nel periodo estivo; specialisti in
dermatologia hanno visitato i lavoratori outdoor per valutare la frequenza di
fotoinvecchiamento precoce, precancerosi e tumori cutanei. L’esposizione è
stata stimata con misure ambientali e personali. Ai casi di tumore NMSC sono
stati inviati questionari per raccogliere informazioni sulle abitudini di vita
e la storia lavorativa”.
In
particolare lo studio è stato effettuato “nei settori agricoltura, edilizia,
estrazione del marmo e pesca”: 292 lavoratori hanno compilato il diario
sull’uso di indumenti durante il mattino e il pomeriggio lavorativo all’aperto;
637 lavoratori all’aperto sono stati sottoposti a visita dermatologica; 498
casi di NMSC hanno partecipato allo studio.
Da
alcune
risposte a pre-questionari emerge
che:
-
“il 53% dei lavoratori conosce i danni provocati dall’ esposizione solare, anche se solo il
19% utilizza creme durante il lavoro all’aperto;
-
il 74% dei lavoratori non ha mai effettuato una visita dermatologica;
-
l’abbigliamento utilizzato durante il lavoro estivo risulta mediamente
scorretto;
-
il 73% dei casi utilizza la maglietta a maniche corte, ma vi è un 28% che
lavora a torso nudo;
-
il 36% non utilizza il cappello;
-
il 60% non utilizza occhiali da sole”.
Dai
diari emerge inoltre che spesso il lavoro outdoor si svolge anche nelle fasce
orarie con indice di UV più alto e che diversi soggetti usano lavorare
all’aperto a torso nudo (9,6% durante la mattina e 14,1% nel pomeriggio) o con
la canottiera (il 16,9% am e il 15,3% pm). L’abitudine all’uso di occhiali da
sole “risulta poco seguita, infatti solo il 30,5% dichiara di indossarli
durante la mattina e il 34,7% nel pomeriggio”.
Per
quanto riguarda “la
valutazione
dell’esposizione, l’albedo (la frazione di radiazione incidente che viene
riflessa, ndr) del marmo è risultata intorno al 40-50%, mentre quello del
cemento di circa il 20%. Questo implica che tali superfici contribuiscono in
modo rilevante ad accrescere la radiazione UV solare soprattutto su superfici
verticali, come il viso o il tronco di una persona”.
Si
rileva poi che in
agricoltura i dati
ottenuti indicano che questi lavoratori sono
esposti ad alte dosi di radiazione UV
solare,
in particolare “i valori tipici di MED (Dose Minima per l’Eritema, ndr) per un
individuo caucasico debolmente pigmentato sono superati dalle 6 alle 30 volte
già dal mese di aprile. Nella
pesca
i dati indicano esposizione di questi lavoratori a dosi elevate di radiazione
solare ultravioletta: i valori tipici di MED per un individuo caucasico
debolmente pigmentato sono superati dalle 6 alle 30 volte già dal mese di
marzo”.
Rimandando
i lettori ad una lettura integrale dell’articolo di E&P, riportiamo alcune
conclusioni degli autori.
Si
ricorda che riguardo agli SCC e i BCC “alcune categorie lavorative all’aperto sembrano
essere più a rischio, come i pescatori e gli agricoltori, ma anche gli edili, i
cavatori, i maestri di sci, le guide alpine e i bagnini”. E i “fattori
climatici, caratteristiche soggettive, abbigliamento, posture ed esposizioni
extraprofessionali possono influenzare la dose di radiazione ricevuta dai
lavoratori”.
Le
misure effettuate nell’ambito del piano mirato “hanno dimostrato che gli ambienti di lavoro
all’aperto
sono caratterizzati da valori alti o molto alti di dose personale di radiazione
solare UV biologicamente efficace anche in situazioni molto poco studiate (come
può esserlo l’albedo della superficie delle cave di marmo e di calcestruzzo).
Studiare questa esposizione e il rischio a essa connesso è complicato, anche
perché a maggior rischio sono le persone che hanno caratteristiche somatiche
particolari: i biondi/rossi, chi ha i capelli e la pelle chiara e difficoltà ad
abbronzarsi (fototipi bassi). Nella valutazione dell’esposizione a radiazione
UV solare in un contesto lavorativo si deve quindi tenere conto anche di fattori
individuali”.
I
dati raccolti con il piano mirato mostrano inoltre che una parte dei soggetti
“ha
comportamenti non corretti durante
il lavoro all’aperto, non si protegge adeguatamente dalla radiazione UV
solare, che in determinate situazioni e in alcuni periodi dell’anno raggiunge
livelli di pericolosità. In alcuni studi è stato osservato che l’adozione di
comportamenti corretti, per esempio l’uso del cappello o la consumazione del
pranzo non all’aperto, riduce l’esposizione”.
Inoltre
fra i lavoratori outdoor “sono state riscontrate forme precancerose e patologie
tumorali cutanee”.
L’attuazione
di
misure di tutela - conseguenti
alla valutazione dell’esposizione - deve “essere individualizzata in relazione
anche alle caratteristiche personali (fototipo, fenotipo, uso di farmaci
fotosensibilizzanti). Devono inoltre essere adottate
misure tecniche e organizzative di prevenzione, quali quelle di
fotoprotezione ambientale (schermature con teli o coperture) e di
organizzazione del lavoro, in maniera che durante le ore della giornata con UV
più intensi (11.00- 15.00 ora solare) si privilegino, per esempio, lavori che
si svolgono all’interno e che la pausa pranzo avvenga al chiuso o in luoghi
ombreggiati”.
E
– segnalano infine gli autori - ridurre il rischio di NMSC “vuol dire inoltre
far adottare ai lavoratori un
abbigliamento
corretto che li protegga dal sole e riduca l’esposizione, quali occhiali,
cappelli a falda larga con tessuto che non permetta il passaggio di raggi UV,
uso di tessuti per l’abbigliamento che garantiscano una buona protezione e che
siano però leggeri”. Tuttavia va sottolineato come “la riuscita delle strategie
di prevenzione dipenda anche dall’accettazione dei mezzi di protezione da parte delle
persone interessate”.
E&P
- Epidemiologia & Prevenzione - anno 37 (1), gennaio-febbraio 2013, “ Rischio
da radiazione solare ultravioletta nei lavoratori outdoor: piano mirato della
Regione Toscana”,
a cura di Lucia Miligi, Alessandra Benvenuti, Patrizia Legittimo, Anna Maria
Badiali, Valentina Cacciarini, Alessandra Chiarugi, Emanuele Crocetti, Simona
Alberghini Maltoni, Iole Pinto, Gaetano Zipoli, Daniele Grifoni, Francesco
Carnevale, Nicola Pimpinelli, Francesca Cherubini Di Simplicio, Sara Poggiali,
Pietro Sartorelli, Riccardo Sirna, Rodolfo Amati, Letizia Centi, Gianluca
Festa, Carla Fiumalbi, Aldo Fedi, Senio Giglioli, Rossana Mancini, Tina
Panzone, Giuseppe Petrioli, Alessandra Trombetti e Daniela Volpi, articolo
pubblicato sul portale web “PAF – Portale Agenti Fisici” (formato PDF, 281 kB).
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