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"Esposizione a polveri di legno: gli effetti sulla salute dei lavoratori"
fonte www.puntosicuro.it / Salute
17/10/2014 - Abbiamo spesso
raccontato, attraverso gli articoli di PuntoSicuro, i
rischi di cancerogenicità delle polveri di legno. Già nel 1987 la
classificazione della Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ( IARC) aveva indicato una ‘
sufficiente evidenza di cancerogenicità per
gli addetti alla costruzione di mobili’, passando poi nel 1995 ad una ‘
sufficiente evidenza di cancerogenicità
delle polveri di legni duri per l’uomo’ e nel 2009 la conferma della
classificazione: le polveri dei legni duri sono inseriti tra i cancerogeni
certi per l’uomo. Senza contare poi le direttive europee – prima la direttiva
europea 99/38/CE e poi la direttiva
2004/37/CE – che classificano a rischio cancerogeno ‘
il lavoro comportante l’esposizione a polvere di legno duro’. Ed il
D.Lgs. 81/2008 ha ripreso tali indicazioni e inserito l’ esposizione
a polveri di legno duro nei cancerogeni dell’Allegato XLII.
Ricordiamo, a questo proposito,
che i legni in linea generale si dividono in legni teneri (conifere o
gimnosperme, minore densità/ compattezza) e legni duri (latifoglie o angiosperme,
maggiore densità/ compattezza).
Per affrontare il tema degli
effetti sulla salute delle polveri di legno, con particolare riferimento al
rischio cancerogeno, possiamo presentare un intervento ad un seminario che si è
tenuto a Monza l'11 luglio 2013 in relazione al
Piano Mirato di Prevenzione (PMP) “ Applicazione
del vademecum per il miglioramento della sicurezza e della salute con le
polveri del legno” dell’ Azienda
sanitaria locale della provincia di Monza e Brianza.
L’intervento “
Effetti sulla salute delle polveri di legno”,
a cura dell’ASL Monza e Brianza, ricorda innanzitutto gli
effetti acuti a carico delle mucose oculari e delle prime vie aeree
provocati dalle polveri di legno:
- “irritazione oculare con
bruciore, arrossamento, lacrimazione;
- irritazione nasale con
ostruzione nasale, rinorrea, epistassi;
- raffreddori frequenti;
- sinusite”.
Questi invece gli
effetti sulla cute:
- “dermatite irritativa da
contatto (DIC);
- dermatite da prossimità senza
contatto;
- dermatite allergica da contatto
(DAC)”.
E gli
effetti a carico delle vie aeree:
- “rinite allergica;
- asma (ca. 10% di tutti i casi
di asma professionale);
- alveolite allergica estrinseca
da presenza di allergeni fungini;
- forme respiratorie da
endotossine batteriche”.
Tuttavia, come abbiamo premesso
in apertura di articolo, parlando di polvere di legno duro non si può non fare
riferimento ai
tumori maligni
naso-sinusali (TuNS), cioè i tumori maligni del naso e dei seni paranasali
(i seni paranasali sono cavità vuote poste intorno al naso).
Sono generalmente tumori rari
nella popolazione generale, ma per comprendere l’associazione tra tumore e
esposizione alla polvere di legno è sufficiente comparare due dati:
- “incidenza dei tumori
naso-sinusali nella popolazione generale: 0,4 - 2,0 casi per 100.000 maschi;
- incidenza dei tumori
naso-sinusali negli esposti a polveri
di legno: 5 – 9 casi per 100.000 lavoratori”.
Questi i
fattori di rischio professionali per i TuNS:
- “esposizione a polveri di legni
duri;
- esposizione a polveri di cuoio;
- esposizione a cromo VI;
- esposizione a composti del
nichel;
- esposizione a formaldeide”.
Riguardo all’associazione tra
l’esposizione a polveri di legno o cuoio e tumori naso-sinusali si segnala
anche uno studio dell’Istituto Tumori di Milano sui 115 casi di adenocarcinoma
etmoidale visti dal 1987 al 2001: “è emerso che il 90,4% dei soggetti con
questo tumore era stato esposto a polveri di legno o cuoio”.
Vi sono poi anche
attività con nesso causale non certo, ma
probabile/possibile, in relazione ai TuNS:
- “tessili (formaldeide, polveri
tessili);
- saldatori (fumi di saldatura);
- fornai e pasticceri (farina);
- fonditori (IPA);
- addetti del settore meccanico
(nebbie oli minerali);
- addetti industria chimica
(nebbie acidi forti);
- agricoltori (uso pesticidi
arsenicali)”.
Riguardo in specifico alla cancerogenicità
delle polveri di legno, non è in realtà definito “se l’effetto cancerogeno
è dovuto alle polveri come tali o alle varie sostanze presenti nei legni
(tannini, conservanti, antimuffa, derivati fungini, ecc.)”. Secondo alcuni
studi l’effetto cancerogeno “sarebbe anche legato alla riduzione della
clearance mucociliare, della prolungata
ritenzione delle polveri di legno nella cavità nasale”.
Inoltre il rallentamento del
trasporto muco-ciliare, la mucostasi, “aumenta con la concentrazione delle
polveri e con l’anzianità lavorativa”. E in ogni caso risulta da tutti gli
studi che il rischio di adenocarcinoma (il tipo di tumore più frequente in
questi casi) “è in relazione con:
- entità dell’ esposizione, con
aumento del rischio per aumento dei livelli di polverosità;
- durata dell’esposizione”.
L’intervento segnala inoltre che
esistono anche altri
fattori di rischio
non professionali per i TuNS, ad esempio “fumo di tabacco, poliposi nasale,
papillomi invertiti e sinusiti croniche”.
E riporta ulteriori dati per
capire l’incidenza dei TuNS:
- “
sede del tumore : seno etmoidale e mascellare più frequenti, cavità
nasale meno frequente”;
- “
periodo di latenza: 20-40 anni;
-
età di comparsa: superiore a 60 anni nel 75-80% dei casi”.
E proprio perché i sintomi sono
aspecifici (sono variabili anche perché
“dipendono dal seno interessato dal tumore”) è possibile un ritardo diagnostico “per sottovalutazione del
problema da parte del paziente e del medico”.
Vengono riportati alcuni dati
relativi alla
terapia ed evoluzione
dei tumori
maligni naso-sinusali.
La terapia è “essenzialmente
chirurgica, con pesanti effetti secondari:
- è frequentemente demolitiva;
- è gravata da un’alta
percentuale di complicanze post-operatorie”;
- presenta una “residua bassa
qualità di vita postoperatoria per deformità facciali”.
Inoltre i TuNs sono purtroppo
caratterizzati da “bassa sopravvivenza: 77% a 1 anno, 50% a 3 anni, 40% a 5
anni. Insomma si tratta di una “patologia grave, invalidante, ad esito
infausto”.
L’intervento ricorda che in
Lombardia, a seguito del Progetto Regionale Prevenzione Tumori Professionali,
“dal 2009 è attivo il Registro Regionale TuNS per la ricerca e verifica di
tutti i casi di tumore naso-sinusale. I casi, validati a livello regionale per
congruenza diagnostica, di sede e istotipo (relativo alla tipologie di cellule presenti
in un tessuto, ndr), vengono smistati ai Servizi PSAL delle ASL per tutte le
indagini successive che proseguono secondo l’iter già consolidato”.
Riportiamo infine le conclusioni
che indicano quali possono essere le strade per migliorare la prevenzione di
questi tumori:
- “per diminuire l’esposizione
alle polveri di legno non occorrono nuove mirabolanti invenzioni tecnologiche;
- occorre gestire bene/
migliorare/ potenziare gli impianti
di aspirazione che ormai si trovano in ogni fabbrica;
- occorre fare bene la
manutenzione degli impianti e farla sempre;
- occorre informare/formare i
lavoratori”.
“ Effetti sulla salute delle polveri di legno”, a cura
dell’ASL Monza e Brianza, intervento al seminario del 11 luglio 2013, correlato
al Piano Mirato di Prevenzione (PMP) denominato “Applicazione del vademecum per
il miglioramento della sicurezza e della salute con le polveri del legno”
dell’Azienda sanitaria locale della provincia di Monza e Brianza (formato PDF,
189 kB).
RTM
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